I don’t want to live in a dream, I want something real

buzzcocks1Non avendoli mai visti, non potevo certo lasciarmi sfuggire il concerto dei Buzzcocks che qualche giorno fa suonavano nella patria del punk, che è come tutti sanno Colle Val D’Elsa (?).
Quando iniziano, più tardi di quel che avrei immaginato vista l’età non verdissima di alcuni membri del gruppo, il Sonar è giustamente pieno. E si parte subito alla grande con Boredom, doppiamente storica perché del primissimo e più sperimentale periodo (quello dell’EP Spiral Scratch del 1977, con in formazione Howard Devoto poi fondatore dei Magazine).
In realtà sul resto non c’è molto da dilungarsi: non è niente di sorprendente, si tratta semplicemente di un’ora strepitosa di chitarre pogo & cori con in scaletta tutte le hit, da Autonomy a Promises, fino a Orgasm Addict che chiuderà il bis. Verso la fine arriva anche il loro pezzo più universamente noto, Ever Fallen In Love, che insieme a You Say You Don’t Love Me (non a caso coverizzata spesso dal vivo da Zio Ciuffo) è una delle migliori testimonianze della vena melodica e pop che affiora spesso e volentieri dai riff punk delle loro canzoni.
Per quanto riguarda la band, c’è da dire che i superstiti della line-up classica anni 70 sono solo due, il leader Pete Shelley e il chitarrista Steve Diggle. Il primo sarebbe la storica voce della band, ma ormai dal vivo questa distinzione non c’è più, i due si smezzano le canzoni con ottimi risultati. Per la verità tra i due Diggle è decisamente più rockstar, con il suo aspetto da gentleman ubriaco e le pose da guitar hero con un filo di autoironia. Shelley è invece tragicamente appesantito nel fisico (io non lo avevo visto in immagini recenti e avevo scambiato Diggle per lui, perché non concepivo una simile trasformazione), ma di questo non importa ovviamente nulla a nessuno mentre canta imbracciado la chitarra, fasciato nella sua maglia figa e grottesca al tempo stesso.

Almeno una volta nella vita i Buzzcocks andavano visti. Però se in futuro tornassero in zona mi ci ritroveranno senz’altro, perché saranno sì un pezzo di storia del rock ma non puzzano affatto di museo.

Setlist (*)

Boredom
[Fast Cars]
I Don’t Mind
Autonomy
[Get On Your Own]
[What ever Happened To?]
Why She’s The Girl From The Chainsaw
[Sick City Sometimes]
Why Can’t I Touch It?
I Don’t Know What To Do With My Life
You Say You Don’t Love Me
Noise Annoys
Promises
Love You More
What Do I Get?
Harmony In My Head

[?]
Oh Shit!
Ever Fallen In Love (With Someone You Shouldn’t’ve)
Orgasm Addict

(*) le parentesi quadre sono brani che non conoscevo/non ho riconosciuto/non mi sono ricordato. Le ho riempite in via puramente ipotetica, basandomi sulle scalette di altre date dell’ultimo tour (sono tutte molto simili)

buzzcocks2

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