Outsiders gets a life

Tra le novità che bollivano in pentola ultimamente da queste parti c’era la creazione, ebbene sì, di una pagina facebook Outsiders.  Non si tratta della pagina del blog (cosa che avrebbe senso solo se il blog fosse molto più letto e aggiornato con frequenza, cosa che attualmente non è più), ma rappresenta in qualche modo lo sbarco prima sul social network cattivo per eccellenza e poi “offline” della filosofia che è sempre stata alla base del mio modo di parlare di musica qui prima e dei miei propositi più ambiziosi come dj da quando ho iniziato.

L’obiettivo sarebbe dare una sorta di continuità e cornice a una proposta djistica che vada oltre il “mistone che funziona” e il revival, che si rivolga in primo luogo al pubblico che frequenta i live e segue la musica emergente e che quando è il caso lo faccia ballare (cosa  difficilissima a Firenze), e che allo stesso tempo coinvolga anche chi è abituato ad ascoltare e ballare sempre le stesse cose ma ha in sé l’elasticità mentale per aprirsi ad altro.

Volendo andare oltre la definizione (ormai inutile nel 2012) di “serata indie” e volendo spiegare con un filo di retorica in più il “mini-manifesto” anglofono che trovate a fondo post, potremmo dire così:

Vogliamo ascoltare musica e ballarla quando usciamo a Firenze:
vogliamo farlo anche con la musica nuova con le chitarre,
vogliamo farlo anche con l’electropop senza steccati e pregiudizi,
vogliamo scoprire pezzi nuovi che ci piacciono davvero senza la smania del nuovismo,
vogliamo celebrare le radici anni 80 e postpunk di questa città utilizzandole come un trampolino per scoprire altro
.

Se tutto ciò resterà confinato a qualche serata o avrà più ampi sviluppi, se coinvolgerà anche altri, se in futuro sfocerà in collaborazioni con altre entità o con eventi live (tutte cose a cui il progetto è aperto), è ancora tutto da vedersi.
Per ora c’è la pagina che vi invito a diffondere tra i vostri amici fiorentini (e non), e c’è la piccola ma spero piacevole serata di domani sera, in un posto accogliente e fresco (e in questa settimana tutta a 40° all’ombra non è poco). Serata con il cui lancio concludo (non prima di aver ringraziato ed essermi  scusato con Mr. James Murphy).
UPDATE: la serata è andata bene oltre le mie più rosee aspettative, tanto che martedì 11 settembre si replica! Di seguito troverete anche i dettagli sulla seconda…

 —

mercoledì 22 agosto – Outsiders Night!

L’anticiclone Lucifero sulla città, Morrissey alle spalle, le vacanze pure, i prossimi concerti troppo lontani: per gli Outsiders fiorentini è tempo di uscire dall’apatia estiva e ritrovarsi al fresco della terrazza del The Dock (parco dell’Albereta).
Aperitivo per chi vuole dalle 19,30 alle 21. Dalle 21 (chiusura alle 1), si balla e si beve con djset by Dis0rder (Outsiders\\Glue/Ponterotto/QueerAboard…).

Evento FB – Join Outsiders FB page 
(indicazioni stradali)

Outsiders is:

in*ie // post.punk // alt.rock // moz.pop //

synth.explosions // 80s.gems // jangly.guitars //

mad.chester // new.wave // electro.tunes //

brit.goldies // pitch.folks // alt.it // more…

happy dancefloors for happy people.
sick pop for healthy lives.

Outsiders is pro-live, pro-dancing, pro-choice.

– – –

martedì 11 settembre – Outsiders Night #2 – Shine on, Summer!

Dopo aver sconfitto “Lucifero” con un’affollata serata in pieno agosto, con il prolungarsi dell’estate a grande richiesta la Outsiders Night concede il bis!
Sempre sulla terrazza del The Dock (parco dell’Albereta).
La formula non cambia (la musica ovviamente sì!): aperitivo per chi vuole dalle 19,30. Dalle 21 (chiusura alle 1), si balla si sparla e si beve con djset by Dis0rder (Outsiders\\Glue/Ponterotto/QueerAboard…).
Perché come dicevano quelli, Summer Here Kids!

