Quanto sei bella

Cammina davanti a me. Una ragazza di una bellezza non troppo ricercata, dal look grintoso: stivaletti felpati, gonna abbastanza corta con fuseaux neri sotto e giubbotto sopra, capelli lunghi mossi e finto-spettinati (?); faccia pulita ma non troppo, dai lineamenti regolari.
Cammina davanti a me con andatura che svela la sua sensualità solo a uno sguardo più attento: quello che mi deciderò a concederle dopo, discretamente, per cercare di capire il perché di quel tono di voce, di quella confidenza non richiesta, di quel fastidioso incidente che incrina la tranquillità della mia passeggiata sotto un inaspettato sole invernale.

"Quanto sei bella OOOH!" "OOOH sì, proprio te!".
Sento risuonare i commenti che i due buzzurri rivolgono alla ragazza chiari e feroci nella strada affollata del centro.
Lei tira dritto senza neanche un cenno. Magari non ha neppure sentito. Magari è una di quelle che trae soddisfazione dal riuscire a suscitare in giro commenti da osteria (e in questo caso la volgarità stava solo nel tono e nella gestualità). O magari fa parte di quella che voglio sperare sia ancora una maggioranza tra le donne, quelle che scambierebbero ben volentieri cento commenti ingrifati e coreografici per un complimento galante o un semplice sorriso – anche se non hanno quasi mai la prontezza, e come non capirle, di rispondere a tono allo scaricatore di porno di turno: MA. COME. CAZZO. TI. PERMETTI. MUORI.

Io invece sento bene e provo all’improvviso un forte fastidio – sarà che già non ero di ottimo umore di mio. Da una parte mi vergogno per il genere maschile a cui appartengo; dall’altra mi tornano in mente le sciocchezze sull’esibizionismo e sulla mancata discrezione che ci vengono continuamente propinate quando si parla di Pride e di diritti delle minoranze in genere.
Perché no, mettere in imbarazzo delle estranee soltanto per affermare a gran voce davanti a se stessi o ai propri simili una virilità minacciata dall’educazione non è esibizionismo; è anzi un modello comportamentale permesso, tollerato e di fatto incoraggiato dalla nostra società.

Sarà ingiusto, sarà un atteggiamento snobistico e pure un po’ classista, ma proprio non provo istintivi sentimenti di pietà o vicinanza pasoliniana rispetto all’ignorante che trova nel machismo forzato uno degli pochi momenti di affermazione sociale; questo nonostante sia razionalmente consapevole che in buona parte la responsabilità del perdurare di certi schemi da età della clava è delle istituzioni sociali che dovrebbero contribuire a smussare le tendenze primitive e sviluppare in tutti i cittadini un minimo comune denominatore di rispetto per il prossimo (e per se stessi, perché il velinismo è l’altra faccia della stessa medaglia) (che periodo insopportabilmente lungo e saccente).
Se le passo rapidamente in rassegna, queste istituzioni di "controllo", mi viene da ridere per non piangere. La scuola dell’obbligo, o quel che ne rimane. Le religioni organizzate. La politica. E la principale: la televisione.

Ma mentre dentro di me faccio il sociologo da strapazzo del lunedì i due tizi staranno già omaggiando di bordate di fischi la prossima vittima, colpevole di preferire la luce del sole al burqa.

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4 Responses to Quanto sei bella

  1. utente anonimo says:

    Stretta di mano virtuale, molto sentita.

    liz

  2. utente anonimo says:

    oh, diaha’, ma poi come l’è finiha, l’ha trombaha?

    m.

  3. italiani. (i greci, anch’essi corteggiatori truci, ebbene questa cosa non la fanno)

  4. Dis0rder says:

    liz: grazie :) (vorrei chiarire che in passato ho sentito anche ben di peggio – esperienza del resto comune a molti, immagino. E la mia reazione interiore in questo caso è stata senz’altro amplificata da un momento di malumore e di segaiolismo mentale. Però il fastidio c’era stato anche altre volte)

    pattymeet
    : e dire che da quelle parti avete pure i corteggiatori proci, oltre ai truci :)
    comunque sì, tutto molto italiano. come il commento di…

    m.: kretino :P

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