L’ultima briscola

A mente fredda, vorrei tornare sulla pronuncia della Corte Costituzionale che la settimana scorsa ha bocciato in pieno il “lodo Alfano” sulla sospensione dei processi penali a carico delle 4 maggiori cariche dello Stato.

[Parentesi terminologica: se vi siete mai chiesti perché il Lodo Alfano e il suo altrettanto sciagurato predecessore Lodo Schifani si chiamassero così e non “legge”, qui si spiega cos’è un lodo e qui potete capire come mai si è arrivato all’uso distorto della parola lodo in questo caso]

berlusconi-capone
In breve: quello a cui abbiamo assistito lo scorso 7 ottobre, così come nei giorni successivi, al di là dei più o meno misurati sfottò iniziali, non mi mette addosso troppa voglia di festeggiare.

La tensione era già salita alla vigilia con le arringhe difensive degli avvocati-parlamentari Ghedini e Pecorella. Tutte concentrate su un unico concetto, sulle orme di Stallone: “Papi, la legge sono io“.

La legge è uguale per tutti, ma non necessariamente lo è la sua applicazione, come del resto la Corte ha già ribadito

(vaccata: la legge è uguale per tutti E BASTA. Se a cittadini in situazione diversa si applicano norme diverse, in uno stato di diritto che funziona, è perché ciò è previsto appunto dalla legge stessa)

Con le modifiche apportate alla legge elettorale non può essere considerato uguale agli altri parlamentari. Non è un primus inter pares ma un primus super pares

Rimangono certamente salde le prerogative del presidente della Repubblica, ma il presidente del Consiglio è l’unico che riceve la sua legittimazione dalla volontà popolare

(vaccate: l’uso di inserire piuttosto demagogicamente i nomi dei candidati premier nei simboli sulle schede, il fatto che il sistema elettorale privilegi il bipolarismo e il venir meno del potere di scelta tra candidati a causa delle liste bloccate non cambiano il fatto che gli elettori in Italia danno il voto a partiti e coalizioni di partiti, e non eleggono direttamente il capo del governo, che è nominato dal capo dello stato se c’è la maggioranza parlamentare che lo sostiene e che può esser fatto fuori dal dissolversi della stessa maggioranza parlamentare; la legittimazione del presidente della Repubblica, stante la maggioranza più alta con cui viene eletto, è maggiore e non minore)

Dopo questo prologo già inquietante e un’attesa che ci aveva visto tutti piuttosto nervosi (lo zombie Bossi non mancava di tranquillizzare gli animi con proclami come “non si può sfidare l’ira dei popoli“), ecco il verdetto.

Bocciatura completa, per violazione dell’art. 3 (principio di uguaglianza) e art.138 (revisione costituzionale). Meglio attendere le motivazioni della sentenza prima di trarre troppe conclusioni, ma certo l’ipotesi è di una doppia bocciatura, nel procedimento utilizzato (trattamento privilegiato non prevedibile con norma ordinaria) e nel “merito” (trattamento privilegiato comunque incostituzionale perché non conforme al criterio di ragionevolezza implicito nell’art.3).

La ridda di reazioni a caldo dei lacché del presidente del consiglio e imputato di ritorno Berlusconi è stata come al solito sconsolante, e degna della galleria umana da cui proveniva. La vaccata (e tre) più diffusa è quella per cui la Consulta si sarebbe rimangiata la parola data, perché nella bocciatura del similare lodo Schifani nel 2004 non si era fatto riferimento all’articolo 138, facendo supporre che la necessità assoluta di una legge costituzionale in materia non ci fosse (le parole «Resta assorbito ogni altro profilo di illegittimità costituzionale» erano passate evidentemente inosservate).

Ma è andato forte anche l’argomento “sono giudici di sinistra”: io dico che è molto più provato quanto siano di destra, e legati alla destra in modo poco consono alcuni dei (6?) giudici che hanno votato per difendere il “lodo”, visto che almeno due di loro vanno a cena con lo stato maggiore del Pdl al completo (a margine, consiglio questo post con alcune considerazioni divulgative sulla Corte, il cui giudizio molte volte è politico, politico in senso lato e alto – e non sto giocando con gli anagrammi).

Più sconcertante che mai però (e chi ne dubitava?) è stato l’atteggiamento di Berlusconi, che non si limita alle suddette accuse ai giudici (reiterate più volte) ma si produce in un delirio violento di accuse, con cifre sparate a caso:

«La sintesi qual è? Meno male che Silvio c’è. Se non ci fosse Silvio con tutto il suo governo, con un supporto del 70% degli italiani, saremmo in mano a una sinistra che farebbe del nostro Paese quello che tutti sapete. Quindi va bene così (…)Abbiamo una minoranza di magistrati rossi che è organizzatissima e che usa la giustizia a fini di lotta politica. Il 72% della stampa è di sinistra, gli spettacoli di approfondimento della tv pubblica pagata con i soldi di tutti, sono di sinistra, ci prendono in giro anche con gli spettacoli comici (…) Il capo dello Stato sapete voi da che parte sta. Abbiamo undici della Corte costituzionale eletti da tre capi dello Stato di sinistra, che fanno della Corte costituzionale non un organo di garanzia ma politico».