Evento FB – Join Outsiders FB page
(indicazioni stradali)

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Outsiders is:
in*ie // post.punk // alt.rock // moz.pop //
synth.explosions // 80s.gems // jangly.guitars //
mad.chester // new.wave // electro.tunes //
brit.goldies // pitch.folks // alt.it // more…

And always wear a happy face

Quando arrivi a fine serata e parte il tradizionale sirtaki seguito da altri tre o quattro balli etnici o similtali e tutti si abbandonano entusiasti al consueto momento di aggregazione politicamente corretto di fine serata e tu li guardi e li odi tutti e vorresti prenderli uno per uno a calci nel sedere al ritmo ondulante di musica che sarebbe decisamente più divertente ascoltare al ristorante mentre si cerca di smaltire l’hangover alimentare causato dall’assunzione di quantità smodate di moussaka e pietanze varie gusto feta, e insomma va bene ascoltare sei diverse canzoni di Madonna in una serata che comunque sono state pur sempre più divertenti delle quattro di Lady Gaga di cui due consecutive che a loro volta – a parte il fatto che bisogna accettare il fatto che Telephone spacca – sono state comunque più divertenti del doppio ascolto di We Found Love di Rihanna che hai sentito solo stasera per la prima volta e FA CACARE A SPRUZZO come la maggior parte dei singoli di Rihanna e poi dopo un’ora per gentile concessione degli apprezzati quanto aggiornati djs la ascolti per la seconda volta e dalla prima facile progressione di synthcosi che ora rammenti c’è pure Calvin Harris di mezzo te la balli tutta tarantolato che manco Alessia Terminator per colpa della terza bevuta e dei tre rimbalzi impliciti incassati da possibili Amoridellatuavita nel giro di due ore, dicevo insomma va bene ascoltare e ballare per tutta la sera hit sempreverdi aka stagionate aka la cassettina di dieci anni fa come se non ci fossero né un domani né la maniera di mixare almeno due pezzi due tra loro, e va bene provare a instaurare conversazioni socialmente accettabili sviando l’attenzione altrui dai tuoi occhi iniettati di odio verso il cattivo gusto generalizzato, e va bene limitare tutto sommato le critiche anche interiori a questo e quell’altro perché accettare serenamente che il tuo anno nuovo inizi nel segno della misantropia e dell’intolleranza e del non mi rompete le balle comprende anche la necessità di qualche volta mediare e vivere e accettare e conoscere e il paesereale de sta cippa ché tanto le situazioni per cui rodersi il fegato non mancheranno, va bene tutto, va bene il pezzo di Holly Valance e va bene quello che è inutile che guardi, non si illuda di venir salutato dopo quella storia patetica dell’sms e va bene anche la gente che fa pipì e poi non passa al lavandino a lavarsi le mani, che schifo, ma pretendere che tu accolga con il sorriso il sirtaki, il cazzo di sirtaki che annuncia il prematuro volgere alla fine della serata, e sì perché per quanto facciano obiettivamente cagare c’è questa storia che non vorresti comunque che certe serate finissero presto, insomma questo proprio no, e in quel momento, il momento in cui il sirtaki inizia ad accelerare e tutti son lì sorridenti che si abbracciano e ridono e ondeggiano, ci sono solo tre cose da fare, uno schiacciare il tasto play, due alzare il volume a palla, tre ascoltare i riff infernali che fanno zittire tutti e quella voce cavernosa che entra dopo un po’ e ricaccia in gola i sorrisi hipster e quelli fescion-outlet, ed ecco che dopo la sua accelerazione il sirtaki del tuo cuore si placa e prosegue limaccioso, per poi sputare di nuovo in faccia agli ultimi fans della lambada di Jennifer Lopez che scappano dal luogo che vaffanculo ha visto il concerto dei Dinosaur Jr. qualche anno fa e tu c’eri e c’era neanche un quarto dei paganti venuti a ballare lammerda stasera che son quelle cose che ti viene da pensare che i Maya eccetera eccetera, e quando la canzone dentro di te è finita sei contento perché quella sì è una cazzo di canzone di fine serata, e non importa che fuori i balli di gruppo e di aggregazione stiano proseguendo, puoi avviarti tranquillo verso il malgestito guardaroba in cui centinaia di persone si stanno ammassando a riprendere le loro robe mentre i tizi della sicurezza sono ancora a farsi un cicchino da qualche altra parte e nel frattempo partono gli spintoni e i controspintoni e il non spingete e fate uscire la gente anche se la via d’uscita non c’è e le scene di isteria e la tizia che dà di matto prorompendo in un attacco di panico geniale se finto e riesce in qualche modo a guadagnare qualche posto, e tu davanti a tutto questo sfoggiando un sorrisone TROLOLOLOL ti senti rilassato e soddisfatto del defluire della tua negatività interiore su quella massa di gente che ha così tanta fretta di prendere il suo giubbottino firmato e andarsene a casa dieci minuti prima di quelli che hanno spintonato, dieci minuti che essendo le tre e mezzo si sa fanno molta differenza, che poi cosa se ne vanno a fare a casa che una volta lì magari faranno cose senz’altro degne di nota come sesso duro o pettegolezzi sull’iFrocio con le amiche o struccarsi o sboccare, ma di certo non ascolteranno e ringrazieranno i Dead Kennedys per avergli svoltato quel momento di merda come farai tu.

