Florence Queer Festival 2012

Torna il Florence Queer Festivalfestival di cinema e cultura glbt-etc. che quest’anno compie dieci anni, e ha l’onore di aprire la 50 giorni di cinema internazionale a FirenzeCome ogni volta da qualche anno a questa parte, essere coinvolto a vario titolo – nel mio piccolo – nei suoi preparativi mi fa ricordare soltanto all’ultimo momento che magari ecco, un blog ce l’ho e un post in merito potrei anche scriverlo.

Il tempo stringe, perché se i primi appuntamenti collaterali ci sono già stati, da oggi si entra nel vivo. Quindi facciamo così, prima di tutto sgombro il campo dal “conflitto di interessi” e vi ricordo i due appuntamenti che mi vedono più direttamente coinvolto:

1) OGGI mercoledì 24 ottobre alle ore 19, presso il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, c’è l’inaugurazione della mostra personale della fotografa sudafricana Zanele Muholi (Zanele Muhoi Visual ARTivist).
Sarà presente l’artista, maggiori informazioni e anteprima fotografiche le trovate qui, e se volete diffondere l’evento FB lo trovate qui.

L’ingresso è gratuito sia alla mostra (che prosegue fino al 18 novembre negli orari che potete trovare ai link sopra) che ovviamente all’inaugurazione.
Potete anche approfittare dell’apericena con djset dei dj di QueerAboard (Pink Panther dj e, appunto, il sottoscritto).

2) Dopo la settimana di film al Cinema Odeon a Firenze, cuore del festival (25>31 ottobre), giovedì 1 novembre ci sarà il party di chiusura del FQF 2012 (che tuttavia non esaurisce gli appuntamenti collaterali). La serata si terrà al Viper Theatre, già teatro delle prime annate del QueerAboard, e riprende per una sera quella che era stata la felice formula di quelle feste: musica dal vivo e a seguire party con djset. Sono particolarmente lieto del fatto che quest’anno la sezione “Queer Music” del festival, curata da David Drago (Radio Insieme), ha aperto alla presenza all’interno del festival di diverse band di pop/rock indipendente, che nei loro testi affrontano anche l’amore tra persone dello stesso sesso, senza stereotipi né imbarazzi.
In particolare, la serata al Viper del 1 novembre sarà aperta dal live dei fiorentini The Half Of Mary, seguito da quello del cantautore emergente Fabio Cinti.
Da mezzanotte in punto, spazio alle danze con i djset by Queeraboard – e qui torno in gioco anch’io.
Anche qui, se volete partecipare e sostenere e diffondere, c’è un evento FB apposito.

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TUTTO IL RESTO: ricordo che sul sito ufficiale del festival si trovano sia il programma completo dei film sia quello delle sezioni collaterali Queer Music, Queer Art, Queer Book, Queer Theatre, con relativi eventi. E da quest’anno il Festival ha anche una ricca pagina facebook ufficiale.
Sui film, aggiungo il link all’approfondito comunicato stampa del festival relativo al cinema, e rimarco alcuni tra gli appuntamenti più attesi dal sottoscritto o comunque obiettivamente più di richiamo:

Jobriath A.D. di Kieran Turner (2012), documentario sulla storia di Jobriath, prima rockstar apertamente gay ad avere un contratto discografico per una major;

– la “sezione vintage”, che ripropone grandi film come Velvet Goldmine, Demoni e dei e il documentario The Celluloid Closet (Lo schermo velato);

– The Perfect Family di Anne Renton (2011), film con Richard Chamberlain e soprattutto Kathleen Turner che interpreta il personaggio di una madre pia e premurosa ossessionata dal mantenere una famiglia perfetta. Non serve altro per farmi fiondare a vederlo;

il concorso VideoQueer, che regala spesso delle perle e che quest’anno ha “liberalizzato” la durata massima delle pellicole in gara portandola fino a mezzora, tant’è che i corti vengono proiettati in giorni diversi (in concorso c’è anche un video di Immanuel Casto “in panni borghesi”!);

Cloudburst di Thom Fitzgerald (2011), roadmovie interpretato dalle attrici premio Oscar Olympia Dukakis e Brenda Fricker;

Matthew Bourne’s Swan Lake 3D di Ross MacGibbon (2011). Quello che dice il titolo: il celebre coreografo inglese Matthew Bourne reinterpreta con un corpo di ballo maschile il Lago dei cigni di Tchaikovsky. Uno spettacolo andato in scena per la prima volta nel 1995 in un teatro del West End di Londra e coronato da grande successo, qui ripreso appunto in 3D;

… e poi tanti altri documentari e commedie in anteprima e/o in esclusiva, con approfondimenti su varie tematiche e squarci sulle realtà di paesi come Cuba, Turchia, Libano e Indonesia. Insomma, mano al programma – e ci vediamo (anche) all’Odeon!

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Jobriath A.D. (trailer)

Fabio Cinti – Loop

The Half Of Mary – Shiva Rasta Road

2012: QueerAboard is back!

[Nell’utilizzo del blog a fini autopromozionali non ho mai brillato per efficacia e puntualità, e anche questa cosa la pubblico soltanto il giorno prima. In ogni caso.]

Domani sera – venerdì 9 marzo – ritorna, dopo oltre un anno di pausa, una serata di cui in questo blog ho parlato più volte, prima da semplice frequentatore e poi più “da insider”, visto che nel 2010 mi sono ritrovato in consolle anch’io.

Si tratta di QueerAboard, la festa rainbow fiorentina per tutt* aperta a un pubblico trasversale e intergenerazionale, organizzata dai volontari delle associazioni Ireos e Arcilesbica Firenze (e no profit: gli utili vengono reinvestiti nelle attività delle associazioni).

Archiviate le tre stagioni al Viper, QueerAboard torna in una nuova location meno decentrata, l’EX3 – Centro per l’Arte Contemporanea Firenze a Gavinana (viale Giannotti 81; accanto alla Coop della zona, per intendersi); location già animata in questi anni da vari concerti ed eventi, che hanno affiancato le mostre ospitate dallo spazio espositivo vero e proprio.

 

 Queste le novità presentate dalla serata di domani (ovviamente si tratta di una one-night periodica, non avrà frequenza settimanale…):

INGRESSO LIBERO tutta la sera: dalle 22.30 fino a tardi. Ognuno potrà far partire la festa all’ora che vuole.

– Dalle 22.30 alle 24 “Queer Happy Hour” con sconti sia sui cocktail che sulle altre bevute

2 dancefloor, con 66sixties aka Pink Panther dj e Dis0rder.

Non vi anticipo troppo, se non che dovreste trovarmi nella sala più “alt” e che rispetto al Viper non rimarrò legato al revival (che caratterizzava il vecchio caro “bunker”), ma svarierò un po’. Un primo indizio su dove potrei andare a parare è in questo video-anteprima confezionato con tanto amore e cialtronaggine tecnica dai Dis-laboratoires. Gli impudenti accostamenti e la scelta della colonna sonora non sono casuali.


Per altre info (ci troverete anche quelle sulle serate successive):
http://www.facebook.com/Q.Aboard
http://www.ireos.org/
http://www.facebook.com/events/229671737129142 

(oltre che ovviamente sul mio profilo FB, dove ho sempre segnalato via via tutti gli impegni djistici di cui mi sono dimenticato di parlare qui ultimamente)

No more Shame

Insomma, è da un paio di mesi che si fa un gran parlare di Shame, il film drammatico/provocatorio dell’artista visuale e regista britannico Steve McQueen, uscito anche nelle sale italiane, che ha per protagonista l’attuale feticcio sessuale delle donne del pianeta Michael “me le faccio tutte io” Fassbender.

Qui sotto abbiamo però già in anteprima la locandina italiana dell’atteso sequel: diverso il protagonista, diversi il target e le atmosfere, ma stessa intensità e stesso plauso unanime della critica.
L’uscita nelle sale è prevista al momento per il mese di giugno.

[grazie al LULZ-consigliere gattonero per i pareri in fase di realizzazione]

Us v them, over and over again

Spesso si fanno dei pensierini e li si lascia fluire via affidandoli allo status di un social network: ecco, non voglio che questo sia uno di quei casi, visto che oltretutto non è la prima volta che rifletto sulla cosa. Quindi lo amplio e lo scrivo una volta per tutte qui, dove resta ritrovabile, e mi tolgo allo stesso tempo vari sassolini rimasti nelle scarpe da tempo (il post non è incentrato sul comportamento di qualcuno in particolare). I commenti sono aperti all’eventuale dibattito e contraddittorio, nei limiti che il titolo del post e il suo contenuto vi suggeriscono.

Il pensierino è il seguente. Un artista o una persona variamente addetta ai lavori nell’ambito della cultura (campo che si presuppone più civile, aperto e cazzate del genere – e sì, mi riferisco anche alla musica più o meno di nicchia e a ciò che le gira intorno… così come ad altri ambienti), al momento in cui si lascia sfuggire una battutaccia o espressione volgare omofobica perde ai miei occhi un’enorme percentuale di credibilità culturale. Sembra una riflessione banale? Lo è. Ma certe cose vanno rimarcate periodicamente, di pari passo con l’altrettanto annoy-oso manifestarsi della piccineria.

Più nello specifico: utilizzando un linguaggio triviale, violento o semplicemente di cattivo gusto in un contesto pubblico (un palco, un’intervista, uno spazio online pubblico o comunque aperto a un numero indefinito di destinatari), se non altro si espone la propria immagine pubblica al giudizio della generalità dell’uditorio – nel quale magari tutti potranno concordare che in quello specifico contesto di offesa vera e propria non si trattava.