(grassetti miei sui numeri sballati, qui il video)

E quando dal Quirinale è arrivata la nota di risposta secca(ta) ma equilibrata

«Tutti sanno da che parte sta il presidente della Repubblica. Sta dalla parte della Costituzione, esercitando le sue funzioni con assoluta imparzialità e in uno spirito di leale collaborazione istituzionale»

ecco la risposta di Berlusconi

«Non mi interessa quello che ha detto il capo dello Stato, non mi interessa… Mi sento preso in giro e non mi interessa. Chiuso»

Come se non fossero bastati gli attacchi a caldo ai due organi costituzionali, Berlusconi avrebbe poi rincarato in serata nel salotto di Vespa: aggiungendo alla critica l’osservazione che il Presidente della Repubblica avrebbe dovuto fare pressioni e influenzare la decisione dei giudici (!)

Il presidente della Repubblica aveva garantito con la sua firma che la legge sarebbe stata approvata dalla Consulta, posta la sua nota influenza sui giudici di sinistra della Corte

Affermazioni sulla cui gravità non è necessario commentare oltre. Ma niente, è l’Italia: pochi giorni e passa tutto.

Mi rendo conto che è perfettamente inutile riproporre, a distanza di giorni, l’intero svolgersi di questo scontro istituzionale (proseguito anche l’indomani). Ma se ci ripenso, io sono ancora sbalordito (per quanto in questo paese ogni giornata non manchi di fornire una nuova occasione per cui sbiancare e vergognarsi della classe politica al governo e dei propri concittadini che li hanno votati). Volevo fermare questo momento, ecco.

E volevo anche fare una riflessione, peraltro abbastanza condivisa in giro: che ridursi ad esultare per una sentenza (a maggioranza!) del massimo organo costituzionale che proclama quell’ovvia uguaglianza dei cittadini che dovrebbe essere tenuta in conto già dalle leggi e provvedimenti di livello più infimo, non è un bel segnale.

Una cosa vera la dice Berlusconi, i giudici della Corte in buona parte non li ha nominati lui. Ma cosa succederà tra qualche anno, quando il nuovo Presidente della Repubblica (che ne nomina un terzo) sarà un Letta o uno Schifani, quando grazie alla sue “riforme” il controllo sulle alte magistrature (che ne eleggono un altro terzo) sarà maggiore e quando il parlamento sarà magari ancor più spostato a destra?

Ma al di là delle preoccupazioni sulla futura composizione della Corte, la non bella sensazione che ho provato è stata quella dell’essere arrivati a salvarsi giocando l’ultima briscola. Quando l’altro giocatore ne ha molte altre – e se le finisce può comunque decidere di cambiare il seme che comanda a piacimento. Perché chi è stato eletto in “libere elezioni” può tutto, ed è “un po’ più uguale degli altri“.


[E se avete letto il post, dovreste capire che la presenza di questo video non ha a che vedere con auspici di sorta sulle sentenze nei processi penali che – forse – si riapriranno.]

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2 Responses to L’ultima briscola

  1. utente anonimo says:

    E’ terribile assistere alla perdita di significato delle parole e dei concetti che le presuppongono. Lodo e legittimazione popolare sono solo alcuni esempi. Le parole sono sempre più espressione del potere che se le compra per confondere le idee alla gente (ultimamente è tornata di moda la parola popolo, ma se ne dà un significato più o meno equivalente a massa di pecoroni).
    L’espressione più strombazzata dai media oggi è "posto fisso". La scoprono ministri di un governo che ha buttato fuori  i precari nella scuola, che non ha fatto niente per bloccare i licenziamenti nelle aziende private o per ridurre la precarietà introdotta da governi di destra e di sinistra. Un giorno ci spiegheranno anche il senso di espressioni care a politici, imprenditori e sindacalisti tipo "la flessibilità va bene, basta non si trasformi in precarietà"…
    Aspettiamo con fiducia.
    Ale

  2. Dis0rder says:

    Ecco sì, la flessibilità e la precarietà…
    Il miglior connubio di parole massacrate è, guarda un po’, "popolo delle/a libertà". Una massa di pecoroni che va dietro a chi violenta quotidianamente la parola libertà. Libertà di mafia, di razzismo, di fascismo e di abuso di potere.
    Dialogo con questi qui, no grazie.

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