Un tram chiamato vilipendio

bus_no_god_uk"Bocciatura quasi sicura".
Facile profezia, quella del mio commento a caldo al post di Tom della settimana scorsa che dava la notizia dell’importazione anche in Italia della campagna di sensibilizzazione/visibilità per i non credenti, già ospitata sui bus di Stati Uniti, Inghilterra e Spagna.

Nei giorni successivi all’annuncio della versione italiana della "campagna bus", lanciata dall’UAAR nella Genova del cardinale Bagnasco e dei principali ospedali in mano alla Curia (una città in cui non a caso lo svolgimento del Gay Pride 2009 sta incontrando ostacoli a non finire), sui blog è stato tutto un fiorire di post e alati dibattiti. Molti hanno discusso la traduzione italiana dello slogan ("La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona, è che non ne hai bisogno“), alcuni a causa di una virgola di troppo (a ragione), altri criticando il messaggio, meno diplomatico e neutro rispetto a quello inglese (un più agnostico "there’s probably no god"), e l’opportunità stessa di una campagna pubblicitaria del genere.
Le mie impressioni di fronte ai fiumi d’inchiostro virtuale con cui sono state formulate queste ultime critiche si possono sintetizzare così: fuffa.

bus_no_god_spainSarà la mia naturale repulsione verso la filosofia (a me un dibattito sulle leggi della logica e sui massimi sistemi non pare la questione più urgente dei nostri tempi), ma il punto non è quanto fosse aggressivo lo slogan, o quale utilità avrebbe avuto nell’immediato la sua circolazione. Di questo parlatene pure quanto volete. Per me la questione principale, che assorbe tutto il resto, è quella della visibilità. La visibilità che in Italia non ha chi è ateo, agnostico o semplicemente dubbioso, a fronte di una pervasività sociale e mediatica inaudita dei messaggi e punti di vista religiosi, e nello specifico cattolici. Perché una scritta "Dio non esiste" su un bus per i giornali è una campagna choc, mentre quando leggiamo dichiarazioni come queste da parte degli esponenti vaticani spesso il massimo di critica che si permette la stampa italiana è dar conto del  fatto che "l’Arcigay insorge" (è già tanto che non aggiungano: quei soliti rompicoglioni).

god_no_bus_italyQui il progetto di campagna italiana bocciato. Più sopra, le campagne inglese e spagnola.

Insomma, le chiacchiere stanno a zero: con tutti i suoi difetti la campagna pubblicitaria, che sarebbe stata lanciata regolarmente acquistando i relativi spazi con finanziamenti privati (e non invadendo i notiziari della tv pubblica o le istituzioni che rappresentano tutti gli italiani, come succede per qualsiasi attacco di aerofagia intellettuale di papa e vescovi), sarebbe stata utile per molti: atei, agnostici, indecisi, cittadini laici che professano la religione cattolica o qualunque altra.

Naturalmente però siamo in Italia, e la campagna non s’ha da fare.

Chi ha dato lo stop, nello specifico, è stata la IGPDecaux, concessionaria di pubblicità per l’azienda di trasporti del capoluogo ligure. E non solo: «Noi siamo i concessionari degli spazi pubblicitari dei autobus in tutte le città italiane, l´azienda ha deciso così e questo, anzi, costituirà un precedente, se si dovessero presentare situazioni analoghe».

Il rifiuto è avvenuto in base a due articoli (10 e 46) del codice di autodisciplina pubblicitaria.

Questo l’art.10:
La comunicazione commerciale non deve offendere le convinzioni morali, civili e religiose dei cittadini. Essa deve rispettare la dignità della persona umana in tutte le sue forme ed espressioni.

Quindi affermare che Dio non esiste offende e lede la dignità di chi crede. E naturalmente il contrario non vale. Scusate, mi ero distratto: mi è sfuggita la modifica dell’art.3 della Costituzione italiana (per tacere dei documenti internazionali) in senso orwelliano: "tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, ma alcuni sono più uguali degli altri" (e anche più "sensibili").

Secondo l’art. 46 invece i messaggi pubblicitari su temi di interesse sociale non devono
sfruttare indebitamente la miseria umana nuocendo alla dignità della persona, né ricorrere a richiami scioccanti tali da ingenerare ingiustificatamente allarmismi, sentimenti di paura o di grave turbamento;
colpevolizzare o addossare responsabilità a coloro che non intendano aderire all’appello;
– presentare in modo esagerato il grado o la natura del problema sociale per il quale l’appello viene rivolto;
– sovrastimare lo specifico o potenziale valore del contributo all’iniziativa;
sollecitare i minori ad offerte di denaro.

Anche qui, sarò io di parte: ma questo non è lo slogan dell’UAAR, questo è l’identikit degli spot per l’8 per mille alla Chiesa cattolica! (immagini dei bambini che muoiono di fame per impietosire + finzione che tutti i fondi ottopermille vengano a loro devoluti + sfruttamento della miseria umana a fini di propaganda religiosa)

Fuor di provocazione, evidentemente si ritiene che negare l’esistenza di Dio di fronte a degli italiani credenti provochi in loro "allarmismi, sentimenti di paura o di grave turbamento", anziché una semplice scrollata di spalle. Forse a ragione, visto quanto ad esempio buona parte del popolo italiano si è dimostrato anche in tempi recenti debole e indifeso di fronte alla superstizione (da Vanna Marchi alle madonnine piangenti, dal miracolo di San Gennaro agli astrologi televisivi fino al business in sobrio stile Las Vegas che ruota intorno a Padre Pio). Anche fosse così, io mi rifiuto di arrivare a sostenere che la maggior parte delle persone su questo pianeta non può neanche considerare l’ipotesi di rinunciare alla religione (non ho capito se è più snob la posizione di Leonardo o la mia: ma non importa).