Se il “frocio” o il “lesbicaccia” (esempi a caso – anche per certe battute sessiste può valere lo stesso discorso) sfugge in un contesto più o meno privato, in cui la persona in questione si crede tra amici fidati, per quanto mi riguarda è ancora PEGGIO, perché è la mera credibilità umana che crolla miseramente. E come dire, il poracciometro si impenna.

Stenderei poi un velo pietoso sul triste capitolo dei “finti impegnati”, che magari campano pure di spettacoli e opere schierate anche a favore dei diritti e del benessere delle minoranze sessuali e sono poi i primi a ignorare l’importanza delle parole che si usano, credendosi anzi in diritto di farlo. E invece no, “frocio” detto da un non-frocio NON può ambire ad alcun tipo di desemantizzazione.

Continuate pure a chiamarci vittimisti, noi continueremo a chiamarvi stronzi. E rispondere con del sacrosanto napalm alle vostre coltellate.

Florence Queer Festival 2011

Insomma, oggi inizia all’Odeon la IX edizione del Florence Queer Festival 2011, di cui già ho abbondantemente parlato online in altre sedi.
Siccome non ho tempo di scrivere un post mio anche breve di presentazione, qui sul blog stavolta farò una cosa che non faccio mai, ovvero copia-incollare pari pari senza neanche cambiare la formattazione il comunicato stampa ufficiale diffuso nei giorni scorsi alla presentazione del Festival.
Aggiungo solo che qui si trova il programma completo dei film e che giovedì 1 dicembre, giorno di chiusura del Festival, ci sarà presso la discoteca Doris in via dei Pandolfini il Florence Queer Party, festa di chiusura che mi vedrà tra i dj.
Maggiori dettagli qui o altrove nei prossimi giorni.

Florence Queer Festival 2011

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COMUNICATO STAMPA

ll documentario candidato all’Oscar 2011 “We were here” di D. Weissman, retrospettiva W. Schroeter, focus Svezia

9° Florence Queer Festival: il valore sociale del cinema che racconta le differenze

William Burroughs, Fred Hersch, Frida Kahlo e Akihiro Miwa tra i protagonisti delle opere in programma

Con 48 titoli in programma, 21 anteprime nazionali e quattro focus speciali il cinema queer sbarca all’Odeon di Firenze, dal 25 novembre all’1 dicembre 2011, con la nona edizione del Florence Queer Festival all’interno della 50 Giorni di Cinema Internazionale a Firenze. Sul grande schermo saranno presenti, tra gli altri, la vita, le opere e i lati oscuri del leggendario autore americano della Beat Generation nel documentario “William Burroughs: the Man within” di Yony Leyser; uno dei più grandi pianisti e compositori jazz viventi, Fred Hersch, nel documentario “Let Yourself Go: The Lives of Jazz Pianist Fred Hersch” di Katja Duregger (prima nazionale); le torture e persecuzioni in Spagna durante la dittatura di Franco in “El muro rosa” di Enrique del Pozo e Julian Lara; I colori di Frida Kahlo e il suo incontro immaginario con la ballerina Anita Berber nella Berlino degli anni venti in “Frida e Anita” di Liz Rosenfeld; il documentario candidato all’Oscar “We were here” di David Weissman sul dramma dell’AIDS a San Francisco. In programma anche la prima nazionale di “The Green” di Steven Williford, nel cast Julia Ormond, nei panni di un avvocato lesbica, alle prese con un caso di molestie e il film indipendente e low budget “Weekend” di Andrew Haigh, fresco del successo al Festival del Cinema di Roma, sulla relazione tra un bagnino e un artista. E ancora una retrospettiva dedicata al cineasta tedesco, recentemente scomparso, Werner Schroeter(che include anche il documentario in anteprima nazionale “Mondo Lux” di Elfi Mikesch con le testimonianze di Isabelle Huppert e Wim Wenders), un focus sul cinema LGBTQ svedese contemporaneo, una selezione di cortometraggi provenienti dal Kashish 2011 Mumbai International Queer Festival, una giornata dedicata alla lotta all’AIDS e due concorsi video per registi emergenti.

“Il Festival, oltre che un importante evento culturale – sostiene Fabrizio Ungaro, presidente di Ireos (associazione che cura l’organizzazione del Festival) – è anche un’occasione di riflessione sul valore delle differenze e di rivendicazione sociale. Un’edizione articolata e ricca di opere che contribuisce, con la sua radiazione, a migliorare le condizioni non solo di lesbiche, gay e transgender ma anche di altre minoranze, sessuali e non, nel nostro paese”.

 

 ”Il Florence Queer Festival – affermano Bruno Casini e Roberta Vannucci direttori artistici del Festival –  è una manifestazione culturale di impegno e crescita sociale che offre a tutta la cittadinanza una ricca rappresentazione artistica della comunità gay, lesbica e transgender e un’occasione di stimolo e riflessione per combattere i pregiudizi, gli stereotipi e le discriminazioni”.

Evento inaugurale, 25 novembre ore 20.30

 

Il Trionfamento del Noi. Qual è lo stereotipo? Gay esibizionisti che cantano canzoni, in playback, di cantanti donne dalla vita più o meno tragica (e/o ridicola) in contesti di imbarazzante inadeguatezza. Abbattendo gli stereotipi, Il Trionfamento del Noi, un nutrito gruppo di gay canterini, presenterà un medley di canzoni che esprime tutto il queer di cui è capace.

 

A seguire sarà proiettato il film “Fit” di Rikki Beadle Blair, un gioioso omaggio al ritmo, alla recitazione, alla danza e alla vita attraverso le storie di sei teenager inglesi che frequentano una corso di danza alle scuole superiori e si interrogano sulla sessualità: le lezioni di ballo diventano incontri terapeutici sulla diversità, sui sentimenti repressi, sulla paura del coming out.  Alla presenza del regista.

Prima del film saranno proiettati, in anteprima nazionale, due cortometraggi del video-artista israeliano Roy Raz, presente in sala: “The Lady is dead”, un’opera onirica e surreale avente per fulcro l’amore omosessuale con il sottofondo musicale di “In this shirt” degli Irrepressibles e “I Won’t Let Go”, tra una ricostruzione chirurgica del corpo femminile e una surreale pioggia di pasticcini.

 

Documentari e film:

Nella sezione documentari il festival presenterà quattordici titoli: “William Burroughs: the Man within” di Yony Leyser, con le musiche di Patti Smith e Sonic Youth la storia dell’autore americano raccontata da Peter Weller (protagonista de Il Pasto Nudo di David Cronenberg), attraverso immagini d’archivio. “Soi Cumbio” (anteprima  nazionale)  di Andrea Yannino sul fenomeno dei flogger che in Argentina ha creato una versione particolare di social network.“Lost in the Crowd” di Susi Graf (anteprima nazionale), un toccante documentario che segue un gruppo di giovani, transgender e omosessuali, che vivono come senzatetto nelle strade di New York: una forte denuncia sociale di un fenomeno che solo a NYC riguarda oltre 20.000 giovani. “One of Seven” (anteprima  nazionale) di Goel Pinto, un viaggio affascinante attraverso i momenti più importanti della vita del giornalista e critico cinematografico Goel Pinto tra integralismo religioso, identità etnica e omosessualità; “Yo soy asi” (anteprima  nazionale) di Sonia Herman Dolz, dedicato al “Bodega Bohemia” storico locale di Drag Queen di Barcellona che ha ispirato anche lo spettacolo teatrale “Gardenia”; “Miwa: à la recherche du Lézard noir” di Pascal-Alex Vincent, sulla storia dell’eroina del film « Le Lézard Noir »(1968) interpretata da un uomo, Akihiro Miwa, popolarissima drag queen, cantante, cabarettista, attrice giapponese, attivista per i diritti LGBTQ, icona queer del Sol Levante. “Gen Silent” di Stu Maddux, sulla condizione delle persone LGBT anziane che dopo aver combattuto per i diritti della comunità, in vecchiaia si trovano nuovamente emarginati dal sistema e in alcuni casi dalle famiglie; “Orchids: My Intersex Adventure” (anteprima  nazionale) di Phoebe Hart, il viaggio della regista, intersessuale, alla scoperta di sé stessa nel suo tentativo di riconciliarsi con un passato fatto di silenzi e verità taciute. “Da Kings” di Kenneth Elvebakk, un docu – fiction sul primo gruppo di drag king norvegese. “365 without 377” di Adele Tulli, sulle celebrazioni del primo anniversario dello storico verdetto della Corte Suprema di Dehli che il 2 luglio 2009 ha cancellato l’articolo 377 del Codice Penale Indiano, imposto dagli inglesi nel 1860, che condannava penalmente l’omosessualità. “Too Much Pussy” di Emilie Jouvet, manifesto politico femminista, il documentario segue sette artiste durante gli spostamenti a bordo di un caravan in giro per l’Europa, per mettere in scena uno spettacolo alternativo che unisce scrittura, musica, attualità e sesso dal vivo, coinvolgendo anche il pubblico. The Sisterhood” (anteprima  nazionale) di Roger Horn, su tre atipici braccianti vinicoli sudafricani: Hope che aspira a vincere il concorso locale per drag queen, Rollie che sogna un marito e di conservare la corona di drag queen, Pietie che lotta con la sua educazione religiosa. Un’incredibile storia di orgoglio e accettazione dal Sud Africa nel post Apartheid. “El Muro Rosa” di Enrique del Pozo e Julian Lara, sulla memoria storica delle torture, persecuzioni e morti dei gay e delle lesbiche in Spagna durante la dittatura di Franco. I protagonisti di quell’epoca rievocano i tempi nei quali essere gay costituiva un crimine e la Chiesa si mostrava del tutto indifferente ma anche il mondo del cinema rimaneva in silenzio. “Çürük – The Pink Report” di Ulrike Böhnisch, un coraggioso documentario che raccoglie le testimonianze di giovani turchi, costretti a nascondere i loro volti, per la mancanza di libertà di parola. Ulrike Böhnisch racconta le storie di uomini gay che, rispetto al servizio militare, si trovano a fare scelte completamente diverse e dagli esiti spesso inaspettati. “East Bloc Love” (anteprima  nazionale) di Logan Mucha, la storia del giovane Sergey, attivista gay della Bielorussia, che ha subito violenze da parte della polizia e dalle teste rasate. Il regista segue la preparazione del Pride Slavo, il primo organizzato in Bielorussia, contro la dura repressione dell’ultima dittatura in Europa.

