Quantificando il male che mi fai


Questa donna non è una donna
questa donna è un miracolo
per il modo che ha
di morire e poi rinascere
di moltiplicare i baci
starmi accanto anche quando è a casa usa
far muovere i miei occhi
di capire tutto ciò che ho
darmi tutto quello che non ho

di non sapere che non è una donna
di non sapere che è un miracol
[*]

dente-lamorenonebello
Posto che la mia anglofilia musicale non mi permette di scegliere tra infiniti ascolti, se dovessi indicare il mio disco italiano *in italiano* del 2009 non avrei dubbi: indicherei quello pubblicato da Dente. L'Amore Non È Bello, uscito più o meno 12 mesi fa, ha raccolto un successo notevole proiettando lo spettinato Giuseppe Peveri da Fidenza verso una notorietà non proprio nazional-popolare, ma senz'altro più ampia rispetto al pubblico di noi quattro gatti che andiamo ai concerti di musica indipendente (passaggi su Radio Deejay; piazzamento al primo posto tra i dischi italiani del decennio in un pur statisticamente ridicolo sondaggio di Corriere.it; rubrica musicale tenuta su Il Fatto Quotidiano). Sono ormai fuori tempo massimo per parlarne? Per i tempi di questo blog, decisamente no.

Se di L'Amore Non È Bello quasi tutti hanno riconosciuto il buon livello di songwriting, senz'altro a qualche fan della prima ora è rimasto nel cuore il vecchio Dente: quello solo voce e chitarra, in cui i calembour, l'autoironia e la capacità di creare bozzetti acustici semplici e giocosi vengono prima della melodia e dell'interpretazione. Insomma, quello dei primi due album Anice In Bocca e Non C'è Due Senza Te e dell'ep Le Cose Che Contano.

Io ho invece salutato con più entusiasmo la raffinatezza degli arrangiamenti di questa ultima fatica, le cui canzoni vanno oltre il cantautorato lo-fi e naif (genere di cui non sono particolarmente appassionato; tra l'altro il brano più in stile "primo Dente" è Finalmente, l'unico che non mi piace), per lasciare, diciamolo, più di una traccia importante nella musica pop italiana. Come non amare un disco che si apre con una dichiarazione d'amore delicata e sognante come quella del capolavoro La Presunta Santità Di Irene (i versi che aprivano questo post), e che più avanti passa alla descrizione più banalmente cupa dell'abbandono e della conseguente disperazione nella splendida Buon Appetito? Quest'ultima (pezzo da struggimento dell'anno) ti mette il magone addosso fin dai primi accordi, prosegue sul filo dell'imprecazione con strofe e ritornello, per poi sfociare, dopo un mezzo minuto di "pausa" ritmica che aumenta la tensione, nel terribile finale. Perché a volte alla fase dell'accettazione non ci si arriva mai.

e quando fai la spesa cosa comperi
di che colore hai colorato i mobili
vorrei non sapere più nemmeno dove abiti

Il primo nome che viene in mente all'ascolto di questo disco – e soprattutto della coppia di canzoni piazzata al centro della tracklist – è senz'altro il Lucio Battisti più delicato, non più beat e non ancora pop da fm, di album come Il Mio Canto Libero e Il Nostro Caro Angelo (per Parlando Di Lei A Te), oppure quello successivo più rilassato di pezzi come Sì viaggiare (per Sole); personalmente non ho colto però nessun effetto-calco, per la maggiore essenzialità che comunque permane e anche per merito dei testi – che non indulgono certo in stereotipi alla Mogol.

Ecco, i testi. Come da titolo dell'album, nelle storie di Dente non c'è molto spesso il rasserenante lieto fine. Non importa se sia o no litigarello, l'amore non è bello e basta. Comporta scazzi ("Andata in modo poco elegante, forse è meglio per te", in Solo Andata). Sacrifici. Compromessi. Insicurezze (Incubo). Può finire così, senza un motivo, lasciandoti distrutto o svuotato (sulla cover del disco c'è una coppia che si bacia, ma solo se apri il libretto riesci a inquadrare la foto integrale: dall'altro lato del vagone della metropolitana c'è un ragazzo solo, che a quella coppia felice dà le spalle).

