Florence Queer Festival 2011

Insomma, oggi inizia all’Odeon la IX edizione del Florence Queer Festival 2011, di cui già ho abbondantemente parlato online in altre sedi.
Siccome non ho tempo di scrivere un post mio anche breve di presentazione, qui sul blog stavolta farò una cosa che non faccio mai, ovvero copia-incollare pari pari senza neanche cambiare la formattazione il comunicato stampa ufficiale diffuso nei giorni scorsi alla presentazione del Festival.
Aggiungo solo che qui si trova il programma completo dei film e che giovedì 1 dicembre, giorno di chiusura del Festival, ci sarà presso la discoteca Doris in via dei Pandolfini il Florence Queer Party, festa di chiusura che mi vedrà tra i dj.
Maggiori dettagli qui o altrove nei prossimi giorni.

Florence Queer Festival 2011

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COMUNICATO STAMPA

ll documentario candidato all’Oscar 2011 “We were here” di D. Weissman, retrospettiva W. Schroeter, focus Svezia

9° Florence Queer Festival: il valore sociale del cinema che racconta le differenze

William Burroughs, Fred Hersch, Frida Kahlo e Akihiro Miwa tra i protagonisti delle opere in programma

Con 48 titoli in programma, 21 anteprime nazionali e quattro focus speciali il cinema queer sbarca all’Odeon di Firenze, dal 25 novembre all’1 dicembre 2011, con la nona edizione del Florence Queer Festival all’interno della 50 Giorni di Cinema Internazionale a Firenze. Sul grande schermo saranno presenti, tra gli altri, la vita, le opere e i lati oscuri del leggendario autore americano della Beat Generation nel documentario “William Burroughs: the Man within” di Yony Leyser; uno dei più grandi pianisti e compositori jazz viventi, Fred Hersch, nel documentario “Let Yourself Go: The Lives of Jazz Pianist Fred Hersch” di Katja Duregger (prima nazionale); le torture e persecuzioni in Spagna durante la dittatura di Franco in “El muro rosa” di Enrique del Pozo e Julian Lara; I colori di Frida Kahlo e il suo incontro immaginario con la ballerina Anita Berber nella Berlino degli anni venti in “Frida e Anita” di Liz Rosenfeld; il documentario candidato all’Oscar “We were here” di David Weissman sul dramma dell’AIDS a San Francisco. In programma anche la prima nazionale di “The Green” di Steven Williford, nel cast Julia Ormond, nei panni di un avvocato lesbica, alle prese con un caso di molestie e il film indipendente e low budget “Weekend” di Andrew Haigh, fresco del successo al Festival del Cinema di Roma, sulla relazione tra un bagnino e un artista. E ancora una retrospettiva dedicata al cineasta tedesco, recentemente scomparso, Werner Schroeter(che include anche il documentario in anteprima nazionale “Mondo Lux” di Elfi Mikesch con le testimonianze di Isabelle Huppert e Wim Wenders), un focus sul cinema LGBTQ svedese contemporaneo, una selezione di cortometraggi provenienti dal Kashish 2011 Mumbai International Queer Festival, una giornata dedicata alla lotta all’AIDS e due concorsi video per registi emergenti.

“Il Festival, oltre che un importante evento culturale – sostiene Fabrizio Ungaro, presidente di Ireos (associazione che cura l’organizzazione del Festival) – è anche un’occasione di riflessione sul valore delle differenze e di rivendicazione sociale. Un’edizione articolata e ricca di opere che contribuisce, con la sua radiazione, a migliorare le condizioni non solo di lesbiche, gay e transgender ma anche di altre minoranze, sessuali e non, nel nostro paese”.

 

 ”Il Florence Queer Festival – affermano Bruno Casini e Roberta Vannucci direttori artistici del Festival –  è una manifestazione culturale di impegno e crescita sociale che offre a tutta la cittadinanza una ricca rappresentazione artistica della comunità gay, lesbica e transgender e un’occasione di stimolo e riflessione per combattere i pregiudizi, gli stereotipi e le discriminazioni”.

Evento inaugurale, 25 novembre ore 20.30

 

Il Trionfamento del Noi. Qual è lo stereotipo? Gay esibizionisti che cantano canzoni, in playback, di cantanti donne dalla vita più o meno tragica (e/o ridicola) in contesti di imbarazzante inadeguatezza. Abbattendo gli stereotipi, Il Trionfamento del Noi, un nutrito gruppo di gay canterini, presenterà un medley di canzoni che esprime tutto il queer di cui è capace.

 

A seguire sarà proiettato il film “Fit” di Rikki Beadle Blair, un gioioso omaggio al ritmo, alla recitazione, alla danza e alla vita attraverso le storie di sei teenager inglesi che frequentano una corso di danza alle scuole superiori e si interrogano sulla sessualità: le lezioni di ballo diventano incontri terapeutici sulla diversità, sui sentimenti repressi, sulla paura del coming out.  Alla presenza del regista.

Prima del film saranno proiettati, in anteprima nazionale, due cortometraggi del video-artista israeliano Roy Raz, presente in sala: “The Lady is dead”, un’opera onirica e surreale avente per fulcro l’amore omosessuale con il sottofondo musicale di “In this shirt” degli Irrepressibles e “I Won’t Let Go”, tra una ricostruzione chirurgica del corpo femminile e una surreale pioggia di pasticcini.

 

Documentari e film:

Nella sezione documentari il festival presenterà quattordici titoli: “William Burroughs: the Man within” di Yony Leyser, con le musiche di Patti Smith e Sonic Youth la storia dell’autore americano raccontata da Peter Weller (protagonista de Il Pasto Nudo di David Cronenberg), attraverso immagini d’archivio. “Soi Cumbio” (anteprima  nazionale)  di Andrea Yannino sul fenomeno dei flogger che in Argentina ha creato una versione particolare di social network.“Lost in the Crowd” di Susi Graf (anteprima nazionale), un toccante documentario che segue un gruppo di giovani, transgender e omosessuali, che vivono come senzatetto nelle strade di New York: una forte denuncia sociale di un fenomeno che solo a NYC riguarda oltre 20.000 giovani. “One of Seven” (anteprima  nazionale) di Goel Pinto, un viaggio affascinante attraverso i momenti più importanti della vita del giornalista e critico cinematografico Goel Pinto tra integralismo religioso, identità etnica e omosessualità; “Yo soy asi” (anteprima  nazionale) di Sonia Herman Dolz, dedicato al “Bodega Bohemia” storico locale di Drag Queen di Barcellona che ha ispirato anche lo spettacolo teatrale “Gardenia”; “Miwa: à la recherche du Lézard noir” di Pascal-Alex Vincent, sulla storia dell’eroina del film « Le Lézard Noir »(1968) interpretata da un uomo, Akihiro Miwa, popolarissima drag queen, cantante, cabarettista, attrice giapponese, attivista per i diritti LGBTQ, icona queer del Sol Levante. “Gen Silent” di Stu Maddux, sulla condizione delle persone LGBT anziane che dopo aver combattuto per i diritti della comunità, in vecchiaia si trovano nuovamente emarginati dal sistema e in alcuni casi dalle famiglie; “Orchids: My Intersex Adventure” (anteprima  nazionale) di Phoebe Hart, il viaggio della regista, intersessuale, alla scoperta di sé stessa nel suo tentativo di riconciliarsi con un passato fatto di silenzi e verità taciute. “Da Kings” di Kenneth Elvebakk, un docu – fiction sul primo gruppo di drag king norvegese. “365 without 377” di Adele Tulli, sulle celebrazioni del primo anniversario dello storico verdetto della Corte Suprema di Dehli che il 2 luglio 2009 ha cancellato l’articolo 377 del Codice Penale Indiano, imposto dagli inglesi nel 1860, che condannava penalmente l’omosessualità. “Too Much Pussy” di Emilie Jouvet, manifesto politico femminista, il documentario segue sette artiste durante gli spostamenti a bordo di un caravan in giro per l’Europa, per mettere in scena uno spettacolo alternativo che unisce scrittura, musica, attualità e sesso dal vivo, coinvolgendo anche il pubblico. The Sisterhood” (anteprima  nazionale) di Roger Horn, su tre atipici braccianti vinicoli sudafricani: Hope che aspira a vincere il concorso locale per drag queen, Rollie che sogna un marito e di conservare la corona di drag queen, Pietie che lotta con la sua educazione religiosa. Un’incredibile storia di orgoglio e accettazione dal Sud Africa nel post Apartheid. “El Muro Rosa” di Enrique del Pozo e Julian Lara, sulla memoria storica delle torture, persecuzioni e morti dei gay e delle lesbiche in Spagna durante la dittatura di Franco. I protagonisti di quell’epoca rievocano i tempi nei quali essere gay costituiva un crimine e la Chiesa si mostrava del tutto indifferente ma anche il mondo del cinema rimaneva in silenzio. “Çürük – The Pink Report” di Ulrike Böhnisch, un coraggioso documentario che raccoglie le testimonianze di giovani turchi, costretti a nascondere i loro volti, per la mancanza di libertà di parola. Ulrike Böhnisch racconta le storie di uomini gay che, rispetto al servizio militare, si trovano a fare scelte completamente diverse e dagli esiti spesso inaspettati. “East Bloc Love” (anteprima  nazionale) di Logan Mucha, la storia del giovane Sergey, attivista gay della Bielorussia, che ha subito violenze da parte della polizia e dalle teste rasate. Il regista segue la preparazione del Pride Slavo, il primo organizzato in Bielorussia, contro la dura repressione dell’ultima dittatura in Europa.

Undici i titoli dei film che saranno proiettati durante il festival:  “Weekend” di Andrew Haigh, film indipendente e a bassissimo budget accolto con grande successo da pubblico e critica, pluripremiato e presentato all’ultimo Festival del cinema di Roma, che racconta la relazione di Glen e Russell, un bagnino e un artista, ripresi nella quotidianità della loro vita. Fanno da sfondo temi importanti come le aggressioni omofobe, il tradimento, il matrimonio e i diritti.“Hannah and the Hasbian” di Gordon Napier, divertente commedia sul tentativo e le difficoltà di tornare all’eterosessualità da parte della protagonista Breigh che ha una relazione con Hannah. “Leading Ladies” di Erika e Daniel Randall Beahm, una storia tutta al femminile di una famiglia di campionesse di ballo da sala tra commedia e musical, una brillante risposta indipendente e irriverente ai patinati Glee e High School Musical. “Camminando verso” di Roberto Cuzzillo, la storia d’amore tra Antonia e Emina all’ombra degli spettri della guerra bosniaca. “Frida e Anita” di Liz Rosenfeld, ambientato a Berlino nel 1924 il film racconta l’incontro immaginario tra Frida Kahlo e la scandalosa ballerina Anita Berber. “The Night Watch” di Richard Laxton, adattamento di Paula Milne del romanzo “The Night Watch” di Sarah Waters che racconta la storia di tre giovani donne londinesi le cui vite, profondamente intrecciate tra loro, sono rimaste segnate dalla tragedia della Seconda Guerra Mondiale. “Bite Marks” (anteprima  nazionale) di Mark Bessenger, una storia irriverente e dissacrante di vampiri assetati di sangue. “Spork” di J.B. Ghuman Jr., un coloratissimo musical politicamente scorrettissimo che racconta la storia di una outsider tredicenne e intersessuale che vive nella roulotte col fratello e la sua amante. “Mila Caos” di Simon J. Paeta, sulla vita di Sebastiàn, un diciassettenne cubano, che ogni fine settimana allo spettacolo drag illegale nei sobborghi dell’Havana si trasforma in ‘Mila Caos’. “The Green” (anteprima  nazionale) di Steven Williford, un film drammatico che racconta la vicenda di un professore accusato di molestie verso un suo alunno, tra rigurgiti di inaspettata omofobia e un passato doloroso che ritorna. “So Hard To Forget” di Malu De Martino, la storia di Julia un’insegnante di letteratura inglese che, in seguito alla fine di una lunga storia d’amore, si abbandona a un periodo tormentato e disperato.

 

Retrospettiva Werner Schroeter

 

Il Florence Queer Festival dedicherà quest’anno, con il contributo del Goethe-Institut Mailand, una retrospettiva al regista Werner Schroeter, uno dei maggiori esponenti del nuovo cinema tedesco e pioniere del cinema queer, scomparso nel 2010 all’età di 65 anni. Con le sue opere che spaziano tra documentario e fiction, Schroeter ha ricevuto numerosi riconoscimenti nei più importanti festival internazionali (Teddy Award alla carriera Berlinale 2010, Orso d’Oro per “Palermo oder Wolfsburg” sulla vita di un immigrato italiano in Germania, Berlinale 1980; Pardo d’Onore nel 1996 al festival di Locarno; “Nuit de Chien (sua ultima opera) Leone speciale per ”L’insieme dell’opera alla Mostra di Venezia del 2008).

Saranno proiettate tre pellicole del cineasta: “Der Tod der Maria Malibran”, sulla figura della celebre cantante d’opera Maria Malibran, con una rete fitta di rimandi e allusioni a Goethe, Lautréamont, Elvis Presley e Janis Joplin; “Palermo oder Wolfsburg”, storie di emigrazione tra la Sicilia e la Germania, con un processo per omicidio in cui il vero imputato è l’esclusione e la mancata interculturalità; “Diese Nacht – Nuit de chien”, in una città assediata e sospesa tra la vita e la morte, Ossorio, l’eroe di un movimento di resistenza fallito cerca i suoi ex amici e le persone a lui care.

All’interno della retrospettiva sarà proiettato, in anteprima nazionale, il documentario “Mondo Lux – Die Bilderwelten des Werner Schroeter” di Elfi Mikesch, dedicato alla vita e alle opere dello stesso Schroeter, un ritratto degli ultimi suoi quattro anni di vita con le testimonianze, tra le altre, di Isabelle Huppert e Wim Wenders.

Focus cinema svedese LGBTQ

Il Festival, in collaborazione con lo Swedish Film Institute di Stoccolma, il Gender DocuFilm Fest di Roma e con il patrocinio dell’Ambasciata di Svezia a Roma, dedicherà quest’anno un focus al cinema svedese. La Svezia è uno dei paesi che maggiormente tutela i diritti delle persone LGBT: l’omosessualità è stata depenalizzata nel 1944, dal 1987 sono state introdotte leggi contro la discriminazione (quelle che in Italia sono state recentemente respinte come anticostituzionali), nel 1995 le unioni civili tra partner dello stesso sesso e nel 2002 le adozioni per coppie omosessuali. Il matrimonio omosessuale, civile e religioso, è legale dall’1 maggio 2009. Questo clima all’avanguardia, in grado di anticipare e accompagnare i cambiamenti sociali con politiche attente ed inclusive, si riflette anche nella produzione cinematografica.

Saranno presentati quattro titoli, selezionati tra il meglio della produzione contemporanea, di cui due anteprime nazionali: il pluripremato “Apflickorna (She monkeys)” dell’esordiente Lisa Achan, un moderno western che parla d’amore, controllo, sesso e difficoltà relazionali attraverso la storia di due cavallerizze; “Allt flyter (The Swimsuit Issue)” di Måns Herngren, una commedia sull’amicizia maschile, sul sessismo, sugli stereotipi di genere e sulle difficili relazioni familiari. Completano il programma “Ångrarna (Regretters)” di Marcus Lindeen, vincitore del premio del pubblico al Gender Docufilm Fest 2011 di Roma, un documentario che affronta il tema della riassegnazione sessuale attraverso la storia di  Mikael e Orlando, due sessantenni nati uomini, ora donne e pentiti delle scelte passate, e “Fyra år till (Four More Years)” di Tova Magnusson-Norling che racconta l’incontro che sfocierà in amore tra il leader del partito conservatore svedese e un suo avversario del partito socialista.

