…ed è per questo che la voglio cantare

[Double feature stavolta: disco + live!]

brunorisascoverQuello che mi accingo a scrivere non è probabilmente "il solito post su Brunori Sas", come i tanti che avete letto negli ultimi sei mesi. Non mi dilungherò per l’ennesima volta (se nel 2009 non avete mai neanche sentito nominare Brunori Sas vuol dire che probabilmente trovate carina e solare la voce di Alessandra Amoroso) di quando Dario Brunori stava in Toscana e suonava nei glitchosi Blume, di come sia poi tornato in Calabria per motivi familiari e di come si sia poi trasformato, all’inizio per hobby e poi facendo sul serio, in cantautore/urlatore pop voce & chitarra. Ma soprattutto eviterò gli sdilinquimenti, di cui peraltro queste pagine sono solitamente pieni, tipici di chi si appassiona a certa musica che ascolta fino all’identificazione e al sentirsela addosso.
Perché per me in questo caso non è (in buona parte) così.

Il punto è che proprio questa è la forza delle canzoni contenute in Vol.1, album uscito l’estate scorsa e che è valso a Brunori Sas il premio Ciampi come migliore opera prima (oltre a consensi trasversali nella critica e in un pubblico che concerto dopo concerto si va espandendo): arrivare comunque alle orecchie e talvolta al cuore – anche di coloro a cui non arrivano alla pancia.

Io sono tra questi, e infatti la musica di Brunori non mi ha convinto immediatamente. Perché i suoi brani sono così diretti (nelle diverse sfumature del termine, dall’ingenuo al tenero allo sguaiato), diretti nel linguaggio e nei riferimenti di vita vissuta e osservata, che ai primi ascolti possono sì conquistarti subito, ma anche lasciarti piuttosto indifferente e freddo se – come me – ti senti lontano da un certo immaginario. E’ una questione di percorsi e di esperienze diverse: nelle canzoni di Vol.1 sono spesso presenti i temi della semplicità, del richiamo della provincia (solo a tratti caratterizzata come provincia del sud) e di certe convenzioni familiari, del ritiro nel privato, che in questo momento proprio non sento né voglio sentire vicini (emblematico in questo senso un pezzo come Paolo, che "non lo sa per chi voterà, sa soltanto che vuole una moglie"). Non è questione di snobismo o di politicizzazione; oltretutto lo sguardo e la scrittura sono spesso ironici (un’ironia a volte esplicita, a volte sotterranea, quasi sempre bonaria; a volte magari in realtà assente, e altre volte presente e non colta).

Si aggiunga, dal punto di vista musicale, che io sono anche poco sensibile a certo cantautorato melodico italiano a cui Brunori è stato accostato (i nomi più gettonati sono quelli di Rino Gaetano – per la verve e talvolta per il cantato – e Ivan Graziani – per la delicatezza e per certi arrangiamenti).

Poi però succede che ci torni sopra, che riascolti, e ti rendi conto che le cose cambiano: e come spesso succede inaspettatamente e meravigliosamente nella musica pop, è la forza delle canzoni che scava nei preconcetti e nelle impressioni iniziali e le modifica. In questo album ci sono – su 9 – almeno un paio di pezzi bellissimi, e diversi altri azzeccati. Come Stai svetta su tutte: il tema della perdita, della nostalgia e dell’amarezza nell’affrontare la vita che deve andare avanti ("e il mutuo, il pensiero peggiore del mondo") è universale, e di fronte alla levità con cui è trattato il magone è inevitabile e difficilmente descrivibile a parole. Pure l’altro cavallo di battaglia Guardia ’82, con le sue criptiche citazioni baglioniane, coglie un sentimento che va al di là delle generazioni e del singolo vissuto di ciascuno, quello della crescita e dei ricordi estivi (e quando arriva il crescendo di "sulla spiaggia lattine anni ottanta…" è difficile non provare qualche brivido).

Gradita da queste parti anche Il Pugile, inserita a inizio disco probabilmente per la sua atipicità: un bozzetto più essenziale nella musica, candido nel suo sfogo a cuore aperto ("perché io sono un fiore"). E come dimenticare Italian Dandy, un divertissement che gioca a prendere in giro la vita bohémien fin nello stile del relativo canzoniere "maledetto", vedi alla voce Baustelle ("amami come quella volta all’Esselunga, quando in preda alla fame rubammo una baguette").

