Veni, vidi, blogui (Part 1: Limonaia Calling)

[1990s. Let’s Wrestle. Pete & the Pirates. The Joy Formidable. Eugene McGuinness. The Vickers. IDavoli]

Che maratona di minipost sia!

Cominciamo con i 1990s, per i quali qualche settimana fa alla Limonaia di Fucecchio mi ero fatto previsioni troppo basse rispetto all’affluenza. Che è stata massiccia: e non credo fosse tutto merito degli italiani The Peep Ones e Cruel che suonavano di supporto (io ho visto solo i secondi, mai sentiti prima e di cui non riesco a rintracciare il myspace, e ne ho apprezzato l’impatto); evidentemente il trio scozzese capitanato da Jackie McKeown esercita, dopo due album e vari passaggi in Italia (già due anni fa erano passati di qui) una certa attrattiva, superiore alla media delle band similari, sulle giovani generazioni seguaci dei suoni brit-rocknroll.

1990s-2010
Riascoltando dal vivo, dopo averle digerite da tempo su disco, le canzoni dell’esordio Cookies e del seguito Kicks (queste ultime prevalgono ovviamente in scaletta, anche perché non hanno niente di invidiare a quelle vecchie) si nota una certa uniformità nel livello dei pezzi. Ok, il pubblico si scalda molto di più sui singoli più ballati o ascoltati in questi anni (dalla recente 59, uno dei brani cantati dal batterista Michael McGaughrin, alle vecchie You’re Supposed To Be My Friend e You Made Me Like It, quest’ultima con contorno di danze scatenate sotto il palco). Tuttavia anche il resto è di ascolto piacevole (in particolare i coretti di Tell Me When You’re Ready e la ruffianissima The Box). Il contraltare è che insomma, mi pare manchino anche i guizzi che possano elevare una onesta live band a gruppo del cuore di qualcuno – o comunque rappresentativo di un’epoca o di un suono.
Niente di male, per carità: i 1990s tengono le loro stesse aspettative basse e offrono solo un po’ di rock and roll britannico. Come su Kicks, anche dal vivo  McKeown (simpatico ma non proprio un frontman sconvolgente) spartisce con i due compagni Dino Bardot e  soprattutto Michael McGaughrin le parti vocali soliste, e la cosa rende ancor più scorrevole l’ora di concerto.

Setlist:

?
See You At The Lights
Everybody Please Relax
Tell Me When You’re Ready
Is There a Switch For That?
I Don’t Even Know What It Is
59
Kickstrasse
You’re Supposed To Be My Friend
Vondelpark
Balthazar
You Made Me Like It

The Box
Giddy Up
Cult Status

1990s – 59 (Live @ Limonaia-Fucecchio, 2010!)
1990s – You Made Me Like It (Live @ Limonaia-Fucecchio, 2010)

– – –

L’occasione è buona, come dicevo, per pubblicare qualche foto e annotare qualcosa (smaltendo così un po’ del pauroso arretrato di questo blog) su altri concerti musicalmente affini visti più o meno nell’ultimo anno, quasi tutti nello stesso locale.

let
L’ultimo, sempre nell’ambito della sempiterna rassegna "British Invasion" (curata da Reality Bites), era stato quello dei Let’s Wrestle, autori con In The Court Of The Wrestling Let’s (la dissacrante citazione è elementare) di uno dei miei dischi preferiti del 2009.
Anche la loro formula non inventa nulla: la freschezza e incoscienza di tante indie band albioniche di età pre/postpuberale (i Let’s Wrestle sono poco più che maggiorenni, anche se già suonano nei locali londinesi da anni), uno spiccato senso melodico che ne fa a tratti dei novelli Buzzcocks un po’ più arty, cantante dalla voce coinvolgente e dall’accento adorabile, testi non banali. Dal vivo non si preannunciano esattamente come una forza della natura, a vederli in stato catatonico sul divano della Limonaia cinque minuti prima dell’inizio. Quando tocca a loro invece portano bene a casa il concerto, pur senza strafare. Il batterista appare quello più tecnicamente in difficoltà nel tenere botta, mentre il bassista è più rilassato nel suo interpretare il ruolo del Figo Del Gruppo; il cantante/chitarrista  Wesley Patrick Gonzalez (quel Patrick come secondo nome l’ho già sentito da qualche parte…) è buffo, nel suo look da liceale sfigato.
Spiace solo che di un album così ricco (16 tracce!) vengano tralasciate molte canzoni, in favore di inediti o brani da ep (anche se tra quelle non poteva certo mancare Let’s – fucking! – Wrestle). La scarsa durata del concerto invece me l’attendevo, e del resto è in linea con quella dei gruppi ggiovani d’oggi. L’importante comunque è che non sia mancata I’m In Love With Destruction (la mia preferita). E poi andavano provati, perché per i Let’s Wrestle vale il discorso opposto ai 1990s (rispetto ai quali hanno richiamato un pubblico ahimé più che dimezzato): mentre l’esperienza dal vivo è scarsa, loro di canzoni e personalità ne hanno. Speriamo che maturino bene.

