Hey you! What’s new? I saw your face

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[Disclaimer: questo post, come altri che sono venuti e che verranno, manca drasticamente di attualità. Il mio blog è (anche) un quaderno di ricordi, ergo posto le cose quando voglio; magari se cercate roba fresca non vi interessa]

Per i concerti che si attendono e si vivono come momenti importanti, il passare dei mesi può far sbiadire il ricordo dei particolari o dell’esecuzione più o meno soddisfacente di questo o quel brano (per le scalette sapete bene che questo blog non dimentica e non perdona, come la sposa tarantiniana). Ma certe sensazioni, così come la soddisfazione data dall’esserti preso con la forza quel momento di cui avevi un maledetto bisogno, non svaniscono mai del tutto, e ti restano dentro anche quando non sarai più in grado di descriverle.

E’ il caso del concerto che forse più ho atteso nel 2009 (durante il quale di live ne ho visti tanti, ma di “gruppi della mia vita” ne ho incrociati meno rispetto al 2008). Concerto che ho iniziato a programmare circa un anno fa, e che per me è anche iniziato, inaspettatamente, già nel pomeriggio.

MP_gswLo spazio presentazioni di HMV è abbastanza affollato. Gente della mia età ma anche molto più giovane, com’è normale. Chissà, magari qualcuno di loro ha scoperto come me solo poche ore fa che i Maxïmo Park, che si esibiranno stasera in città, hanno in programma qui un mini-showcase promozionale acustico. Per me non poteva essere altrimenti: fino a poche ore fa in questo posto non ci avevo mai messo piede (né era particolarmente in alto nella mia lista delle mete turistiche da visitare al più presto). Poi invece arrivo, neanche il tempo di orientarsi un minimo e viene fuori che ho appena il tempo di registrarmi all’ostello se non voglio perdermi perdermi la possibilità del goloso “bis” a babbo morto.

Arrivano. Si esibiscono solo in tre, Paul Smith con il chitarrista Duncan Lloyd e il tastierista Lukas Wooller armato di diamonica (in pratica, i tre a cui si devono tutte le canzoni della band); fanno solo due canzoni, ma mi basta. La prima è Questing, Not Coasting – a distanza di tempo, il brano a cui mi sono più attaccato tra quelli di Quicken The Heart. La nuova Books From Boxes. E’ forse in questo momento che scopro di amarla.
La seconda è I Haven’t Seen Her In Ages, il pezzo che chiude il disco nuovo e che non verrà eseguito in serata.

Fine della pacchia. C’è però ancora il momento degli autografi, e io mi metto diligentemente in fila in mezzo a teenager e ventenni autoctoni con una copia dell’edizione speciale di Quicken The Heart, con la copertina rossa anziché dorata. Generalmente evito le edizioni speciali con copertina diversa, in qualche modo mi piace avere il disco “normale”, con la cover che passerà alla “storia”.
Generalmente, in effetti, non chiedo neanche mai gli autografi a nessuno; né prendo un aereo per sentire un concerto. E invece per i Maxïmo Park, che in Italia si sarebbero concessi pochi gorni dopo solo una striminzita data milanese infrasettimanale in una discoteca, sono volato qui con un low cost per vederli a Glasgow, non molto distante da quell’Inghilterra del nord da cui provengono.
Non ho il tempo, ma soprattutto non ho le parole giuste per far capire a Paul Smith e agli altri (a firmare ci sono tutti e cinque) perché *per me* i Maxïmo Park non sono stati in questi anni un gruppo come tanti, nonostante la loro musica sia per molti versi simile a quella di tanti, e quanto sia loro stupidamente grato per quelle canzoni che sono state esaltante, terribile e consolatoria colonna sonora di tanti miei mesi, e quanto tutto ciò capiti ormai così di rado dopo tanti anni di ascolti e di scoperte musicali. Riesco solo a balbettare che sono venuto dall’Italia apposta e che grazie, davvero, grazie.

MaxïmoParkHMV

Il terzo album del quintetto di Newcastle, ora posso ammetterlo anche qui, non ha mantenuto le sue promesse. Forse è solo colpa del troppo amore per il precedente Our Earthly Pleasures – che me li ha fatti sopravvalutare o che mi ha alzato troppo le aspettative, fate voi. Il fatto che abbia dei momenti di stanca non vuol dire però che la voce di Smith e le stilettate di tastiera o chitarra non mi freghino mai, o che l’ascolto sia privo di emozioni.

