Alec Ounsworth – Mo Beauty

Alec Ounsworth: Mo Beauty (Anti-/Self, 2009)

Unghie Sulla Lavagna: questo l’effetto provocato dalla voce diAlec Ounsworth, secondo una serissima ricerca Istat, sul 65,77% dei miei conoscenti. Il sottoscritto si colloca nella minoranza che aveva invece a tratti apprezzato i due album dei danzerecci Clap Your Hands Say Yeah. Il che non mi ha impedito (oltre che di passare alla prima persona in questo momento) di scoppiare in una sonora risata alla notizia che il leader della band di Philadelphia si sarebbe ripresentato con un album da solista-songwriter. E Ounsworth, per evitare la bocciatura piena con calcio nel sedere accademico che i pregiudizi generalizzati facevano intravedere, si è impegnato: abbandonando le mire da dancefloor e i facili stilemi Talking Heads, concentrandosi sulla forma canzone, evitando pretenziosi riempitivi strumentali, andando a registrare il disco a New Orleans e riempiendolo di fiati, ritmi e suggestioni locali. In alcuni episodi la rinfrescata generale dà buoni risultati: That Is Not My Home (After Bruegel) “rinnova nella continuità” il Byrne-pop vivace dei CYHSY, mentre Obscene Queen Bee #2 segue strade più mature e riflessive senza (più) risultare stucchevole. Purtroppo, al di là dei fallimenti completi come l’imbarazzante roots-folk di Holy, Holy, Holy Moses (in cui forse la tortura sonora inflittaci serve ad evocare la disperazione post-Katrina), quasi ovunque coesistono nello stesso pezzo momenti assai convincenti – per arrangiamento, uso dello strumento-voce (!), vivacità ritmica – e altri in cui rifanno capolino la stanchezza e irritazione sempre in agguato anche nei dischi della band-madre. Tanto vale quindi considerare Mo Beauty un terzo capitolo della saga CYHSY * (più evoluto e interessante, più riuscito del secondo) e consigliarlo soltanto a chi ne reggeva voce e discontinuità. Gli altri passino pure oltre.

* Ah, i completisti di Ounsworth (cielo, esistono?) sappiano che il nostro, in periodo iper-ispirato, ha debuttato nel 2009 anche con un altro progetto: Flashy Pithon. Il disco si può preascoltare e comprare sul sito del gruppo, e musicalmente siamo a metà tra i vecchi e più ritmati CYHSY e la sua nuova incarnazione folk-cantautorale. Mobbasta però Alec, dacci tregua per un paio d’anni almeno.

myspace

[ già su http://www.vitaminic.it ]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: