Say goodbye to everyone (no al mito del concerto come rito collettivo)

Mentre tornavo dal concerto degli Editors di stasera ho riflettuto su quanto e perché mi fosse piaciuto, e pensavo di scriverne qualcosa in un post su Facebook. Poi sono arrivato alla decisione un po’ matta di parlarne rispolverando questo vecchio blog, che non è attivo con continuità ormai da un lustro ma che non si è mai fatto problemi a ospitare “lenzuolate”.
Una decisione che ha alcune premesse. La prima premessa è la domanda che mi hanno fatto anche di recente alcuni amici sul perché non scriva più e se avrei voglia di rifarlo, perché potrebbe avere un qualche senso etc. – io rispondo più o meno sempre nello stesso modo, cioè che a me piaceva essenzialmente scrivere di musica, ma da quando ho iniziato a metterla come dj, la musica, sento di far uscire “la mia voce” molto meglio in questo modo. Ma ogni tanto a scriverci ci ripenso. La seconda premessa è il consiglio di altri amici di “contenere” la mia logorrea “social”  e sociale (online e offline), perché il fantomatico mistero e l’essenzialità funzionano sempre meglio, sotto vari punti di vista. Bene, quindi facciamo che queste tante righe non ho voglia di darle in pasto a Zucky e le metto qui, dove si spingeranno a leggerle quei due o tre interessati davvero: gli altri restino a postare e commentare sui meme del giorno.

Ma veniamo al concerto (il mio primo “vero” concerto degli Editors, perché quando aprirono al mio primo concerto dei R.E.M. non gli dedicai alcuna attenzione – lo so, non si fa, ma *il mio primo concerto dei R.E.M.*). Gli spunti su cui scrivere sarebbero tanti (anche se forse questo dipende anche dall’interruzione della mia “astinenza”: ho visto centinaia di concerti senza scriverne, in questi anni).

C’è il contrasto tra il pubblico degli Editors e quello dei The Cult, solo in parte sovrapposto (le due band sono state abbinate dal Pistoia Blues in una non troppo fortunata serata “doppio headliner”, gli Editors a chiudere). Le aspettative un po’ di tutti erano per degli Editors che avrebbero portato più gente dei Cult, e non mi sembra andata esattamente così. Qui si potrebbe anche aprire una parentesi su come questa estate toscana di concerti stia dimostrando ancora una volta quanto il pubblico premi in modo differente i gruppi “pre” e “post” 2000. Vecchi discorsi.

 

interpol guns

Il pubblico degli Editors e quello dei Cult, facilmente distinguibili

 

C’è il contrasto tra i due concerti: ma su quello piuttosto monocorde e hard-rock vecchio stile dei Cult non vorrei soffermarmi troppo, sapevo che si trattava di un gruppo valido che frequenta un genere “poco nelle mie corde” (stesso eufemismo che uso per Guns n’ Roses e altre band che si collocano più o meno all’opposto della mia concezione di rock), il live non ha fatto che consolidare questa impressione. Un consolidamento durato un’interminabile ora e mezzo.

C’è la scaletta bella ed equilibrata (la vetta a mio parere il trittico Ocean of Night/All the Kings/The Racing Rats); ci sono i pezzi nuovi molto belli e ci sono alcuni pezzoni di inizio carriera (Munich, Blood) suonati e cantati a inizio set senza troppa grinta, a ennesima dimostrazione di quanto, complici anche i cambi in lineup, la band abbia ormai da tempo intrapreso (non senza retromarce incoerenti) una direzione molto diversa da quella degli esordi.

C’è Tom Smith – ho avuto modo di raggiungere le primissime file e osservarlo a lungo. Anche qui se ne potrebbe fare un post a parte. Buona prova vocale a parte (soprattutto a voce più scaldata, da metà live), come frontman “funziona” per il suo essere “normie” e patatone e allo stesso tempo esuberante, anche tanto: però non c’è lascivia nel suo danzare e darsi al pubblico ma un’eleganza naturale, non forzata. Per fare due nomi musicalmente non casuali, non fa il Curtisfa il Gahan (che noia la retorica del “tutt* se lo farebbero” ritirata fuori come commento a tutti i live dei Depeche, peraltro). Potrei addirittura giocarmi la pericolosa parola “autenticità” per l’effetto di insieme.

tom smith

Il motivo centrale per cui ho amato questo (non certo perfetto) live, quello che mi ha dato la voglia per scrivere questo post-di-social poi trasformato in post-di-blog (mica cosa da poco, dopo tutto questo tempo), è però un altro.
La retorica del concerto come rito collettivo è vecchia quanto la musica rock, più o meno, ed è ormai piuttosto trita. Tra i motivi per cui ormai da tempo preferisco decisamente vivermi concerti medio-piccoli e faccio eccezioni rare (un altro motivo è quello economico, certo) è che invece per me spesso vale il contrario. Io di base non la cerco l’esperienza collettiva. Se l’elemento del “perdersi nel mare umano” o in un pubblico di anime affini qualche volta mi ha toccato, in realtà per molti dei concerti che mi hanno coinvolto di più negli anni è valso proprio il meccanismo opposto. Il live cioè che ti dà tanto proprio perché ti fa sentire più isolato, diverso, lontano che mai: lontano dagli amici con cui sei andato o che hai trovato al concerto, lontano dai puristi che amavano soltanto i primi dischi o il demo, lontano da chi va a troppi concerti o da quelli per cui è l’unico concerto dell’anno (ma come si può…), lontano dalle persone che spintonano e da quelle che protestano per gli spintoni, lontano da chi si agita troppo e da chi non si lascia andare MAI, lontano dai tanti che riprendono con smartphone dalla fotocamera troppo perfetta mentre tu ti accontenti di quelle due foto con ombre colorate rubate però in quel momento lì. Lontano anche da chi si commuove come te, perché gli anni te l’hanno insegnato: certe sensazioni viaggiano su binari separati, destinati ad allontanarsi subito dopo gli eventuali incroci fortuiti di sguardi.
Quel tipo di live che insomma amplifica i mille gradi di solitudine e di senso di vuoto della tua intera esistenza e in qualche modo li concentra simbolicamente nel tuo sentirti solo in quel momento lì – un meccanismo catartico che va in direzione diversa (forse solo apparentemente diversa) da quella del “rito collettivo”. Dopo averti ricordato che quel vuoto c’è, la musica lo riempie anche un po’, per fortuna. È un momento in cui vien da pensare che, forse, ci si può anche convivere. Mica roba da poco.
Di certo il live di stasera degli Editors non è stato *questo* nella sua interezza. Però qualche momento così l’ha avuto. Quasi non me l’aspettavo, e anche grazie a ciò da oggi ai loro dischi vorrò un po’ più bene di quanto gliene volevo già.

PS. Non c’entra veramente nulla con il resto del post, ma da domani (tra poche ore per chi legge) metterò musica con il mio djset Outsiders (stavolta in coppia) al benemerito Lars Rock Fest di Chiusi (SI), che ospiterà in tre giorni di concerti a ingresso gratuito gruppi come Gang Of Four, Austra e Public Service Broadcasting. Già c’ero stato l’anno scorso nella serata dei canadesi Suuns ed era stato bellissimo, quest’anno non vedo l’ora di buttarmi nella tre giorni intera.
Non c’entra con il resto del post, dicevo, però uno a parte non ho tempo di farlo e non potevo proprio “riaprire” il blog senza lasciarci un ricordo (chissà mai quando arriverà il prossimo post!) della più grande soddisfazione djistica in anni di battaglie e frustrazioni varie all’interno di una scena musicale toscana come dire, discutibile.

Top ten dei concerti 2013 dopo cui ho messo dischi (featuring: THE COMEBACK)

Ultimamente sento spesso la voglia di tornare a scrivere qualcosa sul blog. Capita sempre quando non sono a casa. Poi appena torno online mail, social network e mille altre cose più o meno serie a cui star dietro fagocitano la mia attenzione. Il 2013 però per me è stato un anno importante e qualcosa prima della sua fine voglio postarla, ed ecco quindi la stramba classifica di cui al titolo.

Il perché abbia scelto di fare una classifica del genere ha a che fare con il perché il mio blog versi da anni in stato di semiabbandono (esclusa la sottopagina del quasi omonimo djset).
Il cuore musicale del vecchio blog Outsiders, quello su cui più mi impegnavo, erano le recensioni o post sui dischi da una parte e i live report dall’altra.

I post sui dischi sono spariti dapprima quando ho iniziato a scrivere di musica sull’oggi defunto Vitaminic.it (a questa cosa pure dovevo dedicare un post a parte, e non l’ho fatto. Magari lo farò. Intanto sappiate che le recensioni – un po’ più seriose – pubblicate lì sono oggi leggibili qui sul blog, sotto questo tag – mentre qui c’è un archivio alfabetico dei dischi di cui ho parlato che comprende tutto, anche i post vecchi e più lungagnoni sul blog)

In seguito, ho iniziato a fare il dj con una certa regolarità. Ecco, è successo questo: pur con tutti i “ma rispetto a questo scriverei cento volte meglio” che potevo collezionare leggendo recensioni in rete, in realtà nel mio rapportarmi alla musica mi sono reso conto di trarre più soddisfazione e soprattutto di poter probabilmente dare qualcosa di più agli altri mettendo dischi in pubblico, facendo ascoltare certe canzoni in certi contesti in un certo ordine, piuttosto che scrivendone.

Per quanto riguarda invece i live, mi spiace forse ancora di più di aver smesso di scriverne – tanti sono stati in questi ultimi anni i concerti così emozionanti che mi hanno fatto ripromettere a me stesso, durante il rientro a casa in macchina, che avrei assolutamente fermato il loro ricordo in un post sul blog… poi ogni volta qualche veloce e caduco status/commento sui social network si è preso tutto.

Ma non è tutta colpa dei social network in sé: è anche colpa della quantità di concerti che vado a vedere, che negli ultimi anni è aumentata considerevolmente, rendendo difficile anche solo spendere le parole necessarie per ricordare a dovere i più importanti. Anche su questo magari scriverò (quante promesse da marinaio oggi) un post a parte, magari con qualche considerazione specifica sulla scena concertistica di Firenze e dintorni che mi trovo a frequentare. Basti per ora sapere che, da un calcolo abbastanza preciso fatto grazie a Last.Fm, nel 2013 sono uscito per concerti un totale di 126 (centoventiquattro) sere. Esclusi i 4 giorni di maratona massacrante al Primavera Sound, che mi sono sciroppato avidamente per il secondo anno di fila.
(La maggior parte dei concerti visti in zona era per fortuna a ingresso gratuito o gratuito con una tessera annuale, per la fortuna delle mie tasche)
(E comunque “get a life”, lo so)

[QUI FINISCE LA LUNGA PREMESSA E INIZIA LA TOP TEN]

Per terminare l’ormai lunga (strano eh?) premessa e passare alla classifica oggetto del post: ho pensato a scrivere una classifica dei migliori live dell’anno, poi ho pensato che sarebbe stata impresa titanica considerare tutti i suddetti live, infine ho pensato che però potevo restringere il campo ai live (prima e) dopo dei quali ho avuto la fortuna di poter mettere musica – in questo modo facendo anche un parziale bilancio delle soddisfazioni djistiche personali.
Le serate in cui ho messo musica dopo dei concerti in tutto l’anno solare sono 24, numero più umano. Ecco quindi i dieci che mi hanno emozionato o coinvolto di più tra questi – con qualche ulteriore e doverosa citazione in coda.
L’ordine è cronologico, perché l’anno finisce tra poche ore, ho un djset di capodanno che mi aspetta e insomma non ho più tempo.