1° Dicembre World AIDS Day

Il 1° dicembre, Giornata Mondiale contro l’AIDS, il festival proporrà lungometraggi, documentari e corti sul tema, in collaborazione con l’Assessorato Diritto alla Salute della Regione Toscana. Cinque i titoli in programma: il documentario candidato all’Oscar 2011 “We Were Here” di David Weissman, un commosso tributo ad una generazione di vittime ed eroi che lottò contro tutto e tutti, arricchito da materiale d’epoca e dalla testimonianza di cinque “sopravvissuti” che ripercorrono la straziante storia dell’avvento dell’Aids a San Francisco, con i risvolti politici e umani che condussero la comunità lgbt a prendere coscienza a organizzarsi; “Let Yourself Go: The Lives of Jazz Pianist Fred Hersch” (anteprima  nazionale) di Katja Duregger, documentario dedicato a Fred Hersch, uno dei più importanti pianisti e compositori jazz della sua generazione e uno dei primi musicisti dichiararsi pubblicamente come gay e come sieropositivo. Hersch parla apertamente della sua vita, della sua carriera, della sua musica e della forza vitale che gli permette di convivere con la sua malattia.“Zai Yi Qi – Together”(anteprima  nazionale) di Zhao Liang, un toccante docu-drama che fa luce sulla condizione di profonda emarginazione dei malati di Aids in Cina, girato “dietro le quinte” del film “Love for Life” di Gu Changwei. Con ‘Together’ il regista si è posto l’obiettivo di promuovere il processo di comprensione del problema AIDS in Cina, mostrando al pubblico l’esistenza di una grossa comunità di persone con AIDS e le loro condizioni di vita; “Un Año Sin Amor” (anteprima  nazionale) di Anahí Berneri, la storia di giovane scrittore affetto da Aids che combatte giorno dopo giorno contro la sua malattia e riscoprendo con il sesso sadomaso l’attaccamento alla vita; “Life, Above All” di Oliver Schmitz, racconta la storia emozionante e universale di una giovane ragazza che combatte la paura e il pregiudizio che avvelenano la sua comunità.

Kashish 2011 Indian Queer Shorts:

 

Per la nona edizione del Festival in arrivo la nuova sezione di cortometraggi queer,presentata in collaborazione con il Mumbai International Queer Film Festival: sarà presentata una selezione dai Kashish 2011 Indian Queer Shorts, con 5 anteprime nazionali. Inaugurato nel 2010, il festival di Mumbai è una delle più importanti manifestazioni cinematografiche del subcontinente e rappresenta la più importante delle iniziative sorte all’indomani della storica decisione della Corte suprema di Dehli  che, nell’aprile 2009, ha abolito la Sezione 377 del Codice Penale Indiano, giudicandola in conflitto con la Costituzione e decriminalizzando così l’omosessualità per la prima volta dalla fine del dominio britannico.Ecco i titoli in programma: “Amen” di Udhajit Bagchi e Ranadeep Bhattacharyya, che racconta l’incontro tra Andy e Harry, iniziato in maniera leggera sul web ma che porterà violentemente alla luce domande che necessitano di una risposta; “In The Closet” di Mathew Menacherry e Miriam Chandy Menacherry, su un divertente appuntamento romantico di mezzogiorno che si trasformerà quando saranno svelate alcune verità; “The Flower Bud” di Shumona Banerjee, l’incontro tra una giovane prostituta transgender e un insegnante di letteratura inglese disoccupato e deciso a suicidarsi; “I Am A Women Too” di V. Ramanathan, la storia di una transessuale in lotta contro i pregiudizi sul posto di lavoro; “More than a Friend” di Debalina Majumder, sulla crescente consapevolezza riguardo le relazioni omosessuali in India attraverso le vite di Ruspa, una regista, e dellla sua ragazza Ranja, un’insegnante nelle scuole superiori.

 

Eventi speciali:

 

A tre anni da “Indagine su cittadini al di sopra di ogni sospetto” di Malvenuti e Di Gangi, il cortometraggio vincitore del Videoqueer 2008 che analizza con intelligente ironia i gusti sessuali dei fiorentini, i registi tornano a lavorare insieme su un cortometraggio ispirato ai film a episodi degli anni ’60. Quattro storie dolci-amare indipendenti ma legate tra loro dalla voglia di superare i propri limiti, la voglia di andare oltre. Le prime riprese del corto saranno effettuate al Cinema Odeon di Firenze, durante il Festival.

 

Nel foyer del cinema Odeon, a partire dal 25 novembre, si terrà l’installazione di AFORTWO CREATIVE GROUP, “Play With Us, Play Different!”: una rivisitazione, in chiave Queer, di ToyBoy e Dolls, quali Barbie, Ken, Big Jim, Power, Iron Man, artigianalmente e minuziosamente personalizzati e ri-assemblati, rigorosamente lavorati a mano. Una rappresentazione tangibile del mondo Queer, un omaggio alla “diversità”, alle “differenze” e al linguaggio del corpo. “Play With Us, Play Different!” vuole essere una finestra sull’immaginario che ci circonda, uno stimolo contro le discriminazioni sin dall’infanzia e il bullismo, anche per le case produttrici di giocattoli, per aprire il mercato ad un nuovo mondo di giochi senza pregiudizi.

Sabato 26 novembre ore 12 Cinema Odeon: presentazione del libro “Nient’altro da vedere. Cinema, omosessualità, differenze etniche” di Emanuel Billi (Edizioni ETS, 2011). Un viaggio illuminante ed appassionante attraverso le molteplici rappresentazioni e descrizioni delle omosessualità e delle alterità etniche ripercorrendo la cinematografia europea del Novecento. Sarà presente l’Autore.

Concorsi video:

Come di consueto nell’ambito del Festival si terrà la selezione e premiazione dei migliori video del concorso Videoqueer dedicati ai cortometraggi a tematica gay, lesbica e transgender, che mette in palio 1.000 euro per il vincitore. Il concorso è patrocinato dal Comune di Firenze (Assessorato alle Politiche Giovanili).

Per il secondo anno  il Festival dedicherà inoltre una sezione speciale del VideoQueer al tema dell’AIDS, percezione del rischio e prevenzione. Il titolo della sezione, che prevede un premio di 1.000 euro per il miglior video, è “SE HAI TESTA FAI IL TEST”. Il concorso è sostenuto dall’Assessorato per il Diritto alla Salute della Regione Toscana. Al premio in denaro si aggiunge la possibilità per il corto vincitore di essere proiettato nel circuito sale d’essai della Toscana.

La premiazione dei vincitori delle sezioni in concorso avverrà il 1° dicembre al Cinema Odeon durante la Giornata Mondiale contro l’AIDS.

Il Florence Queer Festival è organizzato dall’associazione Ireos – Centro Servizi Autogestiti per la Comunità Queer di Firenze, in collaborazione con Arcilesbica Firenze e Music Pool, con il contributo di Fondazione Sistema Toscana – Mediateca Regionale ed il patrocinio del Comune di Firenze. Direzione Artistica: Bruno Casini e Roberta Vannucci; organizzazione generale: Silvia Minelli; selezione e programmazione: Fabrizio Ungaro; consulenti al festival: Paolo Baldi e Massimo Poccianti.

 

Biglietti:

Pomeridiano: € 6, ridotto € 5 (miniabbonamento per tutte le proiezioni dalle 15 alle 20)

Serale: € 7, ridotto € 6 (miniabbonamento per tutte le proiezioni dalle 20.30 in poi)

Giornaliero: € 10, ridotto € 8

Abbonamento: € 50

Riduzioni per soci: IREOS, ARCILESBICA, ARCI, COOP, CONTRORADIO CLUB.

