Fighting in built-up areas (Ladytron @ Estragon)

Ladytron @ Estragon, Bologna, 25/10/08

Per i gruppi electro-pop legati al formato canzone la prova dal vivo nasconde molte insidie: il rischio di esagerare con le parti registrate e causare nel pubblico l’effetto playback-fregatura, o al contrario quello di combinare pasticci nel mixaggio o nei volumi (in un genere in cui la purezza dei suoni è un elemento particolarmente importante)
Ladytron, che rientrano perfettamente in questo identikit, nella data di sabato scorso all’Estragon sono riusciti abbastanza bene a dribblare tali ostacoli e offrire uno spettacolo gradevole, per quanto abbastanza corto (un’ora e spiccioli).
Il quartetto di Liverpool si presenta sul palco con due musicisti a supporto: un bassista dall’aspetto molto metal e un batterista, sistemati in posizione decentrata a fondo palco. I Ladytron veri e propri si dispongono a quadrilatero: le cantanti Helen Marnie e Mira Aroyo davanti al pubblico, i musicisti Reuben Wu e Daniel Hunt nelle retrovie: tutti e 4 brandiscono synth e tastiere, Hunt anche una chitarra. Ben 9 dei 16 pezzi proposti appartengono all’ultimo apprezzato lavoro Velocifero, uscito nello scorso giugno (a partire dalla sequenza iniziale, che dopo l’ipnotica Black Cat già in apertura di disco spara subito i due singoli Runaway e Ghosts). Non mancano però alcune attese hit dagli album precedenti, come la trascinante International Dateline, la doppietta Playgirl/Seventeen e quella Destroy Everything You Touch che chiuderà il bis, suscitando entusiasmo generalizzato nel pubblico accorso (i Ladytron attirano una fauna eterogenea di goth, indie-kids e clubbers), ma anche qualche perplessità per i volumi troppo elevati in coda.
La voce dolce e dreamy della scozzese Helen, a cui tocca l’impegno maggiore, è sempre all’altezza. La bulgara Mira, bellezza dark e misteriosa, presta il suo salmodiare ai brani composti nella sua lingua madre, che nel caso di True Mathematics e Fighting In Built Up Areas sono anche gli unici episodi dal passato electroclash della band; discorso a parte per l’acustica Kletva, uno dei pochi momenti che regalano qualche sorpresa. In generale infatti la resa è buona, i brani sono molto “suonati” e scorrono piacevoli, ma difficilmente si riscontra un valore aggiunto rispetto al disco – e d’altra parte la scaletta è troppo pop per scatenarsi nel ballo (per quello ci sarà l’aftershow al Covo, con djset curato dal gruppo stesso presente in consolle quasi al completo). Questa sensazione è evidentemente una insidia che i Ladytron non sono riusciti a superare in pieno.

[ già su http://www.vitaminic.it ]

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