L’effetto è poi amplificato se Calm la ascolti nel tragitto in treno che unisce le due maggiori città scozzesi attraversando il nulla. Oppure se la sequenza iniziale Wraithlike/The Penultimate Clinch/The Kids Are Sick Again te la spari negli auricolari mentre attraversi di notte da solo il finto ponte di Edimburgo (città deliziosa), con da una parte la città nuova brulicante fino a poche ore prima di vita e di traffico, sotto di te la ferrovia e dall’altra parte la città vecchia, con il castello e le vie medievali del Royal Mile e le scalinate e le salite su cui interpicarsi e le abbazie da spiare da fuori e i negozietti da setacciare.  Roba da accelerarti il cuore. Nothing to look forward to.

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Alla O2 Academy della più grigia e londinese Glasgow (londinese per la somiglianza delle vie dello shopping e per la pioggia) i brani da QTH saranno 8, e si confermeranno adatti all’esecuzione live come avevo previsto fin dai primi ascolti. Ci guadagnano in particolare Tanned (un’orgia di synth impazziti) e Let’s Get Clinical (la canzone più sensuale mai prodotta dai MP), i pezzi più “strani” e che su disco in qualche modo ti lasciano più perplesso. L’effetto di the Kids Are Sick Again me lo aspettavo migliore invece.  Wraithlike è un ciclone che finisce senza che neanche me ne sia accorto.

E poi c’è il valore aggiunto di Paul Smith, parliamone: una vera forza della natura. Ricky Wilson dei Kaiser Chiefs o Alex Kapranos dei Franz Ferdinand (per citare due buone live band inglesi della stessa generazione che ho visto, dal repertorio altrettanto vasto e altrettanto/più famoso) al confronto appaiono semplici mestieranti. Smith valorizza la potenza di fuoco impressionante tirata su dai compagni con un carisma e una “cattiveria” glaciale che non gli daresti, guardando il suo aspetto da gentleman un po’ sfigato (vedi il solito cappello che su e giù dal palco non toglie MAI, e nessuno più crede sia una scelta di look…). La voce è potente, calda e proprio come su disco, senza possedere un timbro particolare né forzarla su soluzioni sofisticate, riesce ad accarezzare e a fare male.

Cinque pezzi a testa anche per i primi due album, con la fanbase britannica che reagisce in modo nettamente più folle a quelli dell’esordio A Certain Trigger. Graffiti è l’apertura indiavolata del live; Going Missing e I Want You To Stay grandiose; su Apply some Pressure che chiuderà lo spettacolo pogo in modo forsennato buttando fuori tutto quanto, non solo le parole del ritornello.

Poi ci sono i piaceri terreni. Girls Who Play Guitars e Our Velocity sono una goduria adrenalinica per le orecchie. Su Books From Boxes non c’è bisogno che racconti nulla, davvero. E l’arrivo sperato ma non preventivato di Parisian Skies e By The Monument mi commuove e annienta definitivamente.

In una scaletta ampiamente soddisfacente (avrei voluto anche The Coast Is Always Changing, Postcard Of A Painting e Your Urge, ma non saprei dire al posto di quali altri pezzi vecchi) c’è spazio verso la fine anche per un inedito (outtake dell’ultimo disco, in seguito bside di Questiong, Not Coasting), eseguito pare spesso: si intitola That Beating Heart, è lenta e non conoscendola è l’unico momento in cui riesco a rifiatare.
Per il resto è un susseguirsi di immagini, entusiasmi e ferite che tornano alla mente senza sosta. Il tutto in mezzo a una bolgia di sconosciuti altrettanto teneramente entusiasti, con i vestiti mezzi zuppi per la pioggia presa per arrivare, con la gambe spossate da un paio di giorni passati in giro a camminare.
Cazzo se lo rifarei mille volte.

Vedere un concerto all’interno di una fuga dalla realtà che gli hai costruito attorno, con vicino a te le persone giuste con cui condividere la propria solitudine, non ha prezzo (in realtà economicamente ce l’ha ed è pure basso, tiè).
Senza contare che la locale O2 Academy, teatrone per concerti fighissimo con galleria e platea, non è esattamente l’equivalente dei Magazzini Generali.

