VV.AA. – Life Beyond Mars: Bowie Covered

VV.AA.: Life beyond Mars – Bowie Covered (Rapster/Audioglobe, 2008)

Una carriera come quella di David Bowie non ha bisogno di presentazioni, e vista l’influenza pluridecennale e trasversale del personaggio è teoricamente possibile allestirne tributi pescando nelle scene più disparate (dal glam-pop all’elettronica, dal cantautorato rock all’industrial). Stavolta ci prova l’etichetta tedesca Rapster (sussidiaria !K7), reduce dai successi ottenuti con analoghe compilation dedicate a Radiohead e Prince: per questo Life Beyond Mars – Bowie Covered gli artisti scelti spaziano tra indietronica, house e avant-pop. Il risultato è un disco vario e compatto allo stesso tempo, dall’effetto fresco e avvolgente come quello di un mixtape sapientemente confezionato: apertura delicata a creare atmosfera (la dolce Oh! You Pretty Things delle Au Revoir Simone, solo voci e organo) e poi ritmo che si fa più sostenuto, con le doverose pause di riflessione e un repertorio che alterna classici e brani meno noti, provenienti da vari periodi della carriera del Duca Bianco (leggera prevalenza per quello berlinese). Il miglior complimento che si può fare a buona parte di queste cover è che sarebbero perfettamente credibili come rielaborazioni dei propri brani a opera di Bowie stesso (uno che di generi musicali ne ha esplorati): sia quando i pezzi sono efficacemente trasfigurati in chiave dance (i beat di Loving the Alien degli Heartbreak, la cassa di Carl Craig in Looking for Water), sia quando vengono spogliati dell’originaria veste di glam-rock pianistico in favore di nuovi arrangiamenti e atmosfere (la schizofrenia della deliziosa Ashes to Ashes dei Leo Minor, l’introspezione di Be My Wife a cura di Richard Walters & Faultline, il minimalismo della Sweet Thing di Drew Brown). Non mancano rivisitazioni più convenzionali ma sempre piacevoli (Sound & Vision di Matthew Dear), mentre poche sono le tracce evitabili (Life on Mars in versione musica sperimentale appare un po’ delittuosa e fuori contesto). Un disco forse non indispensabile per chi non è appassionato di Bowie *e* di elettronica, ma che con gli ascolti cresce e non stufa: a un tributo non si può chiedere molto di più.

Visita il sito della Rapster Records

[già su http://www.vitaminic.it ]

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