Top ten dei concerti 2013 dopo cui ho messo dischi (featuring: THE COMEBACK)

Ultimamente sento spesso la voglia di tornare a scrivere qualcosa sul blog. Capita sempre quando non sono a casa. Poi appena torno online mail, social network e mille altre cose più o meno serie a cui star dietro fagocitano la mia attenzione. Il 2013 però per me è stato un anno importante e qualcosa prima della sua fine voglio postarla, ed ecco quindi la stramba classifica di cui al titolo.

Il perché abbia scelto di fare una classifica del genere ha a che fare con il perché il mio blog versi da anni in stato di semiabbandono (esclusa la sottopagina del quasi omonimo djset).
Il cuore musicale del vecchio blog Outsiders, quello su cui più mi impegnavo, erano le recensioni o post sui dischi da una parte e i live report dall’altra.

I post sui dischi sono spariti dapprima quando ho iniziato a scrivere di musica sull’oggi defunto Vitaminic.it (a questa cosa pure dovevo dedicare un post a parte, e non l’ho fatto. Magari lo farò. Intanto sappiate che le recensioni – un po’ più seriose – pubblicate lì sono oggi leggibili qui sul blog, sotto questo tag – mentre qui c’è un archivio alfabetico dei dischi di cui ho parlato che comprende tutto, anche i post vecchi e più lungagnoni sul blog)

In seguito, ho iniziato a fare il dj con una certa regolarità. Ecco, è successo questo: pur con tutti i “ma rispetto a questo scriverei cento volte meglio” che potevo collezionare leggendo recensioni in rete, in realtà nel mio rapportarmi alla musica mi sono reso conto di trarre più soddisfazione e soprattutto di poter probabilmente dare qualcosa di più agli altri mettendo dischi in pubblico, facendo ascoltare certe canzoni in certi contesti in un certo ordine, piuttosto che scrivendone.

Per quanto riguarda invece i live, mi spiace forse ancora di più di aver smesso di scriverne – tanti sono stati in questi ultimi anni i concerti così emozionanti che mi hanno fatto ripromettere a me stesso, durante il rientro a casa in macchina, che avrei assolutamente fermato il loro ricordo in un post sul blog… poi ogni volta qualche veloce e caduco status/commento sui social network si è preso tutto.

Ma non è tutta colpa dei social network in sé: è anche colpa della quantità di concerti che vado a vedere, che negli ultimi anni è aumentata considerevolmente, rendendo difficile anche solo spendere le parole necessarie per ricordare a dovere i più importanti. Anche su questo magari scriverò (quante promesse da marinaio oggi) un post a parte, magari con qualche considerazione specifica sulla scena concertistica di Firenze e dintorni che mi trovo a frequentare. Basti per ora sapere che, da un calcolo abbastanza preciso fatto grazie a Last.Fm, nel 2013 sono uscito per concerti un totale di 126 (centoventiquattro) sere. Esclusi i 4 giorni di maratona massacrante al Primavera Sound, che mi sono sciroppato avidamente per il secondo anno di fila.
(La maggior parte dei concerti visti in zona era per fortuna a ingresso gratuito o gratuito con una tessera annuale, per la fortuna delle mie tasche)
(E comunque “get a life”, lo so)

[QUI FINISCE LA LUNGA PREMESSA E INIZIA LA TOP TEN]

Per terminare l’ormai lunga (strano eh?) premessa e passare alla classifica oggetto del post: ho pensato a scrivere una classifica dei migliori live dell’anno, poi ho pensato che sarebbe stata impresa titanica considerare tutti i suddetti live, infine ho pensato che però potevo restringere il campo ai live (prima e) dopo dei quali ho avuto la fortuna di poter mettere musica – in questo modo facendo anche un parziale bilancio delle soddisfazioni djistiche personali.
Le serate in cui ho messo musica dopo dei concerti in tutto l’anno solare sono 24, numero più umano. Ecco quindi i dieci che mi hanno emozionato o coinvolto di più tra questi – con qualche ulteriore e doverosa citazione in coda.
L’ordine è cronologico, perché l’anno finisce tra poche ore, ho un djset di capodanno che mi aspetta e insomma non ho più tempo.

Blue Willa @ Glue (Firenze), 1 febbraio.
Poco dopo l’uscita del primo disco con il nuovo moniker (che frutterà loro vari riconoscimenti della critica e soddisfazioni come la partecipazione al Primavera Sound), gli ex Baby Blue lo presentano integralmente su un palco che esalta la teatralità sia della frontwoman Serena Altavilla, sia delle stesse canzoni a cui i 4 di Prato hanno dato vita insieme alla produttrice Carla Bozulich. E a seguire anche pezzi dagli album precedenti. Forse l’aftershow che sono stato più orgoglioso di fare tra i tanti della stagione scorsa al Glue.

Diaframma @ Capanno Blackout (Prato), 17 aprile.
E’ un mercoledì ma è anche il compleanno del locale, è anche la prima serata a nome “Outsiders” che ci faccio, è anche il primo concerto di una delle mie band del cuore dopo il quale metto dischi (dopo qualche aftershow a Fiumani da solo). Un traguardo che è una soddisfazione immensa. Anche il concerto è una bomba, ma quello non è certo una novità (pure nel 2013 li ho visti varie volte, com’è giusto per chi li ama e ha la fortuna di abitare nella loro regione).

Luminal @ secret concert a Pistoia, 22 giugno.
Location intima e pubblico complice e attento per il primo concerto in Toscana con la nuova formazione per la band romana che con Amatoriale Italia ha semplicemente ridefinito a calci nel culo il concetto di rock indipendente in italiano con attitudine (?) punk. Il mini-party tra amici annesso è una ulteriore ciliegina sulla serata.

Schonwald @ Controsenso (Prato), 21 settembre
Solo in due a sprigionare un’energia wave notevole, il tutto con la grazia e la naturalezza che solo musicisti di grande professionalità ed esperienza come loro possono permettersi sul palco.

Ka Mate Ka Ora @ Rullante (Firenze), 18 settembre.
I pistoiesi Ka Mate Ka Ora li ho già sentiti diverse volte, ma questo è il loro miglior concerto che ricordo. Grande la soddisfazione di far parte di una serata in cui un gruppo tra slowcore e shoegaze approda in un club più avvezzo a generi diversi, fa un concerto in cui tutto funziona e convince tutti, compresi spettatori che non li conoscevano.

Ghost To Falco @ Tender (Firenze), 24 settembre.
I tre di Portland offrono un live convincente ed energico, mai scontato, su atmosfere alla National/Shearwater. Peccato solo non sia un set più lungo, ma il palco non è tutto per loro. E peccato anche l’assenza di cd comprabili al banchino, piaga ahimé sempre più diffusa a livello internazionale.