[altre foto a fine post, cliccare per ingrandirle]

– – –

I gruppi di supporto erano stati due. Entrambi hanno voci femminili: questo dice qualcosa sul pubblico e quindi sulla musica dei Maximo Park (non li vedo molto bene gruppi con voce femminile di supporto ai Kaiser Chiefs, per dire).

noisettes
I supporter principali (quelli che poi suoneranno con loro anche in Italia) sono i Noisettes. La cantante è una sorta di Skin dei poveri che vuol fare la panterona à la Grace Jones. Stacco di coscia imperioso, pose da strappona, bella voce esibita pacchianamente. La musica è davvero insignificante: già non mi aveva detto granché quel che avevo ascoltato, ma dal vivo il loro mainstrindie-poprock da sfilata di moda si rivela in tutto il suo fintume. L’ultimo Lenny Kravitz al confronto è da pelle d’oca. Ridateci gli ultimi Garbage, piuttosto.

stricken_city
I primissimi a esibirsi invece si chiamano Stricken City, di loro al momento del concerto non è ancora uscito neanche un Ep (il mini album Songs About People I Know sarebbe poi uscito nell’estate) ma sono molto più interessanti; le canzoni un po’ stile Orange Juice vs. Siouxsie vs. Metric acquistano più vivacità, la cantante Rebekah Raa tiene bene il palco e dà una lezione di autenticità alla patinata e pettinata frontwoman che l’avrebbe seguita. Mi pare strano che a distanza di mesi di loro non si parli ancora granché, probabilmente non hanno incontrato il favore dei blog e delle webzine “giuste”.

Maxïmo Park setlist

Graffiti
Wraithlike
A Cloud Of Mistery
Our Velocity
I Want You To Stay
The Kids Are Sick Again
In Another World (You Wouldn’t Have Found Me By Now)
Books From Boxes
Going Missing
Let’s Get Clinical
Parisian Skies
Tanned
By The Monument
Calm
Now I’m All Over The Shop
Girls Who Play Guitars
That Beating Heart
Questing, Not Coasting
Apply Some Pressure

Maxïmo Park – Questing, Not Coasting (video)
Maxïmo Park – I Want You To Stay (Live @ The O2 Academy Glasgow 15/05/09)
Maxïmo Park – (gig opening with) Graffiti @ The O2 Academy Glasgow 15/05/09)

 


Maxïmo Park – I Haven’t Seen Her In Ages (acoustic live @ Glasgow HMV)

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6 Responses to Hey you! What’s new? I saw your face

  1. uaz che memoria, io mi ero già dimenticata la metà delle cose….

  2. utente anonimo says:

    conosco un tizio che deve ancora scrivere il report dell’atp degli explosions in the sky (2008), quindi sei in perfetto orario! vale

  3. utente anonimo says:

    A parte l’invidia esagerata che provo in questo momento, io sono sempre più convinta che prima o poi dovremo incontrarci e prenderci un caffé e psicanalizzarci a vicenda.
    Gran bel post.

    liz

  4. Franfiorini says:

    I Noisettes, visti anche come opening act dei Muse anni fa, mi fecero discretamente cagare. Ecco. Lei urlava come una erinni.

  5. Franfiorini says:

    P.s. Smettila con questo flash ai concerti! Le foto si fanno con l’ISO alto e senza flash. :P

  6. Dis0rder says:

    kay: la giapponesità ha i suoi vantaggi, riordinando/scorrendo le foto ci si ricordano un sacco di cose anche a distanza di tempo ;)

    vale: credi che non abbia anche io dei concerti 2008 in arretrato? ;) Del resto fu un’ottima annata, come per il vino, e invecchiata è ancora più buona. :D

    liz: ti farò sapere quando salgo per qualcosa! (grazie, arrossisco)

    Fran: un tizio ha appunto scritto in proposito nella bacheca dell’evento su lastfm: "I hate Noisettes, they were shit supporting Muse 3 years ago and they were shit last Friday. I can’t believe I’ve seen them twice".
    Che poi, non è che siano pessimi in senso assoluto, probabilmente. Mettili ospiti a Quelli che il calcio, e per il pubblico di Simona Ventura andrebbero bene. Ma proprio con la musica che piace a noi non c’incastrano…

    ps. per le foto senza flash però bisogna stare sotto il palco. Io sto sempre lontaaaano! (e anche quando ci sono poche persone e potreifarlo, mi scoccia infilarmi e andare a fare le foto da vicino/sotto. Tanto non verrebbero comunque questi gran capolavori)

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