Undici i titoli dei film che saranno proiettati durante il festival:  “Weekend” di Andrew Haigh, film indipendente e a bassissimo budget accolto con grande successo da pubblico e critica, pluripremiato e presentato all’ultimo Festival del cinema di Roma, che racconta la relazione di Glen e Russell, un bagnino e un artista, ripresi nella quotidianità della loro vita. Fanno da sfondo temi importanti come le aggressioni omofobe, il tradimento, il matrimonio e i diritti.“Hannah and the Hasbian” di Gordon Napier, divertente commedia sul tentativo e le difficoltà di tornare all’eterosessualità da parte della protagonista Breigh che ha una relazione con Hannah. “Leading Ladies” di Erika e Daniel Randall Beahm, una storia tutta al femminile di una famiglia di campionesse di ballo da sala tra commedia e musical, una brillante risposta indipendente e irriverente ai patinati Glee e High School Musical. “Camminando verso” di Roberto Cuzzillo, la storia d’amore tra Antonia e Emina all’ombra degli spettri della guerra bosniaca. “Frida e Anita” di Liz Rosenfeld, ambientato a Berlino nel 1924 il film racconta l’incontro immaginario tra Frida Kahlo e la scandalosa ballerina Anita Berber. “The Night Watch” di Richard Laxton, adattamento di Paula Milne del romanzo “The Night Watch” di Sarah Waters che racconta la storia di tre giovani donne londinesi le cui vite, profondamente intrecciate tra loro, sono rimaste segnate dalla tragedia della Seconda Guerra Mondiale. “Bite Marks” (anteprima  nazionale) di Mark Bessenger, una storia irriverente e dissacrante di vampiri assetati di sangue. “Spork” di J.B. Ghuman Jr., un coloratissimo musical politicamente scorrettissimo che racconta la storia di una outsider tredicenne e intersessuale che vive nella roulotte col fratello e la sua amante. “Mila Caos” di Simon J. Paeta, sulla vita di Sebastiàn, un diciassettenne cubano, che ogni fine settimana allo spettacolo drag illegale nei sobborghi dell’Havana si trasforma in ‘Mila Caos’. “The Green” (anteprima  nazionale) di Steven Williford, un film drammatico che racconta la vicenda di un professore accusato di molestie verso un suo alunno, tra rigurgiti di inaspettata omofobia e un passato doloroso che ritorna. “So Hard To Forget” di Malu De Martino, la storia di Julia un’insegnante di letteratura inglese che, in seguito alla fine di una lunga storia d’amore, si abbandona a un periodo tormentato e disperato.

 

Retrospettiva Werner Schroeter

 

Il Florence Queer Festival dedicherà quest’anno, con il contributo del Goethe-Institut Mailand, una retrospettiva al regista Werner Schroeter, uno dei maggiori esponenti del nuovo cinema tedesco e pioniere del cinema queer, scomparso nel 2010 all’età di 65 anni. Con le sue opere che spaziano tra documentario e fiction, Schroeter ha ricevuto numerosi riconoscimenti nei più importanti festival internazionali (Teddy Award alla carriera Berlinale 2010, Orso d’Oro per “Palermo oder Wolfsburg” sulla vita di un immigrato italiano in Germania, Berlinale 1980; Pardo d’Onore nel 1996 al festival di Locarno; “Nuit de Chien (sua ultima opera) Leone speciale per ”L’insieme dell’opera alla Mostra di Venezia del 2008).

Saranno proiettate tre pellicole del cineasta: “Der Tod der Maria Malibran”, sulla figura della celebre cantante d’opera Maria Malibran, con una rete fitta di rimandi e allusioni a Goethe, Lautréamont, Elvis Presley e Janis Joplin; “Palermo oder Wolfsburg”, storie di emigrazione tra la Sicilia e la Germania, con un processo per omicidio in cui il vero imputato è l’esclusione e la mancata interculturalità; “Diese Nacht – Nuit de chien”, in una città assediata e sospesa tra la vita e la morte, Ossorio, l’eroe di un movimento di resistenza fallito cerca i suoi ex amici e le persone a lui care.

All’interno della retrospettiva sarà proiettato, in anteprima nazionale, il documentario “Mondo Lux – Die Bilderwelten des Werner Schroeter” di Elfi Mikesch, dedicato alla vita e alle opere dello stesso Schroeter, un ritratto degli ultimi suoi quattro anni di vita con le testimonianze, tra le altre, di Isabelle Huppert e Wim Wenders.

Focus cinema svedese LGBTQ

Il Festival, in collaborazione con lo Swedish Film Institute di Stoccolma, il Gender DocuFilm Fest di Roma e con il patrocinio dell’Ambasciata di Svezia a Roma, dedicherà quest’anno un focus al cinema svedese. La Svezia è uno dei paesi che maggiormente tutela i diritti delle persone LGBT: l’omosessualità è stata depenalizzata nel 1944, dal 1987 sono state introdotte leggi contro la discriminazione (quelle che in Italia sono state recentemente respinte come anticostituzionali), nel 1995 le unioni civili tra partner dello stesso sesso e nel 2002 le adozioni per coppie omosessuali. Il matrimonio omosessuale, civile e religioso, è legale dall’1 maggio 2009. Questo clima all’avanguardia, in grado di anticipare e accompagnare i cambiamenti sociali con politiche attente ed inclusive, si riflette anche nella produzione cinematografica.

Saranno presentati quattro titoli, selezionati tra il meglio della produzione contemporanea, di cui due anteprime nazionali: il pluripremato “Apflickorna (She monkeys)” dell’esordiente Lisa Achan, un moderno western che parla d’amore, controllo, sesso e difficoltà relazionali attraverso la storia di due cavallerizze; “Allt flyter (The Swimsuit Issue)” di Måns Herngren, una commedia sull’amicizia maschile, sul sessismo, sugli stereotipi di genere e sulle difficili relazioni familiari. Completano il programma “Ångrarna (Regretters)” di Marcus Lindeen, vincitore del premio del pubblico al Gender Docufilm Fest 2011 di Roma, un documentario che affronta il tema della riassegnazione sessuale attraverso la storia di  Mikael e Orlando, due sessantenni nati uomini, ora donne e pentiti delle scelte passate, e “Fyra år till (Four More Years)” di Tova Magnusson-Norling che racconta l’incontro che sfocierà in amore tra il leader del partito conservatore svedese e un suo avversario del partito socialista.

1° Dicembre World AIDS Day

Il 1° dicembre, Giornata Mondiale contro l’AIDS, il festival proporrà lungometraggi, documentari e corti sul tema, in collaborazione con l’Assessorato Diritto alla Salute della Regione Toscana. Cinque i titoli in programma: il documentario candidato all’Oscar 2011 “We Were Here” di David Weissman, un commosso tributo ad una generazione di vittime ed eroi che lottò contro tutto e tutti, arricchito da materiale d’epoca e dalla testimonianza di cinque “sopravvissuti” che ripercorrono la straziante storia dell’avvento dell’Aids a San Francisco, con i risvolti politici e umani che condussero la comunità lgbt a prendere coscienza a organizzarsi; “Let Yourself Go: The Lives of Jazz Pianist Fred Hersch” (anteprima  nazionale) di Katja Duregger, documentario dedicato a Fred Hersch, uno dei più importanti pianisti e compositori jazz della sua generazione e uno dei primi musicisti dichiararsi pubblicamente come gay e come sieropositivo. Hersch parla apertamente della sua vita, della sua carriera, della sua musica e della forza vitale che gli permette di convivere con la sua malattia.“Zai Yi Qi – Together”(anteprima  nazionale) di Zhao Liang, un toccante docu-drama che fa luce sulla condizione di profonda emarginazione dei malati di Aids in Cina, girato “dietro le quinte” del film “Love for Life” di Gu Changwei. Con ‘Together’ il regista si è posto l’obiettivo di promuovere il processo di comprensione del problema AIDS in Cina, mostrando al pubblico l’esistenza di una grossa comunità di persone con AIDS e le loro condizioni di vita; “Un Año Sin Amor” (anteprima  nazionale) di Anahí Berneri, la storia di giovane scrittore affetto da Aids che combatte giorno dopo giorno contro la sua malattia e riscoprendo con il sesso sadomaso l’attaccamento alla vita; “Life, Above All” di Oliver Schmitz, racconta la storia emozionante e universale di una giovane ragazza che combatte la paura e il pregiudizio che avvelenano la sua comunità.

