A Repubblica e alla Rai

Ultimamente ho trascurato un po’ più del solito il blog. Ho letto post altrui su vari argomenti, ho pensato a cose da scrivere, ma la scarsità di tempo e ispirazione mi hanno frenato. E poi non riuscivo a scrivere di nient’altro prima di aver parlato un po’ più diffusamente di quel che è successo in Abruzzo. Non che abbia contributi particolari miei da fornire: come tutti mi sono preoccupato per i pochi abruzzesi che conosco, sono rimasto colpito dagli oltre 300 morti (cifra ancora indicativa, temo), dalle città distrutte, dal dramma degli sfollati, dall’incubo delle nuove scosse a distanza di settimane. Avrei potuto limitarmi a qualche link a lato, ma a questo punto ne approfitto per raccogliere in un unico post un po’ di notizie e scritti altrui che mi hanno colpito e fatto riflettere.

Uno lo riporterò per intero, in fondo a questo post. Si tratta dello sfogo del giornalista siciliano Giacomo Di Girolamo, che partito dal suo sito e da facebook ha fatto il giro del web nei giorni immediatamente successivi a quelli delle scosse più violente, mentre ancora si stava scavando per recuperare gli ultimi corpi.
Mentre di fronte della tragedia abruzzese si scatenava l’inevitabile carrozzone mediatico all’italiana (ma ancora non c’erano state le foto quotidiane di Berlusconi abbracciato alla vecchina di turno, la new town, le battute sul campeggio e tutto il prevedibile campionario di orrori e strumentalizzazioni, da cui nemmeno l’opposizione di centro-destra stata del tutto esente), alcuni di quei pensieri amari e rabbiosi sono stati anche i miei. E leggerlo fa riflettere, al di là delle conclusioni (io per esempio sono d’accordo nelle critiche al modello di società che alterna malaffare e disinteresse sociale e politico alla solidarietà lava-coscienze in caso di emergenza, ma non sono convinto che sia giusto boicottare tutte le raccolte di solidarietà, che non ritengo inutili né dannose in sé).

Intanto però vado con tutto il resto:

– A proposito della solidarietà, per prima cosa potete trovare qui e qui informazioni su diverse raccolte in corso o su altri modi per rendersi utili – personalmente tendo a fidarmi poco di sms, generici fondi (perduti?) della protezione civile e cattolicume vario, e un po’ di più di associazioni serie di volontariato che si occupano di progetti precisi sul territorio.

The Big Picture – The L’Aquila Earthquake: raccolta di foto davvero impressionanti (c’è davvero differenza con il peluche – vedi commenti al mio post precedente – dei quotidiani online italiani? Non so dirlo, ma il contesto mi pare diverso, più in stile "documento per mostrare quel che è successo al mondo". E non c’è la colonnina con tette e culi accanto. E le foto non sono rubate da internet ma attribuite a chi le ha scattate)

Miss Kappa è una blogger de L’Aquila. O meglio, una blogger che abitava a L’Aquila.
Il 31 marzo scriveva:
Sono tre mesi che a L’Aquila la terra trema. Quasi trecento scosse.Ieri alle 15,38 c’è stata quella fortissima. Panico in tutta la città. A seguire, altre quattro abbastanza intense. E stamani alle 8 un’altra ancora. Io ho dormito in auto. Sono terrorizzata.
A presto. Spero.

E’ l’ultimo post scritto prima del terremoto. Gli aggiornamenti successivi sono avvenuti con connessioni di fortuna, dalla tenda o dal camper. Inutile dire che la situazione fotografata da lì non è esattamente quella dei tg.

L’ospedale de L’Aquila (uno dei simboli del terremoto, insieme alla maledetta casa dello studente) non risultava ancora nelle mappe catastali. Era stato aperto nel 2000 da un direttore generale che oggi è stato nominato consulente per l’Agenzia Regionale Sanitaria dal presidente della Regione di centrodestra Chiodi. Del resto la coalizine è quella di Berlusconi, per cui prima delle inchieste viene il ricostruire (non importa se magari l’appalto viene concesso alle stesse società che hanno decine di morti sulla coscienza).

