L’inversione di tendenza

Tra poche ore inizierà l'ennesima giornata post-elettorale con quel leggero sapore di merda in bocca.

Poche  sorprese: le mie aspettative generali per questa tornata di elezioni regionali erano basse. Fin dalla sconfitta alle europee del giugno 2009 mi attendevo dalle regionali 2010 un'ulteriore, inevitable disfatta di quel che resta della coalizione di centrosinistra e del Pd in particolare.

Da allora il Pd ha cambiato il segretario, sotto la gestione Bersani ha perso qualche zavorra sgradita a tutti come Rutelli e Binetti (su questo tornerò in un post a parte prima o poi) e a livello di immagine ha soprattutto beneficiato dei litigi e dei pasticci a cui è andato incontro lo schieramento avversario (in particolare il caos liste e la faida più o meno sotterranea tra Berlusconi e Fini; le vicende giudiziarie, come si sa, non hanno invece alcun effetto sull'appeal mediatico di papi & compagnia cantante).

Una cosa però sono le balle che (ci) si raccontano e l'hype che si tenta di montare in campagna elettorale, un'altra il nulla politico che continua a caratterizzare il Pd (lo stesso Bersani è stato per ora un segretario maggiormente rispettato di Franceschini più grazie al fatto di aver dato aria alla bocca poche volte che per i contenuti proposti – e le poche volte in cui si è sbottonato un po' di più non ha mancato neanche lui l'appuntamento con la gaffe).

Insomma, una nuova sconfitta contro le armate fascio-televisive era preventivabile, nonostante le elezioni regionali siano tradizionalmente un appuntamento elettorale che vede il centrosinistra avvantaggiato.

Oltretutto nelle tredici regioni in cui si votava il rapporto centrosinistra-centrodestra era 11 a 2, quindi non si poteva che peggiorare.

Bene, oggi quel rapporto è 7 a 6. Pdl e Lega ne hanno conquistate 4: le annunciate Calabria e Campania, il Piemonte e il Lazio.

Il quadro offre tra le altre cose una Lega ormai arrivata a percentuali bulgare in Veneto, primo o secondo partito quasi ovunque al Nord e sempre più in ascesa anche in Emilia, Toscana e Marche; una lista Grillo-No Tav che fa perdere il Piemonte alla Bresso; una Bonino battuta al fotofinish nel Lazio; un calo massiccio e generalizzato dell'affluenza (dell'8% in media, del 12% nel Lazio senza lista Pdl a Roma, del 10% nella Toscana senza preferenze che ha confermato svogliatamente il Pd con tantissimi voti in meno); un centrodestra che, unica coalizione di governo in Europa, non è stato penalizzato nelle elezioni di metà mandato, perché evidentemente ha lavorato molto bene sui problemi del paese – o così ci è stato detto; un Bossi jr pluribocciato alla maturità e primo degli eletti a Brescia; ed è meglio che mi fermi qui.

Unica nota positiva il successo di Vendola in Puglia, sofferto ma netto, insperato solo qualche mese fa.
Per il Pd invece quasi solo sconfitte: ma la cosa peggiore è che gli aspiranti governatori non ce l'hanno fatta, ma il partito (nonostante un'emorragia clamorosa in termini di voti assoluti) ha in qualche modo "retto": non è stato un vero e proprio bagno di sangue.
Così questo disastro non sarà neanche una salutare debàcle foriera di cambiamenti e cambi di rotta, ma solo l'ennesima tappa di una serie di sconfitte ancora ben lontana dalla conclusione. E questa è la cosa peggiore.

Non così la pensa però Pier Luigi Bersani, il quale per ora se ne esce così.
Ottimismo della volontà? Delirio senile precoce? Tentativo di appropriarsi della tecnica preferita dell'avversario, ovvero la ripetizione ad libitum delle fregnacce fino a farle autoavverare nella percezione collettiva? A voi i commenti – o anche solo lo sgomento.

BERSANI: INVERSIONE DI TENDENZA

L’inversione di tendenza c’è stata. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani commenterà solo domattina il risultato delle regionali, ma conversando con i suoi ha espresso una prima valutazione informale: secondo Bersani l’inversione di tendenza c’è, e lo si vede dalla conquista della maggioranza delle regioni. Per quanto riguarda il Pd, avrebbe poi aggiunto,  il partito dimostra di avanzare.

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3 Responses to L’inversione di tendenza

  1. macché avanzare. bersani è fuori luogo (per non dire peggio). e io sono demotivata perché ammettere "pretenderei" un'analisi della sconfitta  e una serie di provvedimenti drastici a livello di partito. questo procedere alla carlona mi snerva.

  2. dimenticavo, scusa forse sono un po' ubriaca, la beck's prima di cena è una novità a cui non sono abituata… insomma volevo dire: io ODIO votare senza le preferenze. Cacchio.

  3. Dis0rder says:

    Mi sa che il massimo dei cambiamenti drastici sarà l'inevitabile revanscismo di cattolici e franceschiniani, nell'eterno gioco delle parti intestino D'Alema /Veltroni….e Bersani non aveva neanche bevuto Beck's quando ha dettato quelle righe, perché il giorno dopo ha ribadito (e non solo lui)!!!sulle preferenze ti appoggio in toto, non a caso vi avevo accennato (come uno dei motivi dell'aumento dell'astensionismo, che qui è stato più forte che nel resto d'Italia). Siccome la classe dirigente toscana sta all'opposizione di Berlusconi, quando quest'ultimo toglie le preferenze a livello nazionale si pensa bene di fare lo stesso a livello locale…questo sì che è differenziarsi eh.

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