Kashish 2011 Indian Queer Shorts:

 

Per la nona edizione del Festival in arrivo la nuova sezione di cortometraggi queer,presentata in collaborazione con il Mumbai International Queer Film Festival: sarà presentata una selezione dai Kashish 2011 Indian Queer Shorts, con 5 anteprime nazionali. Inaugurato nel 2010, il festival di Mumbai è una delle più importanti manifestazioni cinematografiche del subcontinente e rappresenta la più importante delle iniziative sorte all’indomani della storica decisione della Corte suprema di Dehli  che, nell’aprile 2009, ha abolito la Sezione 377 del Codice Penale Indiano, giudicandola in conflitto con la Costituzione e decriminalizzando così l’omosessualità per la prima volta dalla fine del dominio britannico.Ecco i titoli in programma: “Amen” di Udhajit Bagchi e Ranadeep Bhattacharyya, che racconta l’incontro tra Andy e Harry, iniziato in maniera leggera sul web ma che porterà violentemente alla luce domande che necessitano di una risposta; “In The Closet” di Mathew Menacherry e Miriam Chandy Menacherry, su un divertente appuntamento romantico di mezzogiorno che si trasformerà quando saranno svelate alcune verità; “The Flower Bud” di Shumona Banerjee, l’incontro tra una giovane prostituta transgender e un insegnante di letteratura inglese disoccupato e deciso a suicidarsi; “I Am A Women Too” di V. Ramanathan, la storia di una transessuale in lotta contro i pregiudizi sul posto di lavoro; “More than a Friend” di Debalina Majumder, sulla crescente consapevolezza riguardo le relazioni omosessuali in India attraverso le vite di Ruspa, una regista, e dellla sua ragazza Ranja, un’insegnante nelle scuole superiori.

 

Eventi speciali:

 

A tre anni da “Indagine su cittadini al di sopra di ogni sospetto” di Malvenuti e Di Gangi, il cortometraggio vincitore del Videoqueer 2008 che analizza con intelligente ironia i gusti sessuali dei fiorentini, i registi tornano a lavorare insieme su un cortometraggio ispirato ai film a episodi degli anni ’60. Quattro storie dolci-amare indipendenti ma legate tra loro dalla voglia di superare i propri limiti, la voglia di andare oltre. Le prime riprese del corto saranno effettuate al Cinema Odeon di Firenze, durante il Festival.

 

Nel foyer del cinema Odeon, a partire dal 25 novembre, si terrà l’installazione di AFORTWO CREATIVE GROUP, “Play With Us, Play Different!”: una rivisitazione, in chiave Queer, di ToyBoy e Dolls, quali Barbie, Ken, Big Jim, Power, Iron Man, artigianalmente e minuziosamente personalizzati e ri-assemblati, rigorosamente lavorati a mano. Una rappresentazione tangibile del mondo Queer, un omaggio alla “diversità”, alle “differenze” e al linguaggio del corpo. “Play With Us, Play Different!” vuole essere una finestra sull’immaginario che ci circonda, uno stimolo contro le discriminazioni sin dall’infanzia e il bullismo, anche per le case produttrici di giocattoli, per aprire il mercato ad un nuovo mondo di giochi senza pregiudizi.

Sabato 26 novembre ore 12 Cinema Odeon: presentazione del libro “Nient’altro da vedere. Cinema, omosessualità, differenze etniche” di Emanuel Billi (Edizioni ETS, 2011). Un viaggio illuminante ed appassionante attraverso le molteplici rappresentazioni e descrizioni delle omosessualità e delle alterità etniche ripercorrendo la cinematografia europea del Novecento. Sarà presente l’Autore.

Concorsi video:

Come di consueto nell’ambito del Festival si terrà la selezione e premiazione dei migliori video del concorso Videoqueer dedicati ai cortometraggi a tematica gay, lesbica e transgender, che mette in palio 1.000 euro per il vincitore. Il concorso è patrocinato dal Comune di Firenze (Assessorato alle Politiche Giovanili).

Per il secondo anno  il Festival dedicherà inoltre una sezione speciale del VideoQueer al tema dell’AIDS, percezione del rischio e prevenzione. Il titolo della sezione, che prevede un premio di 1.000 euro per il miglior video, è “SE HAI TESTA FAI IL TEST”. Il concorso è sostenuto dall’Assessorato per il Diritto alla Salute della Regione Toscana. Al premio in denaro si aggiunge la possibilità per il corto vincitore di essere proiettato nel circuito sale d’essai della Toscana.

La premiazione dei vincitori delle sezioni in concorso avverrà il 1° dicembre al Cinema Odeon durante la Giornata Mondiale contro l’AIDS.

Il Florence Queer Festival è organizzato dall’associazione Ireos – Centro Servizi Autogestiti per la Comunità Queer di Firenze, in collaborazione con Arcilesbica Firenze e Music Pool, con il contributo di Fondazione Sistema Toscana – Mediateca Regionale ed il patrocinio del Comune di Firenze. Direzione Artistica: Bruno Casini e Roberta Vannucci; organizzazione generale: Silvia Minelli; selezione e programmazione: Fabrizio Ungaro; consulenti al festival: Paolo Baldi e Massimo Poccianti.

 

Biglietti:

Pomeridiano: € 6, ridotto € 5 (miniabbonamento per tutte le proiezioni dalle 15 alle 20)

Serale: € 7, ridotto € 6 (miniabbonamento per tutte le proiezioni dalle 20.30 in poi)

Giornaliero: € 10, ridotto € 8

Abbonamento: € 50

Riduzioni per soci: IREOS, ARCILESBICA, ARCI, COOP, CONTRORADIO CLUB.

Informazioni:

Infoline: 347 8553836 Ireos: 055 216907 Music Pool: 055 240397

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Ireos – Via de’ Serragli, 3 – Firenze t. 055 216907

Cinema Odeon – Piazza Strozzi, Firenze – t. 055 214068

In The Mood For This

Ci siamo: oggi alle 19 a Firenze parte In The Mood For Queer, la rassegna co-organizzata da Ireos che per 5 giorni porterà un anticipo di Florence Queer Festival alla spiaggia sull’Arno di San Niccolò.


Non potevo non ridurmi a scriverne all’ultimo momento come mio solito. Quindi facciamo che per una volta non mi dilungo (!) e linko il programma completo sul sito di Ireos o quello aggiornato giorno per giorno sull’evento facebook della manifestazione.

Aggiungo soltanto (non esageriamo con la brevità!) che stasera e (quasi sempre) anche nei prossimi giorni sarò a mettere musica in serata dopo il film in programma. Ma non dovete venire per me: dall’orario dell’aperitivo in poi ci sono tutti i giorni incontri, presentazioni di libri, reading, spettacoli, e ogni sera un film o documentario. Stasera per l’apertura ci sarà anche la corsa sui tacchi! Mentre nel weekend è previsto un torneo di Beach Volley aperto a tutti, salvo preiscrizione (squadre miste e libere).

Ci vediamo in spiaggia!

Florence Queer Festival 2010

FQF2010Parte oggi, anzi sta partendo in queste ore l'edizione 2010 (l'ottava) del Florence Queer Festival – il festival internazionale di cinema e arte a tematico gay, lesbica e transgender di cui ho più volte parlato negli scorsi anni.

Potrei raccontare nel dettaglio le sezioni collaterali, spesso già iniziate e in parte svoltesi nelle scorse settimane e per le quali quindi questo post arriva un po' tardi (Queer Art, Queer Theatre con un appuntamento ancora da svolgersi al Teatro di Rifredi, Queer Music e Queer Book). Ma la cosa migliore è esplorare da soli il sito ufficiale, no?

Restiamo quindi sul cuore dell'evento: il cinema.
Per il secondo anno, nel mio piccolo ho dato una mano nella preparazione del Festival (come tanti altri volontari) e quindi in questi sette giorni di rassegna di film a tematica glbt (come sempre inquadrata nella 50 Giorni di cinema internazionale a Firenze) capiterò spesso al prestigioso Odeon che la ospita.

A cominciare da stasera, dove oltre allo spettacolo inaugurale vi segnalo la commedia leggera e divertente (lo dico perché l'ho già vista) Bear Cityforse più un Queer as Folk in versione cinematografica e "orsa" che il "Sex & the City peloso" (definizione con cui viene sinteticamente presentata.

Ora ho fretta, l'Odeon chiama. Magari aggiornerò più avanti questo post consigliando qualcos'altro in particolare, oppure scriverò nei prossimi giorni di qualche film visto. Intanto però raccomando di non perdersi Prayers for Bobby (domenica alle 18, in replica giovedì prossimo alle 15: in entrambi i casi con ingresso gratuito), toccante based on a true story premiato negli Stati Uniti dal GLAAD e con un'interprete d'eccezione, una certa Sigourney Weaver.

Il festival si terrà al cinema Odeon da oggi venerdì 26 novembre a giovedì 2 dicembre.

Qui l'evento facebook del festival, da cui si accede a vari altri link.

E sabato 4 dicembre, come negli scorsi anni, party Queer Aboard di chiusura del Festival al Viper (pure lì ci sono anch'io, ma stavolta in versione djistica): 2 piste, 3 dj, in apertura di serata il concerto dei Rio Mezzanino.

QueerAboard!

…In realtà una grossa novità è già in arrivo, praticamente SUBITO.
Vi ho già parlato più volte in passato delle serate gay-lesbiche-trans-friendly QueerAboard organizzate da Ireos e Arcilesbica Firenze al Viper (presso la sede di Ireos avevo anche messo i dischi in occasione della scorsa Notte Bianca, e fu una bella serata nonostante il più illeggibile web-flyer di sempre).
Beh, la brutta notizia è che non potrò più andarci a ballare come ho fatto nelle due prime stagioni.
La buona notizia è che non potrò ballarci perché… sarò dietro il mixer!
Infatti, se nella sala principale resta il mix di indie-electro, elettrohouse e queer-dance di 66Sixties, nel “bunker” (la sala al piano di sotto) quest’anno il sottoscritto si affiancherà alla confermata MyShell.Si ricrea quindi la stessa affiatata coppia di questa estate, anche se in un contesto abbastanza diverso: la sala sotterranea è dedicata al revival disco-80-90 e non solo; il friendly-pop e il trash di buon gusto (?) la faranno da padroni.

Insomma, stavolta dovrò far ballare, e la tensione è già alle stelle da settimane (e fervono i preparativi: è anche per questo che non sono riuscito a scriverne con maggiore anticipo)(che poi, come ci si prepara in questi casi?).