Us v them, over and over again

Spesso si fanno dei pensierini e li si lascia fluire via affidandoli allo status di un social network: ecco, non voglio che questo sia uno di quei casi, visto che oltretutto non è la prima volta che rifletto sulla cosa. Quindi lo amplio e lo scrivo una volta per tutte qui, dove resta ritrovabile, e mi tolgo allo stesso tempo vari sassolini rimasti nelle scarpe da tempo (il post non è incentrato sul comportamento di qualcuno in particolare). I commenti sono aperti all’eventuale dibattito e contraddittorio, nei limiti che il titolo del post e il suo contenuto vi suggeriscono.

Il pensierino è il seguente. Un artista o una persona variamente addetta ai lavori nell’ambito della cultura (campo che si presuppone più civile, aperto e cazzate del genere – e sì, mi riferisco anche alla musica più o meno di nicchia e a ciò che le gira intorno… così come ad altri ambienti), al momento in cui si lascia sfuggire una battutaccia o espressione volgare omofobica perde ai miei occhi un’enorme percentuale di credibilità culturale. Sembra una riflessione banale? Lo è. Ma certe cose vanno rimarcate periodicamente, di pari passo con l’altrettanto annoy-oso manifestarsi della piccineria.

Più nello specifico: utilizzando un linguaggio triviale, violento o semplicemente di cattivo gusto in un contesto pubblico (un palco, un’intervista, uno spazio online pubblico o comunque aperto a un numero indefinito di destinatari), se non altro si espone la propria immagine pubblica al giudizio della generalità dell’uditorio – nel quale magari tutti potranno concordare che in quello specifico contesto di offesa vera e propria non si trattava.

Se il “frocio” o il “lesbicaccia” (esempi a caso – anche per certe battute sessiste può valere lo stesso discorso) sfugge in un contesto più o meno privato, in cui la persona in questione si crede tra amici fidati, per quanto mi riguarda è ancora PEGGIO, perché è la mera credibilità umana che crolla miseramente. E come dire, il poracciometro si impenna.

Stenderei poi un velo pietoso sul triste capitolo dei “finti impegnati”, che magari campano pure di spettacoli e opere schierate anche a favore dei diritti e del benessere delle minoranze sessuali e sono poi i primi a ignorare l’importanza delle parole che si usano, credendosi anzi in diritto di farlo. E invece no, “frocio” detto da un non-frocio NON può ambire ad alcun tipo di desemantizzazione.

Continuate pure a chiamarci vittimisti, noi continueremo a chiamarvi stronzi. E rispondere con del sacrosanto napalm alle vostre coltellate.

That’s me in the corner

E niente, il solito post triste e antinatalizio che arriva ogni anno. Stavolta lascio la parola ai pucciorsetti.

pucciorsetti

QueerAboard!

…In realtà una grossa novità è già in arrivo, praticamente SUBITO.
Vi ho già parlato più volte in passato delle serate gay-lesbiche-trans-friendly QueerAboard organizzate da Ireos e Arcilesbica Firenze al Viper (presso la sede di Ireos avevo anche messo i dischi in occasione della scorsa Notte Bianca, e fu una bella serata nonostante il più illeggibile web-flyer di sempre).
Beh, la brutta notizia è che non potrò più andarci a ballare come ho fatto nelle due prime stagioni.
La buona notizia è che non potrò ballarci perché… sarò dietro il mixer!
Infatti, se nella sala principale resta il mix di indie-electro, elettrohouse e queer-dance di 66Sixties, nel “bunker” (la sala al piano di sotto) quest’anno il sottoscritto si affiancherà alla confermata MyShell.Si ricrea quindi la stessa affiatata coppia di questa estate, anche se in un contesto abbastanza diverso: la sala sotterranea è dedicata al revival disco-80-90 e non solo; il friendly-pop e il trash di buon gusto (?) la faranno da padroni.

Insomma, stavolta dovrò far ballare, e la tensione è già alle stelle da settimane (e fervono i preparativi: è anche per questo che non sono riuscito a scriverne con maggiore anticipo)(che poi, come ci si prepara in questi casi?).