Informazioni:

Infoline: 347 8553836 Ireos: 055 216907 Music Pool: 055 240397

info@florencequeerfestival.ithttp://www.florencequeerfestival.it

Ireos – Via de’ Serragli, 3 – Firenze t. 055 216907

Cinema Odeon – Piazza Strozzi, Firenze – t. 055 214068

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San Lorenzo Reloaded: esclusiva mondiale!

Fresco di inaugurazione dell’Hard Rock Cafe’ (che ha aperto al posto del Gambrinus, tra i primi nella lunga lista di cinema storici chiusi negli ultimi anni), con tanto di chitarra sfasciata sul palco di piazza della Repubblica, il sindaco del bello Matteo Renzi (non dimenticate la preposizione) se n’è uscito giorni fa rilanciando una campagna che per la verità esiste già da qualche anno, con tanto di comitato promotore: “terminare” la costruzione della basilica di San Lorenzo aggiungendo la facciata per essa progettata nel XVI secolo da Michelangelo (“non di un archistar di oggi”) e mai realizzata.
Senza dilungarsi in commenti sull’effettiva necessità e congruenza di una modifica così forte nel 2011 a uno dei monumenti più belli di Firenze, la prima domanda che tutti si pongono è: come sarà questa nuova facciata?
Ebbene: siamo in grado di rispondere, grazie a un documento in esclusiva mondiale!
Ma andiamo con ordine, dando prima un’occhiata alla storica facciata “nuda” della chiesa:
Questa invece è la proiezione sulla stessa facciata (che avvenne qualche anno fa) del progetto di Michelangelo ricostruito al computer:
Ed ecco infine sotto, in esclusiva, un’ipotesi per la nuova facciata, trafugata direttamente dai laboratoires di Rignano sull’Arno e consegnata via mail a questo blog da una gola profonda anonima.
(clicca sulle immagini per ingrandirle)
Come vedete, si coniugano le linee classiche con l’arte moderna, il Vecchio Mondo con il Nuovo, l’architettura in senso stretto con la fotografia e le tecnologia digitali più all’avanguardia, il genio degli artisti del Rinascimento con quello dei migliori esponenti della cultura italiana del nuovo millennio; in una ideale linea ininterrotta che, attraversando nel segno della meritocrazia i secoli e le generazioni, esalta la capacità di primeggiare con onestà sul resto del mondo grazie al solo talento e sacrificio personali.
Ma quali sondaggi, ma quale referendum: approvato, subito!

Abbandono degli animali? so 00’s…

Quando partono queste catene di casi di cronaca tutti uguali a stretto giro di posta ci si chiede sempre: ma succedeva anche prima? e perché finora nessuno ha detto niente?

Fatto sta a quanto pare il trend giornalistico babau dell’estate 2011 non saranno i pitbull, né le rapine in villa, né i rumeni violentatori. Quest’anno solo bambini abbandonati dai genitori nelle auto per i motivi più vari: normale orario di lavoro, feste, sessioni di slot-machine.
A quando le nuove campagne di sensibilizzazione?

[nel frattempo, i consigli agli italiani per l’estate sono
1) non perdete di vista i pupi,
2) non fate gli stronzi con i cuccioli pensando che le norme anti-abbandono siano passate di moda e non vi arrestino più,
3) NON seguite Tg1-2-4-5-6 e la loro cronaca nera, perché ai pian alti del Palazzo, tra rese dei conti e catene di arresti, ne stanno succedendo di tutti i colori. Sveglia.
]

Propaganda referendaria

4 Sì.

Osama Bin Madunina

Insomma, Osama Bin Laden è morto, ucciso in un blitz. La notizia, data dal presidente statunitense Barack Obama, ci ha colti tutti di sorpresa stamattina con tanto di photo-leaks del morto in sobrio stile TMZ.
Giustizia è fatta. USA in festa. Mondo occidentale sollevato. Dibattiti sulla pena di morte e sull’opportunità o meno di evitare un processo sotto i riflettori mondiali in stile Saddam Hussein. Timore per le reazioni di Al Qaeda. Servizi sulle mille personalità del fu miliardario saudita. Reportage su come questo personaggio ha cambiato il corso della storia dieci anni fa. Video del covo in cui si nascondeva. Ricostruzioni del blitz decisivo e dei suoi preparativi.  Taroccata la foto diffusa dalla tv pakistana. Il cadavere sarà gettato in mare.
Vorrei evitare di buttarmi sul complottismo a tutti i costi in stile “torri gemelle abbattute dal Pentagono prima dell’autoabbattimento del Pentagono stesso“, però questa notizia sparata così senza prove (e in concomitanza con un fotomontaggio da burletta, anche se fonti USA sostengono di essere in possesso di foto e campioni di DNA) fa un po’ sorridere.
Ma soprattutto fa temere che il giallo sul destino del corpo di Bin Laden, e soprattutto sulla vera identità del cadavere, possa durare ancora a lungo, in un’epoca in cui i sospetti di manipolazione mediatica non risparmiano niente e nessuno.
Perché è inevitabile, ci sarà sempre qualcuno pronto a insinuare il dubbio che si tratti di una messa in scena e che quel corpo appartenga a un signor nessuno.
Qualcuno che tirerà in ballo John Locke e il fumo nero.
Qualcuno che farà due più due e accuserà la CIA di aver nascosto in fondo al mare per oscure motivazioni  la salma di Mike Bongiorno.
Qualcuno infine che – ipotesi più agghiacciante di tutte – sospetterà che in realtà quel morto fosse qualcuno ancora vivo.
Come peraltro suggerisce la nuova immagine che vedete qui sotto, che circola da pochi minuti sulle reti pakistane controllate da Mediaset ed è destinata a impazzare sul web.
Fermate quella nave prima che sia troppo tardi!

Mammine care

«Ho suonato alla porta, poi mi sono avvicinato all'altra entrata e quasi non mi sono reso conto di essere già in casa tua. In un primo momento hai avuto paura, lo so che ti sei spaventata, ma poi abbiamo parlato a lungo, abbiamo chiacchierato del più e del meno, anche di Belen»
(…)
Subito dopo il legale di Concetta Serrano intervenendo in diretta ha dichiarato che la mamma di Sarah accettava le scuse del fotografo: «Ho sentito la signora Concetta che mi ha pregato di riferire pubblicamente che chi commette errori anche gravi, ma ha il coraggio e la disponibilità di ammetterlo pubblicamente, questo gesto deve essere comunque apprezzato. Le scuse di fatto sono accettate»
 
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La madre, invece, sembra preoccuparsi di altro: «Senti eeee quanto v'ha dato?». E la figlia: «Cinque più quegli altri mille quindi, quindi sei». La signora Anna è contenta: «Dici niente? Capito? eee poi che vi ha detto quando lui vi ripotrà vedere?». Risposta: «Ce lo dirà lui».
La ragazza racconta di essere stata «una settimana (…) alcune sono arrivate martedì io mercoledì (…) mamma mia una cosa allucinante». Quindi è stanca: «Non ti puoi immaginare in che condizioni sono guarda (…) sono in condizioni pietose, pietose proprio (…) ora mi ci vorrà un mese perrr, ora quei, quei soldi che ho preso mi (…) serviranno per rimettermi a posto dopo questa settimana». La mamma fa due conti: «Sono dodici milioni», di vecchie lire. E la Toti: «Si ma no, non dire niente eh». La signora, quindi, la saluta: «Ti lascio perchè ti devi, devi andare a riposare».

Florence Queer Festival 2010

FQF2010Parte oggi, anzi sta partendo in queste ore l'edizione 2010 (l'ottava) del Florence Queer Festival – il festival internazionale di cinema e arte a tematico gay, lesbica e transgender di cui ho più volte parlato negli scorsi anni.

