«Una componente importante di conoscenza della cultura di questo Paese»

In un certo senso ha ragione il fino ad oggi a me sconosciuto monsignor Coletti (che leggo essere niente meno che "presidente della Commissione episcopale per l’educazione cattolica") a ribadire con forza l’importanza della religione cattolica come parte della cultura italiana, criticando la sacrosanta tendenza del TAR Lazio [1] che sulla base dei principi costituzionali di laicità dello stato e di uguaglianza tra i cittadini annulla una circolare dell’ex ministro piddin-popolare Fioroni (quello che sostiene Franceschini insieme alla Serracchiani, se vi foste dimenticati chi è) ed esclude così i docenti di religione cattolica dalla partecipazione "a pieno titolo" agli scrutini (nel senso che il loro insegnamento non può avere effetti sulla determinazione del credito scolastico).

Voglio dire, basta dare un’occhiata a quella che fino a poche ore fa era la testa della home page di Repubblica:

repubblicacattolica
La terza notizia, quella su Madonna, è pura fuffa da colonna pruriginosa, e il fatto che sia così in alto nella sezione centrale (tra i titoli successivi: un’indagine del Censis sull’importanza delle badanti nelle famiglie italiane, la soluzione della vertenza Innse, la situazione delle entrate fiscali, il caso Aung San Suu Kyi al Consiglio di Sicurezza ONU) si può imputare sopratutto a motivi commerciali: il binomio scandalo+religione fa sempre ascolto e visite.

Quello su cui invece le prime due notizie fanno riflettere, per l’ennesima volta, è l’atteggiamento ambivalente dei  media di riferimento della sinistra "tendenzialmente laica" verso le gerarchie ecclesiastiche: pronti a sottolinearne le posizioni retrograde e illiberali (ma regalando loro al contempo la prima pagina) su laicità e diritti, ma ancor più pronti a tirarli idealmente per la sottana (in mancanza di giacchetta) nei rari casi in cui le stesse, invece di preoccuparsi delle proprie entrate economiche o del controllo totalitario delle coscienze, prendono pubbliche posizioni su questioni internazionali/umanitarie o (soprattutto) contro Berlusconi.
È anche vero che nel caso specifico (la campagna stampa sul Papi-gate partita da qualche mese e proseguita con un martellamento quotidiano e a mio giudizio più che meritorio, ma magari di questo ne riparleremo) ogni arma deve essere lecita, anche il bieco gossip o il ricorso ad alleati discutibili. Soprattutto perché di tutto questo, in Italia, non parla nessun altro. Mentre in altri paesi vanno in onda interviste e speciali, chi segue soltanto i tg italiani rischia di non aver neanche mai sentito nominare Noemi Letizia o Patrizia D’Addario.

Ovviamente, di queste tre notizie, quella che tutti gli altri giornali e tg sparano in apertura oggi è la prima. Però questo screenshot ben rappresenta l’Italia di oggi: un potere clericale enorme sulle istituzioni a difesa dei propri interessi di bottega (e conquistate quelle politiche adesso si passa in scioltezza all’aggressione alla magistratura intera, in pieno stile berlusconiano) e un’egemonia culturale a tutto tondo sui media anche avversi, con una società civile che a sua volta accoglie pubblicamente come verbo indiscutibile i suoi messaggi "morali", a cui nel privato è sostanzialmente indifferente (tra troie di stato tollerate con un sorriso, comportamenti sociali e familiari laici, tette e culi imperanti ovunque).

Del resto, cosa vuoi sperare quando – partendo dall’esperienza quotidiana dei nostri conoscenti, il personale è politico – una grossa percentuale di cittadini continua a dichiararsi cattolica (praticante o no poco importa) e poi per una vita fa regolarmente sesso pre-matrimoniale, extra-matrimoniale, con preservativi, con partner dello stesso sesso (peccatucci del resto lavabili con penitenze di varia intensità, che vanno più o meno dall’Atto di dolore alle fiamme della Geenna)?

Si fa ma non si dice. Sta tutto lì. La scoperta dell’acqua calda, lo so.

– – –

 [1] Coletti è anche l’attuale vescovo di Como (carica in cui è succeduto al qui poco compianto Alessandro Maggiolini, già editorialista ultrareazionario). Senz’altro però non solo non ha grandi competenze giuridiche, ma non sa neanche utilizzare google: ad esempio avrebbe potuto evitare di sparare fregnacce a caso sulla giustizia amministrativa ("ci sarà da chiedersi come mai la competenza su una questione così delicata venga data a un tribunale  amministrativo regionale") semplicemente leggendo, ad esempio qui, che "per le controversie relative ad atti emanati da un atti provenienti da una amministrazione statale avente competenza ultra regionale, la competenza è del Tar Lazio", e lo stesso vale per gli "atti regolamentari generali" (Consiglio di Stato, n. 5902 del 4 ottobre 2006).

Del resto il diritto non esiste mica di per sé, esistono solo "i diritti dei cattolici da salvaguardare dalle derive laiciste".

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2 Responses to «Una componente importante di conoscenza della cultura di questo Paese»

  1. utente anonimo says:

    Papi papi chulo!!! http://www.youtube.com/watch?v=VnWxUZ29kvs

    :-))

    IllegallyBlonde

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