let
let
Aneddoto: per la prima di diverse date italiane, i Let’s Wrestle erano arrivati con una sola copia rimasta dell’album (che ripeto, è fichissimo). O voi che li avete visti altrove, siete rimasti senza? Mi spiace: l’ho comprata io.
Mi hanno candidamente raccontato che sì insomma, c’era questa data londinese superaffollata qualche giorno prima e li hanno venduti quasi tutti lì e non ne avevano altri stampati. Geni del marketing, visto come i banchini ai concerti ormai siano il posto dove si vendono più cd…

letSetlist (riportata da scaletta cartacea, visto che l’alcool in questo caso aveva ridotto la memoria. Tra l’altro nella foto qui accanto trovate i disegni fatti dai Let’s Wrestle stessi sul retro)

My Arms Don’t Bend That Way, Damn It!
I’m In Love With Destruction
We Are The Men You’ll Grow To Love Soon
Diana’s Hair
Insects
I Won’t Lie To You
"Dear John"
Song For Man With Pica Syndrome
"Lazy"
I Want To Be In Hüsker Dü
"True Love"
"Not Give In"
Let’s Wrestle

Tanks
Song For Old People

Let’s Wrestle – I Won’t Lie To You (video)
Let’s Wrestle – We Are The Men You’ll Grow To Love Soon (mp3, via)
Let’s Wrestle acoustic live + intervista @ Maps, RCDC

– – –

pete_and_the_pirates1
pete_and_the_pirates2Anche i Pete & The Pirates erano venuti alla Limonaia, ma a inizio 2008. Io me li ero persi, ma li recuperai nell’autunno successivo a una delle prime serate di Queer Aboard (la serata glbt & friends di cui avevo parlato qui, e che nel frattempo si è felicemente stabilizzata, abbinando una selezione musicale danzereccia decente alla proposta di concerti o spettacoli vari).
Un peccato che la combinazione disco + concerto non fosse stata sfruttata dai più, visto che tra il pubblico del live e quello del ballo ci fu un ricambio quasi totale. Peggio per loro, a me la cosa fece molto piacere.

Il concerto dei Pirates fu figo, una performance migliore di quella dei compagni d’etichetta Let’s Wrestle che avrei poi visto l’anno dopo (vedi sopra). Del resto i pirati sono anche un po’ più grandicelli d’età. Formazione a cinque, canzoni in stile Futureheads/Bloc Party, altrettanto ben scritte rispetto ai suddetti Let’s Wrestle (Knots e Mr Understanding su tutte) ma suonate con tiro invidiabile, cantante (Thomas Sanders) con voce all’altezza e presenza scenica notevole (con anche una bella presenza che non guasta mai).

pete_and_the_pirates3Qui si attende speranzosi il successore dell’ottimo esordio Little Death (che era del 2008, quindi non dovremmo aspettare troppo) per verificare se tengono.

Setlist (tra parentesi i pezzi non sicuri):

Knots
Lost In The Woods
(Bears)
Eyes Like Tar
Bright Lights
She Doesn’t Belong To Me
This Thyme
(Blood Gets Thin)
Dry Wings
(?)
Jennifer
Not A Friend
Mr Understanding
Come On Feet

Pete & The Pirates – Knots (video)

pete_and_the_pirates4

– – –

eugene_mcguinnessRestando in ambito brit-rock ma tornando alla Limonaia: Eugene McGuinness, giovane singer-songwriter autore di un disco d’esordio omonimo piuttosto interessante (che seguiva a un demo/mini album altrettanto apprezzato; come stile potremmo citare tra le tante influenze Paul Weller e Billy Bragg) ci suonò a fine 2008. Il suo live una piccola delusione, e non tanto perché McGuinness si presentò da solo voce e chitarra (con una band i pezzi avrebbero reso meglio, ma d’altra parte poteva essere l’occasione per testarli in versione più essenziale), bensì per la durata davvero scarsa: una mezzoretta risicata.
Samuel Katarro, il giovane alt-bluesman pistoiese/fiorentino che era di supporto (nella sua incarnazione live che ho ascoltato più volentieri, quella in cui è accompagnato da un violinista) aveva suonato addirittura di più, e nonostante non sia affatto il mio genere (ho qualche problema con quel tipo di vocalità, e comunque le mie orecchie sono troppo pop-oriented anche per azzardare giudizi) ci mise senz’altro più intensità.

Tornando a McGuinness, va detto che il suo album contiene in effetti solo mezzora di musica; però avrebbe potuto attingere di più dal mini-album del 2007. E poi, nel momento in cui ti presenti da solo e senza orpelli, dovresti "darti" un po’ di più al pubblico. Non è necessario arrivare a certi sacrifici: a volte bastano anche qualche cover in più (oltre a Ask) o un medley improvvisato o qualche battuta per stabilire un bel feeling e lasciare un buon ricordo. Invece niente, una manciata di brani eseguiti puntualmente e tanti saluti. Non so se anche le altre date di quel tour italiano fossero in versione solo, magari quest’ultima (di domenica) lo vedeva stanco per le precedenti e abbandonato dalla band. In caso contrario, non capirei il senso di un live del genere.