Blue Willa @ Glue (Firenze), 1 febbraio.
Poco dopo l’uscita del primo disco con il nuovo moniker (che frutterà loro vari riconoscimenti della critica e soddisfazioni come la partecipazione al Primavera Sound), gli ex Baby Blue lo presentano integralmente su un palco che esalta la teatralità sia della frontwoman Serena Altavilla, sia delle stesse canzoni a cui i 4 di Prato hanno dato vita insieme alla produttrice Carla Bozulich. E a seguire anche pezzi dagli album precedenti. Forse l’aftershow che sono stato più orgoglioso di fare tra i tanti della stagione scorsa al Glue.

Diaframma @ Capanno Blackout (Prato), 17 aprile.
E’ un mercoledì ma è anche il compleanno del locale, è anche la prima serata a nome “Outsiders” che ci faccio, è anche il primo concerto di una delle mie band del cuore dopo il quale metto dischi (dopo qualche aftershow a Fiumani da solo). Un traguardo che è una soddisfazione immensa. Anche il concerto è una bomba, ma quello non è certo una novità (pure nel 2013 li ho visti varie volte, com’è giusto per chi li ama e ha la fortuna di abitare nella loro regione).

Luminal @ secret concert a Pistoia, 22 giugno.
Location intima e pubblico complice e attento per il primo concerto in Toscana con la nuova formazione per la band romana che con Amatoriale Italia ha semplicemente ridefinito a calci nel culo il concetto di rock indipendente in italiano con attitudine (?) punk. Il mini-party tra amici annesso è una ulteriore ciliegina sulla serata.

Schonwald @ Controsenso (Prato), 21 settembre
Solo in due a sprigionare un’energia wave notevole, il tutto con la grazia e la naturalezza che solo musicisti di grande professionalità ed esperienza come loro possono permettersi sul palco.

Ka Mate Ka Ora @ Rullante (Firenze), 18 settembre.
I pistoiesi Ka Mate Ka Ora li ho già sentiti diverse volte, ma questo è il loro miglior concerto che ricordo. Grande la soddisfazione di far parte di una serata in cui un gruppo tra slowcore e shoegaze approda in un club più avvezzo a generi diversi, fa un concerto in cui tutto funziona e convince tutti, compresi spettatori che non li conoscevano.

Ghost To Falco @ Tender (Firenze), 24 settembre.
I tre di Portland offrono un live convincente ed energico, mai scontato, su atmosfere alla National/Shearwater. Peccato solo non sia un set più lungo, ma il palco non è tutto per loro. E peccato anche l’assenza di cd comprabili al banchino, piaga ahimé sempre più diffusa a livello internazionale.

Chewingum @ Ponterotto (Montelupo, Firenze), 7 dicembre.
Per una sera riapre ai concerti del sabato il circolino Arci in cui ho iniziato a metter musica, e già questo basta a rendere la serata speciale, in più tornano i Chewingum che sono sempre i soliti matti e sanno sempre divertirsi divertendo il pubblico. E’ uno degli ultimi live dell’infinito tour del riuscito secondo album Nilo.

JoyCut @ Tender (Firenze), 12 dicembre.
Un concerto di elettronica waveggiante pazzesco, che ti costringe a porti delle domande e darti delle brutte risposte, se pensi al pubblico che ha raccolto (seppur di giovedì) rapportato al pubblico più numeroso di tanti concerti ben più cheap. Il loro disco del 2013 PiecesOfUsWereLeftOnTheGround era già imponente per lunghezza e intensità, il live è assolutamente all’altezza.

Sadside Project @ Controsenso (Prato), 20 dicembre.
Anche qui vale il discorso dei Ka Mate Ka Ora: ho già visto diverse volte anche i romani, e l’atmosfera raccolta del locale mi permette di godermi appieno il loro garage-blues sempre più indiavolato e dai tempi perfetti, nonostante la tensione da djset imminente.

Iosonouncane @ Glue (Firenze), 21 dicembre.
Nel minitour insieme a Paolo Iocca (Boxeur The Coeur e prima con Franklin Delano, Blake/e/e/e, …A Toys Orchestra) all’elettronica e a Simone Cavina dei Junkfood alle percussioni, Iosonouncane (che ora si alterna tra elettronica e chitarra, oltre a concentrarsi maggiormente sul cantato) ha dato vita a una specie di versione italiana e cantautorale degli Animal Collective, facendo crescere dal punto di vista musicale il vecchio repertorio (quello su cui si può fare il confronto, ma vengono eseguiti anche pezzi nuovi). Una collaborazione che si auspica duratura, in vista di un futuro nuovo album.

Altri concerti sono stati altrettanto o maggiormente validi, ma non stanno nei dieci per vari motivi (a volte una minore affinità musicale, a volte semplicemente mi sono lasciato più andare nelle serate di cui sopra). Voglio citare almeno Umberto Maria Giardini che a gennaio ha riempito il Glue ed emozionato fans e non con un live superbo, gli Electric Superfuzz al Capanno che mi gasarono tantissimo per il djset di quella sera e che sono lieto di incrociare di nuovo presto (gennaio 2014) nella stessa modalità, gli Iori’s Eyes che dopo una mia iniziale diffidenza mi hanno definitivamente conquistato al terzo loro concerto a cui ho assistito (quello al Glue), Il Pan del Diavolo che propongono un genere che non mastico molto ma sono stati bravissimi e mi hanno dato modo di tornare al Glue di autunno con una seratona, gli Eterea Post Bong Band (Glue) che spaccano ancora come anni fa, gli inglesi Spectral Park al Tender con la loro psichedelia anfetaminica, e poi vabbe’ tali Elio e Le Storie Tese con cui ho diviso – anche se io ero al palco secondario – la serata al Marea Festival a Fucecchio. Non proprio cose che capitano tutti i giorni.

(Devo un grosso grazie a queste e a tutte le altre band dopo cui ho messo i dischi, e ancor più ai locali e organizzatori che mi hanno concesso l’onore di esserci – per questi concerti e per tutti gli altri che ho visto da semplice spettatore. Buon 2014 a tutti quanti)

(NB: la maggior parte dei miei djset di cui sopra sono state serate “Outsiders” – sulla relativa pagina facebook, nella sezione Foto, potete trovare qualche scatto mio – per lo più pessimo – delle serate, a volte corredato da link a fotogallery più belle)

Outsiders gets a life

Tra le novità che bollivano in pentola ultimamente da queste parti c’era la creazione, ebbene sì, di una pagina facebook Outsiders.  Non si tratta della pagina del blog (cosa che avrebbe senso solo se il blog fosse molto più letto e aggiornato con frequenza, cosa che attualmente non è più), ma rappresenta in qualche modo lo sbarco prima sul social network cattivo per eccellenza e poi “offline” della filosofia che è sempre stata alla base del mio modo di parlare di musica qui prima e dei miei propositi più ambiziosi come dj da quando ho iniziato.

L’obiettivo sarebbe dare una sorta di continuità e cornice a una proposta djistica che vada oltre il “mistone che funziona” e il revival, che si rivolga in primo luogo al pubblico che frequenta i live e segue la musica emergente e che quando è il caso lo faccia ballare (cosa  difficilissima a Firenze), e che allo stesso tempo coinvolga anche chi è abituato ad ascoltare e ballare sempre le stesse cose ma ha in sé l’elasticità mentale per aprirsi ad altro.

Volendo andare oltre la definizione (ormai inutile nel 2012) di “serata indie” e volendo spiegare con un filo di retorica in più il “mini-manifesto” anglofono che trovate a fondo post, potremmo dire così:

Vogliamo ascoltare musica e ballarla quando usciamo a Firenze:
vogliamo farlo anche con la musica nuova con le chitarre,
vogliamo farlo anche con l’electropop senza steccati e pregiudizi,
vogliamo scoprire pezzi nuovi che ci piacciono davvero senza la smania del nuovismo,
vogliamo celebrare le radici anni 80 e postpunk di questa città utilizzandole come un trampolino per scoprire altro
.

Se tutto ciò resterà confinato a qualche serata o avrà più ampi sviluppi, se coinvolgerà anche altri, se in futuro sfocerà in collaborazioni con altre entità o con eventi live (tutte cose a cui il progetto è aperto), è ancora tutto da vedersi.
Per ora c’è la pagina che vi invito a diffondere tra i vostri amici fiorentini (e non), e c’è la piccola ma spero piacevole serata di domani sera, in un posto accogliente e fresco (e in questa settimana tutta a 40° all’ombra non è poco). Serata con il cui lancio concludo (non prima di aver ringraziato ed essermi  scusato con Mr. James Murphy).
UPDATE: la serata è andata bene oltre le mie più rosee aspettative, tanto che martedì 11 settembre si replica! Di seguito troverete anche i dettagli sulla seconda…

 —

mercoledì 22 agosto – Outsiders Night!

L’anticiclone Lucifero sulla città, Morrissey alle spalle, le vacanze pure, i prossimi concerti troppo lontani: per gli Outsiders fiorentini è tempo di uscire dall’apatia estiva e ritrovarsi al fresco della terrazza del The Dock (parco dell’Albereta).
Aperitivo per chi vuole dalle 19,30 alle 21. Dalle 21 (chiusura alle 1), si balla e si beve con djset by Dis0rder (Outsiders\\Glue/Ponterotto/QueerAboard…).

Evento FB – Join Outsiders FB page 
(indicazioni stradali)

Outsiders is:

in*ie // post.punk // alt.rock // moz.pop //

synth.explosions // 80s.gems // jangly.guitars //

mad.chester // new.wave // electro.tunes //

brit.goldies // pitch.folks // alt.it // more…

happy dancefloors for happy people.
sick pop for healthy lives.

Outsiders is pro-live, pro-dancing, pro-choice.

– – –

martedì 11 settembre – Outsiders Night #2 – Shine on, Summer!

