Osteria numero venti

Tu,
simpatico avventore di discoteca che ieri sera ballavi con la tua fottuta sigaretta ben nascosta nel palmo della mano, non sia mai che il buttafuori ti chieda gentilmente di spegnerla.
Tu,
che al mio passaggio mi hai provocato una bruciatura sul palmo, piccola ma a tutt’oggi visibile e dolorosa.
Tu,
che non ti sei girato né tantomeno scusato, e hai continuato a nascondere la sigaretta, ma io lo sapevo che la tenevi in mano – o magari no, ti è caduta nell’urto e non te ne sei neanche accorto, perché chi se ne importa di restare sobri quando puoi stordirti e rischiare di sfregiare chiunque capiti a tiro, oltre naturalmente ad affumicarlo.

Tu,
sai dove ti auguro di vedertene e soprattutto sentirtene ben presto spenta una.

(in mancanza di sigarette, mi riterrei soddisfatto anche con il contrappasso alternativo suggerito dal titolo del post)

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6 Responses to Osteria numero venti

  1. neurobi says:

    Il rispetto è un mero miraggio.

  2. fedaccia says:

    a me di venire bruciata no, ma che mi bruciassero vestiti magari nuovi e – per le mie tasche – costosi, sì. avresti dovuto accendere una sigaretta e spegnergliela sulla faccia.

  3. Dis0rder says:

    …ad averla! Anche il danno ai vestiti è in effetti fastidioso. E neanche te ne accorgi subito, spesso.

  4. Dis0rder says:

    Ehm, non ho capito la domanda :) “park life”, almeno al momento, è la tag che uso per i post più o meno diaristici.

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