Esperimenti di apocalisse provvisoria

"A te piace stare da solo.
A volte ti chiedi se ti sia semplicemente abituato a dirti che ti piace, al punto da crederci. Ma poi, farebbe davvero differenza?"
 
Sono passati almeno un paio di mesi da quando ho terminato la lettura di Apocalisse a domicilio, l'ultimo libro di Matteo B. Bianchi. Una lettura vorace come per le opere precedenti, vissuta però in modo diverso e più distaccato, o forse con un coinvolgimento meno emotivo e più razionale.
Senza pretendere di esprimere analisi tecniche troppo approfondite, penso che la cosa possa esser dipesa in parte da un mio rapporto difficile con la seconda persona utilizzata per raccontare le vicende del protagonista. Ma c'è anche altro.
 
Di certo, non ho sofferto il cambiamento di atmosfera rispetto agli altri romanzi. La leggerezza dello stile c'è ancora, ma il tipico "registro pop" MBB segna un'ulteriore erosione in favore di un tono più serio, adeguato all'argomento (ma mai cupo, niente piagnistei). E va bene così! Apocalisse non è infatti un romanzo di formazione, non ci sono personaggi che danno una svolta alla propria vita e la rimettono in piedi (anche se quel che succede loro potrebbe preludere a svolte future). Il protagonista di Apocalisse si trova al contrario davanti alla Fine annunciata, guarda indietro al proprio passato sentimentale, chiude dei conti, fa bilanci. Seguendo un rituale bizzarro, cerca un nuovo incontro con i tre grandi amori della sua vita.
 
L'esigenza di maturità che si avverte nella scrittura e il fatto che il plot si impegni per sviluppare adeguatamente delle idee degne di questo nome sono già due elementi sufficienti a bendisporre e far superare le istintive  diffidenze rispetto all'iniziale sospensione dell'incredulità richiesta al lettore (ma siamo o non siamo nell'epoca di Lost?). Quella di alternare la suddetta seconda persona con la terza e la prima (quando si seguono le storie dei due personaggi secondari, legate a quella principale) è un altra scelta felice.
 
Il valore di questo romanzo però sta in qualche modo… fuori dal romanzo stesso, e dal suo essere più o meno riuscito. Mi pare che Apocalisse sia un momento di passaggio nella carriera di B.Bianchi: chissà se un passaggio verso uno stile diverso o al contrario una tappa sentita come necessaria prima di tornare ai territori che più lo hanno reso popolare (quella leggerezza così priva di superficialità a cui tanto sono affezionato). Per me però è stato, ancora una volta e in modo inedito, importante. Per le volte in cui mi ha portato con delicatezza a pormi la brutale domanda sul perché anche per me certe cose sono andate così; e perché certe altre invece no.
Ancora una volta, qualcosa di cui da queste parti c'era bisogno. Grazie.
 
[Sito – il nuovo blog di MBB con le info sulle presentazioni e altro]

Blur – To The End


***
 
Ah, buon 2011. Ci sono ancora.
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One Response to Esperimenti di apocalisse provvisoria

  1. Dis0rder says:

    (per i toscani: questo mercoledì a Siena)

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