Dopo aver sconfitto “Lucifero” con un’affollata serata in pieno agosto, con il prolungarsi dell’estate a grande richiesta la Outsiders Night concede il bis!
Sempre sulla terrazza del The Dock (parco dell’Albereta).
La formula non cambia (la musica ovviamente sì!): aperitivo per chi vuole dalle 19,30. Dalle 21 (chiusura alle 1), si balla si sparla e si beve con djset by Dis0rder (Outsiders\\Glue/Ponterotto/QueerAboard…).
Perché come dicevano quelli, Summer Here Kids!

Evento FB – Join Outsiders FB page
(indicazioni stradali)

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Outsiders is:
in*ie // post.punk // alt.rock // moz.pop //
synth.explosions // 80s.gems // jangly.guitars //
mad.chester // new.wave // electro.tunes //
brit.goldies // pitch.folks // alt.it // more…

Always Summer

A stretto giro di posta, ecco il secondo mixtape (vedi post precedente), o come volete chiamarlo. Always Summer è più o meno la seconda parte (più breve: 8 pezzi, poco più di mezzora) di I Feel 00’s (anche qui poche pretese di ricercatezza, atmosfera estiva e classici del primo decennio che non si sa come chiamare), con un po’ di elettronica in meno e di chitarrine in più, oltre a un paio di recuperi di pezzi anni 80 che però quasi neanche te ne accorgi.
Si ascolta in streaming al link sopra oppure cliccando a fondo post. Dura il tempo di una birra in spiaggia. Buon Ferragosto (così, tanto perché mi fa ridere fare degli auguri sul blog per una qualche ricorrenza a caso, dopo una vita).
NB: rispetto al primo mix, stavolta è più difficile indovinare entrambe le cover utilizzate nel collage per la “copertina”. Qualcuno però c’è riuscito, spremetevi le meningi e gli scaffali.

Always Summer
Peter Bjorn And John – Young Folks
Shout Out Louds – Tonight I Have To Leave It
Clap Your Hands Say Yeah – The Skin Of My Yellow Country Teeth
The Housemartins – Happy Hour
Phoenix – Lisztomania
I’m From Barcelona – Always Spring
Talking Heads – This Must Be The Place (Naive Melody)
Arcade Fire – Sprawl II (Mountains Beyond Mountains)

Vodpod videos no longer available.

I feel 00’s

Nel 2012 e con ormai un po’ di esperienza di mixaggi e selezioni “live” alle spalle, era forse arrivata l’ora di dare uno straccio di svolta multimediale alla mia presenza online: ecco che quindi, dopo anni di colpevole disinteresse a quel che internet offriva in proposito, mi sono guardato intorno e iscritto a Mixcloud, un sito che a differenza di altri servizi di streaming audio (come ad esempio Soundcloud) è concepito proprio per permettere la diffusione di mix, mixtape e programmi radio contenenti musica  altrui. Il sito è piuttosto “tag-nazi” nella fase di upload, richiedendo artista e titolo di tutte le tracce e anche di indicare l’inizio e la fine di ognuna: tutto ciò nell’ottica di ricompensare i vari autori (quando possibile, immagino) in modo preciso, a seconda  degli effettivi ascolti di ogni pezzo. Insomma, parrebbe un sito che sfrutta in modo legale ed equo (anche se immagino non arriveranno grandi fiumi di denaro ai musicisti…) lo streaming, modalità di ascolto in digitale sempre più diffusa (ovviamente non è possibile scaricare).

Per esercitarmi/cominciare, ho caricato – la trovate anche sotto – questa piccola selezione senza troppe pretese (11 pezzi per 45 minuti scarsi) dall’atmosfera piuttosto estiva, un misto di novità degli ultimi due anni e classici anni ’00 (da cui il titolo) che magari potrà consolare chi come me vorrebbe passare questi mesi caldi all’Hana-bi di Marina di Ravenna e invece riesce solo a farci un salto ogni tanto.

La qualità audio è “streaming”, ovvero niente di che, ma poteva andare molto peggio visti i mezzi di fortuna dell’esordio (per non parlare delle sette camicie sudate per riuscire a embeddare il tutto qui su WordPress.com…). Cercherò di fare di meglio con i prossimi (?). EnJovi.

I feel 00’s
1. The Rapture – Blue Bird
2. Friendly Fires – Hawaiian Air
3. Santigold – Disparate Youth
4. Passion Pit – Moth’s Wings
5. MGMT – Kids
6. Caribou – Odessa
7. Jens Lekman – Sipping On The Sweet Nectar
8. Chewingum – Il neorealismo del lunedì
9. Cansei De Ser Sexy – Let’s Make Love And Listen To Death From Above
10. Hot Chip – I Feel Better
11. The Postal Service – Such Great Heights

Vodpod videos no longer available.

2012: QueerAboard is back!

[Nell’utilizzo del blog a fini autopromozionali non ho mai brillato per efficacia e puntualità, e anche questa cosa la pubblico soltanto il giorno prima. In ogni caso.]

Domani sera – venerdì 9 marzo – ritorna, dopo oltre un anno di pausa, una serata di cui in questo blog ho parlato più volte, prima da semplice frequentatore e poi più “da insider”, visto che nel 2010 mi sono ritrovato in consolle anch’io.

Si tratta di QueerAboard, la festa rainbow fiorentina per tutt* aperta a un pubblico trasversale e intergenerazionale, organizzata dai volontari delle associazioni Ireos e Arcilesbica Firenze (e no profit: gli utili vengono reinvestiti nelle attività delle associazioni).

Archiviate le tre stagioni al Viper, QueerAboard torna in una nuova location meno decentrata, l’EX3 – Centro per l’Arte Contemporanea Firenze a Gavinana (viale Giannotti 81; accanto alla Coop della zona, per intendersi); location già animata in questi anni da vari concerti ed eventi, che hanno affiancato le mostre ospitate dallo spazio espositivo vero e proprio.

 

 Queste le novità presentate dalla serata di domani (ovviamente si tratta di una one-night periodica, non avrà frequenza settimanale…):

INGRESSO LIBERO tutta la sera: dalle 22.30 fino a tardi. Ognuno potrà far partire la festa all’ora che vuole.

– Dalle 22.30 alle 24 “Queer Happy Hour” con sconti sia sui cocktail che sulle altre bevute

2 dancefloor, con 66sixties aka Pink Panther dj e Dis0rder.

Non vi anticipo troppo, se non che dovreste trovarmi nella sala più “alt” e che rispetto al Viper non rimarrò legato al revival (che caratterizzava il vecchio caro “bunker”), ma svarierò un po’. Un primo indizio su dove potrei andare a parare è in questo video-anteprima confezionato con tanto amore e cialtronaggine tecnica dai Dis-laboratoires. Gli impudenti accostamenti e la scelta della colonna sonora non sono casuali.


Per altre info (ci troverete anche quelle sulle serate successive):
http://www.facebook.com/Q.Aboard
http://www.ireos.org/
http://www.facebook.com/events/229671737129142 

(oltre che ovviamente sul mio profilo FB, dove ho sempre segnalato via via tutti gli impegni djistici di cui mi sono dimenticato di parlare qui ultimamente)

And always wear a happy face

Quando arrivi a fine serata e parte il tradizionale sirtaki seguito da altri tre o quattro balli etnici o similtali e tutti si abbandonano entusiasti al consueto momento di aggregazione politicamente corretto di fine serata e tu li guardi e li odi tutti e vorresti prenderli uno per uno a calci nel sedere al ritmo ondulante di musica che sarebbe decisamente più divertente ascoltare al ristorante mentre si cerca di smaltire l’hangover alimentare causato dall’assunzione di quantità smodate di moussaka e pietanze varie gusto feta, e insomma va bene ascoltare sei diverse canzoni di Madonna in una serata che comunque sono state pur sempre più divertenti delle quattro di Lady Gaga di cui due consecutive che a loro volta – a parte il fatto che bisogna accettare il fatto che Telephone spacca – sono state comunque più divertenti del doppio ascolto di We Found Love di Rihanna che hai sentito solo stasera per la prima volta e FA CACARE A SPRUZZO come la maggior parte dei singoli di Rihanna e poi dopo un’ora per gentile concessione degli apprezzati quanto aggiornati djs la ascolti per la seconda volta e dalla prima facile progressione di synthcosi che ora rammenti c’è pure Calvin Harris di mezzo te la balli tutta tarantolato che manco Alessia Terminator per colpa della terza bevuta e dei tre rimbalzi impliciti incassati da possibili Amoridellatuavita nel giro di due ore, dicevo insomma va bene ascoltare e ballare per tutta la sera hit sempreverdi aka stagionate aka la cassettina di dieci anni fa come se non ci fossero né un domani né la maniera di mixare almeno due pezzi due tra loro, e va bene provare a instaurare conversazioni socialmente accettabili sviando l’attenzione altrui dai tuoi occhi iniettati di odio verso il cattivo gusto generalizzato, e va bene limitare tutto sommato le critiche anche interiori a questo e quell’altro perché accettare serenamente che il tuo anno nuovo inizi nel segno della misantropia e dell’intolleranza e del non mi rompete le balle comprende anche la necessità di qualche volta mediare e vivere e accettare e conoscere e il paesereale de sta cippa ché tanto le situazioni per cui rodersi il fegato non mancheranno, va bene tutto, va bene il pezzo di Holly Valance e va bene quello che è inutile che guardi, non si illuda di venir salutato dopo quella storia patetica dell’sms e va bene anche la gente che fa pipì e poi non passa al lavandino a lavarsi le mani, che schifo, ma pretendere che tu accolga con il sorriso il sirtaki, il cazzo di sirtaki che annuncia il prematuro volgere alla fine della serata, e sì perché per quanto facciano obiettivamente cagare c’è questa storia che non vorresti comunque che certe serate finissero presto, insomma questo proprio no, e in quel momento, il momento in cui il sirtaki inizia ad accelerare e tutti son lì sorridenti che si abbracciano e ridono e ondeggiano, ci sono solo tre cose da fare, uno schiacciare il tasto play, due alzare il volume a palla, tre ascoltare i riff infernali che fanno zittire tutti e quella voce cavernosa che entra dopo un po’ e ricaccia in gola i sorrisi hipster e quelli fescion-outlet, ed ecco che dopo la sua accelerazione il sirtaki del tuo cuore si placa e prosegue limaccioso, per poi sputare di nuovo in faccia agli ultimi fans della lambada di Jennifer Lopez che scappano dal luogo che vaffanculo ha visto il concerto dei Dinosaur Jr. qualche anno fa e tu c’eri e c’era neanche un quarto dei paganti venuti a ballare lammerda stasera che son quelle cose che ti viene da pensare che i Maya eccetera eccetera, e quando la canzone dentro di te è finita sei contento perché quella sì è una cazzo di canzone di fine serata, e non importa che fuori i balli di gruppo e di aggregazione stiano proseguendo, puoi avviarti tranquillo verso il malgestito guardaroba in cui centinaia di persone si stanno ammassando a riprendere le loro robe mentre i tizi della sicurezza sono ancora a farsi un cicchino da qualche altra parte e nel frattempo partono gli spintoni e i controspintoni e il non spingete e fate uscire la gente anche se la via d’uscita non c’è e le scene di isteria e la tizia che dà di matto prorompendo in un attacco di panico geniale se finto e riesce in qualche modo a guadagnare qualche posto, e tu davanti a tutto questo sfoggiando un sorrisone TROLOLOLOL ti senti rilassato e soddisfatto del defluire della tua negatività interiore su quella massa di gente che ha così tanta fretta di prendere il suo giubbottino firmato e andarsene a casa dieci minuti prima di quelli che hanno spintonato, dieci minuti che essendo le tre e mezzo si sa fanno molta differenza, che poi cosa se ne vanno a fare a casa che una volta lì magari faranno cose senz’altro degne di nota come sesso duro o pettegolezzi sull’iFrocio con le amiche o struccarsi o sboccare, ma di certo non ascolteranno e ringrazieranno i Dead Kennedys per avergli svoltato quel momento di merda come farai tu.