La lieve disillusione che anima parte di questi brani (non si può parlare di vero e proprio concept, visto che brani dalle atmosfere più serene o più tristi si susseguono piuttosto alla rinfusa, con effetto talvolta spiazzante) non deriva comunque da spirito superomistico, né da angoscia esistenziale o collera verso una partner che ti succhia l'anima e ti butta via. Più semplicemente, si descrivono il retrogusto amaro degli investimenti sentimentali fallimentari (Sempre Uguale A Mai), degli amori contrastati sul nascere dall'ostacolo dell'etilometro (l'irresistibile leggerezza di Quel Mazzolino), la voglia di provare a costruire qualcosa insieme, consapevoli dei rischi e delle difficoltà materiali e psicologiche (l'impegno solenne preso in Vieni A Vivere). Insomma, "faccio una cazzata, la più grande che ci sia" (l'essenziale dichiarazione di Mi Fido Di Te). Storie degli anni zero per gente degli anni zero, che alla citazione bohémien o al maledettismo pretenzioso preferisce un linguaggio della realtà e un romanticismo dell'esperienza (le doppie punte di A Me Piace Lei), spezzato e reso "vero" da frequenti battute e giochi di parole (e qui la continuità con i vecchi dischi c'è tutta). "Posati sul cuscino, sogna che sogno che sogni che sono vicino", "bombola gasolina, scoppiami nel cuore quando vuoi" (Voce Piccolina, altra chicca).
Un disco per innamorarsi, per sognare, per rimuginare, per piangersi addosso senza sprofondare nella depressione totale. E l'acne lasciamola pure combattere ai più giovani.

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Nel 2009 ho sentito Dente dal vivo due volte: in entrambi i casi con la band a quattro, composta oltre a lui dal Signor Solo alle tastiere (fondamentale nel ricreare con precisione e calore il suono di L'Amore Non È Bello), da Nicola Faimali al basso e da Gianluca Gambini alla batteria. In entrambi i casi non sono mancate le canzoni del vecchio repertorio ad arricchire la scaletta (con Baby Building che vince sempre al pelledocometro), insieme alla cover di Verde dei Diaframma (già nell'album tributo alla band di Fiumani Il Dono), a quella Beato Me che è stata uno dei brani di punta della compila Il Paese È Reale, e a qualche sorpresa (La Cena Di Addio, singolo free download di qualche anno fa).

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Il concerto che ho preferito è stato il primo, quello alla Corte dei Miracoli a Siena (a cui si riferiscono tutte le foto di questo post).
Una serata di cui serbo bellissimi ricordi (anche per la bella compagnia che si era creata), in cui Dente aveva mostrato tutta la sua capacità di intrattenitore e improvvisatore (mi si dice che quando in passato girava da solo, la parte "cabarettistica" era ancor più sviluppata: io non ho potuto giudicarlo dal vivo all'epoca, ma senz'altro quello attuale è un ottimo equilibrio tra spessore musicale e carisma sul palco).

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In autunno poi, forte di un'esposizione mediatica crescente, Dente è approdato al Viper: anche lì, come già alla Corte, la maggior parte dello show era suonato full band e dedicato ai pezzi nuovi (o all'arricchimento dei vecchi), ma non è mancata una parentesi "vecchio stile", voce e chitarra. In qualche modo però non è stato del tutto indolore il salto alla dimensione enorme di un locale così grande (a Firenze-città, come già notato più volte anche qui, c'è penuria – ExFila a parte –  di locali "di mezzo" stile Covo o Circolo degli Artisti, e si passa dall'aperibar con capienza 30 persone alle gigantesche e impegnative Viper e Flog). L'atmosfera creatasi non era la stessa, un po' per alcuni problemi tecnici (e lì è stata sfiga), un po' perché l'ironia dimessa e la presenza scenica di Dente sono tarate su una dimensione leggermente più intima.
Si tratta però forse di una preferenza personale dettata dal fatto che la prima volta era stata più emozionante in quanto tale: la maggior parte dei pezzi suonavano comunque bene, e le variazioni in scaletta mi hanno permesso di sentire alcuni brani non eseguiti nella prima occasione (Due Gocce, Stella).

