Morrissey – Years Of Refusal

Morrissey: Years of Refusal (Decca-Polydor, 2009)

Poche popstar sono in grado come Morrissey di suscitare reazioni così forti (dall’adorazione incondizionata alla critica feroce, dall’emozione bambinesca per il primo ascolto di una nuova uscita al puro delirio estatico ai concerti) in un pubblico trasversale ma in buona parte ultratrentenne. Ascoltatori spesso onnivori e obiettivi all’improvviso diventano super-esigenti o super-indulgenti (con sbalzi schizofrenici tra i due atteggiamenti, a loro modo due forme opposte di snobismo) di fronte a chi ha sfornato in passato canzoni che in qualche modo hanno cambiato la loro vita. Anche per Years of Refusal le critiche non sono mancate, eppure su questo disco sprazzi di quello che più fa amare l’ex Smiths si ritrovano. Si ritrovano nell’attacco di Something Is Squeezing My Skull, che mostra una freschezza d’altri tempi nel definire subito il suono dell’album (a metà strada tra il piglio grintoso del precedente e meno ispirato Ringleader of the Tormentors e l’eleganza di You Are the Quarry, con cui condivide lo scomparso Jerry Finn come produttore); nella cupezza d’animo di Black Cloud; in pezzi come When Last I Spoke To Carol, da bollare inizialmente come baracconate kitch per poi farsene sedurre a tradimento nel giro di un mese (come per tante album track di tempi migliori); ma anche nel crescendo disperato di It’s Not Your Birthday Anymore, che spezza il cuore all’istante. E allora si può passar sopra all’inclusione in scaletta dei due singoli del Greatest Hits del 2008 (operazione discograficamente discutibile seppur artisticamente coerente: stesse sessions di registrazione, l’intero album era già pronto un anno fa). E anche ad alcuni passaggi a vuoto (vedi l’immediato ma piatto singolo I’m Throwing My Arms Around Paris, in cui le idee si fermano a un verso da romantici senza speranza come “only stone and steel accept my love“). Ok, penso si sia capito in quale estremo si colloca chi scrive, per il quale magari “there is no love in modern life“, ma (passando a citazioni più criptiche e datate) quella luce non si è ancora spenta.

myspace
l’imbarazzante “video dei cagnolini” di I’m Throwing My Arms Around Paris
i video dei precedenti singoli That’s How People Grow Up e All You Need Is Me
la storia che si nasconde dietro la copertina del disco

[ già su http://www.vitaminic.it ]

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