Qualche altra info più generale: la festa QueerAboard di questo venerdì 8 ottobre (qui sopra il volantino) è idealmente dedicata alla memoria di due importanti figure dell’associazionismo trans italiano come la fiorentina Gianna Parenti (scomparsa nel 2009) e Marcella Di Folco (che ci ha lasciato solo un mese fa).

Proprio a Gianna Parenti è intitolato lo spazio mostre di Ireos, che da sabato 9 ottobre ospiterà la mostra “Gaycon” di Michele Moricci: della stessa mostra ci sarà un’anteprima proprio alla festa.
Dalle 22,30, si esibiranno inoltre sul palco (presentando un repertorio di noti brani pop riarrangiato per violino piano e voce) Luana Ricci e Ninfa Giannuzzi, due musiciste che tra le altre cose fanno parte dell’Orchestra della Notte della Taranta di Stewart Copeland.
Le feste QueerAboard al Viper (ora c’è anche la pagina facebook!), che oltre alle due sale danzerecce prevederanno sempre anche concerti, mostre o spettacoli vari, si tengono circa una volta al mese.Ecco le date successive in programma fino a dicembre:

venerdì 12 novembre
sabato 4 dicembre (al termine del Florence Queer Festival)
sabato 25 dicembre (!)
Ovviamente vi aspetto giù, venerdì o nelle date successive. Se avete voglia di fare quattro salti e passare una serata spensierata e queer con gli amici, fatevi sotto. Tra l’altro, oltre a essere la serata glbt-friendly fiorentina più trasversale, QueerAboard (grazie all’impegno dei tanti volontari che la organizzano) è anche la più economica: in listal’ingresso costa pochissimo (5 euro!).Kylie Minogue – Your Disco Needs You

Back to the sofa

E così, come anticipavo nei commenti al post precedente, la serata in occasione della Notte Bianca l'abbiamo portata a casa.

Scrivo un post a parte, ora che l'adrenalina è finalmente scesa, per fermare autoreferenzialmente – e che diamine! – la soddisfazione del primo djset vero e proprio, nel pieno centro di Firenze e con tanto di impianto serio, andato avanti con qualche intervallo per tre ore buone (a tarda ora mi ha poi affiancato e dato il cambio Daniele 66Sixties, il più esperto dj che mette dischi nella sala grande alle serate Queer Aboard del Viper).

ireos_nb
L'apertura serale della sede di Ireos tra l'altro è stata un successo (qui alcune foto): complice anche la posizione centrale in Oltrarno (e una delle casse rivolta verso l'esterno fino a una certa ora), è passata e si è fermata per un po' di tempo tantissima gente (anche a ballare, fino a tardi). Divertenti gli sketch teatrali e i video proiettati, gradevoli anche i brevi momenti dedicati alla danza. Per quanto riguarda la musica, è stata per me una grande soddisfazione (un grande ringraziamento ai ragazzi di Ireos per l'invito e per l'incoraggiamento) riuscire a mettere, soprattutto nella prima parte di serata, proprio quella che mi proponevo, senza compromessi. Insomma, in una situazione con pubblico prevalentemente queer niente Rihanne: largo invece a Magnetic Fields e Pet Shop Boys, Blondie e La Roux, Rettore e Le Rose, Patrick Wolf e Hidden Cameras (ma anche a cose meno "in target" come Hot Chip, MGMT o Phoenix). Sicuramente non tutti gli avventori avranno apprezzato la mia selezione, però qualcuno è sembrato gradire (qualcuno ha anche ballicchiato).

 
Highlights:
– Momento più telefonato della serata: la richiesta di pizzica, a pari merito con la richiesta di raggae (entrambe inevase). Non si rassegnano MAI.
– Momento più liberatorio: quello in cui ho risposto a una richiesta di "qualcosa di commerciale e moderno, magari Lady Gaga" con un sorridente "ok metto quel che ho fatto in tempo a portare – e lei non l'ho portata VOLUTAMENTE".
– Momenti più gratificanti: quelli in cui tutti ballano e giocano coi palloncini (come in questo facebook-video), a pari merito con gli I'm From Barcelona piazzati dopo la danzaterapia fricchettona.
– Momento più triste: "Di chi è questa canzone?" – "Di Alice"- "…Alice chi?"

– – –
 
new Dharma Station-ponteOk. Ora basta. Già che ci sono, ricordo che questo sabato c'è l'umile rientro nei ranghi con il playlistaggio selvaggio a Ponterotto (in attesa, chissà, di altre occasionali sortite future altrove).
Dopo la pausa del 1° maggio, arrivano le schegge impazzite bolognesi The Crazy Crazy World of Mr. Rubik (con il loro genere un po' indefinibile, tra punk-funk sghembo, folk e suggestioni alla Massimo Volume)
Ed è ufficiale: si tratta della serata di fine stagione. Lacrimuccia.
Visto che il tempo per il weekend non promette granché bene, se volete venire e star dentro a ballare – tra una Menabrea, un BombaMario (*) e un Cicala (*) – io farò del mio meglio.
Poi, con calma, posterò anche un po' di foto e racconti arretrati dei concerti ponterotteschi degli ultimi mesi.
 
(*) due cocktail locali di più o meno recente creazione, più o meno salubri.

The Crazy Crazy World of Mr. Rubik – 1st Step: The Crazy Crazy Lesson (mp3)

Hey hey, come out tonight!

nottebiancaireosNello sbruffonissimo post di qualche giorno fa avevo accennato a un appuntamento nell'ambito della Notte Bianca fiorentina che mi avrebbe coinvolto. Bene, è giunto il momento di scoprire le carte.

Prima di tutto però rimando al sito ufficiale (?) della Notte Bianca fiorentina del prossimo venerdì 30 aprile, dove si possono scoprire le tante piccole e medie iniziative (perché di grandi non mi risulta ce ne siano) organizzate in giro per la città (soprattutto in centro), così da valutare anche eventualmente se vi può interessare una trasferta in riva all'Arno.

Per parte mia vi parlo della serata organizzata da Ireos, l'associazione lgbt-etc che forse già conoscete – se fiorentini o  lettori di queste pagine – per via del Florence Queer Festival che organizza, o delle sue feste Queer Aboard.
Per l'occasione la sede di Ireos (in via dei Serragli 3, quasi all'angolo con Borgo San Frediano) rimarrà aperta al pubblico la sera e la notte, con questo programma:

– dalle h.20.00/20.30 aperitivo di inaugurazione della mostra fotografica "MADUNNA in concert" di Daniele D'Alessandro (qui gli orari per chi volesse visitarla successivamente)

– alle h.22.30 un interessante spettacolo/performance teatrale intitolato "Gente Strana". Si tratta di sketch comici liberamente tratti dal repertorio di "Monty Python’s Flying Circus". Regia di Roberto Cacini, qui altri dettagli.

– sono inoltre previste delle "esperienze di Danza Terapia" (non chiedetemi cosa sono, lo scoprirò in loco), e i cocktail fino a tardi non mancheranno.

– ah ecco, dimenticavo: la musica. Quella la mette il sottoscritto. Al termine dello spettacolo teatrale e a inizio serata durante l'aperitivo. Siete quindi tutti invitati a fare almeno un salto sul presto o sul tardi: stavolta davvero non avete scuse, oltretutto il posto è anche centralissimo e di passaggio.
Se poi volete restare a bere qualcosa o a ballare, mi farà anche più piacere.

A proposito di musica: per quanto esistano già il post sul sito di Ireos e l'immancabile evento facebook della serata, non potevo esimermi dal preparare al solo uso e consumo di questo blog, con le mie manine e i miei potenti mezzi (?), un flyer scrauso DIY di quelli che tanto vi fanno ridere (immagino). Non è proprio la cosa più leggibile del mondo (se cliccate sull'immagine la ingrandite, ma non troppo), però alcuni nomi e numi tutelari della serata li dovreste decifrare.

webnottebianca
La scommessa, per la mia prima (e ultima?) comparsata "djistica" a Firenze, vorrebbe essere mettere un po' di musica pop che piace ai gay a cui non piace la solita musica da gay; di quella musica che piace agli etero a cui piace la musica non etero; di quella musica che chi non ascolta quel che passa la radio trasmette in heavy rotation nella sua radio immaginaria.
Non vi spaventate. We're the good guys.

PS. se poi oltre a passare volete spargere la voce o spammare o retwittare o inoltrare il post ai vostri contatti fiorentini o iscrivervi all'evento fb o pubblicare o invitare o condividere e chi più social network ha più ne metta, come dire: fate pure… :)

Scissor Sisters – Filthy/Gorgeous
Hot Chip – She Wolf (Shakira cover)
Blur – Popscene 

The boys without thorns in their sides

Quando nelle scorse settimane ho letto questa intervista/coming out di Kele Okereke dei Bloc Party non sono rimasto sorpreso: al di là delle insistenti voci che giravano ed erano giunte alle mie orecchie da comare, non suona troppo inaspettata l’omosessualità dell’autore di pezzi come I Still Remember o Kreuzberg.

La cosa mi aveva portato a qualche riflessione su come fuori dal medievale microcosmo-Italia i tempi siano cambiati e l’orientamento sessuale – tra le altre cose – sia diventato una tra le tante variabili della personalità degli artisti (nello specifico dei musicisti): una variabile non più necessariamente sbattuta in faccia ma nemmeno nascosta; una variabile dall’influenza importante, per quanto non necessariamente decisiva, sulla loro attitudine.