E quindi, morale della favola?
L’UAAR annuncia ricorsi, ma intanto ha comunque già raggiunto un brillante risultato mediatico come associazione, senza spendere un euro.
Diverso il discorso sul fronte laicità. Sono d’accordo solo fino a un certo punto con chi ottimisticamente si ritiene soddisfatto dell’esito di questa vicenda, che avrebbe smascherato il clima di censura e di teocrazia strisciante che affligge il "Bel Paese".

La verità è che in Italia allo scoppio degli scandali non segue mai una correzione di rotta. Lo si vede con i politici corrotti, lo si vede in mille altre cose. Il meccanismo della catarsi qui non funziona: se le cose varcano un certo limite di decenza, il sistema non produce gli anticorpi al fenomeno negativo, che anzi si stabilizza e fissa il limite da cui partire con nuovi attacchi (prima il mantenimento dei simboli religiosi nei luoghi pubblici; poi l’ostacolo alla libera manifestazione di concezioni a-religiose della realtà; what next?)

Per quanto il tentativo dell’UAAR sia stato cosa buona e giusta (così come lo sarà il suo insistere su questo terreno), quel che ho visto io in questa vicenda non è stato un caso di censura che farà riflettere sul rapporto tra senso religioso e libertà individuale: è stato soltanto un’ennesima dimostrazione di forza dell’enorme macchina clericale che tiene in scacco il paese. Lo stop alla campagna-bus, invocato sottotraccia dai vertici della curia genovese nei giorni precedenti e poi incassato dagli stessi con soddisfazione, è stato dato in questo caso dalla concessionaria di pubblicità (che con arroganza ha tenuto a ribadire come si comporterà allo stesso modo anche in altre città): ma al suo posto avrebbe potuto muoversi e porre il suo veto l’Unione dei pubblicitari; o la stessa azienda municipale di trasporti; o i suoi dipendenti (che già avevano annunciato una ridicola obiezione di coscienza!); o il comune di Genova (il sindaco Marta Vincenzi, Pd ex diessina, si era mantenuta neutrale e garantista, ma alla bisogna trovare una parte cattolica della maggioranza che si prestasse a un qualche ricatto politico non sarebbe stato un problema); o qualche altro livello di governo, dalla provincia via via a salire; o un qualche pm zelante.

…insomma, una sorta di principio di sussidiarietà del clericalismo: ci sarà sempre un grado superiore o parallelo di potere in grado di eseguire certi diktat morali più o meno esplicitati.

E sotto questo profilo il parallelo con la vicenda Englaro viene naturale (per quanto possa esser corretto il solo avvicinare le due situazioni: la vicenda genovese è una querelle che nasce da una provocazione comunicativa, quella di Eluana una pluridecennale e straziante vicenda umana di abusi e sofferenze). In questo caso ci sono stati tre gradi di giudizio fino alla Cassazione, con ricorsi d’urgenza continui per cercare di bloccare o rallentare l’iter e addirittura conflitti d’attribuzione promossi dalle Camere (!); ci sono state violente campagne d’opinione, con bieco sfruttamento delle storie altrettanto tragiche di decine di altri lungodegenti, utilizzati come paragone; ci sono stati ricorsi sovranazionali infondati perché presentati da associazioni che non rappresentavano che la propria macabra cultura della vita-ad-ogni-costo, oltre la dignità e la volontà; c’è stata una regione (la Lombardia) che ha sistematicamente boicottato la famiglia Englaro, rifiutandosi poi di permettere l’esecuzione della sentenza definitiva (ma se anche l’avesse permessa, sarebbe stato a sua volta arduo trovare nella regione una struttura sanitaria non infestata da medici e operatori "obiettori"); c’è stata, infine, una circolare intimidatoria del ministro della Salute (ora denunciato per violenza privata) che si poneva in contrasto con una sentenza definitiva e minacciava di sanzioni e ritorsioni eventuali cliniche che avessero accolto Eluana per i suoi ultimi giorni (tanto che quella di Udine è stata costretta a fare dietrofront).

Lo Stato, storicamente sorto per far rispettare la legge con la forza, che utilizza questa forza per ribaltare le sentenze. Una cosa che ripugna già in astratto – figuriamoci se si pensa al dolore di Beppino Englaro e dei suoi cari.

Non mi viene un finale decente, per questo post un po’ vomitato. Meglio affidarsi a una canzone.

John Lennon – God 

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4 Responses to Un tram chiamato vilipendio

  1. senhal says:

    inutile dire che condivido pienamente. però hai commesso un errore: parli di stato italiano come se esistesse. purtroppo non è così, noi siamo proprietù del vaticano, che dispone delle nostre vite, dei nostri corpi, delle nostre scelte, dei nostri soldi, della nostra salute… e l’elenco purtroppo potrebbe continuare.

  2. AnelliDiFumo says:

    Letto, sottoscritto e approvato.

  3. utente anonimo says:

    L’unico aspetto del messaggio che potrei mettere in discussione è come, esattamente, la notizia della non esistenza di Dio possa essere “cattiva”.

    Se su quegli autobus avessero stampato la trascrizione del discorso del papa alla Curia di dicembre scorso, quello sull'”autodistruzione dell’uomo” – per dirne uno – nessuno avrebbe mosso un dito.
    A parte quei soliti rompicoglioni dell’Arcigay, è chiaro.

    liz

  4. Dis0rder says:

    Probabilmente perché gli atei hanno meno dignità e zenzibilità da difendere.

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