Frantumare le distanze

Frantumare le distanze

Respira. Guarda il cielo. Guarda le stagioni passare.
Prendi posizione. Viaggia.
Ricerca la tua parte migliore.
Non hai nemmeno un idolo da venerare.
Nemmeno quattro soldi per andare al mare
di notte a immaginare.
Nuotare.

Potrei essere arrivato qui addirittura in scooter. Sono ancora giovane, poco sveglio e non sono ancora praticamente MAI andato a vedere un concerto vero e proprio in vita mia – uno di quelli per cui compri il biglietto in prevendita, o di quelli per i quali semplicemente raggiungi un posto appositamente per sentirci qualcuno suonare dal vivo (e non "vai in un locale e ascolti quel che eventualmente ti propone").

 Frantumare le distanze 
Sono al Cencio’s, locale assai in voga che occupa un enorme capannone perso nella periferia di Prato; siamo in un momento imprecisato della seconda metà degli anni novanta e davanti a me sta suonando il gruppo di questo venerdì, o sabato. Mi colpisce questa formazione che mi ricorda a tratti quegli Smashing Pumpkins che adoro alla follia, ha ben due donne (almeno) in formazione, ha un suono di chitarre affascinante e dei pezzi che sembrano decisamente ben scritti. Una di queste canzoni la risentirò presto alla radio, e si intitola Rosemary Plexiglas [oppure mi sto ricordando male: l’album Rosemary Plexiglas è già uscito, e la title track l’ho quindi riconosciuta per averla sentita alla radio (Deejay eh, non Popolare). Ma conta poco, alla fine, che sia andata in un modo o nell’altro].

Quel gruppo sono gli Scisma, e lì per lì, mentre gradisco il loro concerto controllandone il nome sul programma mensile che stringo fra le mani (li colleziono, i programmi mensili del Cencio’s), non mi rendo neanche ben conto che c’è una seconda voce maschile. Eppure quel chitarrista dalla presenza scenica poco appariscente è il vero leader e autore del gruppo: sto parlando ovviamente di Paolo Benvegnù.

Frantumare le distanze
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Incredibile che siano dovuti passare da allora circa una dozzina d’anni perché mi capitasse – è stato poco più di un mese fa, al Sonar di Colle Val d’Elsa – di assistere a un concerto intero di Paolo Benvegnù (l’avevo incrociato qualche volta, in occasione di festival o apparizioni televisive, ma soltanto per piccoli spezzoni).

Sono successe diverse cose nel frattempo: il Cencio’s non esiste più, chiuso dopo una lunga decadenza (anche se i flyer con i programmi mensili non li ho buttati, devono essere ancora da qualche parte); gli Scisma nemmeno (da circa un decennio).
Io invece di concerti, di band italiane e non, ne ho poi visti diversi.
Non ho quindi giustificazioni per non aver approfondito con attenzione già da almeno 2-3 anni la discografia di Benvegnù, apprezzandone l’immensa statura autoriale, che ne fa forse il "cantautore rock solista" italiano più significativo del decennio.

Che poi "solista" non è definizione granché adeguata, visto che la band di Benvegnù è fissa e affiatatissima nei suoi 5 elementi (a tal punto che spesso si fanno curiosamente chiamare "i Paolo Benvegnù"). Alla chitarra di un indiavolato Benvegnù si aggiungono quelle di Igor Cardeti e di Guglielmo Ridolfo Gagliano (ma quest’ultimo si alterna anche al violoncello e al piano), e completa l’ensemble la sezione ritmica di Luca Baldini (basso, forse il più gigione sul palco se si esclude Benvegnù stesso) e Andrea Franchi (batteria).

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Forse solo i concerti degli Afterhours di qualche anno fa (considerando le band italiane) mi hanno coinvolto così a molteplici livelli: la potenza di un rock viscerale e mai scontato pur nella sua fruibilità, la delicatezza dei testi, una voce di un’energia eccezionale, la sintonia con il pubblico, il divertimento sprigionato dai 5 sul palco, che alternano momenti furiosi ad altri più rilassati e scherzosi.
Tutto, insomma. E una scalettadellamadonna, che pesca a piene mani dal secondo e ultimo album Le Labbra (2008), ma anche dal precedente Piccoli Fragilissimi Film (Cerchi Nell’Acqua, Suggestionabili) e dagli ep (500, Nel Silenzio, l’istrionica cover di Modugno Cosa Sono Le Nuvole). C’è anche Io E Il Mio Amore, il pezzo contenuto nella compila-Afterhours Il Paese è Reale.
Ci sono, infine, un sacco di pezzi degli Scisma. La rarità In Dissolvenza; Rosemary Plexiglas, proprio quella, che presentata come secondo pezzo mi sprofonda da subito nel brodo di giuggiole da cui mi riprenderò solo un’ora e mezzo dopo; e tre pezzi dall’ultimo album Armstrong: Simmetrie, È Stupido e Troppo Poco Intelligente, che chiude il concerto.

In realtà nella scaletta recuperata a fine serata – stavolta non mi bastava ricordarmi i pezzi, esigevo il feticcio materiale da conservare dentro al cd – era prevista come chiusura Il Mare Verticale, e infatti Benvegnù ci chiede se preferiamo una chiusura molto triste o una più agitata. Il pubblico, unanime: "triiisteeee". Lui ovviamente decide beffardo per l’altra soluzione, e va benissimo così.

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Tra l’altro, chissà se Il Mare Verticale verrà rinnegata e non più eseguita, ora che dopo Marina Rei l’ha coverizzata anche Giusy Gaetana.
Ve lo saprò dire a breve. Visto che domani sera Benvegnù suona alla Flog, e io sarò lì di nuovo. Ci mancherebbe altro.

Frantumare le distanze

– – –

Scaletta:

Interno Notte
Rosemary Plexiglas
Io E Il Mio Amore
La Distanza
Cerchi Nell’Acqua
La Schiena
Amore Santo E Blasfemo
La Peste
Il Nemico
Cinque Secondi
È Stupido
In Dissolvenza
Suggestionabili

500
Nel Silenzio
Cosa Sono Le Nuvole
Simmetrie
Troppo Poco Intelligente

– – –

Scisma – Rosemary Plexiglas (video – 1997)
Paolo Benvegnù – Rosemary Plexiglas (live, preceduta da cazzeggio – 2008) 
Paolo Benvegnù – Cerchi Nell’Acqua (video) 
Paolo Benvegnù – La Schiena (live)

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2 Responses to Frantumare le distanze

  1. matteoEdario says:

    amo quest’uomo. e lo rispetto. e lo temo. un suo concerto è un rito, e mi piace andarci solo quando me la sento -è difficile da spiegare, ma è così.

    dariod2

  2. Dis0rder says:

    Rispondo solo ora, perdona il ritardo.
    Credo di capire il tuo discorso, al di là della presenza "allegra" sul palco quelle di B. sono canzoni belle toste, che magari, se legate ad anni di propri ricordi ed esperienze, non sono proprio leggere da riascoltare. Per me manca questo elemento, e prevale l’entusiasmo da (relativo) neofita.

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