Qualche giorno fa poi sul blog di Olivia trovo linkato l’articolo di Queerty“10 Gay Indie Rockers (In Otherwise ‘Straight’ Bands) With Revolutionary Ideas: una panoramica sui più noti musicisti “openly gay” nella musica indipendente. Leggetela, perché come ben nota la stessa Olivia nei commenti, “se una ha voglia di leggere segue i link su storie personali di cui nessuno sa, perché a pitchfork mica importa il tuo orientamento  sessuale. Solo che te lo porti sempre dietro anche se non vuoi. Mica devi essere militante. Ti porti dietro la differenza. Parlarne, ogni tanto, fa bene a tutti“.


La lista di nomi è impressionante (sapevo già praticamente di tutti, ma vederseli riuniti è altra cosa): oltre allo stesso Okereke (presto in uscita con un album solista electropop e un singolo intitolato Tenderoni. Aiuto!) ci sono Stephin Merritt ed Antony Hegarty, i cantanti di Grizzly Bear e Deerhunter, il chitarrista/produttore dei Vampire Weekend, nsi dei Sigur Rós, Joel Gibb degli Hidden Cameras (e si lasciano volutamente fuori, oltre alle donne, artisti importanti come Rufus Wainwright e Patrick Wolf, perché il tema dell’articolo è “gay che suonano all’interno  di band”).

Non stiamo parlando insomma di bubblegum-pop sfigato che viene ascoltato solo nelle disco gay più dozzinali o di cantanti lampadati e sfiatati che si esibiscono sulle basi come ospiti ai vari Pride, bensì di membri di alcuni dei gruppi di rock e pop alternativo più importanti degli ultimi anni, quelli che riempiono i cartelloni dei festival europei più fighi. Chissà in quanti, ritrovando nel lotto alcuni dei propri gruppi o cantanti preferiti (notizia: non tutti i gay ascoltano solo/principalmente cantanti donne), hanno condiviso la mia piacevole sensazione da “siamo ovunque“.

La lettura comunque la consiglio a tutti i musicofili, non solo a quelli “coinvolti”: ci sono storie interessanti, citazioni argute, ritratti di personaggi più o meno queer o anonimi, più o meno riservati o impegnati/provocatori, più o meno gioviali o depressi. Facce belle, brutte, normali.

Sembra passati secoli dai tempi in cui le canzoni rock marciavano sull’ambiguità e sul non detto, in cui un certo pubblico poteva al massimo identificarsi nel racconto di ritorni deprimenti e solitari da club in cui ci si era sentiti come pesci fuor d’acqua.
In questa generazione c’è un sacco di gente che quei club e relativa omologazione li ha mandati al diavolo, e ha formato band con cui giocarsela alla pari con tutti – spesso imponendo allo stesso tempo la propria personalità in campo artistico e la propria identità nella società.

Ringraziarli tutti mi pare l’unica conclusione adeguata per questo post.

The Magnetic Fields – When My Boy Walks Down The Street
The Organ – Brother
The Hidden Cameras – Music Is My Boyfriend (live)

White night, white heat

Facciamola breve, ché questo post è solo un “sapevatelo” per la vostra agenda.

Il 30 aprile, tra una settimana, a Firenze c’è la notte bianca.
Iniziative sparse per tutto il centro storico, negozi e locali aperti fino notte fonda, le solite cose…

…o quasi. Se siete di Firenze e quella sera sarete in giro, oppure se sfruttando la data prefestiva avete in programma una trasferta in città, non prendete troppi impegni.

Il quando ve l’ho detto, il dove e il come lo svelerò a breve. Il cosa lo potete immaginare, e lo potrete ascoltare.
Qui sotto c’è un indizio. Stay tuned.

Emosessualità, cosa ci vuoi fare?

Interrompiamo momentaneamente le trasmissioni di questo blog per suicidarci (visto? il disagio giovanile c'è davvero! e c'entrano i blog, l'avevo detto!) dopo aver dato un'occhiata a questa cosa comparsa oggi su Repubblica.it (con tanto di richiamo in prima pagina del tutto, test psicologico degno di radiazione dall'albo compreso).
Moda nel look e nelle acconciature, autolesionismo, orientamento sessuale e identità di genere: tutte questioni chiaramente collegate e indistinguibili…

Identità sessuale, ‘emo’ nel segno dell’ambiguità
La bisessualità nell'adolescenza è sempre esistita. Il fenomeno oggi è in aumento, tra gli 11 e i 16 anni sei ragazzi su dieci hanno avuto esperienze omosessuali. E ora gli specialisti si chiedono se sia una moda o un 'modo' di essere. Gli 'Emo' sono il simbolo del cambiamento e dichiarano: "Siamo bisex e bi-curious"
L'ARTICOLO Adolescenti nell'ambiguità. IL TEST Maschio o femmina?

Le 3 slide messe frettolosamente a corredo delle solite due ricerche pressappochiste da pagina di costume sono esilaranti. Tra i pericolosi accessori tipicamente emo-sessuali troviamo addirittura il lettore MP3. Dal paniere ISTAT a segnale allarmante di deviazioni irreparabili senza passare dal via. Ma attenzione (care mamme previdenti all'ascolto) anche alle scarpe Converse ("Coverse" nella grafica) e alle felpe con lo zip! Non parliamo poi di presagi di sciagura imminente come i tatuaggi a forma di farfallina e le cinture con colori sgargianti.

barbie-gaga
Il top comunque si raggiunge con la pagina dedicata alla musica mortifera. Questa qui sopra. Un trionfo del LOL, dalla Barbie-GaGa ai simboletti emo (i miei preriti sono il "Taglio Nelle Vene" e il "Teddy Mutilato"), fino ai Black Eyed Peas (?) inseriti tra gli eroi musicali emo insieme ai Tokio Hotel e alla stessa Lady GaGa (la quale dopo esser stata scambiata per drag queen ed essersi spacciata per ermafrodita, ora mi diventa magicamente "popstar bisex").

(cliccate sullo screenshot per ingrandirlo: lo riporto perché, in un impeto di ingiustificato ottimismo, ho sperato per un momento che – proteste o meno – qualcuno della direzione del giornale si renda conto del trojajo e per decenza elimini dal web tutto quanto -se proprio non può licenziare in tronco "redazione Salute" al completo e ideatori delle slide).

Elio E Le Storie Tese – Omosessualità 

«Ho una situazione cubana»

[Uno dà un'occhiata alle prime pagine dei quotidiani online, accosta 2/3 link nudi e crudi, e il post è già fatto.]

Corriere della Sera, 3 marzo 2010
Nessun problema a spiegare il suo contatto: «Balducci era una mia ottima fonte in Vaticano. Mi dette quindici giorni prima la notizia della nomina di Bagnasco. Una volta cenai da lui con monsignor Sandri. Diego Anemone l’ho conosciuto attraverso di lui. Ma sono contatti di lavoro. Mi invitavano alla partita, ma per fortuna io non vado mai. Magari per telefono posso averlo chiamato "tesoro". Ma lo faccio con tutti. Non vorrei passare per…».

+

Repubblica, 3 marzo 2010
"Angelo… Io non ti dico altro. É alto 2 metri, per 97 chili, 33 anni, completamente attivo", spiega il "religioso" a Balducci in un format che si ripete e che varia solo nelle misure. E poi e ancora, ogni due, tre giorni: "Ho una situazione di Napoli". "Ho una situazione cubana". "Ho un tedesco appena arrivato dalla Germania". "Ho due neri". "Ho il calciatore". "Ho uno dell'Abruzzo". "Ho il ballerino Rai"

=

(Non ti ricordi di Chinedu Thomas Ehiem, il corista nigeriano, un eroe dei nostri tempi…)

– – –

Immanuel Casto – Che bella la cappella

Quanto sei bella

Cammina davanti a me. Una ragazza di una bellezza non troppo ricercata, dal look grintoso: stivaletti felpati, gonna abbastanza corta con fuseaux neri sotto e giubbotto sopra, capelli lunghi mossi e finto-spettinati (?); faccia pulita ma non troppo, dai lineamenti regolari.
Cammina davanti a me con andatura che svela la sua sensualità solo a uno sguardo più attento: quello che mi deciderò a concederle dopo, discretamente, per cercare di capire il perché di quel tono di voce, di quella confidenza non richiesta, di quel fastidioso incidente che incrina la tranquillità della mia passeggiata sotto un inaspettato sole invernale.

"Quanto sei bella OOOH!" "OOOH sì, proprio te!".
Sento risuonare i commenti che i due buzzurri rivolgono alla ragazza chiari e feroci nella strada affollata del centro.
Lei tira dritto senza neanche un cenno. Magari non ha neppure sentito. Magari è una di quelle che trae soddisfazione dal riuscire a suscitare in giro commenti da osteria (e in questo caso la volgarità stava solo nel tono e nella gestualità). O magari fa parte di quella che voglio sperare sia ancora una maggioranza tra le donne, quelle che scambierebbero ben volentieri cento commenti ingrifati e coreografici per un complimento galante o un semplice sorriso – anche se non hanno quasi mai la prontezza, e come non capirle, di rispondere a tono allo scaricatore di porno di turno: MA. COME. CAZZO. TI. PERMETTI. MUORI.

Io invece sento bene e provo all’improvviso un forte fastidio – sarà che già non ero di ottimo umore di mio. Da una parte mi vergogno per il genere maschile a cui appartengo; dall’altra mi tornano in mente le sciocchezze sull’esibizionismo e sulla mancata discrezione che ci vengono continuamente propinate quando si parla di Pride e di diritti delle minoranze in genere.
Perché no, mettere in imbarazzo delle estranee soltanto per affermare a gran voce davanti a se stessi o ai propri simili una virilità minacciata dall’educazione non è esibizionismo; è anzi un modello comportamentale permesso, tollerato e di fatto incoraggiato dalla nostra società.