Qualche altra info più generale: la festa QueerAboard di questo venerdì 8 ottobre (qui sopra il volantino) è idealmente dedicata alla memoria di due importanti figure dell’associazionismo trans italiano come la fiorentina Gianna Parenti (scomparsa nel 2009) e Marcella Di Folco (che ci ha lasciato solo un mese fa).

Proprio a Gianna Parenti è intitolato lo spazio mostre di Ireos, che da sabato 9 ottobre ospiterà la mostra “Gaycon” di Michele Moricci: della stessa mostra ci sarà un’anteprima proprio alla festa.
Dalle 22,30, si esibiranno inoltre sul palco (presentando un repertorio di noti brani pop riarrangiato per violino piano e voce) Luana Ricci e Ninfa Giannuzzi, due musiciste che tra le altre cose fanno parte dell’Orchestra della Notte della Taranta di Stewart Copeland.
Le feste QueerAboard al Viper (ora c’è anche la pagina facebook!), che oltre alle due sale danzerecce prevederanno sempre anche concerti, mostre o spettacoli vari, si tengono circa una volta al mese.Ecco le date successive in programma fino a dicembre:

venerdì 12 novembre
sabato 4 dicembre (al termine del Florence Queer Festival)
sabato 25 dicembre (!)
Ovviamente vi aspetto giù, venerdì o nelle date successive. Se avete voglia di fare quattro salti e passare una serata spensierata e queer con gli amici, fatevi sotto. Tra l’altro, oltre a essere la serata glbt-friendly fiorentina più trasversale, QueerAboard (grazie all’impegno dei tanti volontari che la organizzano) è anche la più economica: in listal’ingresso costa pochissimo (5 euro!).Kylie Minogue – Your Disco Needs You

Say hello to Sunday Sunday

Tempo di scrivere anche qui un po' di aggiornamenti djistici sul sottoscritto. Lo faccio con due post distinti, uno rivolto al recente passato e uno all'immediato futuro.
 
Visto lo stato di semi-abbandono in cui è rimasto questo blog negli ultimi tempi, non ho più parlato (salvo qualche link qui accanto) della serata settimanale in quel di San Salvi messa su insieme all'amica MyShell. Chi era interessato comunque ha avuto modo di constatare altrove che la cosa è proseguita per tutta l'estate come da programma, fino alla serata di chiusura dello stesso Zero Summer il 18 settembre.

 

 
Djset da ascolto e non certo destinato a grandi folle (vista la collocazione settimanale, domenica sera tardi), Sunday Sunday! è stata una bella esperienza di esercizio alla consolle, sperimentazione musicale, condivisione e scoperta di nuovi gruppi con un'altra persona dai gusti affini e complementari ai miei. A turno ci siamo anche divertiti a fare i pierre della domenica (appunto) e a giocare con le copertine dei dischi, creando ogni settimana un diverso e più o meno delirante web-flyer (resteranno tutti a imperitura memoria sul relativo tumblr).
 
Di certo, la voglia di mettere la "mia" musica (e in generale di metter dischi con regolarità) mi è rimasta, e spero di trovare la più presto altre occasioni. Anzi, già che ci sono lo scrivo, non si sa mai: se passate da queste pagine e avete proposte in zona o suggerimenti, la mail è qui accanto. Automunito, bella presenza (ho imparato che bisogna millantare sempre e comunque), gentile nel rifiutare le richieste; disponibile anche per party a tema, onomastici, matrimoni, divorzi, mesiversari, sbattezzi, etc.
 
Fine primo post.

Non è mai troppo tardi. Forse.

Ad ogni modo, Allie sentì che ne parlavamo e voleva venire anche lui, e io non volli. Gli dissi che era un bambino. E ogni tanto, ora, quando mi sento molto depresso, gli dico: «D'accordo. Va' a casa a prendere la bicicletta e troviamoci davanti alla casa di Bobby. Spicciati.»

«Quello che penso è che uno va lasciato in pace, se almeno è interessante e si fa prendere dall'entusiasmo per qualche cosa. A me piace, quando uno si entusiasma per qualche cosa.»

«Il capitombolo che secondo me ti stai preparando a fare… è un tipo speciale di capitombolo, orribile. A chi precipita non è permesso di accorgersi né di sentirsi quando tocca il fondo. Continua soltanto a precipitare giù. Questa bella combinazione è destinata agli uomini che, in un momento o nell'altro della loro vita, hanno cercato qualcosa che il loro ambiente non poteva dargli. O che loro pensavano che il loro ambiente non potesse dargli. Sicché hanno smesso di cercare. Hanno smesso prima ancora di avere veramente cominciato.»