Setlist:

Moscow State Circus
Nightshift
Wendy Wonders
Fonz
Those Old Black And White Movies Were True
Rings Around Rosa
A Child Lost In Tesco
Ask (Smiths cover)
(?)
Atlas
Bold Street

Eugene McGuinness – Fonz (video)

– – –
the_joy_formidable2

Discorso inverso per The Joy Formidable (visti ad aprile, stessa location): nel loro esordio A Balloon Called Moaning la personalità nella scrittura e nella produzione è scarsina, mentre dal vivo i tre gallesi scatenano ritmi tra il wave-revival e il puro power-pop e si dimostrano precisi e potenti, lasciandomi soddisfatto e divertito. Menzione d’onore per la biondissima cantante/chitarrista (con il look di una sorta di Dolores O’Riordan indie), solo per il fatto di chiamarsi Ritzy(…). Per fortuna credo che buona parte del pubblico non ne fosse a conoscenza.

The Joy Formidable – Whirring (video)
The Joy Formidable – Cradle (Live @ Limonaia-Fucecchio, 2010) (qui altri pezzi dello stesso concerto)

the_joy_formidable1
the_joy_formidable3
In apertura ai Joy Formidable avevano suonato The Vickers,band fiorentina che ho già avuto modo di vedere diverse volte da quando a inizio 2009 è uscito il loro album d’esordio, Keep Clear.
Nel corso delle varie date il miglioramento nel live è stato progressivo: il merito però va forse ascritto anche alla mia maggiore confidenza con le loro canzoni.

La musica dei Vickers, rispetto alla maggior parte delle nuove band indipendenti attuali, non si ispira a modelli particolarmente attuali o d’avanguardia, né si butta nel collaudatissimo filone del revival postpunk/wave/etc. I Vickers guardano piuttosto al rock anglosassone "classico": si ritrovano nelle loro canzoni il Dylan elettrico, gli Stones più dylaniani, gli Wilco più classicheggianti (o al massimo gruppi attuali dal sound più vintage, à la The Coral).
Il pregio di queste sonorità è che dal vivo risultano familiari e gradevoli un po’ a tutti, anche al primo impatto (così è stato anche alla Limonaia, nonostante sia stato il loro concerto con pubblico più scarso tra quelli che ho visto).
Il rovescio della medaglia è che, in mancanza di una vocalità particolarmente caratterizzata (ma dagli ultimi live si nota che la personalità delle voci è in crescita, il che probabilmente si rifletterà nelle auspicate uscite future), paradossalmente i loro pezzi non si impongono subito all’attenzione dell’ascoltatore dai gusti un po’ più "moderni". Con gli ascolti successivi però le cose iniziano a cambiare, e brani come Here Again, il singolo The Only One e Days Pass Away si fanno apprezzare.

[I Vickers suoneranno di nuovo a Firenze, dopo un po’ di mesi di assenza, all’ExFila. Stasera – lo dico giusto nel caso qualcuno leggesse questo post nelle prime ore]

The Vickers – The Only One (video)

the_vickers-limonaia

– – –

Termino infine questo (primo?) filotto di note arretrate parlando di un altro live italiano stavolta più recente, quello de IDavoli (pare che si scriva così, tutto attaccato. grrr, come odio questi dubbi). Il gruppo pistoiese ha avuto l’occasione di esibirsi qualche venerdì fa al Viper – dove peraltro lo avevo già visto in azione nel 2008, insieme ad altre band, in occasione di una (mi pare) semifinale del Rockcontest. Il quintetto pare sensibilmente migliorato rispetto a quella esibizione un po’ scalcagnata. Non presentano niente di rivoluzionario: un punk-funk-wave dalle solite influenze (Rapture, LCD Soundsystem, Gang Of Four etc.). Però stavolta sono più precisi (scopro tra l’altro che hanno in comune il batterista con i Karl Marx Was A Broker, che non fanno esattamente lo stesso genere), e la loro musica dal synth invadente fa il suo dovere, che è semplicemente quello di pompare adrenalina e far ballare. O almeno lo farebbe in una situazione più affollata (il Viper per un gruppo emergente è enorme, e inoltre siamo nella serata QueerAboard che non abbonda di appassionati di musica live – vedi sopra). C’è da dire poi che il concerto va in crescendo: mentre i pezzi eseguiti all’inizio non mi convincono (Death, probabilmente una delle canzoni più vecchie, vorrebbe giocare sul ritornello appiccicoso ma risulta fastidiosa nella sua monotonia), in seguito ne arrivano altri finalmente un po’ più elaborati, che non perdono in tiro ma mostrano qualche idea in più che fa ben sperare.

[Fine! I prossimi filotti saranno più corti e sintetici. Forse]

One Response to Veni, vidi, blogui (Part 1: Limonaia Calling)

  1. utente anonimo says:

     auguri

    brugo

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