Sarà ingiusto, sarà un atteggiamento snobistico e pure un po’ classista, ma proprio non provo istintivi sentimenti di pietà o vicinanza pasoliniana rispetto all’ignorante che trova nel machismo forzato uno degli pochi momenti di affermazione sociale; questo nonostante sia razionalmente consapevole che in buona parte la responsabilità del perdurare di certi schemi da età della clava è delle istituzioni sociali che dovrebbero contribuire a smussare le tendenze primitive e sviluppare in tutti i cittadini un minimo comune denominatore di rispetto per il prossimo (e per se stessi, perché il velinismo è l’altra faccia della stessa medaglia) (che periodo insopportabilmente lungo e saccente).
Se le passo rapidamente in rassegna, queste istituzioni di "controllo", mi viene da ridere per non piangere. La scuola dell’obbligo, o quel che ne rimane. Le religioni organizzate. La politica. E la principale: la televisione.

Ma mentre dentro di me faccio il sociologo da strapazzo del lunedì i due tizi staranno già omaggiando di bordate di fischi la prossima vittima, colpevole di preferire la luce del sole al burqa.

Scampati all’ennesima figuraccia. Anzi, no.

Il terribile terremoto che lo scorso 12 gennaio si è abbattuto su Haiti, provocando centinaia di migliaia di vittime e mettendo in ginocchio il poverissimo paese caraibico, si è portato via anche una vittima fiorentina. Si chiamava Guido Galli ed era un funzionario dell’ONU che lavorava dal 2008 ad Haiti presso la missione di peacekeeping "Minusth". Stava partecipando ad una riunione in un albergo che è crollato su se stesso.

Qui il commovente sito commemorativo (via Controradio), pieno di messaggi di affetto provenienti da tutto il mondo, creato dal suo compagno – compagno la cui esistenza, per inciso, risulta a livello di stampa nazionale solo da questa Apcom e dai trafiletti che la riportano, mentre ogni articolo più "corposo" descrive minuziosamente nella biografia ed aneddotica sul defunto soltanto il resto della famiglia, cancellando la persona a lui più vicina. Ma non è il momento di fare polemiche su questo.

Perché c’è purtroppo da registrare uno sfondone ben più clamoroso (a certe censure in questo paese siamo abituati): responsabile è tanto per cambiare La Nazione, che seguendo il trend (molto in voga dopo le tragedie di questo tipo) del lanciare notizie del tipo "persona (ma meglio bimbo o neonato) ritrovata dopo tot giorni viva sotto le macerie", il 14 gennaio lancia questo titolo a tutta pagina

«Solo morte e macerie
Scampato per miracolo al disastro di Haiti»
Guido Galli, fiorentino, superstite della sciagura

Nel link qui sopra potete vedere con i vostri occhi la pagina di giornale e leggere il testo di quella che viene presentata come "intervista", e che consiste in realtà di una sola frase («E’ stato un inferno — ha detto Galli —. Il mio capo e il collega che stava con me sono morti nel crollo del palazzo in cui in quel momento stavamo lavorando»).

Leggere l’intero articolo, che infiocchetta di particolari rassicuranti quella frase – non si sa bene se inventata (e da chi) o se pronunciata da qualcun altro e poi male attribuita -, è semplicemente agghiacciante ("si è salvato, nonostante tutto intorno continuassero a crollare macerie e si levassero grida e immagini di morte"; (…) "non risulterebbe neppure tra i feriti").

Per dovere di chiarezza, ecco il triste seguito (perché prima di tirare ognuno le proprie conclusioni è giusto avere informazioni più complete):
– il 16 gennaio su La Nazione appare un articolo non firmato in cui si dà la notizia che Galli si era salvato era infondata (senza alcun accenno al fatto di aver ampiamente contribuito a diffonderla come giornale), e nonostante il fiorentino non risultasse nelle liste di morti e feriti ancora non si sapeva niente;
– in un articolo del 18 gennaio (non firmato) Galli è segnalato come ufficialmente disperso;
– infine il 19 gennaio ecco la notizia del ritrovamento del corpo (comunicata un giorno prima alla famiglia), con ampio corredo di articoli (con le dovute omissioni di cui sopra).

Solo il 20 gennaio appare, nella cronaca di Firenze, un articolo di scuse del giornalista che aveva firmato l’articolo bufala con il virgolettato falso che ha probabilmente illuso, se non la famiglia che aveva fonti più dirette, tanti conoscenti della vittima.
Ecco le sue giustificazioni:

"La frase attribuita a Galli mi è stata riferita nel corso di decine di telefonate di controllo.
Con una quarantina di persone sono riuscito a parlare, altre utenze invece non erano raggiungibili. Poi ho controllato se c’erano siti internet che ne parlavano, siti locali di giornali in lingua italiana. E’ stato un lavoro di ricerca e di verifica lungo e difficile nel corso del quale mi è stata riferita quella frase attribuita al funzionario italiano scampato al terremoto: in realtà non era stata pronunciata dal nostro concittadino, ma da un altro dipendente delle Nazioni Unite, fortunatamente e realmente scampato al disastro. Ma questo l’ho potuto sapere solo un giorno e mezzo più tardi.
Per scrupolo, comunque non avevo scritto nulla della vicenda fino a quando – in nottata – la notizia che Guido era salvo ci è stata confermata dalla famiglia, informata al riguardo da organi ufficiali, famiglia che ha aggiunto anche altri particolari di cui era venuta a conoscenza e che coincidevano con le informazioni da me raccolte.
"

Personalmente comprendo le difficoltà di comunicazione in un contesto simile, e prendo atto che certi errori possono verificarsi e che la notizia rivelatasi poi fasulla è stata almeno data dopo aver effettuato un riscontro con quello che al momento sapevano la famiglia e le autorità. Ma continuo a ritenere abbastanza vergognosa la pratica di imbastire articoli a tutta pagina che per puri scopi sensazionalistici "vendono" storie a lieto fine con interviste rassicuranti, quando l’intero articolo è montato attorno a un breve virgolettato che non si è ottenuto di persona né evidentemente controllato a sufficienza.

Potrei aggiungere molte altre osservazioni su come da un foglietto provinciale come La Nazione (sempre più tristemente ridotto al binomio cronaca sportiva + alimentatore dell’agenda politico-culturale delle destre) mi aspetti questo e altro. Ma mi limiterò a dire che a mio modesto parere questo comportamento, se non si chiama sciacallaggio, di certo non è nemmeno giornalismo.

Scrivere questo post è stato sgradevole, sotto vari punti di vista, e lo sarà probabilmente anche leggerlo; ma certe nefandezze non devono passare sotto silenzio, e mi sembrava giusto fare la mia piccola parte perché più persone possibili sapessero.

Sul mobile delle foto

Nelle incursioni che sono poi riuscito a fare al Florence Queer Festival ero riuscito soltanto a vedere 5 dei 10 video finalisti del concorso VideoQueer 2009.
Solo ora che sono tutti visibili sul sito da questa pagina (insieme a quelli delle edizioni precedenti), mi imbatto in quello che ne è stato il vincitore – ora posso dire strameritato.

In effetti El Mueble de las Fotos (regista italiano, Giovanni Maccelli, anche se racconta una storia spagnola, e non potrebbe essere altrimenti) si è già aggiudicato diversi altri premi e partecipazioni prestigiose nel corso dell’anno in concorsi dedicati ai corti (anche alcuni non "a tema").

La delicatezza del racconto e le trovate registiche semplici ma di effetto ne fanno a mio parere un corto delizioso. Quanto alla storia, il sottotitolo potrebbe essere "la necessità aguzza l’ingegno".

Il filmato è presente anche su Youtube, ma sul sito del festival lo trovate con i sottotitoli in italiano.

Florence Queer Festival 2009

Florence Queer Festival 2009Quest’anno arrivo "quasi" tempestivo alla consueta segnalazione della partenza del Florence Queer Festival, giunto ormai alla settima edizione.
"Quasi", nel senso che il cuore della rassegna – la settimana di proiezioni cinematograficheinizierà domani venerdì 27 novembre per chiudersi giovedì 3 dicembre, ma nelle sue appendici cultural-teatrali ("Queer Art", "Queer Book" e "Queer Theater") avrà degli appuntamenti anche nelle settimane successive e ha anche avuto alcune anticipazioni per cui era meglio non aspettare i miei avvisi (perché se così fosse… ormai ve le siete perse).

Fa molto piacere che il Festival confezionato da Ireos abbia trovato una sua collocazione stabile sia temporale (la settimana a cavallo tra novembre e dicembre) che logistico-organizzativa (nel prestigioso cinema Odeon nel centro di Firenze, e all’interno della macro-rassegna 50 Giorni di cinema internazionale a Firenze, a cura della Mediateca Regionale Toscana).
Valgono infatti le stesse considerazioni dell’anno scorso: anche per questa edizione ci saranno 7 giorni di proiezione ma senza repliche.

Quindi è il caso di scorrere il programma completo, che sta bello comodo e snello tutto su una pagina del sito del Festival (niente pdf impalla-browser, fiuuu – o meglio, se proprio volete stamparvi un facsimile del programma cartaceo c’è anche il pdf).

Sullo stesso sito trovate anche i dettagli sulle suddette appendici collaterali, e inoltre i prezzi (in calce al programma), gli orari dell’Happy Hour al bistrot dell’Odeon (comodo per chi sceglie la full immersion dal pomeriggio alla serata) e i dettagli sul concorso VideoQueer 2009 (proiezioni ogni giorno di alcuni dei corti in concorso, premiazione il 3 dicembre).

