Le canzoni del parco

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Lo sapevo che avrei fatto tardi anche stavolta. Con i concerti a Villa Solaria (Sesto Fiorentino), che iniziano e finiscono sempre molto presto, è praticamente una tradizione.
Dopo l'annullamento per diluvio universale della data del 20 giugno, è arrivata finalmente la data estiva dei Baustelle versione Mistici dell'Occidente.

Suonano nell'ambito della Festa della Musica FNAC, una giornata a ingresso gratuito sponsorizzata dalla omonima catena di megastore che prevedeva altri concerti nel pomeriggio e – da programma, chissà se c'è poi effettivamente stata – una interruzione pre-Baustelle per trasmettere la partita dei quarti di finale del mondiale (scelta probabimente fatta ex ante per cautelarsi contro un'eventuale qualificazione dell'Italia che avrebbe portato via pubblico, ahahah).

Lo dico subito: parto pieno di scetticismo. Ho deciso di venire a vederli giusto perché era gratis.
Non sono uno spettatore casuale, eh. L'ultimo disco l'ho comprato il giorno dell'uscita a scatola chiusa: ha per buona parte deluso anche me (lo confermo dopo averlo "digerito"), ma sapevo che sarebbe comunque stato un album di qualità e infatti quella manciata di canzoni che valgono l'acquisto ci sono. Pochi gruppi oggi in Italia possono garantire lo stesso.

Per il live il discorso è diverso. I Baustelle sono sempre partiti con l'handicap dal vivo, sostanzialmente per due motivi: il loro genere, un raffinato pop con inserti elettronici difficile da riprodurre e "sparare" a tutto volume, e la vocalità non proprio sicura e potente di Bianconi e Bastreghi (in proposito circolano su Youtube delle clip terrificanti, provenienti sia dal passato remoto che da tour o apparizioni televisive più recenti).

Il fatto che partano con l'handicap naturalmente non vuol dire che non riescano mai a superarlo: da qualche anno i Baustelle offrono per lo più – in base ad esperienze personali e altrui – uno spettacolo complessivamente dignitoso e soddisfacente per le grandi platee che ormai il gruppo tosco-milanese raduna. Il prezzo inevitabile da pagare per questo risultato comprende una lineup allargata e una produzione in grande stile, che in qualche modo trasforma e snatura alcuni pezzi. Ma del resto anche il loro suono su disco è diventato sempre più potente e stratificato, quindi i brani recenti non soffrono più troppo della cura ormonale.

Queste considerazioni contrastanti mi accompagnano mentre mi affretto nel percorrere la viuzza che porta al parco di Villa Solaria. Da lontano si sente risuonare Le Rane, so già che ormai quel pezzo l'ho perso, ma voglio arrivare vicino al palco in tempo per l'inizio del successivo. Per questo sono costretto allo slalom selvaggio in mezzo ai gruppi di persone (la maggior parte delle gente arriva ai concerti – a volte anche a quelli per cui paga! – con tutta calma, anche se si è accorta che sono già iniziati. Un fenomeno che trovo inconcepibile).

Non mi spiace troppo di essermi perso Le Rane. È un pezzo che mi piace e mi irrita allo stesso tempo: una delle canzoni più struggenti de I Mistici Dell'Occidente e al tempo stesso forse la più rovinata in sede di arrangiamento (l'assolo finale alla Carlos Santana mi fa rabbrividire ogni volta).

Il tempo di informarmi su quello che ho perso (soltanto I Provinciali in apertura, pare) e sono al mio posto. Non troppo vicino, non ho voglia di sudare e le mie foto sarebbero venute orrende come quelle che vedete anche da lì. Non troppo lontano o laterale, però. Si sente discretamente bene – voci comprese.
 

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Il colpo d'occhio intorno a me è impressionante, le tribune mobili sono strapiene e tutto lo spazio davanti al palco è gremito di gente. La gratuità ci ha messo del suo, ma la quantità di ragazzi entusiasti e canterini attorno a me (e non sono nelle prime file) dice molto sulla popolarità conquistata dal gruppo nato anni fa a Montepulciano. Ci sono sì le tizie in preda agli estrogeni che in risposta a "avrei bisogno di scopare con te" (da Gomma) rispondono a Bianconi urlando "ANCH'IOOO" (true story!); ma ci sono tanti altri giovani, giovanissimi e meno giovani che paiono sinceramente emozionati. Dalla musica. E poi, mi viene da pensare, che problema c'è se i Baustelle hanno richiamato anche del pubblico distratto o "televisivo", che ne conosce solo 4 canzoni o che ascolta anche Biagio Antonacci? Evviva i Baustelle: loro questo successo se lo meritano tutto, e se arriveranno alle orecchie di un pubblico musicalmente irrecuperabile chi se ne importa. Non contribuiranno nemmeno ad abbrutirlo ulteriormente.