Il caso Santoro. Andare contro la messa cantata, e puntare il dito sulle ombre nell’organizzazione dei soccorsi e nella prevenzione, significherebbe essere poco professionali (!), insensibili, remare contro la solidarietà. E una vignetta come quella di Vauro sulle cubature – che fa non ridere bensì riflettere sull’avvedutezza della politica del condonismo, la stessa che porta al crollo di palazzi che dovrebbero essere sicuri) sarebbe sciacallaggio e mancato rispetto dei defunti.
Mentre non lo sarebbero le sceneggiate di Berlusconi con il cappello da pompiere, lo spostamento del G8 estivo a L’Aquila (perché così "I no global non avranno cuore di ferire una città già colpita dal terremoto, non credo proprio che avrebbero la voglia e la faccia di venire qui a manifestare in modo duro") o la propaganda elettorale continua dei vari ministri (Brunetta che regala un pc+adsl a tutti gli studenti abruzzesi: così potranno agilmente twittare in diretta il crollo della prossima casa dello studente costruita con sabbia di mare).
(Su Santoro, vedi anche Michele Serra)
(E non mi interessa se Santoro e Travaglio sono opportunisti, se cercano nuove candidature o contratti migliori per il loro staff, se sono narcisisti. Attaccarli da sinistra su queste cose equivale alla posizione alla D’Alema sul conflitto d’interesse. O si è a favore del giornalismo libero da censure, anche se antipatico o controproducente o a volte in errore, oppure si è contro).

– Due post personali: il terremoto abruzzese vissuto da relativamente vicino (Giulia a Roma, con i suoi ricordi del Friuli), e da molto lontano (Totentanz, in Germania).

– Il Bdd su musica, coscienza e solidarietà.

…e per chiudere, il pezzo di Giacomo Di Girolamo di cui parlavo sopra. Centinaia di famiglie saranno ancora senza casa per diverso tempo, ma i problemi non si limitano a quello. C’è da vigilare sui soldi della ricostruzione e su come verranno impiegati, sugli appalti, sulla prevenzione. In Abruzzo e non solo, perché gran parte d’Italia è zona sismica. Anche se la notizia ha già perso la prima pagina, e la tv presto smetterà di occuparsene. La cosa più impegnativa sarà tenere alta l’attenzione da ora in poi.

Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo.
So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede.
Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.
Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera.
Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare.
Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.
Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo.
Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese.
E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.
C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno?
Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente?
Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma del ponte.

Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme – da generazioni – gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.
Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa?
A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.
Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata.
Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.
Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?
Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.
Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto.
Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto.
Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto.
Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto.
Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.
Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.
E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia.
Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso.
Come la natura quando muove la terra, d’altronde.

Giacomo Di Girolamo

– – –

Baustelle – Alfredo  

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2 Responses to A Repubblica e alla Rai

  1. utente anonimo says:

    Proprio poco fa mi scandalizzavo sull’affermazione berlusconiana circa i no global. E nessuno che si sia scomposto di fronte a cotanta antidemocrazia. Io, personalmente, dal buio del mio loculo campagnolo, un p’ di paura comincio ad averla.

    Off Topic: che ho sì spento la tv, ma prima di dormire 2 minuti di Vespone non me li faccio quasi mai mancare. Ti segnalo il puntatone dell’altra sera (se non l’hai visto) da rivedere su rai click intitolato “Le altre Eluane”. Ti lascio immaginare quanto schifo e strumentlzzazione del dolore. E la “sinistra” presente lascia l’opposizione ai soliti, sempre meno credibili radicali. Il più saggio in studio (Cappato, e ho detto tutto) s’è presentato sbraitano con una stella di David al petto.

  2. Dis0rder says:

    E che c’entrava la stella di David con “le Eluane” (brrr)?

    I 2 minuti di Vespone prima di addormentarsi invece devono essere una specie di cura omeopatica, giusto? :)

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