Potrei raccontare nel dettaglio le sezioni collaterali, spesso già iniziate e in parte svoltesi nelle scorse settimane e per le quali quindi questo post arriva un po' tardi (Queer Art, Queer Theatre con un appuntamento ancora da svolgersi al Teatro di Rifredi, Queer Music e Queer Book). Ma la cosa migliore è esplorare da soli il sito ufficiale, no?

Restiamo quindi sul cuore dell'evento: il cinema.
Per il secondo anno, nel mio piccolo ho dato una mano nella preparazione del Festival (come tanti altri volontari) e quindi in questi sette giorni di rassegna di film a tematica glbt (come sempre inquadrata nella 50 Giorni di cinema internazionale a Firenze) capiterò spesso al prestigioso Odeon che la ospita.

A cominciare da stasera, dove oltre allo spettacolo inaugurale vi segnalo la commedia leggera e divertente (lo dico perché l'ho già vista) Bear Cityforse più un Queer as Folk in versione cinematografica e "orsa" che il "Sex & the City peloso" (definizione con cui viene sinteticamente presentata.

Ora ho fretta, l'Odeon chiama. Magari aggiornerò più avanti questo post consigliando qualcos'altro in particolare, oppure scriverò nei prossimi giorni di qualche film visto. Intanto però raccomando di non perdersi Prayers for Bobby (domenica alle 18, in replica giovedì prossimo alle 15: in entrambi i casi con ingresso gratuito), toccante based on a true story premiato negli Stati Uniti dal GLAAD e con un'interprete d'eccezione, una certa Sigourney Weaver.

Il festival si terrà al cinema Odeon da oggi venerdì 26 novembre a giovedì 2 dicembre.

Qui l'evento facebook del festival, da cui si accede a vari altri link.

E sabato 4 dicembre, come negli scorsi anni, party Queer Aboard di chiusura del Festival al Viper (pure lì ci sono anch'io, ma stavolta in versione djistica): 2 piste, 3 dj, in apertura di serata il concerto dei Rio Mezzanino.

Tuo figlio si droga. E pure il tuo banchiere

Non si può non segnalare l'oltritudine giornalistica di questa intervista di Andrea Muccioli a La Nazione, pubblicata oggi. Soprattutto per il risalto che le viene dato nella versione cartacea: l'intervista occupa le pagine 2 e 3, mentre una foto di Muccioli Jr. è utilizzata per coprire praticamente l'intera prima pagina.

Il titolone è niente meno che FINANZA, UN CRAC ALLA COCAINA.
Segue estratto: "Nelle borse ci sono broker strafatti che sniffano di tutto, la crisi è anche figlia di questo mondo. Ma la droga peggiore è il vuoto interiore."

True story. Uno si preoccupa di derivati, bolle speculative, politiche monetarie internazionali e modelli industriali decotti, mentre la ricetta per uscirne è semplicissima: cacci per sempre Morgan dalla tv, affidi i pieni poteri a Giovanardi ed ecco che la ripresa è già dietro l'angolo.

Pino, il tuo broker si droga. Ed è gay.

Bluvertigo – La crisi (crack alert!)

Sono il vuoto che c'è dentro di te 

Finalmente un’identità chiara

Stamattina, guardando i manifesti della nuova campagna del Pd, ho constatato con soddisfazione come finalmente insieme alle maniche di camicia di Bersani sia arrivata la chiarezza. Finalmente un'impressione di unità: sono lontani  i tempi in cui l'attenzione era monopolizzata dagli ex segretari falliti che pontificano, formano correnti o più opportunamente se ne vanno.

Ora basta: possiamo dire che il Pd è un partito moderno, i cui dirigenti riconoscono e sanno come rispondere ai problemi del paese, con in testa una precisa idea di Italia.

 

bersani-chiarezza

(clicca per ingrandire)

Gheddafi is the new Kirby

E con nuove prospettive di guadagno in arrivo, la metà delle aspiranti hostess, accampate nell’atrio dell’accademia, sedute per terra e sui muretti, hanno affrontato altre ore di attesa sotto il sole, per assicurarsi intanto gli 80 euro di rimborso promessi.

Una terra promessa, un mondo diverso

«Per chi si mostrerà interessata al Corano, questa è l’occasione di farsi avanti – ha spiegato Alessandro – ci saranno infatti nuovi incontri e nuove opportunità di guadagno. Le ragazze che durante l’incontro si mostreranno interessate, saranno infatti invitate in Libia, ad approfondire i vari aspetti della cultura libica. Per esempio, a settembre, ci sarà un evento per la festa nazionale, a cui si potrà partecipare».

Mohamed, the most authentic bro

«L'ultimo profeta è Maometto. C’era scritto anche sul Vangelo, ma poi è stato modificato. Ora dunque l’unica sacra scrittura valida rimane il Corano, perché è l’unica che è arrivata a noi autentica»

Jesus is soo last year

Una ragazza chiede: «Ma allora la nostra religione è sbagliata?». «No – risponde Gheddafi-. Solo che ogni religione, anche quella cristiana cattolica, ha avuto il suo periodo. Perché il messia Gesù era quello che precedeva l’ultimo, Maometto. Ora la religione musulmana le deve rimpiazzare tutte»

Il ratto delle stagiste

Intanto è pronto per tutte, alla fine del dibattito, un invito a unirsi in matrimonio con gli uomini libici e rinsaldare così il legame Italia-Libia.

– – –

(tratto da:
Ore e ore sotto il sole per 80 euro: la giornata delle hostess di Gheddafi
Giovani, carine, disoccupate e abbagliate dalla promessa di un futuro radioso in Libia, magari col matrimonio
 )

La grotta di Anemone

[contiene Lost-spoiler dell'ultima stagione ma molto vaghi – niente di cui non abbiate già sentito parlare vostro malgrado, se siete indietro]

Non è che voglio far diventare questo blog Lost-centrico. Solo che l'attualità pretende la nostra attenzione, e adesso pare che questo Anemone del GrandiOpereGate, oltre alla famigerata lista, nascondesse anche una caverna segreta in cui segnare i nomi dei candidati (candidati a cosa non è dato sapere: fondi pubblici sottratti ai terremotati? ville in isola tropicale con vista-seconda-isola? eliminazione in un inceneritore abusivo campano con conseguente trasformazione in fumo nero?). I cognomi sono quelli venuti fuori finora, con tanto di cancellazione di quelli evidentemente troppo sputtanati. C'è anche qualcuno nascosto dietro a strani pseudonimi.

Il mistero si infittisce.
(cliccate per ingrandire l'immagine)

anemone_list

Hey hey, come out tonight!

nottebiancaireosNello sbruffonissimo post di qualche giorno fa avevo accennato a un appuntamento nell'ambito della Notte Bianca fiorentina che mi avrebbe coinvolto. Bene, è giunto il momento di scoprire le carte.

Prima di tutto però rimando al sito ufficiale (?) della Notte Bianca fiorentina del prossimo venerdì 30 aprile, dove si possono scoprire le tante piccole e medie iniziative (perché di grandi non mi risulta ce ne siano) organizzate in giro per la città (soprattutto in centro), così da valutare anche eventualmente se vi può interessare una trasferta in riva all'Arno.

Per parte mia vi parlo della serata organizzata da Ireos, l'associazione lgbt-etc che forse già conoscete – se fiorentini o  lettori di queste pagine – per via del Florence Queer Festival che organizza, o delle sue feste Queer Aboard.
Per l'occasione la sede di Ireos (in via dei Serragli 3, quasi all'angolo con Borgo San Frediano) rimarrà aperta al pubblico la sera e la notte, con questo programma:

– dalle h.20.00/20.30 aperitivo di inaugurazione della mostra fotografica "MADUNNA in concert" di Daniele D'Alessandro (qui gli orari per chi volesse visitarla successivamente)

– alle h.22.30 un interessante spettacolo/performance teatrale intitolato "Gente Strana". Si tratta di sketch comici liberamente tratti dal repertorio di "Monty Python’s Flying Circus". Regia di Roberto Cacini, qui altri dettagli.