E alla fine succede, magari grazie alla dolcezza degli archi in sottofondo, che ti ritrovi a canticchiare e a commuoverti su una canzone come Nanà, vero e proprio manifesto della vita orgogliosamente normale cui si accennava sopra. Un gradino sotto invece (nei miei gusti) Di Così e L’Imprenditore, confessioni malinconiche tra orgoglio e insoddisfazione. Completa il lotto una cover di una vecchia canzone d’amore italiana, Stella D’Argento di Gino Santercole (chiii?), che ben s’intona con l’atmosfera del disco. Disco che complessivamente dimostra di meritare gli elogi ricevuti: una manciata di canzoni semplici e fruibili da tutti, che però rifuggono la banalità del cuoreamore in favore di un lessico più quotidiano e "vero", e che vengono impreziosite da arrangiamenti sempre azzeccati (si va dal voce+chitarra al suono più propriamente rock, a volte arricchito di fiati e archi: diversi gli ospiti dai Camera237 e gli Annie Hall, senza considerare il produttore Matteo Zanobini, amico ed ex compagno d’avventura nei Blume).

Non è stato uno dei miei dischi dell’anno, però non sempre devi sentire tue le cose per apprezzarle con convinzione.

– – –

brunorisettignano1
Il concerto dello scorso novembre alla Casa del Popolo di Settignano, prima apparizione fiorentina di Brunori Sas, ha visto l’esecuzione dell’intera tracklist di Vol.1, con Guardia ’82 e Nanà che grazie alla trascinante spinta della band hanno eguagliato Come Stai nelle mie preferenze. Ma tutti i brani si sono difesi bene: sì, si ascolta volentieri anche quella Paolo che su disco skippo sempre, anche per la sgradevolezza del riferimento a Padre Pio.

La band, dicevamo: dal vivo si chiarisce meglio il senso di questo moniker societario. Un progetto individuale nell’origine dei pezzi ma che si fa gioiosamente collettivo nell’esecuzione. Assieme a Dario ci sono l’inseparabile "Moglie-Sas" Simona (cori, handclapping, percussioni, arnesi vari), Dario Della Rossa alle tastiere e Mirko Onofrio al sax (bisognerebbe al proposito proporre a Brunori un album di brani suoi rifatti in stile Papetti, solo per poterlo intitolare "Brunori Sax"). Manca la batteria, ma l’effetto d’insieme è piacevolissimo – e ancor più agguerrito è il pubblico che gremisce la Casa del Popolo, che segue, applaude e in buona parte le canta tutte a memoria (!). Brunori tira fuori la sua parte più ruffiana e intrattiene l’uditorio alla grande (rischiando anche battute sulla tragica fine che stanno facendo le casedelpopolo e il relativo partito di riferimento, forse il motivo per cui qualcuno sprovvisto di ironia a fine serata si inquieterà…), ma lungo il concerto si trasforma anche in interprete misurato o rocker scatenato. Il feeling con Simona (vocale e scenico) è poi tenerissimo. Se proprio devo trovare qualche appunto, preferirei ci fosse un uso minore del "na-na-na" – speranza valida sia per i futuri pezzi in studio sia per il live, dove però il birignao è più che giustificato nel caso dei brani inediti con scrittura ancora "in progress" (questione di idiosincrasie personali, comunque: il fatto è che il na-na-na-na, oggettivamente, ci sta bene).

Tre, a proposito, gli inediti presentati: oltre a due di cui non ricordo il nome (e neanche il testo, dovrei scrivere i post lievemente più a ridosso dei concerti visti…), c’è l’immediata e divertente Con Lo Spray (che gioca sul giustaporre una serie di scritte sui muri. soooo smelling like teen spirit!). La chicca è poi, nel finale, la scanzonata cover dei Litfiba El Diablo, più che mai appropriata vista la sede (proprio nei locali del circolo aveva sede la storica Rockoteca Brighton!).

MA SOPRATTUTTO.
Brunori Sas suonerà(nno) dal vivo a Scandicci (FI) domani sabato 23 gennaio, al Ginger Zone. Il concerto, rispetto a quello di Settignano, sarà in versione full band (con batterista). Un buon motivo per recuperarlo o per fare il bis.

Io purtroppo non ci sarò perché impegnato dagli Eterea Post Bong Band di là e non ancora fornito del dono dell’ubiquità. Sono due concerti entrambi fighi e gratuiti: se ve li perdete entrambi, non vi basterà la giustificazione che vi siete firmati da soli in quanto maggiorenni. Ripresentatevi come minimo con certificato medico.

Scaletta:

Nanà
Italian Dandy
Paolo
Come Stai
L’Imprenditore
(inedito)
Di Così
Con Lo Spray (inedito)
Il Pugile
Guardia ’82
El Diablo
(inedito)
Stella D’Argento

Brunori Sas – Come Stai (video)

Di seguito altre foto. Notare l’ultima, in cui Brunori si riassicura eterna credibilità indie grazie al poster strategico piazzato dietro.

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