Sliding floors

– Ciao!
– Ciao.
– È abbastanza imbarazzante per entrambi, mi rendo conto. Però ecco, ti vedo a queste serate da un po’ e ancora non ho capito bene se quello che ti accompagna sempre è un amico o qualcosa-di-più. Te lo chiedo stasera grazie all’alcol, all’imbrocco che mi pare in corso da parte del tuo amico (con qualcun altro) e al fatto che è l’ultima serata e chissà se ti rivedrò. Non ho niente da perdere, in fondo.
– Ah.
– Beh? Che mi dici? Spara.
– Non è il mio ragazzo, no.
– Però. Questo tono sembra suggerire che sono stato comunque inopportuno. Scusa, eh (che figura!).
– Ma no, non preoccuparti. Me ne accorgevo, sai, che mi guardavi.
– Ecco, andiamo bene…
– Anche tu mi incuriosivi.
– Ah. Io pensavo che nei tuoi (rari?) sguardi ci fosse solo fastidio.
– Assolutamente.
– Beh, piacere, D.
– Piacere, X.
– Balliamo?
– Mah, possiamo anche riposarci un po’. Bevi qualcosa?

– Salve!
– Ciao.
– Come va?
– Bene, grazie.
– Scusa l’invadenza. Mi chiedevo se quello che viene sempre qui con te è per caso il tuo ragazzo…
– Ah! No, è un amico.
– Beh, allora gli eventuali danni sono limitati, in fondo. Anzi, magari avrei potuto accorgermene prima.
– Perché?
– Perché non mi sarei limitato a trovarti carino, ma ti avrei rivolto parola.
– (…) Grazie.
– Piacere, D.
– X.
– Bevi qualcosa?
– Grazie, già bevuto abbastanza. E poi stiamo per andarcene.
– Ok.
– Beh, ti saluto. Piacere di averti conosciuto.
– (…) Buona notte, allora (better luck next time).
– Ciao!

– E tu che ci fai qui?
– Spiegami piuttosto perché mi hai guardato per tutta la sera. E non era nemmeno la prima volta.
– Non è mica vero. Non guardavo nessuno in particolare.
– Certo, certo. Ti credo, sì sì.
– E poi mi hai risposto con un’altra domanda. Ripeto: come fai a essere qui?
– Avevo bisogno di una spiegazione.
– Sul perché ti guardavo? Mi sembra evidente, no?
– No. Scusa, ma non mi sembri un ragazzino. Se proprio ci tenevi a conoscermi, potevi rivolgermi parola.
– Ma se stavi sempre vicino a quel tuo amico-o-non-si-sa-cosa?
– Ma per favore. Era evidente come giocassimo su campi diversi. Al massimo con lui commentavo divertito il tuo comportamento al limite dello stalking.
– Addirittura. Stronzo.
– Scherzo, dai. Però da sfigato sì.
– Ma come ti permetti? Non ci conosciamo nemmeno.
– Per colpa tua.
– Anche tua. Avresti potuto parlarmi tu. Ma sarebbe bastato un mezzo sorriso incoraggiante.
– No, il post è tuo, quindi la colpa è tua e lo sfigato sei tu.
– Di quale post parli?
– Credi che non sappia che stai scrivendo di questo nostro dialogo? E poi suvvia, scrivere ancora sui blog. E soprattutto buttarci cose personali. Tra l’altro da te non me lo aspettavo.
– No?
– No. Ti eri sempre tenuto sul vago, limitando fin dall’inizio gli sfoghi e la psicanalisi da quattro permalink. Sembravi uno leggermente più normale, ecco. Senza il cartello "sfigato" dietro la schiena – che peraltro continui invece a sfoggiare orgogliosamente mentre stalki la gente nella vita reale.
– Beh, ho un paio di notizie per te, caro embrione immaginario di imbrocco abortito. La prima: se pensi che basti evitare post diaristici per costruirsi una "buona reputazione" online, sei proprio fuori strada. Creati un account e ti ritroverai in una piazza affollata, piena di amici e simpatizzanti come di iene più o meno anonime (dinamiche non peggiori di quelle off-line, comunque). La seconda, diretta conseguenza della prima: se ogni tanto ho bisogno di sfogarmi sul blog, non intendo limitarmi. Né per te, né per quei pochi – altrettanto sfigati – eventualmente pronti a giudicare e sparlare.
– Sì, ma non capisco dove porti tutto questo.
– Da nessuna parte. Ma a me sta bene così.
– Contento tu. Al tuo posto io sarei filato a letto, dopo le medicazioni di fortuna.
– COSA? Non dirmi che sai anche di quello.
– Certo, pensi che non abbia visto il tuo splendido finale di serata e di stagione? Una scena bellissima, ammettilo.
– Tu NON c’eri. Eri andato via, ho controllato. E anche da un bel po’.
– Certo, io ero andato via. Ma il me che ti parla adesso ha visto tutto: i tuoi occhi posarsi altrove (già non eri affatto credibile nei tuoi tentativi di apparire come un goffo romanticone, questa è stata la riprova), per prima cosa…
– Chi ti aveva autorizzato a vedere romanticismo nel mio approccio? Ma chi ti credi di essere!
– … per non parlare del colpo di scena finale, quella rovinosa caduta davanti alla quale metà della pista ha faticato per trattenere le risate! Cosa ti aveva dato alla testa, l’alcol o l’impossibilità di mettere in carnet anche solo un misero rimbalzo in tutta la sera?…
– Fanculo. E’ stata la musica. Solo la musica (e comunque mi sono rialzato subito, tsè!).
– Sai che potrei anche crederti (per come mi sembra di averti inquadrato)?
– È così infatti. C’era l’immancabile momento ottanta-scemo: Camerini, Rettore. Scontato, ritrito, eppure a fine serata è un momento in cui spesso mi scateno con gli amici comunque siano andate le cose. Non certo per impressionare qualcuno, né per ubriachezza.
Tipical you.
– Non puoi permetterti queste mezze citazioni. Sei un ospite indesiderato del mio post.
– Isterico. E sfigato. Insomma, è stata pura sfortuna?
– Sì. Un perfetto coronamento della serata che ti ha visto mancato co-protagonista.
– Ora non darmi troppa importanza, e non incolparmi della tua timidezza. La questione non era conoscere me oppure no, lo sai. Ero solo un’opportunità tra tante.
– Ma no, tu non c’entri infatti. Pace?
– Pace – mi presento io, va’, che se aspetto te: X. Come va il piede?
– Abbastanza dolorante per ora – D, piacere. Passerà, comunque.
– E passerà anche la tristezza di fine serata, vedrai.
– Oh, ma non sono particolarmente giù di morale, cosa credi. Sei qui soltanto perché facevo fatica a prendere sonno.
– Meno male. Mi dispiaceva quasi che avessi accusato. E mi sentivo quasi responsabile.
– Che carino. Si vede che sei irreale.
– Vedi? Avresti dovuto darmi una chance.
– Ormai è andata così. E tu stai per sparire.
– Buona notte. Fossi in te comunque non pubblicherei questa roba.
– Buon consiglio. Ormai però è scritta, e non ho nessun manoscritto nel cassetto in cui infilarla. Domattina la rileggo, se è parecchio imbarazzante la cestino. Oppure no, per i motivi di cui sopra. In fondo è abbastanza lunga, leggeranno in pochi. E posso sempre cancellarlo, e cancellarti, più avanti.
– Ok. Riguardati. E la prossima volta, almeno provaci.
– Sai che non posso promettertelo.
– Lo so. Stammi bene.