Record Store Years (inside Black Candy Store)

[la prima parte è più noiosa. Per chi ha poco tempo: più sotto si parla di un bel negozio e c’è un’intervista]

Mi piacerebbe raccontare aneddoti divertenti e musicalmente romantici sui negozi di dischi frequentati nella mia adolescenza, davvero. Storie come quelle che leggo nei vari post pubblicati ogni anno in questo periodo all’avvicinarsi del Record Store Day, la giornata dedicata ai negozi di musica indipendenti.
Quest’anno in particolare da Vitaminic è partito un invito a una serie di blogger (più importanti e regolari del sottoscritto), per pubblicare i propri post lungo tutta la settimana che precede il Record Store Day 2011 (che cade domani sabato 16 aprile) e raccoglierli virtualmente sotto questo tag, giorno dopo giorno. E’ stato un piacere leggere molti dei pezzi pubblicati, e vorrei dare anch’io un mio piccolo contributo.

… il problema è che io, nonostante l’età non più troppo verde, non ho grandi storie da raccontare sul mio passato nei negozi di dischi. Ho iniziato molto, troppo tardi a comprare cassette e poi cd. Questi ultimi solo a fine anni 90, perché prima non possedevo neanche il lettore – e ciò dice molto su quanto la casa in cui sono cresciuto fosse music-friendly. Sorvoliamo.
I primi cd che ho comprato sono la raccolta What Hits!? dei Red Hot Chili Peppers (poteva andare molto peggio) e uno dei miei dischi preferiti, Siamese Dream degli Smashing Pumpkins (avevo già Mellon Collie, uno dei pochi album comprati in precedenza in cassetta) (il mio primo acquisto riferibile in cassetta era stato Dookie dei Green Day).
Il negozio alla periferia dell’impero dove li ho acquistati (niente di speciale, ma del resto per quanto ne sapevo di musica io…) ha chiuso da quasi 10 anni e non mi manca.
Poi ci sono stati gli anni dell’università, con i negozi del centro di Firenze presi d’assalto dopo gli esami. Spesso anche prima.
Quei negozi per lo più (r)esistono ancora, grazie ai turisti, ai dvd, a tante altre cose che nel 2011 vendono più dei cd. Io nel frattempo ho scoperto anche internet e napster e i blog e tutto il resto, ho ampliato i miei orizzonti musicali e la mia fame di dischi, e dopo un po’ li ho abbandonati per più convenienti e ancor più anonimi megastore. Che nell’ineccepibile logica da consumatore-massaia del “tagliamo ancora la spesa per ogni singolo cd così ne posso acquistare di più” hanno fatto anch’essi il loro tempo, sostituiti dai negozi online che tutti conoscete e dai loro prezzi stracciati.
Insomma, niente sabati pomeriggio passati con gli amici (?) a decidere come dividersi i cd da comprare e poi copiarsi reciprocamente, niente negozietti polverosi popolati da personaggi pittoreschi, niente negozianti saggi e capelloni a consigliarmi. Ho sempre comprato tutto di testa mia, scartabellando e ravanando negli espositori per ore da solo, seguendo gli appunti che mi preparavo a casa sui dischi da cercare – in rigoroso ordine di priorità. Che vita triste.
Oggi dividerei i miei acquisti di cd quasi soltanto tra internet e i banchini dei concerti, se il negozio di cd indipendente, accogliente e pure conveniente (spesso pure rispetto ai megastore) non si fosse assurdamente materializzato a Firenze a fine 2009.
L’anno scorso, all’interno di un post più ampio su altre cose, lo presentavo così (ricopio, più o meno):
Il Black Candy Store (via Caduti di Cefalonia n. 74, zona Novoli) è il negozio nato pochi mesi fa come appendice della omonima etichetta fiorentina. Nelle tre-quattro volte in cui ci sono capitato, ho notato un assortimento sempre crescente e meglio sistemato. La filosofia di questo negozio è quella del vero e proprio negozio indipendente: non comprende il “tenere di tutto” (ci troverete ben poche cose da pomeriggio su Mtv), ma punta su alcuni generi e sul soddisfare chi li segue; ci si può andare sapendo che se i dischi che cerchiamo non ci sono, basterà scorrere i suoi scaffali per imbattersi in decine di tentazioni e occasioni, scoprendo anche qualcosa di nuovo. E comunque si può ordinare quello che non si trova. 
Inoltre, vista la vicinanza con realtà come Audioglobe (distribuzione) e RealityBites (il principale organizzatore di concerti indie internazionali a Firenze e dintorni), i dischi di molte etichette estere si trovano a prezzi assolutamente vantaggiosi. Il reparto italiano, poi, è davvero ampio.
Se a ciò aggiungiamo la presenza di una selezione piccola ma oculata di libri e dvd (a tema musicale e non), ecco che il Black Candy Store diventa il negozio perfetto dove comprare un regalo (almeno per me, che sono in grado di scegliere regali solo in questo ambito merceologico). Ed è praticamente impossibile uscirne senza aver comprato qualcosa anche per sé. I due-tre euri in più rispetto all’acquisto su internet (quando ci sono) valgono assolutamente il gusto di tornare a comprare un cd in un negozio (io avevo praticamente smesso, da qualche anno), togliere il cellophan appena usciti e ascoltarselo subito in auto. Tutto questo dopo aver dato un’occhiata alle copertine delle ultime novità più interessanti e aver scambiato qualche commento con qualcun altro che alla musica ci tiene.

E’ passato un anno e ho continuato a passarci spesso, al Black Candy Store. Ho conosciuto alcuni di quelli che ci lavorano (dj, musicisti, organizzatori di concerti). Non posso dire di spendere lì la maggior parte dei soldi che investo in cd, ma ci ho comprato l’ultimo degli Hidden Cameras, dischi degli Stars e Sufjan Stevens e Dinosaur Jr., decine di compilation fighe con cui far bella figura nei djset. Ho sempre la tentazione di spendere più di quanto posso in dischi britpop e indieammericani. Ci ho incrociato Dente che passava in città, o il Fiumani in uno dei suoi giri da musicomane impenitente.
Insomma, per quanto mi riguarda – ma forse anche per altri che ascoltano un certo tipo di musica a Firenze – più che di Record Store Day bisognerebbe parlare di Record Store Years. Non voglio negare l’esistenza da queste parti (nel passato e tuttora) di altri negozi in cui si è vissuto e si vive tuttora lo stesso clima: ma io non li ho mai incontrati. Probabilmente non erano sulla mia lunghezza d’onda, o non ero pronto io a viverli in quel modo.
Paradossi del mainstrindie (definizione scema con cui a volte riassumo i miei gusti musicali, e che forse si adatta bene anche al mio percorso di appassionato di musica). Gli anni del negozio di cd indipendente per me non sono i ’90, sono questi. E il “vecchio negozio di dischi locale da salvare” è un negozio aperto da neanche due anni.
Per dire a mio modo grazie al BCS ho pensato che no, un post così lungo non bastava, e quindi ho chiesto ad Alessandro Gallicchio, uno dei gestori, di rispondere a qualche domanda.
Ne è venuta fuori una chiacchierata a ruota libera su vari argomenti, alcuni già affrontati fino allo sfinimento nei post che parlano di dischi, altri meno. Io sono quello in corsivo e più logorroico.
***

Dis: Com’è nata l’avventura del Black Candy Store? Da quali esperienze provenivi, e tra quali altri lavori oltre a questo ti dividi?

Alessandro.: L’estate del 2009 è stata molto calda. Ci ha dato alla testa, lo ammetto. E’ così che abbiamo deciso di aprire il nostro negozio di dischi. Eravamo stanchi di andare in quei negozi di dischi ormai diventati il take-away delle ultime novità major e basta. E poi mancava a Firenze un negozio dove con 20 euro puoi uscire contento, con il sorriso e probabilmente con almeno due o tre cd. Ovvio: al Black Candy Store devi decidere di venire e dedicare almeno dieci minuti, non siamo il McDonald dei cd come certe catene o supermercati.
Per quanto mi riguarda (dedico al negozio tre/quattro giorni alla settimana) oltre al direttore del negozio faccio anche altri lavori sempre collegati al mondo della musica, diciamo così: organizzo piccoli eventi a Firenze ormai da un po’ di anni (ultimo tra tutti la direzione artistica dei concerti del Glue), faccio il disc-jockey in giro per la toscana, avevo una piccola agenzia di proto-booking (che sto rimettendo in piedi) e un altro paio di cosette tra Firenze, Siena e Grosseto.

Anche se un’iniziativa come il Record Store Day è volta a preservare/supportare (e aperta alla partecipazione di) un po’ tutti i “vecchi negozi di dischi” (anche “generalisti”, basta che non appartengano a grosse catene), a volte penso che ci possa essere futuro solo per quelli “specializzati” come il BCS, in cui non si trova “di tutto” ma si va per trovare a botta sicura le uscite dei propri generi preferiti o scoprire qualcosa di nuovo nell’ambito degli stessi, in cui vengono privilegiati, anche per scelta artistica, i dischi di (alcune) etichette/distributori indipendenti… 
Tu come la vedi?

Ormai i negozi di dischi sono come i panda: anche se hanno un occhio nero non sono ancora andati KO.

Ovviamente non intendevo stigmatizzare la differenziazione di per sé (che anzi se oculata può contribuire a rendere più accogliente e vitale un posto), o sostenere che oggi nel 2011 un negozio si possa sostenere soltanto con la vendita di cd. Al Black Candy Store, ad esempio, mi pare che attiri diversa gente il servizio di prevendita per gli eventi, e avete anche un reparto libri, dvd, etc. Con quale criterio scegliete cosa tenere?

Teniamo tutto quello che ci piace. Prevalentemente musica che ha un’attitudine rock!

Il vinile: sì, no, forse, quanti, di chi.

