Scampati all’ennesima figuraccia. Anzi, no.

Il terribile terremoto che lo scorso 12 gennaio si è abbattuto su Haiti, provocando centinaia di migliaia di vittime e mettendo in ginocchio il poverissimo paese caraibico, si è portato via anche una vittima fiorentina. Si chiamava Guido Galli ed era un funzionario dell’ONU che lavorava dal 2008 ad Haiti presso la missione di peacekeeping "Minusth". Stava partecipando ad una riunione in un albergo che è crollato su se stesso.

Qui il commovente sito commemorativo (via Controradio), pieno di messaggi di affetto provenienti da tutto il mondo, creato dal suo compagno – compagno la cui esistenza, per inciso, risulta a livello di stampa nazionale solo da questa Apcom e dai trafiletti che la riportano, mentre ogni articolo più "corposo" descrive minuziosamente nella biografia ed aneddotica sul defunto soltanto il resto della famiglia, cancellando la persona a lui più vicina. Ma non è il momento di fare polemiche su questo.

Perché c’è purtroppo da registrare uno sfondone ben più clamoroso (a certe censure in questo paese siamo abituati): responsabile è tanto per cambiare La Nazione, che seguendo il trend (molto in voga dopo le tragedie di questo tipo) del lanciare notizie del tipo "persona (ma meglio bimbo o neonato) ritrovata dopo tot giorni viva sotto le macerie", il 14 gennaio lancia questo titolo a tutta pagina

«Solo morte e macerie
Scampato per miracolo al disastro di Haiti»
Guido Galli, fiorentino, superstite della sciagura

Nel link qui sopra potete vedere con i vostri occhi la pagina di giornale e leggere il testo di quella che viene presentata come "intervista", e che consiste in realtà di una sola frase («E’ stato un inferno — ha detto Galli —. Il mio capo e il collega che stava con me sono morti nel crollo del palazzo in cui in quel momento stavamo lavorando»).

Leggere l’intero articolo, che infiocchetta di particolari rassicuranti quella frase – non si sa bene se inventata (e da chi) o se pronunciata da qualcun altro e poi male attribuita -, è semplicemente agghiacciante ("si è salvato, nonostante tutto intorno continuassero a crollare macerie e si levassero grida e immagini di morte"; (…) "non risulterebbe neppure tra i feriti").

Per dovere di chiarezza, ecco il triste seguito (perché prima di tirare ognuno le proprie conclusioni è giusto avere informazioni più complete):
– il 16 gennaio su La Nazione appare un articolo non firmato in cui si dà la notizia che Galli si era salvato era infondata (senza alcun accenno al fatto di aver ampiamente contribuito a diffonderla come giornale), e nonostante il fiorentino non risultasse nelle liste di morti e feriti ancora non si sapeva niente;
– in un articolo del 18 gennaio (non firmato) Galli è segnalato come ufficialmente disperso;
– infine il 19 gennaio ecco la notizia del ritrovamento del corpo (comunicata un giorno prima alla famiglia), con ampio corredo di articoli (con le dovute omissioni di cui sopra).

Solo il 20 gennaio appare, nella cronaca di Firenze, un articolo di scuse del giornalista che aveva firmato l’articolo bufala con il virgolettato falso che ha probabilmente illuso, se non la famiglia che aveva fonti più dirette, tanti conoscenti della vittima.
Ecco le sue giustificazioni:

"La frase attribuita a Galli mi è stata riferita nel corso di decine di telefonate di controllo.
Con una quarantina di persone sono riuscito a parlare, altre utenze invece non erano raggiungibili. Poi ho controllato se c’erano siti internet che ne parlavano, siti locali di giornali in lingua italiana. E’ stato un lavoro di ricerca e di verifica lungo e difficile nel corso del quale mi è stata riferita quella frase attribuita al funzionario italiano scampato al terremoto: in realtà non era stata pronunciata dal nostro concittadino, ma da un altro dipendente delle Nazioni Unite, fortunatamente e realmente scampato al disastro. Ma questo l’ho potuto sapere solo un giorno e mezzo più tardi.
Per scrupolo, comunque non avevo scritto nulla della vicenda fino a quando – in nottata – la notizia che Guido era salvo ci è stata confermata dalla famiglia, informata al riguardo da organi ufficiali, famiglia che ha aggiunto anche altri particolari di cui era venuta a conoscenza e che coincidevano con le informazioni da me raccolte.
"

Personalmente comprendo le difficoltà di comunicazione in un contesto simile, e prendo atto che certi errori possono verificarsi e che la notizia rivelatasi poi fasulla è stata almeno data dopo aver effettuato un riscontro con quello che al momento sapevano la famiglia e le autorità. Ma continuo a ritenere abbastanza vergognosa la pratica di imbastire articoli a tutta pagina che per puri scopi sensazionalistici "vendono" storie a lieto fine con interviste rassicuranti, quando l’intero articolo è montato attorno a un breve virgolettato che non si è ottenuto di persona né evidentemente controllato a sufficienza.

Potrei aggiungere molte altre osservazioni su come da un foglietto provinciale come La Nazione (sempre più tristemente ridotto al binomio cronaca sportiva + alimentatore dell’agenda politico-culturale delle destre) mi aspetti questo e altro. Ma mi limiterò a dire che a mio modesto parere questo comportamento, se non si chiama sciacallaggio, di certo non è nemmeno giornalismo.

Scrivere questo post è stato sgradevole, sotto vari punti di vista, e lo sarà probabilmente anche leggerlo; ma certe nefandezze non devono passare sotto silenzio, e mi sembrava giusto fare la mia piccola parte perché più persone possibili sapessero.

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