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Surreale (e forse significativo di quanto la scena fiorentina non sia particolarmente varia, se ci si vuole limitare alle proposte più accessibili e di qualità) la scelta del gruppo locale di supporto al Viper: i Bad Apple Sons, vincitori del RockContest 2008, non li avevo ancora mai visti e dal vivo sono potenti e promettenti, però il loro noise-rock psichedelico (tra Nick Cave e i Sonic Youth) con Dente non ci incastrava proprio per nulla (del loro concerto ho comunque sentito solo una piccola parte, in questa occasione: più di recente ho però assistito a un loro intero live e credo ne parlerò).

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Chiudo il post con una segnalazione che per una volta mi vede "sul pezzo". Terminato da poco il lunghissimo tour di presentazione dell'album, Dente si già rimesso in marcia. Il nuovo tour, che si svolge in teatri o location similari, si chiama 1910 e pare che preveda il rimescolamento delle scalette con riproposizione di pezzi vecchi e qualche cambiamento nella veste dei brani (meno elettronica – anche se la band resta la stessa).

Tra le date ancora a venire ce n'è anche una a Firenze: venerdì 26 marzo alla Sala Vanni.

Scalette quasi precise:

Corte dei Miracoli (Siena),  7/3/2009

A Me Piace Lei
Incubo
L'Amore Non È Un'Opinione
Buon Appetito
28 Agosto
Sole
Scanto Di Sirene
Diecicentomille
Vieni A Vivere
Le Cose Che Contano
Canzone di Non Amore
Voce Piccolina
Baby Building
Quel Mazzolino
Sempre Uguale A Mai
Verde (Diaframma cover)

Parlando Di Lei A Te
Ti Regalo Un Anello
Beato Me

Viper (Firenze),  13/11/2009

Stella
L'Amore Non È Un'Opinione
Buon Appetito
Sole
Incubo
Le Cose Che Contano
Due Gocce
A Me Piace Lei
Scanto Di Sirene
Beato Me
Baby Building
Vieni A Vivere
Quel Mazzolino

Sempre Uguale A Mai
La Cena Di Addio
Verde (Diaframma cover)

 – – –

Dente – Baby Building (video)
Dente – Buon Appetito (video)
Dente – Vieni A Vivere (video)

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3 Responses to Quantificando il male che mi fai

  1. utente anonimo says:

    Il disco (o uno dei, se non altro) del mio innamorato inverno duemilanoveeunquarto.
    Fa piacere passare di qua e scoprire che le mie ossessioni musicali temporanee sono (quasi) sempre condivise :)

    liz

  2. Kekule says:

    In virtù di questo post, sto provando per la terza volta a riascoltarlo tutto, ma per ora tutto ciò che mi rimane in testa nello stomaco nel cuore è la frase "carò Cioè, il mio ragazzo mi ha baciata, sono incinta?".
    Se anche stavolta non mi piace, allora boh, son limitato io, lascerò perdere…

  3. Dis0rder says:

    Kekule: in realtà, siccome il web è grande, magari – pur avendone già parlato chiunque nell'ultimo anno – può capitare a leggere questo post qualcuno che non si è mai imbattuto nell'ascolto di Dente. Ecco, il post magari è più diretto a costoro: se uno invece già ha provato un paio di volte un album tutto sommato abbastanza immediato come questo e non gli è piaciuto (come nel tuo caso), mi pare un po' difficile che possa cambiare opinione (e niente di male, non è che tutto può piacere a tutti). Detto ciò, sono onorato della fiducia :)

    liz: anche del mio (innamoramento dell'album però, eheh)

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