Chewingum @ Ponterotto (Montelupo, Firenze), 7 dicembre.
Per una sera riapre ai concerti del sabato il circolino Arci in cui ho iniziato a metter musica, e già questo basta a rendere la serata speciale, in più tornano i Chewingum che sono sempre i soliti matti e sanno sempre divertirsi divertendo il pubblico. E’ uno degli ultimi live dell’infinito tour del riuscito secondo album Nilo.

JoyCut @ Tender (Firenze), 12 dicembre.
Un concerto di elettronica waveggiante pazzesco, che ti costringe a porti delle domande e darti delle brutte risposte, se pensi al pubblico che ha raccolto (seppur di giovedì) rapportato al pubblico più numeroso di tanti concerti ben più cheap. Il loro disco del 2013 PiecesOfUsWereLeftOnTheGround era già imponente per lunghezza e intensità, il live è assolutamente all’altezza.

Sadside Project @ Controsenso (Prato), 20 dicembre.
Anche qui vale il discorso dei Ka Mate Ka Ora: ho già visto diverse volte anche i romani, e l’atmosfera raccolta del locale mi permette di godermi appieno il loro garage-blues sempre più indiavolato e dai tempi perfetti, nonostante la tensione da djset imminente.

Iosonouncane @ Glue (Firenze), 21 dicembre.
Nel minitour insieme a Paolo Iocca (Boxeur The Coeur e prima con Franklin Delano, Blake/e/e/e, …A Toys Orchestra) all’elettronica e a Simone Cavina dei Junkfood alle percussioni, Iosonouncane (che ora si alterna tra elettronica e chitarra, oltre a concentrarsi maggiormente sul cantato) ha dato vita a una specie di versione italiana e cantautorale degli Animal Collective, facendo crescere dal punto di vista musicale il vecchio repertorio (quello su cui si può fare il confronto, ma vengono eseguiti anche pezzi nuovi). Una collaborazione che si auspica duratura, in vista di un futuro nuovo album.

Altri concerti sono stati altrettanto o maggiormente validi, ma non stanno nei dieci per vari motivi (a volte una minore affinità musicale, a volte semplicemente mi sono lasciato più andare nelle serate di cui sopra). Voglio citare almeno Umberto Maria Giardini che a gennaio ha riempito il Glue ed emozionato fans e non con un live superbo, gli Electric Superfuzz al Capanno che mi gasarono tantissimo per il djset di quella sera e che sono lieto di incrociare di nuovo presto (gennaio 2014) nella stessa modalità, gli Iori’s Eyes che dopo una mia iniziale diffidenza mi hanno definitivamente conquistato al terzo loro concerto a cui ho assistito (quello al Glue), Il Pan del Diavolo che propongono un genere che non mastico molto ma sono stati bravissimi e mi hanno dato modo di tornare al Glue di autunno con una seratona, gli Eterea Post Bong Band (Glue) che spaccano ancora come anni fa, gli inglesi Spectral Park al Tender con la loro psichedelia anfetaminica, e poi vabbe’ tali Elio e Le Storie Tese con cui ho diviso – anche se io ero al palco secondario – la serata al Marea Festival a Fucecchio. Non proprio cose che capitano tutti i giorni.

(Devo un grosso grazie a queste e a tutte le altre band dopo cui ho messo i dischi, e ancor più ai locali e organizzatori che mi hanno concesso l’onore di esserci – per questi concerti e per tutti gli altri che ho visto da semplice spettatore. Buon 2014 a tutti quanti)

(NB: la maggior parte dei miei djset di cui sopra sono state serate “Outsiders” – sulla relativa pagina facebook, nella sezione Foto, potete trovare qualche scatto mio – per lo più pessimo – delle serate, a volte corredato da link a fotogallery più belle)

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Sono andato a letto tardi

Mentre il blog langue ancora nel limbo del trasferimento lento e sudato da Splinder (e non solo, spiegherò), ci sono un po’ di novità che non ho ancora riportato su queste stanche pagine. E un tot di dischi, concerti ed esperienze che mi fanno quasi tornare la voglia di scrivere.

Ma per ora, intervallo:

Wikipedia sei tu

Gli appelli dei dirigenti e membri di Wikipedia stanno diventando sempre più inquietanti.

Link per l’importazione di blog da Splinder a WordPress

In aggiunta al post precedente, non posso non linkare a chi passasse di qui e ne avesse bisogno questo post del benemerito Aioros (grazie, grazie, grazie!) che contiene:
– il link a Instant WordPress (un programma che vi installa un server in locale, è un passaggio necessario se non avete uno spazio web vostro)
– il suo plugin aggiornato Splinder Importer, per l’importazione da Splinder al vostro WordPress locale
– le FAQ e le istruzioni per i passaggi precedenti e per l’ultimo passaggio, ovvero esportare il database dei vostri post sul vostro blog di WordPress (tipo questo).

Leggete anche i commenti per evitare errori, io seguendo tutti i consigli ce l’ho fatta e non sono un mago della tecnologia (pensate forse che sapete COSA SIA un server?).
La raccomandazione che ripeto anch’io è fare l’importazione da Splinder in orario notturno e in diverse tranches, perché gli splinder-server sono bollenti e prevedo che spesso in questi mesi salteranno.

Trasloco (obbligato): Going WordPress

A cinque anni da questo post, in cui con il passaggio di proprietà a Dada paventavo per la (prima?) più grande piattaforma italiana di blog una finaccia simile a quella che aveva fatto Clarence, pare che ci siamo. Splinder sta morendo. Dopo il rincorrersi di voci e congetture varie (mi rendo conto che linkare il post di un blog di Splinder adesso è un po’ inutile), è arrivata in clamoroso ritardo la comunicazione ufficiale:

Avviso per gli utenti
ATTENZIONE! 
A partire dal 31 Gennaio 2012 il servizio Splinder verrà dismesso
A breve verrà inviata una comunicazione con le indicazioni da seguire per recuperare tutti i contenuti dei blog ospitati. Sarà inoltre possibile attivare un redirect su un nuovo indirizzo web.

Io nel frattempo ho già salvato (quasi) tutto su un archivio WordPress e trasferito tutto qui, su https://disorderblog.wordpress.com (niente più Outsiders nel dominio ahimé, non c’erano combinazioni plausibili libere sul gratuito WordPress.com. Però il titolo del blog resta quello).

I feed restano gli stessi se eravate iscritti a http://feeds.feedburner.com/Outsiders (perché ho abbinato i feed di WordPress a Feedburner).
Se invece eravate iscritti a quelli “rss2” o “atom” di Splinder, per restare aggiornati dovrete cambiarli.