«Va bene, dimmi qualcos'altro. Dimmi che cosa ti piacerebbe essere

(da quitraduzione sua)

 

Afterhours – Bungee Jumping

 

Sunday Sunday – Third (‘Saville perdonami’ edition)


Al volo. Domani sera si torna di scena allo Zero Summer a San Salvi: rimando per tutto allo spazio ufficiale, qui mi limito ad aggiungere che c'è una certa tensione perché questa settimana sono in versione solista.

A margine: non mi pareva di aver menzionato che la socia MyShell (che tornerà puntuale la settimana prossima) è anche la creatrice "di ruolo" dei (web)flyer di Sunday Sunday (e il motivo per cui sono decenti). Questa settimana però ho fatto tutto da solo, e il risultato è questa cosa qui sopra (tip per chi proprio non conoscesse l'originale).

Poteva venire meglio, ma vi ricordo che il temibile precedente era questo. Un po' meglio, dai.

Any given SUNDAY SUNDAY!

sundaysunday2
Cercherò di nuovo di essere piuttosto breve, perché – con mio grande piacere – anche questo è un post "di servizio".
Non ho più scritto su queste pagine della serata di domenica scorsa. Beh, è andata bene. In consolle ci siamo divertiti, e nonostante la scarsa pubblicità (per noi e per il posto, che aveva appena aperto) e la collocazione temporale non felicissima un po' di persone sono venute.

In breve: SUNDAY SUNDAY! diventa una serata fissa!
Più nel dettaglio:

Quando: ogni domenica sera dalle 22

Dove: presso lo Zero Summer nel parco di San Salvi a Firenze (di cui parlavo qui)

ChiDisOrder (il qui presente) + MyShell (Modern Lovers, Queer Aboard)

Cosa: indie/wave/brit/electropop & deviazioni varie.
Un tentativo di offrire un djset "di canzoni" che si svincoli dal puro revival. Alternando musica "vecchia" meno scontata e musica "nuova" che magari non avete ancora sentito in radio (o che radio e tv non passeranno mai), ma che potrebbe piacervi. Quel mischione che scherzosamente, in un'epoca in cui i confini delle categorie di commerciale, alternativo e di nicchia sono sempre più sfumati, mi piace definire mainstrindie (utilizzando con accezione positiva un termine già sfruttato in vari modi da altri).

Bonus: drink a prezzi non esosi, visuals, wifi gratis, fresco, ballo libero per chi vuole.

Ci vediamo lì (chi si palesa come lettore del blog vince una mia faccia imbarazzata e una richiesta soddisfatta).

Dimenticavo: non vi stresserò più con nuovi post ogni settimana, visto che ora c'è anche il tumblr ufficiale! (a differenza dei web-flyer, non a caso stavolta fatti bene, il suo claim idiota "your favourite mainstrindie night in Florence" è mio)

SUNDAY SUNDAY!, here again a walk in the park

sundaysunday


Come gli MBUTI! di guzzantiana memoria, a sorpresa!

Premessa: stasera a Firenze si inaugura lo spazio estivo Zero Summer, all'interno del parco di San Salvi, nello spazio della compagnia teatrale dei Chille de la Balanza – è insomma lo stesso posto che si chiamava "Closer Summer" l'anno scorso (o era due anni fa?). Uno dei pochi locali (non fighetti) all'aperto e al fresco dell'estate fiorentina, che dovrebbe restare aperto tutte le sere con djset e qualche concerto e spettacolo.
Tra l'altro è facilmente raggiungibile anche con l'auto (qui è indicato l'ingresso nel parco, una volta dentro basta seguire la strada e il posto si trova) (ma ci si può arrivare anche in bici o facendo una passeggiata).

E insomma, DOMANI SERA (domenica sera), dalle 22 circa (Update: dalle 22 precise), allo Zero Summer c'è il sottoscritto a mettere dischi.
Come da flyer qui sopra, sarò insieme all'amica MyShell (Modern Lovers, Queer Aboard). Prevista una selezione che spazierà su indie / wave / brit / electropop e dintorni.

Oltre all'ovvio ingresso libero, c'è da aggiungere – come ci ricorda l'immancabile evento fb – il benefit del WIFI gratuito. Nel caso voleste terminare il weekend divertendovi a twittare in diretta i miei passaggi sbagliati.
See you there!

Blur – Sunday Sunday

Back to the sofa

E così, come anticipavo nei commenti al post precedente, la serata in occasione della Notte Bianca l'abbiamo portata a casa.