– sono inoltre previste delle "esperienze di Danza Terapia" (non chiedetemi cosa sono, lo scoprirò in loco), e i cocktail fino a tardi non mancheranno.

– ah ecco, dimenticavo: la musica. Quella la mette il sottoscritto. Al termine dello spettacolo teatrale e a inizio serata durante l'aperitivo. Siete quindi tutti invitati a fare almeno un salto sul presto o sul tardi: stavolta davvero non avete scuse, oltretutto il posto è anche centralissimo e di passaggio.
Se poi volete restare a bere qualcosa o a ballare, mi farà anche più piacere.

A proposito di musica: per quanto esistano già il post sul sito di Ireos e l'immancabile evento facebook della serata, non potevo esimermi dal preparare al solo uso e consumo di questo blog, con le mie manine e i miei potenti mezzi (?), un flyer scrauso DIY di quelli che tanto vi fanno ridere (immagino). Non è proprio la cosa più leggibile del mondo (se cliccate sull'immagine la ingrandite, ma non troppo), però alcuni nomi e numi tutelari della serata li dovreste decifrare.

webnottebianca
La scommessa, per la mia prima (e ultima?) comparsata "djistica" a Firenze, vorrebbe essere mettere un po' di musica pop che piace ai gay a cui non piace la solita musica da gay; di quella musica che piace agli etero a cui piace la musica non etero; di quella musica che chi non ascolta quel che passa la radio trasmette in heavy rotation nella sua radio immaginaria.
Non vi spaventate. We're the good guys.

PS. se poi oltre a passare volete spargere la voce o spammare o retwittare o inoltrare il post ai vostri contatti fiorentini o iscrivervi all'evento fb o pubblicare o invitare o condividere e chi più social network ha più ne metta, come dire: fate pure… :)

Scissor Sisters – Filthy/Gorgeous
Hot Chip – She Wolf (Shakira cover)
Blur – Popscene 

Il browser dell’odio

berluscooni1
Lo so che curiosare sui suggerimenti di Google [*] è un giochino ormai datato. Però una semplice ricerca avente ad oggetto la rockstar dell'anno del 2009 può essere l'occasione per un paio di considerazioni di web-politologia spicciola:

– si può parlare di strategia-Tartaglia con riferimento alla ricerca di fama dell'aggressore/mitomane stesso, a una montatura organizzata scientificamente fin dall'inizio (per i più complottisti), oppure più realisticamente all'agenda post-aggressione di certi media volta ad enfatizzare e strumentalizzare all'infinito l'accaduto: in tutti i casi, essa pare aver funzionato. Tra i 10 suggerimenti per [berlusconi], ben 8 vi fanno riferimento. Sembra di leggere il testo di Mio Fratello è Figlio Unico. Se aggiungiamo il nome, ovvero cerchiamo [silvio berlusconi], va un po' meglio (potete provare da soli: 2 soli riferimenti all'incidente della Madunina).
 berluscooni2 
– provando anche un paio di ricerche con i due verbi ausiliari (seconda immagine), notiamo una maggiore varietà. Per [berlusconi ha] l'ausiliare del possesso ci porta un maggior numero di suggerimenti riguardanti il rapporto del "Cavaliere" con le donne. Un caso? Da notare anche la curiosità per lo stato della dentatura del premier (2 risultati).

– Più a 360 gradi i suggerimenti per [berlusconi è]: a parte i soliti, scomodi rapporti con gli stallieri che tornano sempre fuori, la comparsa dell'ausiliare usato per la forma passiva fa aumentare nuovamente i riferimenti all'episodio dello scorso dicembre.

– Per entrambe le combinazioni con i verbi ausiliari in terza persona, ricorrono le ricerche che paventano o auspicano una prossima fine della parabola – terrena o solo politica – del personaggio che avvelena la vita politica italiana dagli anni 90. L'ultimo suggerimento in basso a destra pare un oracolo spietato.

Il paese reale, probabilmente, non è molto d'accordo. E senza dubbio i suggerimenti non li prende da Google.

[*] il quale Google ovviamente non è un browser ma (in questo caso) un motore di ricerca. Il titolo è tecnicamente sbagliato, ma solo perché "browser" suonava meglio: è voluto, che credevate.
E comunque il browser dell'odio è chiaramente il Ma… ehm, Firefox.

«Le tette, a casa le hai lasciate?»

ilcorpodelledonne
Di questa roba se ne può scrivere con più tranquilità oggi, con l’8 marzo alle spalle.
In realtà, se proprio vogliamo trovare una ricorrenza tutta italiana riguardante le donne, dobbiamo probabilmente lasciarlo perdere, l’8 marzo.

… potremmo per esempio aspettare poco più di un mese e prendere la data del 28 aprile, giorno in cui nel 2009 fu resa pubblica l’uscita dell’ex first lady Veronica Lario sul “ciarpame senza pudore” delle liste Pdl per le elezioni europee. Di lì a pochi mesi sarebbero arrivate Noemi Letizia, Patrizia D’Addario e tutte le altre, in una catena di rivelazioni sconcertanti su minorenni alla corte del presidente del consiglio, ragazze immagine che girano filmati o trascorrono notti prezzolate in sedi istituzionali, candidature promesse più o meno in cambio di favori sessuali.

courtney-francesPassata l’estate (periodo più favorevole ai polveroni mediatici più pruriginosi), sarebbero arrivati nuovi scandali di altro e vario genere: a un anno di distanza dall’inizio di tutto, abbiamo constatato quanto significativi siano stati gli scossoni alla popolarità dei protagonisti (qualcuno ci ha anche guadagnato i galloni di rockstar). E anche mantenendo il discorso sul piano più ristretto della dignità delle donne, non sembra che ci siano state reazioni culturali granché efficaci a invertire l’imbarazzante trend in atto da decenni nel nostro paese.

Naturalmente sarebbe ingenuo ridurre a questione da Italietta il tema dello sfruttamento dell’immagine femminile nello spettacolo e nella comucazione in generale (tema peraltro vastissimo – e il qui presente non maneggia gli strumenti culturali necessari per addentrarcisi con piena cognizione di causa). Anche limitandosi alla musica e alla cultura pop, gli spunti sarebbero infiniti. E una variabile importante è il comportamento delle stesse protagoniste del mondo dello spettacolo, a vari livelli (per una Amanda Palmer ci sono mille Rihanna pronte a sculettare come carne da macello, per dire).

Ciò premesso, mi sembra opportuno rilanciare anche qui il link al documentario Il Corpo Delle Donne (per quanto si sia ormai abbastanza diffuso in rete): la sua semplice visione, anche al netto delle riflessioni estetico-psicologiche della co-regista e co-autrice Lorella Zanardo sulla scomparsa delle donne come individualità dai media e sulla parallela scomparsa delle facce, è esperienza piuttosto forte. Una sorta di Videocracy più concentrato sull’uso del corpo femminile, non rivela niente di nuovo a chi ha un minimo di familiarità con il paese reale (quello la cui agenda politica e culturale è dettata da Striscia la Notizia e Amici Del Grande Fratello), ma le gallerie degli orrori che propone fanno comunque una certa impressione (per usare un eufemismo).

Gli auguri ce li meritiamo tutti quanti, altro che donne.

(il documentario dura 23′ e si può vedere tutto intero a questo indirizzo, dove è disponibile anche in altre lingue: se preferite Youtube potete iniziare dalla prima parte qui sotto, e poi proseguire con la seconda e la terza)

Manic Street Preachers – Little Baby Nothing (video)

«Ho una situazione cubana»

[Uno dà un'occhiata alle prime pagine dei quotidiani online, accosta 2/3 link nudi e crudi, e il post è già fatto.]