La nuova casa è tutta da personalizzare – ben poco, in realtà, i template di WordPress gratuito sono molto più rigidi. Cercherò di cambiare l’immagine dell’header e arricchire un po’ la colonna a lato con i link interni ed esterni che stavano di là.
E devo ancora salvare buona parte delle immagini hostate sul Mediablog di Splinder, visto che spariranno nel nulla anche quelle come i post. E correggere centinaia di link. e…

Non aggiungo altro per ora, se non tanta tanta tristezza sia per la chiusura di una piattaforma che è stata e per quanto mi riguarda sarebbe potuta restare ancora a lungo la mia “casa” online, sia per la sparizione di tantissimi blog “storici” altrui abbandonati o non più aggiornati, che finiranno nel niente e di cui resterà solo il ricordo di chi ha vissuto l’esplosione della blogosfera e migliaia di broken links.

Cari nuovi padroni di Splinder che non si è capito neanche con precisione chi siete, prendete i vostri blog professionali o le vostre suonerie o i vostri contenuti di entertainment multimediale a pagamento e fate quel che volete del vostro dominio. Addio.

(questo è il mio ultimo post che va – anche – su Splinder, salvo ulteriori reminder o brevi post tecnici per ricordare velocemente il trasloco)

Splinder Titanic

Lavori in corso.
Grazie Splinder che stai per chiudere o comunque lo stai facendo credere per cacciare tutti. Tante buone cose.
(E poi questi sfondi random, così zen. Fastidio)

Last days

[GeekDisclaimer: se non usate i feed e leggete il seguente post senza capirci nulla, non vi lamentate: avevo premesso il GeekDisclaimer]

Gli ultimi giorni del titolo (tiè!) sono quelli di Bloglines, che – sapevatelo – ci lascia con il 1° ottobre 2010.

Che lo storico feedreader su web (già tra i concorrenti principali di Google Reader mooolto tempo fa) non se la passasse benissimo ce lo potevamo immaginare, noi pochi che gli eravamo rimasti fedeli. Gli indizi non mancavano: ad esempio il fatto che la versione Beta fosse rimasta tale per… quanto, 3 anni? 4?

Nei giorni scorsi è comunque arrivato d'improvviso – bontà loro – l'annuncio di prossimo decesso. Semplicemente Ask.com, che ha rilevato Bloglines molto tempo fa, ha deciso di chiudere i battenti.

Le fasi della mia reazione a tutto ciò sono state tre:

1) smarrimento iniziale: è un pezzo di web che muore, e poi Google Reader mi sta antipatico e non ho voglia di imparare a usarlo;

2) non sarà  poi così male cambiare (dopo aver iniziato a provare *per davvero* GR, che una volta abituatisi al layout è forse più funzionale);

3) la terza fase dura ancora adesso, e comprende molti improperi e molti calli alle mani.

Il semplice trasferimento dell'elenco delle sottoscrizioni da un feedreader all'altro è infatti di per sé velocissimo: il problema però è che io avevo, su una gran parte delle decine e decine di feed cui ero abbonato, un arretrato di mesi/anni/centinaia di post da leggere.
… e NO, io non sono il tipo di persona che marka tutto as read facilmente. Neanche nella vita.

Per ricreare quindi su Google Reader la stessa situazione che avevo di là, con lo stesso identico arretrato, devo andare su ogni singolo feed, guardare da quando parte l'arretrato sul vecchio Bloglines (ah per incasinarmi ancora di più hanno intanto cancellato la versione Beta senza alcun preavviso, e indovinate quale usavo io…), e in vari modi che non sto a spiegare ricreare la stessa situazione su GR. Ciò implica mettere quintalate di stellette, riorganizzare cartelle di blog, eliminarne qualcuno, perderci un sacco di tempo ed energia insomma.

Il lato positivo è che dopo ho la sensazione che davvero tornerò a usare il feedreader a pieno regime. Ergo a leggere con costanza e tempismo più blog. E poi magari anche a scrivere di più io.

Nel frattempo, se anche voi usavate Bloglines e non volete veder svanire nel nulla le vostre sottoscrizioni, sbrigatevi.

(…di cui metà saranno mie)

100kSopra, uno screenshot che sono riuscito a catturare al volo ieri. Siccome all'apertura del blog non installai contatori esterni immediatamente, e visto che comunque quello che uso dà due valori diversi per pagine viste e visite (dei quali uno ha già superato da tempo la stessa cifra tonda, mentre l'altro ne è ancora lontano), per convenzione mi affido al vecchio, caro e ridicolo contatore di Splinder – e "festeggio" adesso.

Che dire: momenti di gloria (…).

Il browser dell’odio

berluscooni1
Lo so che curiosare sui suggerimenti di Google [*] è un giochino ormai datato. Però una semplice ricerca avente ad oggetto la rockstar dell'anno del 2009 può essere l'occasione per un paio di considerazioni di web-politologia spicciola:

– si può parlare di strategia-Tartaglia con riferimento alla ricerca di fama dell'aggressore/mitomane stesso, a una montatura organizzata scientificamente fin dall'inizio (per i più complottisti), oppure più realisticamente all'agenda post-aggressione di certi media volta ad enfatizzare e strumentalizzare all'infinito l'accaduto: in tutti i casi, essa pare aver funzionato. Tra i 10 suggerimenti per [berlusconi], ben 8 vi fanno riferimento. Sembra di leggere il testo di Mio Fratello è Figlio Unico. Se aggiungiamo il nome, ovvero cerchiamo [silvio berlusconi], va un po' meglio (potete provare da soli: 2 soli riferimenti all'incidente della Madunina).
 berluscooni2 
– provando anche un paio di ricerche con i due verbi ausiliari (seconda immagine), notiamo una maggiore varietà. Per [berlusconi ha] l'ausiliare del possesso ci porta un maggior numero di suggerimenti riguardanti il rapporto del "Cavaliere" con le donne. Un caso? Da notare anche la curiosità per lo stato della dentatura del premier (2 risultati).

– Più a 360 gradi i suggerimenti per [berlusconi è]: a parte i soliti, scomodi rapporti con gli stallieri che tornano sempre fuori, la comparsa dell'ausiliare usato per la forma passiva fa aumentare nuovamente i riferimenti all'episodio dello scorso dicembre.

– Per entrambe le combinazioni con i verbi ausiliari in terza persona, ricorrono le ricerche che paventano o auspicano una prossima fine della parabola – terrena o solo politica – del personaggio che avvelena la vita politica italiana dagli anni 90. L'ultimo suggerimento in basso a destra pare un oracolo spietato.

Il paese reale, probabilmente, non è molto d'accordo. E senza dubbio i suggerimenti non li prende da Google.

[*] il quale Google ovviamente non è un browser ma (in questo caso) un motore di ricerca. Il titolo è tecnicamente sbagliato, ma solo perché "browser" suonava meglio: è voluto, che credevate.
E comunque il browser dell'odio è chiaramente il Ma… ehm, Firefox.