Scrivo un post a parte, ora che l'adrenalina è finalmente scesa, per fermare autoreferenzialmente – e che diamine! – la soddisfazione del primo djset vero e proprio, nel pieno centro di Firenze e con tanto di impianto serio, andato avanti con qualche intervallo per tre ore buone (a tarda ora mi ha poi affiancato e dato il cambio Daniele 66Sixties, il più esperto dj che mette dischi nella sala grande alle serate Queer Aboard del Viper).

ireos_nb
L'apertura serale della sede di Ireos tra l'altro è stata un successo (qui alcune foto): complice anche la posizione centrale in Oltrarno (e una delle casse rivolta verso l'esterno fino a una certa ora), è passata e si è fermata per un po' di tempo tantissima gente (anche a ballare, fino a tardi). Divertenti gli sketch teatrali e i video proiettati, gradevoli anche i brevi momenti dedicati alla danza. Per quanto riguarda la musica, è stata per me una grande soddisfazione (un grande ringraziamento ai ragazzi di Ireos per l'invito e per l'incoraggiamento) riuscire a mettere, soprattutto nella prima parte di serata, proprio quella che mi proponevo, senza compromessi. Insomma, in una situazione con pubblico prevalentemente queer niente Rihanne: largo invece a Magnetic Fields e Pet Shop Boys, Blondie e La Roux, Rettore e Le Rose, Patrick Wolf e Hidden Cameras (ma anche a cose meno "in target" come Hot Chip, MGMT o Phoenix). Sicuramente non tutti gli avventori avranno apprezzato la mia selezione, però qualcuno è sembrato gradire (qualcuno ha anche ballicchiato).

 
Highlights:
– Momento più telefonato della serata: la richiesta di pizzica, a pari merito con la richiesta di raggae (entrambe inevase). Non si rassegnano MAI.
– Momento più liberatorio: quello in cui ho risposto a una richiesta di "qualcosa di commerciale e moderno, magari Lady Gaga" con un sorridente "ok metto quel che ho fatto in tempo a portare – e lei non l'ho portata VOLUTAMENTE".
– Momenti più gratificanti: quelli in cui tutti ballano e giocano coi palloncini (come in questo facebook-video), a pari merito con gli I'm From Barcelona piazzati dopo la danzaterapia fricchettona.
– Momento più triste: "Di chi è questa canzone?" – "Di Alice"- "…Alice chi?"

– – –
 
new Dharma Station-ponteOk. Ora basta. Già che ci sono, ricordo che questo sabato c'è l'umile rientro nei ranghi con il playlistaggio selvaggio a Ponterotto (in attesa, chissà, di altre occasionali sortite future altrove).
Dopo la pausa del 1° maggio, arrivano le schegge impazzite bolognesi The Crazy Crazy World of Mr. Rubik (con il loro genere un po' indefinibile, tra punk-funk sghembo, folk e suggestioni alla Massimo Volume)
Ed è ufficiale: si tratta della serata di fine stagione. Lacrimuccia.
Visto che il tempo per il weekend non promette granché bene, se volete venire e star dentro a ballare – tra una Menabrea, un BombaMario (*) e un Cicala (*) – io farò del mio meglio.
Poi, con calma, posterò anche un po' di foto e racconti arretrati dei concerti ponterotteschi degli ultimi mesi.
 
(*) due cocktail locali di più o meno recente creazione, più o meno salubri.

The Crazy Crazy World of Mr. Rubik – 1st Step: The Crazy Crazy Lesson (mp3)

Hey hey, come out tonight!

nottebiancaireosNello sbruffonissimo post di qualche giorno fa avevo accennato a un appuntamento nell'ambito della Notte Bianca fiorentina che mi avrebbe coinvolto. Bene, è giunto il momento di scoprire le carte.

Prima di tutto però rimando al sito ufficiale (?) della Notte Bianca fiorentina del prossimo venerdì 30 aprile, dove si possono scoprire le tante piccole e medie iniziative (perché di grandi non mi risulta ce ne siano) organizzate in giro per la città (soprattutto in centro), così da valutare anche eventualmente se vi può interessare una trasferta in riva all'Arno.

Per parte mia vi parlo della serata organizzata da Ireos, l'associazione lgbt-etc che forse già conoscete – se fiorentini o  lettori di queste pagine – per via del Florence Queer Festival che organizza, o delle sue feste Queer Aboard.
Per l'occasione la sede di Ireos (in via dei Serragli 3, quasi all'angolo con Borgo San Frediano) rimarrà aperta al pubblico la sera e la notte, con questo programma:

– dalle h.20.00/20.30 aperitivo di inaugurazione della mostra fotografica "MADUNNA in concert" di Daniele D'Alessandro (qui gli orari per chi volesse visitarla successivamente)

– alle h.22.30 un interessante spettacolo/performance teatrale intitolato "Gente Strana". Si tratta di sketch comici liberamente tratti dal repertorio di "Monty Python’s Flying Circus". Regia di Roberto Cacini, qui altri dettagli.