Un mio umile parere personale? Il vinile bisogna saperlo comprare. A mio avviso bisogna saper scegliere cosa si preferisce comprare in cd e cosa in vinile. Il vinile richiede un ascolto più “impegnativo” e il cd è molto più fruibile. Mi sento di dire, ad esempio, che non sempre i dischi in vinile hanno una grafica più bella, spesso è solo maggiore la superficie su cui vediamo le immagini dell’artwork. Quindi risponderei alla domanda con un generalissimo “vinile poco e ben selezionato”. Di chi? Beh, ognuno ha i propri gusti personali: io ad esempio ho tutto dei Righeira e dei Nine Inch Nails in vinile (album, mix, 7 pollici).. ma contemporaneamente anche in cd. Quindi sono la persona meno adatta per rispondere a questa domanda.

Fin dall’apertura del negozio ho notato il grande spazio concesso ai dischi delle (più o meno piccole) etichette italiane, sia per quanto riguarda le novità sia come catalogo. Oltre all’omonima e “gemella” Black Candy Records, che per ovvi motivi è quella a cui tenete di più, ce n’è qualcun’altra a cui sei particolarmente affezionato, o che va per la maggiore tra la vostra clientela? E inoltre, passate sempre per i classici distributori oppure avete con qualcuna un canale più diretto?

Il negozio è nato contattando direttamente le piccole etichette italiane, solo alcune però hanno preferito (per motivi loro o per semplice amministrazione) bypassare il loro distributore. Beh, sì, oltre a Black Candy Records (sono usciti di recente il primo disco dei The Hacienda e il nuovo dei Tomviolence; a breve usciranno la ristampa del primo disco dei Bad Love Experience e dopo l’estate un ep – di cover – degli Zen Circus) sono affezionato essenzialmente a due etichette italiane: La Tempesta Dischi e Pippola. Entrambe sono gestite da persone che conosco e stimo moltissimo (Matteo ed Enrico). Con Pippola riusciamo ad avere un rapporto diretto e devo dire che questo fa si che riusciamo a vendere i dischi ad un prezzo minore. Ovviamente non vendiamo solo Brunori, sono andati molto bene anche i dischi di Jang Senato, Dimartino e Dilaila. Per quanto riguarda La Tempesta è un marchio, un collettivo di artisti che amo tantissimo, non solo per le mie origini naoniane [=di Pordenone, NdD]. Purtroppo non mi è possibile lavorare direttamente con Enrico e quindi mi fornisco direttamente dal distributore, Venus Dischi di Milano. Ma mai dire mai…

Più in generale, raccontami qualcosa della clientela del negozio, in particolare quella che lo frequenta e lo “popola” abitualmente. Cosa apprezza o ti chiede di più? Hai notato cambiamenti/ampliamenti del suo spettro di gusti in quasi un anno e mezzo di apertura, oppure facce nuove si aggiungono via via ma è sempre gente dello stesso “giro”?

Fortunatamente la “fauna” del negozio cresce, si creano nuovi appassionati. C’è sempre gente che ci chiede da quanto siamo aperti. Nessuno ci chiede come mai abbiamo deciso di aprire un negozio di dischi un paio di anni fa. Diciamo che la prima cosa che si nota nel nostro negozio sono le novità ma appena la gente abbassa lo sguardo e scopre che abbiamo un catalogo (seppur selezionato) a prezzi decisamente competitivi, beh, spesso oltre a comprare l’ultimo cd per cui è venuta, esce con un paio di buoni dischi. E’ ovvio che se i cd costassero ovunque come da noi, cioè poco più di un pacchetto di sigarete, forse la gente smetterebbe di fumare e comprerebbe più musica. Voglio smentire la diceria che chi compra i dischi è ormai un numero chiuso di persone: vado orgoglioso del fatto che spesso ci sono persone (spesso giovani) che si avvicinano all’acquisto della musica o di un libro proprio nel nostro negozietto.

Ecco, i gggiovani. Per quelli fino alla nostra generazione (trentenni cresciuti con i cd e inepoca pre-Napster) che sono ancora legati all’oggetto “disco”, la possibilità di scaricare “tutto” ha senza dubbio cambiato radicalmente le modalità di selezione dei cd da comprare. Per come la vedo io, lo scaricamento/ascolto in streaming si può assimilare quasi a una radio personalizzata. Ti cerchi le cose, guidato dai consigli di riviste o amici o contatti vari che ne sanno e di cui ti fidi (l’offerta è talmente infinita che già c’è una preselezione sul cosa cercare basata su pregiudizi), te le ascolti più volte, poi via via che le finanze te lo permettono ti compri quello che per te davvero vale la pena avere. Il dubbio però è che per ben pochi ventenni sia così, e che per loro possedere il supporto della musica che amano non abbia alcuna importanza. Ti prego, dimmi che (per la tua esperienza) non è così e che c’è chi compra (buona) musica in cd.

La buona musica non esiste, dipende dai gusti personali che ognuno di noi ha. Anche la “cattiva” (?!?) musica ha il suo pubblico, ed è giusto così. Per molti la buona musica è il jazz, per altri la classica, per altri ancora il progressive rock anni settanta. Io sono una persona che rispetta molto i gusti musicali della gente, molto probabilmente proprio perché anche io ho dei gusti decisamente variegati e bizzarri. Spesso quando compro dei dischi e penso a dove andranno a finire a casa mia (non tengo assolutamente i dischi in ordine alfabetico, questa è una cosa che va fatta in un negozio e non a casa!) e mi immagino ad esempio un disco dei Perturbazione che può andare a finire tra un cd degli Slayer e uno dei Coil. Purtroppo i ragazzi di oggi pensano più a possedere un hard-disc di musica compressa che non un centinaio di cd o vinili. E’ la quantità che conta per loro. Io forse sono un po’ all’antica, ma se compro un disco lo ascolto nello stereo e non penso a metterlo subito nella mia libreria di iTunes appena decompresso. Prendo, annuso il libretto (anche se è un solo foglio!), leggo tutte le note che ci sono, tolgo il cd dalla confezione e me lo ascolto. Lo ascolto!, hai letto bene, e non lo valuto solo per i megabytes che occupa nel mio computer. La moda degli ultimi anni ha portato però molti teenager a comprarsi il giradischi e di conseguenza i vinili. Se questo può servire a (ri)avvicinare i giovani alla musica, ben venga.

I compromessi, aka “il momento Hornby”. Puoi farmi qualche esempio di disco (per te) osceno che hai accettato di ordinare e vendere, e di qualcuno per cui invece hai opposto il “gran rifiuto” oppure gli hai riso in faccia?

Il disco più osceno che ho ordinato? Beh, non posso dirlo, era di un gruppo di amici musicisti ed è uscito per un’etichetta italiana che entrambi ben conosciamo. Non mi sono mai rifiutato di ordinare né ho riso in faccia alla gente… ogni tanto sorrido alle richieste che mi vengono fatte. Penso che lavorare in un negozio di dischi sia divertente, più divertente che andare a fare le multe alle macchine in divieto di sosta. Non va preso come un hobby ma come lavoro, e come tale va preso fatto nel modo più serio possibile (risate). La richiesta di dischi più bizzarra che mi è capitata? Un signore una volta anni fa, quando lavoravo in un negozio specializzato nel metal, mi ha chiesto se era uscito l’ultimo disco di “Satana”. Era molto insistente e convinto. Ci ho messo un quarto d’ora a capire che voleva il nuovo disco di Carlos Santana! Ma forse è un problema mio: non ho mai sopportato le schitarrate di Santana.

A proposito del rischio di autoreferenzialità: un’altra cosa che apprezzo del Black Candy Store è il suo “andare in tour”, ovvero uscire dal negozio di Novoli per presentarsi ai vari concerti al Viper, alla Limonaia di Fucecchio o in altre location, con una piccola selezione di dischi spesso calibrata per genere sul tipo di pubblico e di concerto. Oltre al vantaggio indiretto di far conoscere il negozio, c’è un buon riscontro? E in particolare, ci sono generi/artisti che “vanno via” più facilmente in quelle sedi rispetto a quando li si espongono in negozio, e viceversa?

Abbastanza. Se il cliente non viene al Black Candy Store, il Black Candy Store va dal cliente (cit.). Inoltre sono convinto che ogni disco abbia il proprio acquirente, basta aspettare che passi… e se non passa glielo portiamo noi con i nostri banchini itineranti! E’ un po’ come quella vocina che hanno le donne con le scarpe e/o con le borse, quella vocina che sentono ogni tanto e che dice “Comprami! Comprami!”

La pagina facebook del negozio, che vedo utilizzate abbastanza, è un canale efficace per comunicare con i clienti (richieste, ordini etc.)? Oppure non fa altro che sostituire la vecchia e-mail?

Siamo nel 2011 e il mondo finirà il prossimo anno. Quindi tanto vale provarle tutte, no?


Personalmente, quando ogni anno in occasione del Record Store Day leggo del profluvio di split ed edizioni speciali e limitate per collezionisti, in un rigurgito insieme di snobismo (o anti/snobismo?) mi viene da pensare che in realtà le due strade per riportare davvero nei negozi di dischi chi ama la musica e
non li frequenta già abitualmente siano 1) sconti e offerte mirate, 2) piccoli eventi dal vivo. Due cose che al BCS in effetti si trovano anche nel resto dell’anno. Quanta partecipazione c’è ai piccoli live acustici che organizzate ogni tanto (per lo più con gli artisti che si esibiranno poi la sera stessa in città)?

L’affluenza c’é. Sono molto contento delle parole che dici. Grazie. Il fatto di poter riuscire a far incontrare gli artisti e i propri fan è una cosa importante. Purtroppo ogni tanto veniamo “fnac-culati” a causa di accordi più grandi del nostro piccolo negozietto della periferia nord di Firenze ma poco male. Le soddisfazioni sono proprio quando gli artisti passano a salutare mentre si trovano in città.

E questo ci porta alla stretta attualità: cosa avete in programma al BCS per il Record Store Day di questo sabato [domani]?
Poi ho finito eh :)

Per questa risposta penso puoi fare riferimento al nostro evento su Facebook. Il Record Store Day qui al Black Candy Store sarà un modo per dire che i negozi di musica esistono ancora e vivono; una sorta di resistenza armata, dove le nostre armi sono la musica e la passione.

***

Complimenti! sei arrivato alla fine del post! Ora partendo da qui puoi trovarne tanti altri sullo stesso argomento. Tutti belli e molto più corti!

Le foto del post sono tratte dalla pagina facebook del Black Candy Store.