Big G is watching you

Per quanto continui a preservare un’immagine complessivamente positiva grazie ad alcune azzeccate mosse propagandistiche (vedi la mancata collaborazione con governi come quello italiano dal punto di vista del perseguimento delle opinioni in rete, o la rottura con la Cina sul terreno della censura), il lato oscuro di Google comincia a farsi sempre più invadente e difficile da nascondere sotto il tappeto.

Due le novità degli ultimi giorni di cui volevo parlare in questo post.
La prima è la vergognosa scure abbattutasi nei giorni scorsi su dozzine di blog musicali ospitati da Blogger (proprietà di Google). Attenzione, non si tratta stavolta della cancellazione senza avvertimenti preliminari di singoli post, rischio fastidioso (pensate al caso di recensioni o live report dettagliati e appassionati, cancellati per il link a una singola canzone) cui i blogger di quella piattaforma hanno fatto il callo da tempo: ma della cancellazione di interi blog, sempre senza avvertimento. Il tutto con la laconica scusa che per blog chiusi le segnalazioni dell’industria musicale erano state più di una. Ah, e non si tratta di quei deliziosi siti pirata che mettono in condivisione intere discografie zippate, ma di music blog veri e propri, i cui gestori si sbattono per promuovere musica (in alcuni casi poi si trattava di blog che linkavano quasi esclusivamente mp3 forniti dalle stesse case etichette e agenzie di promozione). Tristezza.

E veniamo alla seconda.
Fino a poco tempo fa ogni nuovo servizio di zio Google veniva accolto con entusiasmo, grazie alla spiccata facilità d’uso e all’integrazione con le altre applicazioni, sempre tutte accessibili dallo stesso account. E quindi accanto al motore di ricerca e a Gmail (ormai la webmail più universalmente diffusa) ecco Google Calendar come agenda, Google Docs in sostituzione del pacchetto office, Blogger/Blogspot per i blog, Google Reader per i feed, Picasa per le foto e così via fino all’acquisizione miliardaria di Youtube.

Certo, ogni tanto qualche riflessione inquietante saltava fuori (ad esempio quando su Gmail sono comparsi e si sono fatti più invasivi e particolareggiati gli adsense basati sulle parole più comuni utilizzate nelle mail private). Ma finora il gioco (un servizio efficiente) era sempre valso la candela.

La novità della scorsa settimana è stata l’entrata in grande stile di Google nel campo dei social network, business dove ufficialmente mancava.
C’erano state alcune avvisaglie: ad esempio la creazione di Google Wave (un interessante strumento di condivisione di testi e documenti in tempo reale, una cosa a metà tra mail e chat che però è per ora si è rivelata fallimentare, un po’ perché forse più adatta ad usi lavorativi che al cazzeggio, un po’ perché la sua mancata integrazione in gmail lo ha reso poco appetibile).

Il nuovo arrivato si chiama invece Google Buzz: è lui il vero e proprio social network di Google.

Per descrivere Buzz, bisogna però partire da FriendFeed. FriendFeed, lo premetto per i lettori non-blogger e/o non-nerd, è una sorta di sistema di condivisione del proprio stream di "contenuti" (aggiornamenti inoltrati in automatico da facebook, twitter, blog, lastfm e simili, oltre a status e link postati direttamente lì, alla maniera di Facebook). Ogni item su FriendFeed diventa commentabile e condivisibile; ogni utente si crea una rete di contatti amplissima e riceve potenzialmente un flusso enorme di informazioni. Avete notato che anche sui blog più visitati e citati ormai commentano in pochissimi? La ragione è perché il 90% del pubblico dei blogger o ex blogger (quelli che rappresentano il bacino di lettura più costante e interattivo per i blog, in un tripudio di autoreferenzialità maanchedi spiritodi comunità) ormai condivide e commenta tutto quanto su FriendFeed. Perché Twitter è agile ma non commentabile e talvolta drogato dall’uso come chat che ne fanno i niubbi, e Facebook troppo caotico e da "paese reale" (guarda caso Facebook si è comprato appunto FF pochi mesi fa).
Vero è che la crescita di Friendfeed non pareva destinata a raggiungere quella dei due succitati concorrenti, perché per quanto di funzionamento elementare non si rivolge a tutti, bensì a una nicchia di geek 2.0 già ricolmi di account e tuttavia non ancora sovrastati dal relativo information overload (per dire: FF non ce l’ho neanche io).

Ecco, Buzz ha praticamente clonato l’aspetto e le funzioni di FriendFeed. Con alcune marce in più non da poco, dal punto di vista della possibilità di diffusione:

1) Buzz è integrato dentro Gmail. Questa è fondamentale. Niente siti a parte, ci si entra restando dentro alla mail (pensate a chi si collega dall’ufficio).
2) I contatti di Buzz sono gli stessi della chat di Gmail. Niente ricerche da fare, sei subito in rete con le persone che senti più spesso.
3) Tra gli elementi che puoi condividere in automatico ci sono gli status di chat (!) e gli elementi condivisi di Google Reader.

Come molti anche io ho sperimentato Google Buzz, per qualche giorno.
Adesso l’ho disattivato, e sono qui ad aggiungermi al coro di chi sostiene che sia IL MALE. Ma per davvero.

Ho notato che anche altri tra i miei (non molti) contatti lo hanno cancellato, oppure non lo usano. Temo però che vista la diffusione di Gmail ci siano buone possibilità che Buzz nel lungo periodo si diffonda su più larga scala (almeno rispetto a FriendFeed): vorrei quindi sottolineare alcuni aspetti molto inquietanti e invitarvi a riflettere se non altro sull’importanza di farne un uso consapevole:

1) La scomparsa dell’anonimato in rete. Da questo punto di vista il punto di svolta lo ha rappresentato Facebook, che ha abituato tutti a mettersi in gioco con nome e cognome. Tuttavia, mentre la rete di contatti di Facebook ce la si costruisce volontariamente (anche se stando poco attenti alle impostazioni della privacy si rischia comunque di condividere le proprie foto e informazioni personali con chiunque), dal momento in cui Buzz si attiva sulla nostra gmail seguiamo e veniamo seguiti automaticamente da un sacco di persone. Non necessariamente però si desidera stare in rete e condividere tutto con tutte le persone con cui ci siamo scambiati una mail una volta in passato – specialmente se l’indirizzo e il profilo utente portano il nostro nome e cognome. Le implicazioni più rischiose in proposito sono ben illustrate in questo post.

2) Per poter pubblicare un qualsiasi contributo, o commentarne uno altrui, è necessario avere un profilo Google, profilo le cui informazioni non si possono nascondere totalmente a chi non è tra i nostri amici (è il caso, per ora, della profile pic: non puoi tenerla visibile su gmail/gtalk e oscurarla su Buzz agli "amici dei tuoi amici").

3) Buzz è stato attivato a TUTTI gli utenti Gmail. In automatico. Nel momento in cui vi è apparso per la prima volta, la schermata di Gmail vi ha chiesto se volevate "provarlo": ma cliccando non lo avete installato: era GIA’ installato, con la sua rete di contatti iniziale già scelta da Google.
Solo questa clamorosa scorrettezza costituisce un buon motivo di boicottaggio.