– sono inoltre previste delle "esperienze di Danza Terapia" (non chiedetemi cosa sono, lo scoprirò in loco), e i cocktail fino a tardi non mancheranno.

– ah ecco, dimenticavo: la musica. Quella la mette il sottoscritto. Al termine dello spettacolo teatrale e a inizio serata durante l'aperitivo. Siete quindi tutti invitati a fare almeno un salto sul presto o sul tardi: stavolta davvero non avete scuse, oltretutto il posto è anche centralissimo e di passaggio.
Se poi volete restare a bere qualcosa o a ballare, mi farà anche più piacere.

A proposito di musica: per quanto esistano già il post sul sito di Ireos e l'immancabile evento facebook della serata, non potevo esimermi dal preparare al solo uso e consumo di questo blog, con le mie manine e i miei potenti mezzi (?), un flyer scrauso DIY di quelli che tanto vi fanno ridere (immagino). Non è proprio la cosa più leggibile del mondo (se cliccate sull'immagine la ingrandite, ma non troppo), però alcuni nomi e numi tutelari della serata li dovreste decifrare.

webnottebianca
La scommessa, per la mia prima (e ultima?) comparsata "djistica" a Firenze, vorrebbe essere mettere un po' di musica pop che piace ai gay a cui non piace la solita musica da gay; di quella musica che piace agli etero a cui piace la musica non etero; di quella musica che chi non ascolta quel che passa la radio trasmette in heavy rotation nella sua radio immaginaria.
Non vi spaventate. We're the good guys.

PS. se poi oltre a passare volete spargere la voce o spammare o retwittare o inoltrare il post ai vostri contatti fiorentini o iscrivervi all'evento fb o pubblicare o invitare o condividere e chi più social network ha più ne metta, come dire: fate pure… :)

Scissor Sisters – Filthy/Gorgeous
Hot Chip – She Wolf (Shakira cover)
Blur – Popscene 

Record Stoned Day

[ovvero: Fnac, strizzoni e Black Candy Store]

fnac-inaugurazioneIl titolo di questo post lo avevo deciso oggi pomeriggio, quando trovandomi nelle vicinanze sono passato all'inauguraizone della FNAC "di Firenze", in realtà insediatasi nel centro commerciale I Gigli a Campi Bisenzio. Il programma dell'inaugurazione, che secondo il sito Fnac doveva essere presentata da Paola "ora anche al gusto burlesque!" Maugeri, prevedeva infatti alle 21 l'esibizione di NoemidiXFactor, ma soprattutto alle 1930 Gianluca Grignani. Memore delle sensazionali testimonianze rock and roll regalate dal nostro a Youtube, già pregustavo la sbroccata, il farfugliamento, il collassone, la gaffe.

E' andata a finire diversamente: prima di tutto [Inizio Update] perché ormai come blogger perdo colpi, e l'inaugurazione con gli ospiti come da link sopra era giovedì sera (e quindi anche il titolo del post è tutto un film mio, ma magari proprio per questo ci sta bene lo stesso) [Fine Update]; erano in compenso presenti in uno shoecase acustico i Motel Connection (poche ore dopo in concerto a Prato). E poi perché mentre Samuel cantava un paio di canzoni (ripetute più volte? mi sembravano sempre le stesse), il qui presente blogger veniva colto da attacco di colite fulminante. Beh, non proprio fulminante grazie al cielo, sono anche riuscito a tornare a casa agilmente (=tra atroci dolori).
Ho comunque avuto il tempo di un veloce giro perlustrativo dei reparti cd e libri (il resto l'ho completamente ignorato, come continuerò probabilmente a fare nelle prossime occasioni). E ho fatto la mia conoscenza con il sistema del tesseramento Fnac (fino ad ora non mi ero mai interessato al suo funzionamento, vista la mancanza di punti vendita vicini).