Corriere della Sera, 3 marzo 2010
Nessun problema a spiegare il suo contatto: «Balducci era una mia ottima fonte in Vaticano. Mi dette quindici giorni prima la notizia della nomina di Bagnasco. Una volta cenai da lui con monsignor Sandri. Diego Anemone l’ho conosciuto attraverso di lui. Ma sono contatti di lavoro. Mi invitavano alla partita, ma per fortuna io non vado mai. Magari per telefono posso averlo chiamato "tesoro". Ma lo faccio con tutti. Non vorrei passare per…».

+

Repubblica, 3 marzo 2010
"Angelo… Io non ti dico altro. É alto 2 metri, per 97 chili, 33 anni, completamente attivo", spiega il "religioso" a Balducci in un format che si ripete e che varia solo nelle misure. E poi e ancora, ogni due, tre giorni: "Ho una situazione di Napoli". "Ho una situazione cubana". "Ho un tedesco appena arrivato dalla Germania". "Ho due neri". "Ho il calciatore". "Ho uno dell'Abruzzo". "Ho il ballerino Rai"

=

(Non ti ricordi di Chinedu Thomas Ehiem, il corista nigeriano, un eroe dei nostri tempi…)

– – –

Immanuel Casto – Che bella la cappella

Berlusconi’s censorship in Italy: on public tv David Mills becomes «acquitted»

Last Thursday, Italy’s highest appeals court (“Supreme Court of Cassation”) invalidated last year’s sentence which found english lawyer David Mills guilty of taking a bribe from italian Prime Minister Silvio Berlusconi.

David Mills, the estranged husband of British Olympics minister Tessa Jowell, was convicted and sentenced to four and a half years’ jail both by the first Court (on 17 February 2009) and by the Court of Appeal (on 27 October 2009).

The “Cassazione” Court never settles the merits of the cases. The charge has just been “timed out” by a statute of limitations, because in Italy the time limit for bribery crime is 10 years. However Gianfranco Ciani, the Assistant Chief Prosecutor of the Court of Cassation, added that “there are not the grounds for David Mills to be acquitted on the facts of the case” (we could add that the british lawyer is so “clean” that he has to pay €250,000 to the Italian state as compensation for giving evasive evidence, plus legal costs).

… so far, nothing new for you people from abroad, who perhaps come here to this blog from the web. These news are available worldwide.

What you probably don’t know is how the news about the last verdict was given by TG1, the broadcasting newscast on the main italian public tv-channel Raiuno (which has always followed a strictly “censorship policy” on all of Berlusconi’s scandals and criminal issues, including the ad personam laws, the various sentences which acknowledged connections between the Mafia and politicians close to him, and the various 2009 “sex-gates”).

[ alternative links for the same video (26 February 2010, 13.30h edition): 1, 2, 3 ]

According to the TG1 headlines and its speaker’s introduction to the filmed report about the news, the verdict for David Mills was not “CHARGE TIMED OUT  BY THE STATUTE OF LIMITATIONS” , but “ACQUITTED”, “NOT GUILTY” (“assoluzione“). Subliminally meaning that Berlusconi was found innocent as well.
And no, “charges timed out” and “not guilty” are not exactly the same thing.

Only in the subsequent film report from the Court you could hear the correspondent from the Court talking about “prescrizione” (=the statute of limitation) as the legal ground for the quashing of the Court of Appeal sentence.

Further information: despite the facts being the same, David Mills and Silvio Berlusconi haven’t been judged in the same trial. Berlusconi was scratched from the trial and prosecution against him was suspended because of the Immunity Law called “Lodo Alfano”. Italy’s Constitutional Court threw out this law on 8 October 2009 (it wasn’t the first “ad personam law” he prepared and got voted in 15 years, and not the first Immunity Law thrown out by the same Court).

The trial against Berlusconi still has to begin from the first Court, and even if their judges will maintain the same decision on the merits (it’s already been proved that Mills received money from Berlusconi, but just in the Mills’ trial) it’s pretty sure that by the time the trial arrives to the “Cassazione” Court  the charges against him will be “timed out” by the same statute of limitations (the trial will be “timed out” in less than a year…).

That day, the TG1 speakers will probably repeat this NOT GUILTY declaration.

Many italians believe in the “state of law” and democracy, didn’t vote Berlusconi’s majority, don’t accept all of this shameful, unceasing propaganda. This part of italian people doesn’t seem to have any political chance to defeat Berlusconi’s huge concentration of political, economical and information power (in a country where most of the people – 69,3%, according to this recent survey – only gets information from television, he directly controls or exerts censorship on the 3 national public channels, and OWNS the other 3 most important channels).

This post is just another message in the bottle directed to the world, before media control by this anti-democratic majority possibly extends to the internet.

La Cina è vicina (“China is near”) is the title of a 1967 movie, but due to the rhyme is commonly used in Italy as a joke or a verbal phrase when we speak about China and its economical-political threats.However, the world must know that China is not near: China, with its regime bulletins, is already in Europe. In Italy.

– – –

P.S. & Disclaimer
– Sorry for my approximate english, I’m not an english native neither a professional english writer (this is an italian-written blog). Any correction about mistakes is welcome, and I’d be glad if many people spread these news across the world in their own – better – way. [UPDATE: thanks to Kay and Evaristo for some advices and corrections]

In this post (italian language) you can read about some spontaneous protests in Italy against TG1 censorship and lies.

GIRO DI VITE DEL GOVERNO CONTRO LA CORRUZIONE

L’annuncio di Palazzo Chigi: da marzo, la domenica solo a targhe alterne.

Quanto sei bella

Cammina davanti a me. Una ragazza di una bellezza non troppo ricercata, dal look grintoso: stivaletti felpati, gonna abbastanza corta con fuseaux neri sotto e giubbotto sopra, capelli lunghi mossi e finto-spettinati (?); faccia pulita ma non troppo, dai lineamenti regolari.
Cammina davanti a me con andatura che svela la sua sensualità solo a uno sguardo più attento: quello che mi deciderò a concederle dopo, discretamente, per cercare di capire il perché di quel tono di voce, di quella confidenza non richiesta, di quel fastidioso incidente che incrina la tranquillità della mia passeggiata sotto un inaspettato sole invernale.

"Quanto sei bella OOOH!" "OOOH sì, proprio te!".
Sento risuonare i commenti che i due buzzurri rivolgono alla ragazza chiari e feroci nella strada affollata del centro.
Lei tira dritto senza neanche un cenno. Magari non ha neppure sentito. Magari è una di quelle che trae soddisfazione dal riuscire a suscitare in giro commenti da osteria (e in questo caso la volgarità stava solo nel tono e nella gestualità). O magari fa parte di quella che voglio sperare sia ancora una maggioranza tra le donne, quelle che scambierebbero ben volentieri cento commenti ingrifati e coreografici per un complimento galante o un semplice sorriso – anche se non hanno quasi mai la prontezza, e come non capirle, di rispondere a tono allo scaricatore di porno di turno: MA. COME. CAZZO. TI. PERMETTI. MUORI.

Io invece sento bene e provo all’improvviso un forte fastidio – sarà che già non ero di ottimo umore di mio. Da una parte mi vergogno per il genere maschile a cui appartengo; dall’altra mi tornano in mente le sciocchezze sull’esibizionismo e sulla mancata discrezione che ci vengono continuamente propinate quando si parla di Pride e di diritti delle minoranze in genere.
Perché no, mettere in imbarazzo delle estranee soltanto per affermare a gran voce davanti a se stessi o ai propri simili una virilità minacciata dall’educazione non è esibizionismo; è anzi un modello comportamentale permesso, tollerato e di fatto incoraggiato dalla nostra società.