4) C’è un’opzione "disattiva Buzz" che in realtà NON vi cancella davvero dal social network. La procedura per disinstallarlo davvero è, almeno al momento e salvo auspicabili miglioramenti, macchinosa. Eccola qui (via Icepick).

5) Faccia attenzione chi ha più account collegati (es. uno lavorativo con nome e cognome, altri con nick o comunque privati). C’è il rischio che tutti abbiano accesso a tutti gli account, indiscriminatamente.

6) Sempre salvo miglioramenti: si possono bloccare i "followers" dei nostri update Buzz (attenzione: possono "seguirci" anche persone con cui non ci siamo mai scritti, ma che ci hanno notato mentre commentavamo i buzz altrui, oppure perché  eravamo nella lista contatti di qualcuno). Ma quelli poi si possono iscrivere di nuovo impunemente. Fail!

7) Insomma, dal punto di vista delle potenzialità di distruzione della privacy (a meno di futuri cambiamenti davvero radicali e sostanziosi, soprattutto sul piano della trasparenza) ce n’è abbastanza per rimpiangere Facebook, ed è tutto dire…

8) E le frasi-status della chat pubblicate e commentabili NO, dai. Il privato è p-r-i-v-a-t-o, maledizione (questa opzione comunque è disattivabile).

Se aggiungiamo a quanto sopra che io per i feed non utilizzo Google Reader, e che per la mia presenza online mi bastano e avanzano il blog e twitter, ecco il motivo per cui ho preferito cancellare Buzz dalle mie gmail. Per la verità con una ci sono rimasto come "only-lurker" (senza profilo pubblico), giusto per tener d’occhio come si evolvono le cose. Perché tanto sono sicuro che non mancherà chi per nuovismo nei primi tempi utilizzerà solo quello.

Però state attenti. Anche ai link che condividete su Buzz: chissà che un giorno Google su pressione di RIAA & co. non inizi a chiudere anche le caselle di posta…

[prove tecniche di distruzione]

Post di servizio.
Ho fatto diversi cambiamenti al template del blog, alcuni più appariscenti, altri meno.

In particolare:
ho ingrandito leggermente il carattere sia della colonna centrale che di quella di destra (aumentando la leggibilità, spero);
ho allargato le colonne stesse (allargando quindi l’intero blog, ed è stato il cambiamento più problematico);
ho fatto qualche lieve ritocco estetico qua e là;
ho di nuovo rivoluzionato l’ordine nella colonna di destra, rendendolo forse un po’ più coerente (eventi in evidenza -> ultimi commenti + post vecchi & archivio -> il delicious/tumblr -> blogroll e altri link statici -> altro).

I primi feedback sulla visualizzazione con i vari browser, sistemi operativi e risoluzioni schermo sono stati positivi, però se avete problemi fatemi sapere.

CSS – Let’s Make Love And Listen To Death From Above

Ei fu siccome online

 
Ei fu siccome onlineDeluso e umiliato da chi odia l’avversario, da chi professa la pluralità ma preferisce la dittatura delle parole. Popolo di internet,
(11:19 AM Nov 30th from web)

tieniti pure la tua ipocrita democrazia dal basso ché non son degno del tuo mondo, ché non appartengo alla tua epoca. I versi, le parole,
(11:21 AM Nov 30th from web)

la fede: questo è il mio mondo,e vi faccio ritorno senza più esitare. Un sorriso a chi mi apprezza, non uno sguardo a chi disprezza.
(11:21 AM Nov 30th from web)

Onore ai cinguettii del ministro, dell’uomo di fede e d’altri tempi, del poeta. Ci mancano già.

RIP Twitter di Sandro Bondi (*)

(*) vero? fake ben riuscito, sulla scia di illustri precedenti? si noterebbe la differenza?

[via]

Franz Ferdinand – Walk Away

Blog is a FOUR letter word

E’ bello emozionarsi ancora nello scrivere un post del genere: questo blog compie QUATTRO anni esattamente oggi. Spaventoso, vero?

Sono cambiate varie cose in quattro anni. Nell’ultimo anno poi, per restare al blog, è successo una cosa incredibile: dopo aver subito innumerevoli e importanti abbandoni, Splinder è diventata una piattaforma (quasi) figa! Certo, per la felicità dei nostalgici difettucci e bug abbondano ancora (alcuni eredità del passato, altri che riguardano la nuova versione ancora in beta): però per chi tiene un blog semplicemente per scriverci post nel tempo libero (senza passarci la giornata) è diventato un po’ più funzionale e accattivante. Immagini nei feed! Editor simile a quello di WordPress! Inserimento di immagini più pratico! E poi il superpotere segreto (?): regolazione della data di pubblicazione, pure con possibile retrodatazione che neanche in Lost!
… eh sì, perché in realtà la prima frase di questo post era una balla, questo blog compiva quattro anni esattamente ieri – però ho codardamente retrodatato il tutto di un’oretta per salvare le apparenze e l’incipit. L’anno scorso non avevo potuto farlo, e festeggiai in ritardo. Oggi comunque nessuno mi potrà fare gli auguri il giorno stesso, evidentemente. Visto che il post arriva dal futuro. Ok mi sono incartato.

Quasi quasi potrei fare un esperimento e non linkare il post a nessuno (seee…resisterò al massimo mezza giornata): giusto per controllare chi mi legge ancora dal feedreader o cliccando sui preferiti, senza bisogno di spammate varie da sn/IM/stczz. Esistono ancora? Del resto, pure io nel corso del 2009 ho abbandonato il feedreader a se stesso per quasi sei mesi. E con esso la lettura di praticamente tutti i blog. Colpa (anche) dei social network (a cui però mi pregio di aver ceduto con moderazione: insomma, c’è chi finisce peggio). Però, di recente, sto recuperando (un po’ alla volta). Non ne leggerò mai più quanti prima, ma con tutti i fondamentali mi rimetterò in pari.
In effetti, se mi sono perso un sacco di compleblog altrui non posso pretendere che vengano in molti a festeggiare il mio. Vi voglio bene lo stesso.

Passando dal blog al tenutario: adesso spippolo sull’internets più o meno saltuariamente anche altrove, in altre vesti o meno – ma molti di voi lo sanno. E ci potrebbero presto essere delle piccole novità più esplicite nella mia presenza online e offline. Stay tuned, come si dice. Comunque l’augurio che mi faccio da solo è (oltre che di smaltire presto un arretrato di post sempre più ingombrante) di lasciare ancora un bel po’ questo posticino così com’è, senza svuotarlo né snaturare la sua caoticità.
Champagne.