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11 Responses to Sliding floors

  1. Miaotze says:

    Imbrocco? (In effetti fa strano leggere di cose tue personali, con tutti i limiti della parola “personali” del caso).

  2. utente anonimo says:

    :) bel post, a metà fra “Teorema” di Marco Ferradini e “il Vitello dai Piedi di Balsa” :)

    m

  3. utente anonimo says:

    There’s a club if you’d like to go
    you could meet somebody who really loves you…

  4. utente anonimo says:

    Se mai ci incontreremo (morrissey?), pretendo che ci psicanalizziamo a vicenda.

    liz

  5. dellamorte says:

    DELLAMORE: La prossima volta ti coniglio di provare con la classica collezione di farfalle, caro il mio autsaider. Funziona sempre.

    DELLAMORTE: Da quando in qua dispensi conigli?

    DELLAMORE: Da quando mi escono dal cilindro

    DELLAMORTE: La collezione di farfalle? La collezione di farfalle??? E hai il coraggio di farti chiamare Dellamore?? Sinceramente mi aspettavo qualcosa di meglio da te. Io invece consiglio di fare il misterioso…la darcsàid funziona sempre

    DELLAMORE: Non esostono leggi in amoreeee…

    DELLAMORTE: …………..

  6. Meno male che l’hai pubblicato.

  7. devo dire che mi ci ritrovo parecchio…
    “Che carino. Si vede che sei irreale.”…:)

    thanks

  8. Dis0rder says:

    Grazie a tutti quanti per le belle parole. Io per la verità non gli davo un duino a questo post, come si dice dalle mie parti (Miaotze: “imbrocco”=rimorchio). Dev’esser stato il dolore per la botta.

    anonimo #3: ho già dato sul blog, su quella citazione. Che ovviamente sì, è comunque sempre presente :)

    dellamorte: credo che proverò con “la collezione di ciondoli-papy a forma di farfalla”

  9. utente anonimo says:

    Hai fatto bene a pubblicarlo, dovresti però superare la fa in perenne equilibro fra vittimismo, egocentrismo e rassegnazione per raggiungere uno stato d’animo attivo che ti spinga veramente a fare qualcosa per cambiare “quello che non va”. E nota bene che dietro queste virgolette non si nasconde un qualcosa di oggettivamente sbagliato, ma solo un qualcosa che crea malessere A TE, completamente lontano da qualsiasi definizione assolutistica od oggettiva che possa trovare delle colpe in qualcosa o qualcuno.
    Pensaci bene, e dopo averci pensato ed aver raggiunto finalmente quello stato, passa all’azione, ai fatti ;)

    Akuma

  10. utente anonimo says:

    Ciao. io una volta ho fatto una caduta assurda dalla bici(ero seduto dietro, come passeggero) e ho dato una culata a terra che ho visto le stelle. Quella sera ero molto attratto da un tipo con cui avevo flirtato e dopo la scena della caduta non ho avuto il coraggio ne’ la forza di proseguire l’intorto.
    Però l’indomani ho trovato casa e lavoro, ed ero ad Amsterdam. Dodici anni fa…
    Non tuttle le cadute vengono per nuocere.

    Un abbraccio

    Salvo

  11. Dis0rder says:

    A.: grazie. Ci si prova, per ora invano…

    Salvo: spero non fosse avvenuta davanti a lui la caduta! comunque grazie anche a te per l’incoraggiamento :)

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