Il concerto oltretutto mi piace. A tratti mi entusiasma pure.
Sul palco si presentano in otto. Accanto a Francesco Bianconi, a Rachele Bastreghi e al chitarrista Claudio Brasini, i tre Baustelle "ufficiali", la linea di attacco è completata dall'altro chitarrista Diego Palazzo (degli Egokid).
Le retrovie propongono invece Ettore Bianconi alle tastiere, Alessandro Maiorino al basso, Paolo Inserra alla batteria e il polistrumentista rasta-prog Roberto Romano. È quest'ultimo (che si alterna al flauto, clarinetto, sax etc.) a dare il contributo decisivo per ricreare le orchestrazioni dei pezzi più retro-beat-sinfonici de I Mistici Dell'Occidente (la title track, San Francesco). Anche su altre canzoni questo vestito sta bene (penso ad Antropophagus, la cui coda è più riuscita e d'effetto della canzone stessa), mentre ad esempio non mi è piaciuta proprio l'invadenza del pifferino sul synthpop di Gomma.

Favoriti dall'abbondanza del repertorio (5 album, diversi tra loro e tutti molto amati da diverse parti del proprio pubblico), i Baustelle compongono la scaletta pescando un po' ovunque (5 brani dall'ultimo, solo 2 dal precedente Amen!), privilegiando probabilmente quelli in cui i due cantanti possono dare il meglio. I effetti si "soffre" solo con i saliscendi vocali di San Francesco, perché ad esempio con Il Liberismo Ha I Giorni Contati si sarebbe rischiato molto più che Panico! (comunque simpatica scelta – ed esecuzione), mentre il giro melodico del ritornello de La Moda Del Lento è riadattato verso i toni bassi.
Non solo trucchi, comunque: Bianconi è in serata, e ad esempio in EN e Il Sottoscritto (quest'ultima una canzone così spudoratamente sanremese che sembra una parodia, è invece fa sul serio) tira fuori intonazione, forza e intensità a sufficienza.

Per quanto riguarda Rachele, vale lo stesso discorso: un po' l'esclusione di pezzi come L'Aeroplano diminuisce i rischi, un po' quel suo procedere delicato e sofferto finisce per valorizzare le canzoni: vedi l'accoppiata La Bambolina / La Canzone Del Parco.

Diverse le canzoni che ho atteso invano, ma anche le sorprese (il medley d'annata tra Noi Bambine Non Abbiamo Scelta, Cinecittà e Beethoven O Chopin?).
Tra le  conferme, La Guerra È Finita ha una risposta di pubblico eccezionale (come Gomma). Il Corvo Joe è ancora una volta il momento su cui più mi commuovo.
Il bis si apre con un'inaspettata (per me) cover di Spirit In The Sky, hit fine anni 60 di Norman Greenbaum, coerente con il percorso di avvicinamento alle sonorità beat. Mi viene da ridere prima di tutto perché io quella canzone la associo istintivamente alla cover glam-trash anni 80 di Doctor and the Medics, poi perché il testo è tradotto in italiano quasi letterale. Quasi. Ad esempio il finale

Never been a sinner, I never sin
I got a friend in Jesus
So you know that when I die
He's gonna set me up with the spirit in the sky
Oh, set me up with the spirit in the sky

diventa qualcosa tipo:

peccatore io lo sono però
chiedo l'amicizia a Cristo
così nel giorno dell'addio
mi aprirà la strada per lo spirito di Dio
Cristo è la strada per lo spirito di Dio
c'è lui nell'ora dell'addio
quando poi io lascio Cristo così
salgo su nel cielo e vi guardo da lì
salgo su nel cielo e vi guardo da lì
salgo su nel cielo e vi fotto da lì

Ci si avvia alla fine sol sorriso, insomma. Tante belle canzoni e bei ricordi che riaffiorano.
E poi un concertone di massa in cui tutti ascoltano (si spera) i testi di A Vita Bassa, Antropophagus o La Bambolina fa bene al cuore.
Tutto sommato sarebbe valso ampiamente anche il prezzo del biglietto.

Scaletta:

I Provinciali
Le Rane
Gli Spietati
La Moda Del Lento
San Francesco
La Guerra È Finita
Panico!
La Bambolina
La Canzone Del Parco
Il Sottoscritto
Antropophagus

I Mistici Dell'Occidente
EN
Il Corvo Joe
A Vita Bassa
Medley: Noi Bambine Non Abbiamo Scelta / Cinecittà / Beethoven O Chopin?

Spirit in The Sky (Norman Greenbaum cover)
Gomma

(alcune foto decisamente migliori delle mie)

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