Morrissey – It’s Not Your Birthday Anymore (il link youtube durerà giusto il tempo degli auguri, suppongo)

Pieno d’amore

Cioè, oggi mi è arrivato il messaggio bilingue di cui sotto nella posta di Splinder. Non ho parole.
Anzi, alcune brevi considerazioni:
1) ehi, Splinder è ancora viva, se è frequentata dagli spammer come un social network alla moda qualunque!
2) la traduzione automatica, che sembra sia stata fatta riga per riga, per aumentare l’effetto comico.
3) il finale troncato: per…cosa? resterò nel dubbio, maledetta dolce Chantal. Nel dubbio crepa, comunque.

hello
contact me at:(
chantal@pornospammone.org)
My name is Chantal i am a young sweet beautiful girl with full of love
well it gives me joy and a great pleasure to write you after viewing your
profile in which really
interest me to have communication with you if you will have the desire with
me so that we can get to know each
other and see what happened in future.
i will be very happy if you can write me through my email (
chantal@pornospammone.org) for

ciao
contattatemi all’indirizzo: (
chantal@pornospammone.org)
Mi chiamo Chantal sono una giovane bella ragazza dolce con pieno d’amore
Beh, mi dà gioia e un grande piacere di scriverti dopo aver letto la tua
profilo in cui realmente
mi interessa di avere la comunicazione con voi, se avrete il desiderio di
me in modo che possiamo imparare a conoscersi
gli altri e vedere cosa sarebbe successo in futuro.
Sarò molto felice se si può scrivere di me attraverso la mia e-mail (
chantal@semprepornospammone.org) per


Loretta Goggi – Pieno D’Amore 

OGGI SCIOPERO

  
SCIOPERO
(vedi il post precedente – e clicca sull’immagine per saperne di più)

Questo blog è vivo e alza la voce insieme a voi

[Premessa: questo blog, come avrete notato, è un blog estremamente pigro, da qualche mese. Per questo mi rendo conto che la sua partecipazione a uno "sciopero dei blogger" possa apparire piuttosto ridicola.
Il fatto però è che se ho scritto poco, è perché in questo periodo non ho avuto tempo, o voglia, o ispirazione (anche se di post arretrati ce ne sono, e prima o poi mi rimetterò in moto). Insomma, ho liberamente scelto
di scrivere poco o nulla. Nessuno mi ha spaventato o minacciato. Per questo domani anche io parteciperò simbolicamente postando il logo dello "sciopero", mentre oggi riporto il testo sottostante, preso interamente da qui: guai se in Italia ci togliessero anche la libertà di espressione in rete.
Giulia, al solito, è ancora più chiara nello spiegare la gravità della situaizone e i motivi per cui ci tocca tutti. Soprattutto i blog più piccoli, quelli amatoriali, quelli senza santi in paradiso]

– – –

COMUNICATO STAMPA
  Per la prima volta nella storia della Rete i blog entrano in sciopero.
Accadrà domani, 14 luglio, con una giornata di rumoroso silenzio dei blog italiani contro il disegno di legge Alfano, i cui effetti sarebbero quelli di imbavagliare l’informazione in Rete.
Il cosiddetto obbligo di rettifica, pensato sessant’anni fa per la stampa, se imposto a tutti i blog (anche amatoriali) e con le pesanti sanzioni pecuniarie previste, metterebbe di fatto un silenziatore alle conversazioni on line e alla libera espressione in Internet.

Domani 14 luglio dunque, invece dei consueti post, i blog italiani metteranno on line solo il logo della protesta, con un link al manifesto per il Diritto alla Rete: http://dirittoallarete.ning.com. Sul network verrà pubblicato inoltre uno slideshow di tuti i blogger imbavagliati che hanno aderito.

L’iniziativa prevede anche un incontro-sit in piazza Navona a Roma, alle ore 19 di martedì 14 luglio, e un simbolico imbavagliamento sia dei blogger presenti sia della statua simbolo della libertà di espressione, quella del Pasquino.

Hanno aderito all’iniziativa blogger di ogni area politica (ma anche non politici) ed esponenti di diversi partiti e associazioni. [vedi qui per un elenco, NdD]

– – –

L’APPELLO

Aderisci alla giornata di silenzio per la libertà d’informazione on line

Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da un susseguirsi di iniziative legislative apparentemente estemporanee e dettate dalla fantasia dei singoli parlamentari ma collegate tra loro da una linea di continuità: la volontà della politica di soffocare ogni giorno di più la Rete come strumento di diffusione e di condivisione libera dell’informazione e del sapere. Le disposizioni contenute nel "Decreto Alfano" sulle intercettazioni rientrano all’interno di questa offensiva.

Il cosiddetto "obbligo di rettifica" imposto al gestore di qualsiasi sito informatico (dai blog ai social network come Facebook e Twitter fino a …. ) appare chiaramente come un pretesto, un alibi. I suoi effetti infatti – in termini di burocratizzazione della Rete, di complessità di gestione dell’obbligo in questione, di sanzioni pesantissime per gli utenti – rendono il decreto una nuova legge ammazza-internet.

Rispetto ai tentativi precedenti questo è perfino più insidioso e furbesco, perché anziché censurare direttamente i siti e i blog li mette in condizione di non pubblicare più o di pubblicare molto meno, con una norma che si nasconde dietro una falsa apparenza di responsabilizzazione ma che in realtà ha lo scopo di rendere la vita impossibile a blogger e utenti di siti di condivisione.

I blogger sono già oggi del tutto responsabili, in termini penali, di eventuali reati di ingiuria, diffamazione o altro: non c’è alcun bisogno di introdurre sanzioni insostenibili per i "citizen journalist" se questi non aderiscono alla tortuosa e burocratica imposizione prevista nel Decreto Alfano.

La pluralità dell’informazione, non importa se via internet, sui giornali, attraverso le radio o le tv o qualsiasi altro mezzo, costituisce uno dei diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino e, probabilmente, quello al quale sono più direttamente connesse la libertà e la democrazia.

Con il Decreto Alfano siamo di fronte a un attacco alla libertà di di tutti i media, dal grande giornale al più piccolo blog.

Per questo chiediamo ai blog e ai siti italiani di fare una giornata di silenzio, con un logo che ne spiega le ragioni, nel giorno in cui anche i giornali e le tv tacciono. E’ un segnale di tutti quelli che fanno comunicazione che, insieme, dicono al potere: "Non vogliamo farci imbavagliare".

Invitiamo quindi tutti i cittadini che hanno un blog o un sito a pubblicare il 14 luglio prossimo questo logo e a tenerlo esposto per l’intera giornata, con un link a questo manifesto. – scarica il logo banner.jpg

Non si tratta di difendere la stampa, la tv, la radio, i giornalisti o la Rete ma di difendere con fermezza la libertà di informazione e con questa il futuro della nostra democrazia.