Ah, e il 5 dicembre il Festival si chiude ufficialmente con il Queer Aboard al Viper. Eccezionalmente di sabato (solitamente si tiene al venerdì, una o due volte al mese), Queer Aboard si fregia dall’anno scorso del prestigioso titolo (?) di unica serata glbtecc Outsiders-approved in Toscana. In soldoni, l’unica a cui il tenutario va spesso e volentieri, complici i prezzi onesti, l’atmosfera poco fescion e la musica solitamente carina e ballabile (anche per chi oltre a socializzare spererebbe di sentire qualcosa di più di Lady GaGa-Madonna-Rihanna) in entrambe le sale.

Quest’anno non so se presenzierò a quest’ultima serata, ma mi piacerebbe trascorrerne diverse all’Odeon.
Il programma al solito comprende un sacco di lungometraggi e documentari inediti da tutto in mondo (in anteprima e/o destinati a non esser mai distribuiti in Italia), con temi che spaziano dall’omogenitorialtà all’identità di genere (per andare oltre le tristi serate di Santoro sul caso Marrazzo…).
Per gli amanti dell’approfondimento storico-cinefilo, c’è anche un’ampia retrospettiva sul noto regista e attivista gay tedesco Rosa von Praunheim. Mentre il 1° dicembre, giornata mondiale contro l’AIDS, anche la programmazione sarà ovviamente incentrata sull’argomento.

Ecco, per arrivare (quasi) puntuale mi è toccato scrivere un post senza né un titolo fantasioso né una chiusura a effetto. Pazienza. Ci vediamo all’Odeon, io sono quello che abusa del buffet (se c’è).

Fiaccolate preventive

   
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Un Pride, a Firenze, non c’è mai stato. Né nazionale, né locale. Nel 2004, quando nel suo itinerare su e giù per la penisola il Pride "nazionale" (quello organizzato e considerato come tale da Arcigay e dalle associazioni lgbt vicine, ovvero la maggior parte) approdò in Toscana, si preferì organizzare un "Toscana Pride" polverizzato in decine di appuntamenti sparsi per la regione, probabilmente anche a causa dell’assenza di un’associazione unica e "forte" nel capoluogo. Il corteo finale, ciliegina sulla torta, si svolse nella centralissima Grosseto (…).

Un vero e proprio Pride a Firenze non c’è ancora stato, nel 2009. Ma mercoledì scorso c’è stato, per la prima volta, qualcosa che ne ha richiamato lo spirito: non quello festaiolo ormai assunto negli ultimi anni, e spesso percepito come prevalente (da detrattori e a volte anche partecipanti), ma quello originario di lotta, testimonianza e fratellanza.

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I tristi antefatti di questa storia li conoscete probabilmente già tutti, se siete arrivati a leggere fino a qui: gli episodi di omofobia concentrati in pochi giorni soprattutto a Roma, dalla fine di agosto – le coltellate di "Svastichella" a una coppia gay, il vetro spaccato al Cube sede del Muccassassina, le bombe carta o petardi che dir si voglia lanciati in mezzo alla gente davanti al Coming Out.
Non erano i primi episodi del genere purtroppo, né a Roma né considerando il resto d’Italia. Un paese che del resto, grazie al disprezzo per gli omosessuali esibito senza vergogna da politici e opinionisti vari e all’assenza di qualsiasi riconoscimento pubblico per la dignità di gay e relative coppie, legittima e incoraggia le posizioni più retrograde, anziché circoscriverle e condannarle moralmente come avviene nei paesi laici e/o occidentali.
 
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E quindi ecco a Roma la prima fiaccolata nata "dal basso" (da internet e dall’iniziativa di singole persone più che dalle associazioni), e ripetuta più volte con crescente successo. Poi gli altri sit-in e fiaccolate svoltesi a Milano, Bologna e altre città.
Quella di Firenze, dello scorso mercoledì 9 settembre appunto, ha in realtà visto coinvolte fin da subito le associazioni glbt fiorentine e toscane, insieme ad altre associazioni e alle istituzioni politiche locali. Tanti soggetti che però hanno avuto (quasi tutti) l’intelligenza di mettere da parte rivalità e desideri di protagonismo. E così, dal tardo pomeriggio, ci siamo ritrovati tutti lì, senza bandiere, come semplici persone: consiglieri comunali, membri delle varie associazioni, cittadini solidali, omosessuali e transessuali fiorentini più o meno visibili. Oltre 500 persone, con pochi giorni di organizzazione alle spalle. E pazienza se la fiaccolata è un tipo di manifestazione un po’ abusato: l’importante era esserci, era riempire il Ponte vecchio e i lungarni circostanti di luci e di calore, era spiegare a passanti e turisti ignari perché eravamo lì.

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Sono tornato a casa con in testa alcune domande (perché non prendere questa serata come un inizio e pensare seriamente ad organizzare da ora in poi anche a Firenze un corteo serio e in orario più "per tutti", tipo il sabato pomeriggio, nella stagione dei Pride? riusciremo a non vedere questa speranza rovinata dalle solite manie di protagonismo di questi o quegli altri? a quante persone avrei potuto chiedere se volevano venire ma non l’ho fatto, e perché?), ma senz’altro più sereno, e anche fiero della risposta che la mia città aveva dato a un’ondata di violenza che in fin dei conti non l’aveva coinvolta direttamente. Perché a Firenze, io, mi sentivo sicuro.

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… e qualche giorno dopo si viene a sapere che proprio quella notte, poche ore dopo, è successo questo.
Ed è una misera consolazione la vicinanza delle istituzioni politiche al ragazzo pestato a sangue e alla comunità glbt, o la rapidità delle forze di polizia nel rintracciare nel giro di pochi giorni i responsabili; né rincuora il fatto che i suddetti responsabili abbiano guarda caso un forte accento leghista, e quindi se non altro non sia stato l’ambiente fiorentino a crescerli; né infine è importante sapere se il subumano responsabile delle botte sia un omosessuale represso che prima è andato volutamente in un locale gay e poi ha sfogato la sua rabbia contro qualcun altro, oppure se si tratti semplicemente di un etero che in quanto detentore di maggiori diritti civili riteneva di avere il diritto di ubriacarsi e menare chi voleva: fa forse differenza? una delle due ipotesi per caso impedisce di definire questa aggressione un crimine motivato da odio omofobico? [la terza ipotesi che si era insinuata in me nell’immediato – quella dell’agguato premeditato e preparato – era la più terribile, ma ex post sembra ormai da escludere]

Resta infatti l’inquietante coincidenza che a un ragazzo di 26 anni sia stata vigliaccamente spaccata la faccia a pugni e calci proprio poche ore dopo un momento così bello e così civile. Quasi ad avvalorarne, tragicamente, l’urgenza (cosa di cui non c’era bisogno), e a far capire che una iniziativa come questa non è che può, ma DEVE essere soltanto l’inizio.
 
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[E da Bologna, altra città dalla fama non esattamente di posto intollerante verso i gay, il giorno dopo arrivava la notizia di un’altra aggressione a un ragazzo gay fuori da un locale, per fortuna senza gravi conseguenze in questo caso. Pochi giorni dopo una  manifestazione analoga a quella fiorentina.
E anche qui ci sarebbe da discutere su come spesso sui media e nell’opinione pubblica ci si affretti ad accantonare la natura omofobica di una violenza, non appena appaiano all’orizzonte altre motivazioni minimamente plausibili, per quanto futili. Sembra che in questo caso abbiamo un ragazzo, gay, diventato il capro espiatorio di un litigio tra altre persone (litigio avvenuto in un locale, gay, dove il gruppo di bulli ubriachi si era sentito legittimato a mostrare i muscoli e minacciare qua e là). Posto che ok, i vigliacchi pestaggi di gruppo avvengono anche contro vittime casuali, siamo proprio così sicuri che l’omofobia non c’entri niente e che tirarla fuori sia puro "vittimismo"? ]

Le Sorelle Marinetti – Non ce ne importa niente

Le Sorelle Marinetti: Non ce ne importa niente (P-Nuts, 2008)

Non ero certo privo di scetticismo quando per la prima volta mi è capitato tra le mani il cd de Le Sorelle Marinetti (peraltro uscita non recente; ma il relativo, lungo tour non è ancora terminato). Il trio, già noto agli spettatori di Gennaro Cosmo Parlato, propone infatti nel suo esordio un repertorio di brani swing portati al successo a cavallo degli anni 30 e 40 del secolo scorso da gruppi vocali come il Trio Lescano o cantanti come Silvana Fioresi e Wanda Osiris. Insomma, sentivo puzza di Puppini Sisters (il cui primo disco è uno di quelli che più mi ha irritato negli ultimi anni, le poche volte in cui sono riuscito a terminarne l’ascolto sveglio). Niente di più sbagliato. Non ce ne importa niente è un’operazione radicalmente diversa (quasi tutti brani d’epoca, rivisitati con rigore filologico) e si è rivelato ascolto stimolante e gradevole. Merito della validissima big band che accompagna MercuriaTurbina e Scintilla rievocando i fasti musicali dell’epoca EIAR; della genialità (da riscoprire) dei parolieri dell’epoca, che infilavano allusioni-tabù (Ma le gambe) e proclami anticonformisti (La gelosia non è più di moda) in brani all’apparenza borghesi e innocenti (sì, quella bella canzone di una volta che “dopo un po’ la sa tutto il quartiere”); e ancora delle piacevoli armonizzazioni vocali delle Sorelle Marinetti e della loro interpretazione, insieme rispettosa e giocosa come si suppone essere su di un palco. In questo senso probabilmente aiuta il dettaglio fin qui non esplicitato: le signorine sono tre simpatiche drag queen. Valeva la pena di ricordarlo solo alla fine, perché il disco non punta affatto tutte le sue carte sull’elemento “teatrale”: il che giova senz’altro anche alla sua longevità.

myspace
le “prove” di Camminando sotto la pioggia
Tulipan ripresa in una loro esibizione teatrale

[ già su http://www.vitaminic.it ]