Sarà ingiusto, sarà un atteggiamento snobistico e pure un po’ classista, ma proprio non provo istintivi sentimenti di pietà o vicinanza pasoliniana rispetto all’ignorante che trova nel machismo forzato uno degli pochi momenti di affermazione sociale; questo nonostante sia razionalmente consapevole che in buona parte la responsabilità del perdurare di certi schemi da età della clava è delle istituzioni sociali che dovrebbero contribuire a smussare le tendenze primitive e sviluppare in tutti i cittadini un minimo comune denominatore di rispetto per il prossimo (e per se stessi, perché il velinismo è l’altra faccia della stessa medaglia) (che periodo insopportabilmente lungo e saccente).
Se le passo rapidamente in rassegna, queste istituzioni di "controllo", mi viene da ridere per non piangere. La scuola dell’obbligo, o quel che ne rimane. Le religioni organizzate. La politica. E la principale: la televisione.

Ma mentre dentro di me faccio il sociologo da strapazzo del lunedì i due tizi staranno già omaggiando di bordate di fischi la prossima vittima, colpevole di preferire la luce del sole al burqa.

Una bella ripassata alle notizie del giorno

cronacaveraitaliaQuella sopra è (al netto di un paio di evidenti ritocchi colorati) la testa della homepage di Repubblica.it di oggi. Stavolta non si tratta di campagne esclusive del Gruppo Espresso ma delle notizie del giorno per tutti i principali quotidiani (non tutte saranno arrivate al Tg1 di Minzolini, probabilmente).

Nel dettaglio:

1) Per quanto riguarda il titolo d’apertura, ovvero gli sviluppi su molteplici fronti dell’inchiesta su Bertolaso & compari, un certo presenzialismo mediatico da benefattore e il gran giro di soldi gestiti, con tanto di decreto legge imminente per privatizzare un servizio come la protezione civile, la dicevano già lunga.
E sulle novità pecorecce di oggi, che dire: quando garantisce il capo

La cosa più triste è che siamo di fronte all’ennesimo caso in cui alte istituzioni italiane sono coinvolte in storiacce che fanno impallidire quelle di Cronaca Vera.

2) Sulla seconda cosa non è proprio possibile scherzare. Sottoscrivo questo, punto.

3) Surreale infine come questo anonimo consigliere Pdl sorpreso con le mani sulla bustarella, di fronte ai protagonisti delle vicende che lo sovrastano nell’ordine di notiziabilità come in un ipotetico podio della odierna vergogna, ci faccia quasi la figura del santarellino.

Italia 2010.

Amari – Cronaca Vera (video strepitoso per una canzone dell’ultimo album)

Scampati all’ennesima figuraccia. Anzi, no.

Il terribile terremoto che lo scorso 12 gennaio si è abbattuto su Haiti, provocando centinaia di migliaia di vittime e mettendo in ginocchio il poverissimo paese caraibico, si è portato via anche una vittima fiorentina. Si chiamava Guido Galli ed era un funzionario dell’ONU che lavorava dal 2008 ad Haiti presso la missione di peacekeeping "Minusth". Stava partecipando ad una riunione in un albergo che è crollato su se stesso.

Qui il commovente sito commemorativo (via Controradio), pieno di messaggi di affetto provenienti da tutto il mondo, creato dal suo compagno – compagno la cui esistenza, per inciso, risulta a livello di stampa nazionale solo da questa Apcom e dai trafiletti che la riportano, mentre ogni articolo più "corposo" descrive minuziosamente nella biografia ed aneddotica sul defunto soltanto il resto della famiglia, cancellando la persona a lui più vicina. Ma non è il momento di fare polemiche su questo.

Perché c’è purtroppo da registrare uno sfondone ben più clamoroso (a certe censure in questo paese siamo abituati): responsabile è tanto per cambiare La Nazione, che seguendo il trend (molto in voga dopo le tragedie di questo tipo) del lanciare notizie del tipo "persona (ma meglio bimbo o neonato) ritrovata dopo tot giorni viva sotto le macerie", il 14 gennaio lancia questo titolo a tutta pagina

«Solo morte e macerie
Scampato per miracolo al disastro di Haiti»
Guido Galli, fiorentino, superstite della sciagura

Nel link qui sopra potete vedere con i vostri occhi la pagina di giornale e leggere il testo di quella che viene presentata come "intervista", e che consiste in realtà di una sola frase («E’ stato un inferno — ha detto Galli —. Il mio capo e il collega che stava con me sono morti nel crollo del palazzo in cui in quel momento stavamo lavorando»).

Leggere l’intero articolo, che infiocchetta di particolari rassicuranti quella frase – non si sa bene se inventata (e da chi) o se pronunciata da qualcun altro e poi male attribuita -, è semplicemente agghiacciante ("si è salvato, nonostante tutto intorno continuassero a crollare macerie e si levassero grida e immagini di morte"; (…) "non risulterebbe neppure tra i feriti").

Per dovere di chiarezza, ecco il triste seguito (perché prima di tirare ognuno le proprie conclusioni è giusto avere informazioni più complete):
– il 16 gennaio su La Nazione appare un articolo non firmato in cui si dà la notizia che Galli si era salvato era infondata (senza alcun accenno al fatto di aver ampiamente contribuito a diffonderla come giornale), e nonostante il fiorentino non risultasse nelle liste di morti e feriti ancora non si sapeva niente;
– in un articolo del 18 gennaio (non firmato) Galli è segnalato come ufficialmente disperso;
– infine il 19 gennaio ecco la notizia del ritrovamento del corpo (comunicata un giorno prima alla famiglia), con ampio corredo di articoli (con le dovute omissioni di cui sopra).

Solo il 20 gennaio appare, nella cronaca di Firenze, un articolo di scuse del giornalista che aveva firmato l’articolo bufala con il virgolettato falso che ha probabilmente illuso, se non la famiglia che aveva fonti più dirette, tanti conoscenti della vittima.
Ecco le sue giustificazioni:

"La frase attribuita a Galli mi è stata riferita nel corso di decine di telefonate di controllo.
Con una quarantina di persone sono riuscito a parlare, altre utenze invece non erano raggiungibili. Poi ho controllato se c’erano siti internet che ne parlavano, siti locali di giornali in lingua italiana. E’ stato un lavoro di ricerca e di verifica lungo e difficile nel corso del quale mi è stata riferita quella frase attribuita al funzionario italiano scampato al terremoto: in realtà non era stata pronunciata dal nostro concittadino, ma da un altro dipendente delle Nazioni Unite, fortunatamente e realmente scampato al disastro. Ma questo l’ho potuto sapere solo un giorno e mezzo più tardi.
Per scrupolo, comunque non avevo scritto nulla della vicenda fino a quando – in nottata – la notizia che Guido era salvo ci è stata confermata dalla famiglia, informata al riguardo da organi ufficiali, famiglia che ha aggiunto anche altri particolari di cui era venuta a conoscenza e che coincidevano con le informazioni da me raccolte.
"

Personalmente comprendo le difficoltà di comunicazione in un contesto simile, e prendo atto che certi errori possono verificarsi e che la notizia rivelatasi poi fasulla è stata almeno data dopo aver effettuato un riscontro con quello che al momento sapevano la famiglia e le autorità. Ma continuo a ritenere abbastanza vergognosa la pratica di imbastire articoli a tutta pagina che per puri scopi sensazionalistici "vendono" storie a lieto fine con interviste rassicuranti, quando l’intero articolo è montato attorno a un breve virgolettato che non si è ottenuto di persona né evidentemente controllato a sufficienza.

Potrei aggiungere molte altre osservazioni su come da un foglietto provinciale come La Nazione (sempre più tristemente ridotto al binomio cronaca sportiva + alimentatore dell’agenda politico-culturale delle destre) mi aspetti questo e altro. Ma mi limiterò a dire che a mio modesto parere questo comportamento, se non si chiama sciacallaggio, di certo non è nemmeno giornalismo.

Scrivere questo post è stato sgradevole, sotto vari punti di vista, e lo sarà probabilmente anche leggerlo; ma certe nefandezze non devono passare sotto silenzio, e mi sembrava giusto fare la mia piccola parte perché più persone possibili sapessero.