Per i non facebook-dotati, copio il programma per domani:

10:00 – 11:30 > sconto del 20% su tutti i cd in catalogo
(escluse le novità esposte al muro e i cd ordinati) + sconto del 10% sui cd novità
11:30 – 13:00 > sconto del 40% su tutti i libri
(pausa)
15:00 – 16:00 > sconto del 20% su tutti i cd in catalogo
16:00 – 18:00 > sconto del 30% su tutti i libri
18:00 – 20:00 > sconto del 15% su tutti i cd (catalogo + novità)
dalle 9:00 alle 13:00 ascolto in anteprima del nuovo disco dei tomviolence “God Is Busy” per l’occasione in vendita a 8 €

Sul nostro divano suoneranno:
– alle ore 17:00 > (sorpresa)
– alle ore 18:00 > Nicola (The Rent)
…e altri ospiti musicali durante la giornata.

Infine, durante tutta la giornata:
– “muro del pianto” con cd da 1€ a 6€
– sconto del 25% su tutti i 33 giri presenti in negozio
– 45 giri tutti a 2€ cad.
– film in dvd a 5 € cad. (sono esclusi i dvd musicali e i cofanetti)
– tutti i cd dell’etichetta Black Candy Records a prezzo speciale di 8 € cad, 33 giri a 9 € cad, e 7″ a 3,5 € cad.

(io ci passo)

Fluorescenze Fiorentine: WE ARE FLUO!


Facciamola breve: sabato 26 marzo (ovvero dopodomani) è la data.
Il labirintico Doom (o Exmud o Ex Mood che dir si voglia) è il luogo: in via dei Tintori, zona Santa Croce, in pieno centro a Firenze.
We Are Fluo LaserParty è il nome della serata (organizzata da Fluorescent Florence). Come da nome, c’è un allestimento speciale di laser e luci. E c’è il party: ovvero una nuova e trasversale serata in cui si incontrano generi musicali e persone differenti.

I dj:

66sixties aka Violet Gibson (from QueerAboard/Viper/Queer Pink)
Mdm Linda (from Dirty Circus Club/Les Plastic Madames/Doris )
Morph (from Otk / Get Electrified)
Dis0rder (from Queer Aboard Bunker/Ponterotto/Glue)

Il menu

main dancefloor: elettro-techno-fidget-acidhouse
bar zone: indierock-synthpop-postpunk-glam&electropop

Ovviamente il sottoscritto si installerà nella seconda zona. L’idea è ricrearvi un’atmosfera insieme disimpegnata e danzereccia, pop quanto basta, a metà tra il bolognese Covo e i club più queer-underground e meno italiani (cit).

Orario: dalle 23 fino all’alba.

Ingresso: 10 euro inclusa consumazione (con tessera Acsi)

[ per i fiorentini: la tessera Acsi è quella con cui si entra al Doom, Logic, Korova, Velvet exCloser, Rooms, Unplugged, Lyù exPuro, Montecarla (a Firenze), Controsenso, Exenzia, Capanno Black Out (a Prato). Chi non ha la tessera Acsi 2011 può farla direttamente al Doom; in quel caso l’ingresso è gratuito. ]

Evento FB: questo (se volete invitare degli amici, pubblicarlo, supportarlo in vario modo)

Be there!

Apericena di assaggini:

 

 

 

 

 

 

 

Edipo – Hanno ragione i topi

Edipo: Hanno ragione i topi (Foolica Records, 2010)

Con l’esordio solista a nome Edipo, il gardesano Fausto Zanardelli (già all’opera con Edwood, Gretel e Hansel) cerca la sua strada nel pop elettronico lo-fi dai testi arguti, sulla scia di gente come Tricarico o (l’ultimo) Bugo. Hanno ragione i topi – ripubblicato da Foolica dopo l’iniziale uscita in proprio con Produzioni Dada – può vantare un’orecchiabilità diffusa e la presenza a inizio disco di almeno un paio di buoni singoli (È banale stare male sembra una versione adulta e neurodotata dei dARI; Per fare un tavolo prende la celebre filastrocca di Endrigo e la riambienta al tempo dei Musica Per Bambini). Quanto al resto, alla lunga l’effetto-videogioco può far capolino, e la vocalità rauca non è esattamente il selling point del progetto; tuttavia il disco scorre leggero grazie a un’azzeccata alternanza in scaletta fra brani ritmati e rilassati e a una scrittura meno disimpegnata e spensierata di quanto lasci credere il primo ascolto (come per altre recenti sensazioni del cantautorato pop, la disillusione propria di un’intera generazione di post-trentenni affiora da un coacervo di calembour e citazionismo straniante: così è, se vi pare). Da segnalare la conclusiva Sospendimi: ballata romantica quasi completamente acustica, che a sorpresa commuove e mostra potenzialità fino a quel punto inesplorate.

myspace
l’album in streaming su Bandcamp
il video di È banale stare male

[ già su http://www.vitaminic.it ]

Friday we’re in Pop!

Un post veloce e parzialmente copincollato per annunciare anche fuori dai lidi zuckerberghiani la serata di questo venerdì 3 dicembre.

Perché ovviamente i djset sono belli solo se ammucchiati in una settimana o consecutivi.
E' il caso di questo weekend: mentre sabato io e MyShell saremo ancora una volta al QueerAboard nel bunker con il nostro revival 70-80-90 corretto alla sambuca e spruzzato di favolosità e sperimentalismi (vedi post precedente), la sera prima ci aspetta la serata di cui sotto. Una coppia inossidabile insomma, come Sandra e Raimondo – però vivi e ad alto volume (la presentazione, il volantino e lo spirito mainstrindie della cosa vi sembrano familiari? Anche a noi!)

Rispetto alle serate della scorsa estate di cui questa è un po' l'erede/seguito, stavolta siamo in pieno centro (la Casa della Creatività è uno spazio polifunzionale con vari locali che si affacciano su un chiostro coperto, a due passi dal Duomo) e si tratta di una serata con modalità aperitivo+postaperitivo. Siateci!

***FRIDAY I'm in POP!***

your alternative music-party in Florence
 
L'aperitivo dove la musica non è sottofondo. 
Il djset per chi ama le canzoni, e non ama ascoltare sempre le stesse.
La serata che aspettavate a Firenze. In pieno centro, a due passi dal Duomo.
 
djset by DisOrder & MyShell
indie / postp*nk / tweepop / britstuffalt-oldies & future hitselectropop / itpop & more]
 
ingresso libero / aperitivo dalle 19,30 / musica fino a tardi
 
– – – –
vicolo di Santa Maria Maggiore 1, Firenze
(ingresso vicino all'angolo tra Via Cerretani e via Vecchietti – Google Maps link)

(evento facebook, per chi vuole iscriversi, supportare o ascoltare qualche assaggio)

Saturday night’s alright for Ponterotto

Tempo di inaugurazioni e di riaperture, anche per chi ama girare per concerti e in particolare scoprire nuove band (locali e non) che propongono pop e rock alternativo & cose affini.

Se in questa stagione abbiamo visto che il martedì vedrà protagonosta il Glue, per il sabato sera c'è intanto una preziosa riconferma a Firenze & dintorni, tra i locali che qui preferiamo (quelli che danno spazio a chi propone qualcosa di nuove piuttosto che alle cover band): il circolo Arci di Ponterotto, alle porte di Montelupo Fiorentino/Empoli.
Su Ponterotto, negli ultimi anni quasi una seconda casa per il sottoscritto, non spenderò molte altre parole, rimandandovi al post di quasi un anno fa. Quest'anno ho anche un motivo in più per essergli affezionato: è mettendo musica lì nella scorsa stagione che ho iniziato a entrare nell'ordine di idee di mettere dischi (cosa che in seguito ho avuto l'occasione di fare anche altrove).

piet_mondrianLa piccola novità di quest'anno per Ponterotto (il sottoscritto, quando ci metterà musica, non sarà più tale) è una più stretta sinergia con l'associazione La Stazione, che si dedica alla vivacizzazione della scena musicale (!) della vicina San Miniato. In pratica, oltre ai sabati di Ponterotto ci sarà anche qualche concerto/evento a San Miniato al venerdì, ad arricchire quindi l'offerta settimanale in musica della zona. Iscrivendovi alla newsletter di Ponterotto sarete informati su tutto quanto.

Per quanto riguarda i primi concerti, domani sera si apre (inizio ore 23) con i Piet Mondrian, duo lui-lei con base tra San Miniato e Fucecchio che presenterà il nuovo disco Misantropicana appena uscito per Urtovox, uno stralunato ibrido tra (!) Baustelle, Wolfango, Whites Stripes a bassa fedeltà e Offlaga Disco Pax.

Sia prima che dopo il concerto metterò anche un po' di musica io.

Piet Mondrian – Misantropicana (album streaming su Soundcloud)

Piet Mondrian – Apocalippo (mp3, su Italian Embassy)

Prossime date (ingresso è sempre gratuito con tessera Arci, le indicazioni stradali e tutto il resto lo trovate sul sito):

– sabato 23 ottobre:  Death In Plains (indietronica droni e chitarra, l'apprezzato progetto personale del cantante dei marchigiani Damien*)

sabato 30 ottobre:  Bad Apple Sons (da Firenze, vincitori Rock Contest 2008; noise-dark rock tra Birthday Party e Liars, qui parlavo di un loro concerto)

sabato 6 novembre:  IOSONOUNCANE (da Bologna, l'ultima sconvolgente uscita Trovarobato) 

Glamorous Glue

Questa sera si inaugura a Firenze un nuovo spazio per concerti – e non solo.
Lo segnalo con piacere perché di posti come il Glue (ovvero di location per concerti "alt-rock" medio-piccoli) a Firenze c'è tanto, tanto bisogno. Argomento del resto già sviscerato più volte su queste pagine.
Oltretutto, la formula innovativa di questo spazio potrebbe finalmente riavvicinare ai concerti infrasettimanali una parte del pubblico che da queste parti se ne è allontanato, a causa di orari nottambulo-friendly sempre più improbabili (un esempio: ieri sera sono stato a vedere gli Uochi Toki al Doom Club, inizio ore 00.30, al mercoledì sera).

Ma andiamo con ordine e per punti.

– Il giorno dei concerti al Glue sarà sempre (con l'eccezione di stasera e di un paio di eliminatorie del RockContest) il martedì.

– Gli altri due giorni di apertura regolare del locale saranno il mercoledì e il giovedì, dedicati rispettivamente (sempre salvo eccezioni) ad eventi teatrali e a un cineforum dal programma piuttosto interessante. Sono previste anche presentazioni di libri e piccole mostre.

– Tutti questi eventi inizieranno presto (e qui sta la maggiore novità soprattutto dal punto di vista dei concerti, che inizieranno al massimo alle 21.15, se non prima, e si concluderanno verso le 2330 al massimo). Sarà quindi possibile arrivare per l'aperitivo (dalle 19.00) oppure subito dopo, e (per chi arriva da un'intensa giornata di studio/lavoro) assistere ai concerti senza addormentarsi nell'attesa.

glue-fiumani+baroncianiStasera si parte col botto, con il concerto-performance di Federico Fiumani & Alessandro Baronciani: una serata tra musica e fumetti, con il leader dei Diaframma impegnato in un suo live in modalità "Confidenziale" mentre Baronciani illustrerà il concerto sul palco, in tempo reale.