Alessandro Gilioli
Guido Scorza
Enzo Di Frenna

(da http://dirittoallarete.ning.com – visitate il sito per maggiori informazioni e per aderire)
 

 

Rotten Apples

Con riferimento al penultimo post mi hanno dato privatamente di nerd.
Giusto in tempo per questo post, in cui mi propongo di attaccare quello che è il feticcio nerd-snob per eccellenza: il Mac.

Il dibattito tra adepti e detrattori della Apple esiste da anni, e ha senz’altro visto interventi più competenti ed esaustivi del mio.
Io voglio limitarmi a qualche considerazione sui motivi per cui, per quel che mi riguarda, Apple=no buono.

1) L’altro giorno mi trovavo in un megastore appartenente a una nota catena, con prezzi mediamente competitivi. Ho dato un’occhiata al costo dei portatili. Lasciando da parte la categoria dei mini-portatili con schermo a 8 pollici, il più economico notebook completo di tutto il necessario a un utente medio (160 giga di harddisc, memoria decente, webcam, wifi, dvd, prese usb, schermo 15′) lo si portava a casa a 399 euro. c’erano poi decine di altre soluzioni a prezzi più alti.

Nell’isola accanto c’erano in bellissima mostra i Mac. Tre modelli soltanto, perché si sa, less is more. I prezzi: 950 euro il modello più sfigato, 1150 il mediano, 1700 e rotti il Macbook Air.

Ora, io non dubito che i Mac siano computer eccellenti sia nel design che quanto a usabilità. E ammetto che pochissimi tra i Mac-users che frequento/leggo si lamentano dei loro computer, e che praticamente nessuno di mia conoscenza è tornato al pc abbandonando il Mac. Questo vorrà dire senz’altro qualcosa: l’azienda di Jobs sa come tenersi stretti i clienti, in qualunque modo faccia.

Però mi spiace, io certi prezzi non li accetto. Il mio utilizzo del computer è alto dal punto di vista quantitativo e medio-alto dal punto di vista qualitativo (tengo aperte tante applicazioni contemporaneamente per lungo tempo, pur non utilizzando i programmi di grafica o editing audio-video in cui mi dicono il Mac essere "superiore"), e di certo mi lamento spesso di come Windows o alcuni programmi che ci girano si "impallino" periodicamente o vadano lenti.
Niente però mi toglie dalla testa che almeno per le mie esigenze (che penso siano simili a quelle di una parte significativa della ormai allargata nicchia di Mac-users) con neanche metà della cifra richiesta per un Mac si possa acquistare un pc fisso o portatile di medio-alto livello che assicuri la stessa stabilità e le stesse funzionalità.

Inutile che veniate a dirmi che da quando avete scelto Mac la vostra vita è cambiata e non tornereste mai indietro: vi credo. Sono sicuro che anche per me sarebbe così, se lo provassi per un po’! Il fatto è che non ne sento il bisogno. Come non sento il bisogno di un vestito firmato che costa 10 volte quello comprato ai saldi al mercato.
Anche da Firefox, nonostante tutit i difetti che ha iniziato a mostrare con le ultime versioni, non so se riuscirò mai a tornare ad Internet Explorer. Troppo più veloce, figo, comodo. La differenza è che Firefox è gratuito: per provarlo non mi sono dovuto far rapinare.

2) Veniamo agli accessori. Mi ero recato nel suddetto negozio per ricomprarmi il mouse per il pc, visto che il mio era deceduto dopo anni di onorato servizio.
C’erano mouse per tutte le tasche, anche se non capisco cosa abbiano in più i mouse da 60 euro (forse massaggiano le nocche?). Comunque dopo aver "scartato" (ma sarebbero stati comunque ottimi) un mouse della Trust a 9,90 e uno di altra marca sconosciuta ancor più economico (5 euro), ne ho acquistato uno Logitech dal design fighissimo (il mio primo mouse ottico!). Stesso prezzo del Trust: 9,90.

Dopo la scelta, do un’occhiata ai mouse per il Mac (i Mac hanno standard diversi per TUTTO). C’erano in mostra solo mouse dell’economica Trust, di due formati. Guardo il prezzo di quello più piccolo e presumibilmente meno costoso: 29,90. Trenta-euro-per-un-fottuto-pidocchioso-mouse-Trust.

3) Gli iPod e i loro prezzi: vogliamo parlarne? Va detto che ultimamente la Apple ha tirato fuori modelli per tutte le tasche (quando esistevano solo gli iPod con grande capienza, bisognava sborsare roba come 300 euro per averne uno!). Ma resta il fatto che esistono concorrenti come la Creative ed esistono le sottomarche, e potrai sempre avere un prodotto equivalente per memoria e funzioni e altrettanto (se non più) duraturo, a una cifra anche molto inferiore.

4) da non-utente Mac e iPod, il mio contatto con i prodotti Apple si limita ai software. E non si può dire che tali software – anche quelli gratuiti – mi rendano la casa di Steve Jobs simpatica.
Il mio computer è Apple-free: o almeno, VORREBBE esserlo. Perché non ho mai installato iTunes e ho disinstallato da tempo l’ancor più inutile Quicktime (impossibile da utilizzare e aggiornare), ma grazie ai maneggi della Apple a volte basta aprire una pagina web nel sito di un gruppo per far scattare un collegamento spammoso al sito di iTunes e una richiesta di installazione del relativo programma. Mentre a volte tutto si blocca senza motivo, e dal nulla appare una simpatica finestra che mi propone di installare Quicktime, iTunes e Safari. No-neeee. Non-li-vo-glio!

– – –

Detto tutto ciò, non sono un oltranzista: regalatemi un Mac e lo utilizzerò, pronto a cambiare idea su tutto. Come dite, un po’ costoso come regalo? Ecco, appunto.
E anche se non fosse costoso per voi, avrei più piacere che sprecaste molti meno soldi per un regalo al sottoscritto. Niente Mac, ma (con la differenza) opere di bene.

Age of consent

Il compleanno più importante, il giorno in cui ci si affaccia finalmente all’età adulta, il momento di ingresso nel novero delle persone responsabili e nella cittadinanza piena.

Stronzate. Il mio diciottesimo compleanno non lo ricordo nemmeno: sarà stato una noia mortale, come quasi tutti i compleanni (neanche sempre) festeggiati all’epoca. Alcool, sbattimenti assurdi per riunire un tot di persone (non sempre tutte davvero gradite), bidoni dell’ultimo momento, pizza unta e tris-di-primi, bombe carta ripiene di rifiuti inzuppati lanciate da un’estremità all’altra del tavolo in pieno stile scuole medie, alcool, sempre e solo gli altri che limonano, alcool, niente colpi di scena o momenti epocali. Che palle.

brindakonpapi
… ma non per tutti è così evidentemente: ad esempio la modella (?) e studentessa (?) campana Noemi Letizia, nella prestigiosa cornice di un locale sulla circonvallazione di Casoria, circa un paio di settimane fa lo festeggiava in grande stile e con invitati d’eccezione. E potrà raccontare per tutta la vita di quando l’innocente party con parenti e amici organizzato per il suo diciottesimo compleanno ha visto Papi entrare a sorpresa con un collier tutto per lei, e ha provocato a stretto giro di posta il divorzio della "coppia reale" italiana e una settimana di polemiche assortite.
Mica roba da tutti.

