Carry The Zero (Built to Spill + Disco Doom @ Locomotiv)

Built to Spill + Disco Doom @ Locomotiv, Bologna, 24/10/08

Il caloroso pubblico che affollava venerdì il Locomotiv per il concerto dei Built to Spill aveva alte aspettative, visto il ricordo ancora fresco dell’intenso live bolognese del 2007 (all’Estragon). L’occasione era poi particolarmente ghiotta perché in questo tour è prevista l’esecuzione integrale di Perfect From Now On, raccolta di 8 eccezionali cavalcate di rock viscerale datata 1997 (undici anni e non sentirli affatto).

A introdurre la serata ci avevano pensato i Disco Doom, quartetto svizzero in giro da qualche anno e in uscita a novembre con il primo album Dream Electric per la Ikarus Records. La formazione di Zurigo, capitanata dal chitarrista-cantante Gabriele De Mario, a dispetto della provenienza propone un indie-rock di ispirazione americana a bassa fedeltà ed alta presenza di chitarre; dei brani suonati, quelli più lenti e ariosi ricordano gli stessi Built to Spill, mentre altri più nervosi e noise si muovono sul versante Sonic Youth. I quarantacinque minuti del loro set (durata d’altri tempi per un gruppo spalla) vedono da parte del pubblico una buona risposta: e in effetti pur con qualche episodio poco incisivo o troppo derivativo, il loro live si mantiene complessivamente sopra la sufficienza, migliorando nel finale.


Il tempo necessario alle operazioni di cambio palco e il concerto dei Built to Spilldovrebbe seguire a ruota, ma alcuni inconvenienti tecnici al microfono fanno attendere ancora svariati minuti. Ma già dalle prime note di Randy Described Eternity si capisce che l’attesa sarà ampiamente ripagata. La formazione a 6, con 3 chitarre e violoncellista/pianista, ricrea le lunghe e “piene” suite di Perfect From Now On in modo fedele e vivido. Come e meglio del disco: spariscono solo i fade-out a fine canzone, mentre vengono ricreati tutti gli intrecci di chitarre, gli assoli, i cambi di tempo e soprattutto le atmosfere (in questo sono d’aiuto anche l’intimità del Locomotiv, locale della giusta grandezza per una band che non si rivolge alle grandi masse, e le luci, che pur essenziali “colorano” ogni canzone in modo diverso). Doug Martsch, letteralmente grondante di sudore per tutto il concerto a causa del microclima da sauna, offre una prova vocale tutta cuore (impressionante come al primo pezzo abbandoni subito l’espressione beffarda tenuta nel fastidioso soundcheck supplementare, per cadere nella sua abituale trance da palco). L’incedere epico del brano di apertura, l’aggressiva ripartenza del finale di I Would Hurt A Fly, il crescendo di Stop The Show, le aperture psichedeliche di Velvet Waltz sono solo alcuni dei picchi emotivi della prima parte del live. Sul finale diUntrustable, che chiude l’album eseguito per intero, parte senza alcuna soluzione di continuità Goin’ Against Your Mind (l’instant classic che apre l’ultimo disco del 2006 You in Reverse: quasi dieci minuti di lotta al’ultimo sangue tra Morricone e Neil Young). Immediata è l’ovazione tra il pubblico, anche se purtroppo la rottura di una corda costringe la band a far ripartire il pezzo.

Dopo una breve pausa, il lungo bis regalerà altri evergreen della band dell’Idaho, come Car (per lo struggimento di tutti i presenti), ElseTime Trap e la conclusiva Carry The Zero: ma c’è anche spazio per l’indie scazzone e divertito di Big Dipper(in cui Martsch e compagni si lasciano andare a qualche sorriso rilassato) e per un nuovo pezzo (intitolato provvisoriamente Canada secondo alcuni tube-fansHindsight secondo altri).
Quasi due ore di rock pieno ed appassionato, fuori dal tempo e dalle mode, e con una scaletta che copre i momenti più creativi della carriera del gruppo: è quello che il popolo dei Built to Spill si attendeva. Nessuno è rimasto deluso, e c’è da scommettere che molti torneranno anche la prossima volta.

sito dei Built To Spill
myspace
il video di I Would Hurt A Fly dalla data di Boston di questo stesso tour

[ già su http://www.vitaminic.it ]

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