– – –

– Il Glue è in viale Manfredo Fanti, 20. Zona Campo di Marte, praticamente dietro lo stadio.

– L'ingresso al Glue è gratuito con la tessera U.S.Affrico, che costa 10 euro ed è valida per tutta la stagione (un anno a partire da adesso, insomma), garantendo l'ingresso a tutte le serate. 

 Il sito ufficiale è ancora in costruzione, ma potete fare riferimento al gruppo facebook per tutte le info sulla programmazione. 
(Tra i prossimi nomi già annunciatii: Cosmetic, Ulan Bator, The Jains, l'accoppiata canadese Women + dd/mm/yyyy)


Intanto non mancate stasera!

Diaframma – Verde
Federico Fiumani – Boxe

QueerAboard!

…In realtà una grossa novità è già in arrivo, praticamente SUBITO.
Vi ho già parlato più volte in passato delle serate gay-lesbiche-trans-friendly QueerAboard organizzate da Ireos e Arcilesbica Firenze al Viper (presso la sede di Ireos avevo anche messo i dischi in occasione della scorsa Notte Bianca, e fu una bella serata nonostante il più illeggibile web-flyer di sempre).
Beh, la brutta notizia è che non potrò più andarci a ballare come ho fatto nelle due prime stagioni.
La buona notizia è che non potrò ballarci perché… sarò dietro il mixer!
Infatti, se nella sala principale resta il mix di indie-electro, elettrohouse e queer-dance di 66Sixties, nel “bunker” (la sala al piano di sotto) quest’anno il sottoscritto si affiancherà alla confermata MyShell.Si ricrea quindi la stessa affiatata coppia di questa estate, anche se in un contesto abbastanza diverso: la sala sotterranea è dedicata al revival disco-80-90 e non solo; il friendly-pop e il trash di buon gusto (?) la faranno da padroni.

Insomma, stavolta dovrò far ballare, e la tensione è già alle stelle da settimane (e fervono i preparativi: è anche per questo che non sono riuscito a scriverne con maggiore anticipo)(che poi, come ci si prepara in questi casi?).


Qualche altra info più generale: la festa QueerAboard di questo venerdì 8 ottobre (qui sopra il volantino) è idealmente dedicata alla memoria di due importanti figure dell’associazionismo trans italiano come la fiorentina Gianna Parenti (scomparsa nel 2009) e Marcella Di Folco (che ci ha lasciato solo un mese fa).

Proprio a Gianna Parenti è intitolato lo spazio mostre di Ireos, che da sabato 9 ottobre ospiterà la mostra “Gaycon” di Michele Moricci: della stessa mostra ci sarà un’anteprima proprio alla festa.
Dalle 22,30, si esibiranno inoltre sul palco (presentando un repertorio di noti brani pop riarrangiato per violino piano e voce) Luana Ricci e Ninfa Giannuzzi, due musiciste che tra le altre cose fanno parte dell’Orchestra della Notte della Taranta di Stewart Copeland.
Le feste QueerAboard al Viper (ora c’è anche la pagina facebook!), che oltre alle due sale danzerecce prevederanno sempre anche concerti, mostre o spettacoli vari, si tengono circa una volta al mese.Ecco le date successive in programma fino a dicembre:

venerdì 12 novembre
sabato 4 dicembre (al termine del Florence Queer Festival)
sabato 25 dicembre (!)
Ovviamente vi aspetto giù, venerdì o nelle date successive. Se avete voglia di fare quattro salti e passare una serata spensierata e queer con gli amici, fatevi sotto. Tra l’altro, oltre a essere la serata glbt-friendly fiorentina più trasversale, QueerAboard (grazie all’impegno dei tanti volontari che la organizzano) è anche la più economica: in listal’ingresso costa pochissimo (5 euro!).Kylie Minogue – Your Disco Needs You

Say hello to Sunday Sunday

Tempo di scrivere anche qui un po' di aggiornamenti djistici sul sottoscritto. Lo faccio con due post distinti, uno rivolto al recente passato e uno all'immediato futuro.
 
Visto lo stato di semi-abbandono in cui è rimasto questo blog negli ultimi tempi, non ho più parlato (salvo qualche link qui accanto) della serata settimanale in quel di San Salvi messa su insieme all'amica MyShell. Chi era interessato comunque ha avuto modo di constatare altrove che la cosa è proseguita per tutta l'estate come da programma, fino alla serata di chiusura dello stesso Zero Summer il 18 settembre.

 

 
Djset da ascolto e non certo destinato a grandi folle (vista la collocazione settimanale, domenica sera tardi), Sunday Sunday! è stata una bella esperienza di esercizio alla consolle, sperimentazione musicale, condivisione e scoperta di nuovi gruppi con un'altra persona dai gusti affini e complementari ai miei. A turno ci siamo anche divertiti a fare i pierre della domenica (appunto) e a giocare con le copertine dei dischi, creando ogni settimana un diverso e più o meno delirante web-flyer (resteranno tutti a imperitura memoria sul relativo tumblr).
 
Di certo, la voglia di mettere la "mia" musica (e in generale di metter dischi con regolarità) mi è rimasta, e spero di trovare la più presto altre occasioni. Anzi, già che ci sono lo scrivo, non si sa mai: se passate da queste pagine e avete proposte in zona o suggerimenti, la mail è qui accanto. Automunito, bella presenza (ho imparato che bisogna millantare sempre e comunque), gentile nel rifiutare le richieste; disponibile anche per party a tema, onomastici, matrimoni, divorzi, mesiversari, sbattezzi, etc.
 
Fine primo post.

Scissor Sisters – Night Work

Scissor Sisters: Night Work (Polydor, 2010)

Dopo l’esplosivo e multiforme esordio e la virata verso un glam-pop nel segno di Elton John, gli Scissor Sisters si ripresentano con un deciso colpo di spugna (indipendentemente da quanto corrisponda al vero la storia sul disco gettato e riscritto da capo che ci vogliono raccontare): il terzo disco, fin dalla citazione in chiave gay-camp di Sticky Fingers della copertina, segna un chiassoso ritorno della band newyorkese alle sue radici da club. Il paradosso è che Night Work, per quanto più riuscito del precedente Ta-Dah, potrebbe anche rallentare l’accreditamento di Shears e soci presso un pubblico più ampio e trasversale, nel suo affidare le ambizioni più pop al moscio singolo apripista Fire with Fire (forse il pezzo peggiore del lotto). La buona notizia, per chi era rimasto affezionato agli Scissor Sisters più marci di Filthy/Gorgeous o Electrobix, è che in compenso abbondano i possibili singoli disco-funk (Any Which WayHarder You Get) o gli anthem dance (Sex and ViolenceNightlife). Attenzione, l’elettronica fighetta per hipster con il poster dei Daft Punk va cercata altrove: Night Work è uno sfavillante, plasticoso ed eccessivo album disco, registrato per gente che ha voglia di ballare per davvero. Dalla scatenata title track in apertura fino all’apoteosi finale del superproduttore Stuart Price in Invisible Light, le Forbici infilano una sequenza in grado di trattenere gente più o meno ubriaca sotto la mirror ball per tre quarti d’ora senza soste, tra cambi di tempo e di luci. Per riuscirci non vanno troppo per il sottile e si sporcano le mani: copiano se stessi nei riempitivi come Whole New Way, ma assoldano anche Joan Wasser per arrangiare gli archi; inanellano nei credits Santigold, Kylie Minogue e l’icona-tutto Ian McKellen; recuperano tutto il recuperabile, ma specialmente tutto il già abusato nella musica pop da ballo – dai Bee Gees a Flashdance, dai Duran Duran a Sylvester. Una sfrontatezza premiata dal fresco e coinvolgente risultato finale, perché le canzoni e l’amalgama ci sono.
Poi c’è anche chi si diverte in altro modo, eh. A voi la scelta.

myspace
Un disco che prende il divertimento molto sul serio”: leggi l’intervista agli SS di Marina Pierri su Pig

il video di Invisible Light e il remix del pezzo a cura dello stesso produttore Stuart Price
Link anti-Povia: 1) gli Scissor Sisters coverizzano All the Lovers di Kylie Minogue in stile country-Parton;
2) gli Scissor Sister e la stessa Kylie tutti insieme in Any Which Way
il video di Fire with Fire

[ già su http://www.vitaminic.it ]

Cat Power

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La moda dell'estate: i LOLcats sulle copertine dei dischi!

Quello che vedete qui sopra a sinistra è Crazy for You, l'esordio del "duo" di San Diego Best Coast, mentre quello a destra è King of the Beach, il terzo disco (pare più ammorbidito e pop rispetto ai due distortissimi precedenti) del bruciatello surf-noise-rocker losangelino Wavves. Dischi entrambi  in uscita a brevissimo (fine luglio e agosto).

Tra l'altro pare che Bethany Cosentino, la cantautrice che si nasconde dietro il marchio Best Coast, sia amicona (o stanno insieme?) con Nathan "Wavves" Williams, del quale coverizza pure dal vivo la "hit" So Bored.

Chissà se la mossa di presentare quasi in contemporanea un gatto-Venere del Botticeli e un gatto-Bob Marley è stata concordata. Di certo l'accostamento è divertente e pucci (per cinque minuti: poi ti viene da dire OK PERO' ORA ANCHE BASTA, con i gatti, con la puccitudine e soprattutto con l'hype esagerata del lo-fi).

Tra l'altro la moda del gatto imperversa un po' ovunque, come testimonia questo articolo del Guardian, che ricorda anche la cover dell'imminente nuovo disco dei Klaxons (inglesi, però loro il surf ce l'hanno nel titolo)

Best Coast – When I'm With You (video)
Wavves- Post Acid (video)

Le canzoni del parco

baustelle_sesto1
Lo sapevo che avrei fatto tardi anche stavolta. Con i concerti a Villa Solaria (Sesto Fiorentino), che iniziano e finiscono sempre molto presto, è praticamente una tradizione.
Dopo l'annullamento per diluvio universale della data del 20 giugno, è arrivata finalmente la data estiva dei Baustelle versione Mistici dell'Occidente.

Suonano nell'ambito della Festa della Musica FNAC, una giornata a ingresso gratuito sponsorizzata dalla omonima catena di megastore che prevedeva altri concerti nel pomeriggio e – da programma, chissà se c'è poi effettivamente stata – una interruzione pre-Baustelle per trasmettere la partita dei quarti di finale del mondiale (scelta probabimente fatta ex ante per cautelarsi contro un'eventuale qualificazione dell'Italia che avrebbe portato via pubblico, ahahah).