Ma il motivo di questo post non è riepilogare l’intera squallida vicenda (dalle interviste imbarazzanti di figlia/madre/padre alle balle improvvisate una dopo l’altra dall’entourage di Berlusconi per giustificare le frequentazioni equivoche, dal divorzio che ha messo fine all’ennesima Farsa Italiana al servizio fotografico palesemente contraffatto che tv e giornali di regime hanno tentato di accreditare come prova di buona fede, fino all’inevitabile riscossa finale di Papi nella puntata di Porta a Porta confezionatagli addosso).

Né questo post vuole riflettere ulteriormente (e fuori tempo massimo) su come sia ovvio che una maggioranza di elettori che non si scandalizza di fronte a nulla (amicizie con mafiosi e neofascisti, illegalità diffuse nell’avvento e nella permanenza al potere, condanne evitate con leggi ad hoc e via così) se ne freghi poi anche dell’incoerenza e delle palesi fregnacce diffuse sulla propria vita privata. Questi continuerebbero a votarlo e a fidarsi di lui pure se uscissero fuori foto o video (veri, falsi, che importa?) in cui pippa con Kate Moss e zompa addosso a suore quindicenni con una sesta di plastica. Figuriamoci poi se qualcuno si fa domande tipo "ma chi diavolo è allora questo Benedetto tizio di cui il premier è amico di famiglia"?

Né infine questo post vuole esprimere considerazioni su come anche stavolta la vicenda sia finita in caciara (anche sui media "seri"), da una parte permettendo al nano malefico di passarla liscia come sempre (quando nel resto del mondo ombre molto più lievi provocano dimissioni e stroncano carriere politiche) e dall’altra coprendo per qualche giorno notizie altrettanto o più importanti.

No, questo post vuole soltanto testimoniare ai pochi affezionati lettori di questo blog il personale momento Pete Best vissuto dal suo tenutario la scorsa settimana.

Avrete tutti presente Brinda con Papi, il geniale instant blog che nei giorni scorsi ironizzando sull’autenticità delle foto della festa incriminata ha raccolto centinaia di fotomontaggi inverosimili. Lo ha linkato chiunque in rete, ne hanno parlato i giornali e radio, il suo creatore Dietnam è stato intervistato ovunque. Un vero e proprio fenomeno della rete, che ha travalicato i confini nazionali (pure lo Spiegel!)
Se non l’avete ancora presente, fateci un giro perché è scemo ma divertentissimo (non tutti i montaggi sono orrendi come quello sopra, opera mia; e una risata non ci seppellirà, lo faranno semmai altri 10 anni di Berlusconi).

Ecco, senza nulla togliere a Dietnam e ai suoi collaboratori, che ci hanno messo la faccia, il nome e giornate intere spese attaccati al computer (e meritano quindi tutti gli onori e le menzioni del caso), indovinate un po’ CHI ha lanciato per primo l’idea, rivolgendosi pigramente proprio a chi sapeva l’avrebbe raccolta (visti i molti precedenti)?

Ebbene sì, c’est moi.
Non ci credete? Ecco le prove.

Potevo farlo io, o comunque ritagliarmi un ruolo più attivo in questa storia? Forse. Ma che volete farci, sono uno che preferisce rimanere un po’ nell’ombra.

Lorna – Papi Chulo (una concorrente dell’edizione di X-Factor appena conclusa si chiama Noemi. Voglio una sua cover di questo pezzo, subito!)

Sciacallipuntosplinderpuntocom

sciacallaggioperugiaQuella di sbattere il mostro in in prima pagina è pratica ormai abusata.
E ormai in prima pagina puoi sbatterci persone non ancora condannate in primo grado insieme ai loro diari e blog – come ha fatto Fiorenza Sarzanini, inviata del Corriere della Sera da Perugia.
E visto che c’è di mezzo un blog, ecco la strategia di marketing definitiva: creare un bel bannerone colorato come questo, con la foto di una imputata e la scritta BLOG in bella vista, e piazzarla in mezzo alla home page (appunto) di Splinder (dove sta nel momento in cui pubblico questo post). Quale target migliore di quello composto da migliaia e migliaia di persone che un blog lo gestiscono ogni giorno?

Non so chi faccia più tristezza tra la Sarzanini che specula su questa vicenda, la Bompiani che pubblica (con un’operazione editoriale moralmente e giornalisticamente discutibile, oltre che sociologicamente ridicola), Splinder che ne accetta la pubblicità o io stesso che, ospitato gratuitamente da Splinder [*] , scrivo questo post per lavarmi la coscienza.

[*] Peraltro, per quanto alcune migliorie come le immagini nei feed o un miglior motore di ricerca interno  sarebbero gradite, non ho particolari motivi per lagnarmi di Splinder, che è una piattaforma di blog che offre gratis molti servizi e complessivamente funziona bene (per le mie esigenze, e in rapporto al gran numero di utenti).
Però un consiglio, cara Splinder. Se non sbaglio, uno degli imputati il blog ce l’aveva su MsnSpaces. Ecco, capisco che il mercato è il mercato, però la prossima volta lasciamo che sia la concorrenza ad arricchirsi pubblicizzando queste cose. Tutti i blogger che ospitate si sentiranno un po’ più innocenti. Mica sarebbe poco.

[UPDATE: dopo la pubblicazione leggo qui che il banner fa le sue apparizioni sul sito già da diversi giorni – non me n’ero ancora accorto, non avendolo aperto.]

XXX

Questo non è un post-porno (post-porno, post-porno, post-porno, porno, porno...).
Le X del titolo sono come le crocette sul muro dei carcerati (che bella immagine), e contano in questo caso gli anni di vita del qui presente blogghetto – che domenica scorsa ha spento la terza candelina. L’ha spenta da solo, perché – screanzati! – nessuno di voi si è ricordato di fargli gli auguri.
Non ce l’ho con voi soltanto perché me ne sono ricordato adesso pure io.

Ah, messaggio per tutti i nemici del cattivo gusto, dell’umorismo a buon mercato e della prosa logorroica e pedante, che staranno tutti lì a gufare nella trepidante attesa di una mia chiusura: per quanto la frequenza dei post possa esser diminuita, non ho ancora alcuna intenzione di appendere i tag al chiodo.

Oltretutto questo blog può vantare da un po’ di tempo a questa parte una durata superiore a quella media. E senza mai cambiare dominio. E senza mai fare lunghe pause negli aggiornamenti. Son tutte cose.
Tiè!