Lo dico subito: parto pieno di scetticismo. Ho deciso di venire a vederli giusto perché era gratis.
Non sono uno spettatore casuale, eh. L'ultimo disco l'ho comprato il giorno dell'uscita a scatola chiusa: ha per buona parte deluso anche me (lo confermo dopo averlo "digerito"), ma sapevo che sarebbe comunque stato un album di qualità e infatti quella manciata di canzoni che valgono l'acquisto ci sono. Pochi gruppi oggi in Italia possono garantire lo stesso.

Per il live il discorso è diverso. I Baustelle sono sempre partiti con l'handicap dal vivo, sostanzialmente per due motivi: il loro genere, un raffinato pop con inserti elettronici difficile da riprodurre e "sparare" a tutto volume, e la vocalità non proprio sicura e potente di Bianconi e Bastreghi (in proposito circolano su Youtube delle clip terrificanti, provenienti sia dal passato remoto che da tour o apparizioni televisive più recenti).

Il fatto che partano con l'handicap naturalmente non vuol dire che non riescano mai a superarlo: da qualche anno i Baustelle offrono per lo più – in base ad esperienze personali e altrui – uno spettacolo complessivamente dignitoso e soddisfacente per le grandi platee che ormai il gruppo tosco-milanese raduna. Il prezzo inevitabile da pagare per questo risultato comprende una lineup allargata e una produzione in grande stile, che in qualche modo trasforma e snatura alcuni pezzi. Ma del resto anche il loro suono su disco è diventato sempre più potente e stratificato, quindi i brani recenti non soffrono più troppo della cura ormonale.

Queste considerazioni contrastanti mi accompagnano mentre mi affretto nel percorrere la viuzza che porta al parco di Villa Solaria. Da lontano si sente risuonare Le Rane, so già che ormai quel pezzo l'ho perso, ma voglio arrivare vicino al palco in tempo per l'inizio del successivo. Per questo sono costretto allo slalom selvaggio in mezzo ai gruppi di persone (la maggior parte delle gente arriva ai concerti – a volte anche a quelli per cui paga! – con tutta calma, anche se si è accorta che sono già iniziati. Un fenomeno che trovo inconcepibile).

Non mi spiace troppo di essermi perso Le Rane. È un pezzo che mi piace e mi irrita allo stesso tempo: una delle canzoni più struggenti de I Mistici Dell'Occidente e al tempo stesso forse la più rovinata in sede di arrangiamento (l'assolo finale alla Carlos Santana mi fa rabbrividire ogni volta).

Il tempo di informarmi su quello che ho perso (soltanto I Provinciali in apertura, pare) e sono al mio posto. Non troppo vicino, non ho voglia di sudare e le mie foto sarebbero venute orrende come quelle che vedete anche da lì. Non troppo lontano o laterale, però. Si sente discretamente bene – voci comprese.
 

baustelle_sesto2 
Il colpo d'occhio intorno a me è impressionante, le tribune mobili sono strapiene e tutto lo spazio davanti al palco è gremito di gente. La gratuità ci ha messo del suo, ma la quantità di ragazzi entusiasti e canterini attorno a me (e non sono nelle prime file) dice molto sulla popolarità conquistata dal gruppo nato anni fa a Montepulciano. Ci sono sì le tizie in preda agli estrogeni che in risposta a "avrei bisogno di scopare con te" (da Gomma) rispondono a Bianconi urlando "ANCH'IOOO" (true story!); ma ci sono tanti altri giovani, giovanissimi e meno giovani che paiono sinceramente emozionati. Dalla musica. E poi, mi viene da pensare, che problema c'è se i Baustelle hanno richiamato anche del pubblico distratto o "televisivo", che ne conosce solo 4 canzoni o che ascolta anche Biagio Antonacci? Evviva i Baustelle: loro questo successo se lo meritano tutto, e se arriveranno alle orecchie di un pubblico musicalmente irrecuperabile chi se ne importa. Non contribuiranno nemmeno ad abbrutirlo ulteriormente.

Il concerto oltretutto mi piace. A tratti mi entusiasma pure.
Sul palco si presentano in otto. Accanto a Francesco Bianconi, a Rachele Bastreghi e al chitarrista Claudio Brasini, i tre Baustelle "ufficiali", la linea di attacco è completata dall'altro chitarrista Diego Palazzo (degli Egokid).
Le retrovie propongono invece Ettore Bianconi alle tastiere, Alessandro Maiorino al basso, Paolo Inserra alla batteria e il polistrumentista rasta-prog Roberto Romano. È quest'ultimo (che si alterna al flauto, clarinetto, sax etc.) a dare il contributo decisivo per ricreare le orchestrazioni dei pezzi più retro-beat-sinfonici de I Mistici Dell'Occidente (la title track, San Francesco). Anche su altre canzoni questo vestito sta bene (penso ad Antropophagus, la cui coda è più riuscita e d'effetto della canzone stessa), mentre ad esempio non mi è piaciuta proprio l'invadenza del pifferino sul synthpop di Gomma.

Favoriti dall'abbondanza del repertorio (5 album, diversi tra loro e tutti molto amati da diverse parti del proprio pubblico), i Baustelle compongono la scaletta pescando un po' ovunque (5 brani dall'ultimo, solo 2 dal precedente Amen!), privilegiando probabilmente quelli in cui i due cantanti possono dare il meglio. I effetti si "soffre" solo con i saliscendi vocali di San Francesco, perché ad esempio con Il Liberismo Ha I Giorni Contati si sarebbe rischiato molto più che Panico! (comunque simpatica scelta – ed esecuzione), mentre il giro melodico del ritornello de La Moda Del Lento è riadattato verso i toni bassi.
Non solo trucchi, comunque: Bianconi è in serata, e ad esempio in EN e Il Sottoscritto (quest'ultima una canzone così spudoratamente sanremese che sembra una parodia, è invece fa sul serio) tira fuori intonazione, forza e intensità a sufficienza.

Per quanto riguarda Rachele, vale lo stesso discorso: un po' l'esclusione di pezzi come L'Aeroplano diminuisce i rischi, un po' quel suo procedere delicato e sofferto finisce per valorizzare le canzoni: vedi l'accoppiata La Bambolina / La Canzone Del Parco.

Diverse le canzoni che ho atteso invano, ma anche le sorprese (il medley d'annata tra Noi Bambine Non Abbiamo Scelta, Cinecittà e Beethoven O Chopin?).
Tra le  conferme, La Guerra È Finita ha una risposta di pubblico eccezionale (come Gomma). Il Corvo Joe è ancora una volta il momento su cui più mi commuovo.
Il bis si apre con un'inaspettata (per me) cover di Spirit In The Sky, hit fine anni 60 di Norman Greenbaum, coerente con il percorso di avvicinamento alle sonorità beat. Mi viene da ridere prima di tutto perché io quella canzone la associo istintivamente alla cover glam-trash anni 80 di Doctor and the Medics, poi perché il testo è tradotto in italiano quasi letterale. Quasi. Ad esempio il finale

Never been a sinner, I never sin
I got a friend in Jesus
So you know that when I die
He's gonna set me up with the spirit in the sky
Oh, set me up with the spirit in the sky

diventa qualcosa tipo:

peccatore io lo sono però
chiedo l'amicizia a Cristo
così nel giorno dell'addio
mi aprirà la strada per lo spirito di Dio
Cristo è la strada per lo spirito di Dio
c'è lui nell'ora dell'addio
quando poi io lascio Cristo così
salgo su nel cielo e vi guardo da lì
salgo su nel cielo e vi guardo da lì
salgo su nel cielo e vi fotto da lì

Ci si avvia alla fine sol sorriso, insomma. Tante belle canzoni e bei ricordi che riaffiorano.
E poi un concertone di massa in cui tutti ascoltano (si spera) i testi di A Vita Bassa, Antropophagus o La Bambolina fa bene al cuore.
Tutto sommato sarebbe valso ampiamente anche il prezzo del biglietto.

Scaletta:

I Provinciali
Le Rane
Gli Spietati
La Moda Del Lento
San Francesco
La Guerra È Finita
Panico!
La Bambolina
La Canzone Del Parco
Il Sottoscritto
Antropophagus

I Mistici Dell'Occidente
EN
Il Corvo Joe
A Vita Bassa
Medley: Noi Bambine Non Abbiamo Scelta / Cinecittà / Beethoven O Chopin?

Spirit in The Sky (Norman Greenbaum cover)
Gomma

(alcune foto decisamente migliori delle mie)

Sunday Sunday – Third (‘Saville perdonami’ edition)


Al volo. Domani sera si torna di scena allo Zero Summer a San Salvi: rimando per tutto allo spazio ufficiale, qui mi limito ad aggiungere che c'è una certa tensione perché questa settimana sono in versione solista.

A margine: non mi pareva di aver menzionato che la socia MyShell (che tornerà puntuale la settimana prossima) è anche la creatrice "di ruolo" dei (web)flyer di Sunday Sunday (e il motivo per cui sono decenti). Questa settimana però ho fatto tutto da solo, e il risultato è questa cosa qui sopra (tip per chi proprio non conoscesse l'originale).

Poteva venire meglio, ma vi ricordo che il temibile precedente era questo. Un po' meglio, dai.

Any given SUNDAY SUNDAY!

sundaysunday2
Cercherò di nuovo di essere piuttosto breve, perché – con mio grande piacere – anche questo è un post "di servizio".
Non ho più scritto su queste pagine della serata di domenica scorsa. Beh, è andata bene. In consolle ci siamo divertiti, e nonostante la scarsa pubblicità (per noi e per il posto, che aveva appena aperto) e la collocazione temporale non felicissima un po' di persone sono venute.

In breve: SUNDAY SUNDAY! diventa una serata fissa!
Più nel dettaglio:

Quando: ogni domenica sera dalle 22

Dove: presso lo Zero Summer nel parco di San Salvi a Firenze (di cui parlavo qui)

ChiDisOrder (il qui presente) + MyShell (Modern Lovers, Queer Aboard)

Cosa: indie/wave/brit/electropop & deviazioni varie.
Un tentativo di offrire un djset "di canzoni" che si svincoli dal puro revival. Alternando musica "vecchia" meno scontata e musica "nuova" che magari non avete ancora sentito in radio (o che radio e tv non passeranno mai), ma che potrebbe piacervi. Quel mischione che scherzosamente, in un'epoca in cui i confini delle categorie di commerciale, alternativo e di nicchia sono sempre più sfumati, mi piace definire mainstrindie (utilizzando con accezione positiva un termine già sfruttato in vari modi da altri).

Bonus: drink a prezzi non esosi, visuals, wifi gratis, fresco, ballo libero per chi vuole.

Ci vediamo lì (chi si palesa come lettore del blog vince una mia faccia imbarazzata e una richiesta soddisfatta).

Dimenticavo: non vi stresserò più con nuovi post ogni settimana, visto che ora c'è anche il tumblr ufficiale! (a differenza dei web-flyer, non a caso stavolta fatti bene, il suo claim idiota "your favourite mainstrindie night in Florence" è mio)