Diciamo subito che la convenienza della Fnac sta tutta in un uso intelligente di promozioni e tessera. Soprattutto per quanto riguarda i cd, infatti, i prezzi sono senz'altro concorrenziali rispetto ai negozi e agli altri megastore, ma più o meno equivalenti – salvo qualche caso di disco di catalogo superfamoso piazzato come prodotto civetta –  rispetto alle possibilità che offre l'acquisto online (Play, CdWow, Amazon etc.).
Per quanto riguarda il reparto "alternative" (plauso per la dicitura, senz'altro più adatta di "indie" per contenere tutto il calderone del poprock meno da classifica, da Joanna Newsom ai Soft Pack, dai Magnetic Fields ai Joy Division), è ben fornito anche se non omnicomprensivo (ma nessun negozio di musica può davvero esserlo); i prezzi per le cose di importazione americana sono alti come su internet, e poco meno che nei piccoli negozi.
Bocciato in pieno il reparto italiano. Nessun disco di etichetta indipendente, poche differenze con l'assortimento di un'Ipercoop (nemmeno di un Mediaworld!), pareti intere All-Ligabue tra le offerte (ma c'era anche di peggio).
Buono infine il reparto di repertorio "generalista" internazionale.

Dove le cose vanno meglio è tra i libri: assortimento discreto (ottimo rispetto agli standard che offre un centro commerciale, ma non al livello di una Fnac di città, per quel che mi ricordo di quelle che ho visto, né delle più importanti librerie del centro di Firenze), buone offerte.

Se si fa la tessera se ne ammortizza presto il prezzo, perché i soci hanno sempre il 10% di sconto su libri e cd (per i dvd invece bisogna approfittare delle giornate di benvenuto o dedicate ai soci; giornate in cui lo sconto sui libri sale al 15%).
Va detto che sulle cose già in offerta tale sconto non si applica: però alla lunga c'è comunque risparmio, grazie all'immancabile raccolta-punti. Ogni scontrino anche minimo – non più di uno al giorno – dà infatti diritto a diversi punti sulla tessera. Il massimo risparmio si ha comprando poco ogni volta e accumulando quindi "velocemente" e con "meno spesa" i punti per i buoni sconto. Questa tattica naturalmente sarebbe molto più sfruttabile in un negozio di città, davanti al quale si può capitare molto spesso (penso ad esempio al popolo degli studenti universitari) senza doversi muovere apposta.

Morale della favola? Io ho per ora rimandato il tesseramento, e sono incredibilmente riuscito a uscire senza acquisti (!). Consumismo sconfitto. Il malessere ha aiutato.
Sono comunque felice di questa apertura, più per i libri (anche se ci comprerò sicuramente anche qualche cd). Continuo a essere perplesso sulla scelta della catena europea di aprire a Firenze in un non-luogo come un centro commerciale di periferia, mediamente frequentato da gente in mood "prendi l'offerta e scappa" (del resto io stesso finora ho parlato di soldi), oltre che da un target complessivamente più "basso" a livello di consumi culturali. Quello che temo è che questo negozio si adegui passivamente a tale target invece di "influenzarlo" o di crearsene uno nuovo, privilegiando inoltre la cura della parte hi-tech (telefonia, hi-fi, informatica, videogiochi) rispetto a quella contenutistica (assortimento di qualità e aggiornato per libri e audiovisivi).

Per quanto riguarda i cd, le mie fonti di approvvigionamento principali resteranno i banchini dei concerti e i negozi online. E quando ho voglia di comprare qualcosa in un negozio, prima che dalla Fnac continuerò a rivolgermi in primis al Black Candy Store.

blackcandystoreIl Black Candy Store (via Caduti di Cefalonia n. 74, zona Novoli) è il negozio nato pochi mesi fa come appendice della omonima etichetta fiorentina. Nelle tre-quattro volte in cui ci sono capitato, ho notato un assortimento sempre crescente e meglio sistemato. La filosofia di questo negozio è quella del vero e proprio negozio indipendente: non comprende il "tenere di tutto" (ci troverete ben poche cose da pomeriggio su Mtv), ma punta su alcuni generi e sul soddisfare chi li segue; ci si può andare sapendo che se i dischi che cerchiamo non ci sono (dipende anche dai propri gusti, qui il catalogo è un po' più sbilanciato su britpop e britrock), basterà scorrere i suoi scaffali per imbattersi in decine di tentazioni e occasioni, scoprendo anche qualcosa di nuovo. E comunque si può ordinare quello che non si trova. 
Inoltre, vista la parentela/vicinanza con realtà come Audioglobe (distribuzione) e RealityBites (il principale organizzatore di concerti indie internazionali a Firenze e dintorni), i dischi di molte etichette estere si trovano a prezzi assolutamente vantaggiosi. Il reparto italiano, poi, è davvero ampio.

Se a ciò aggiungiamo la presenza di una selezione piccola ma oculata di libri e dvd (a tema musicale e non), ecco che il Black Candy Store diventa il negozio perfetto dove comprare un regalo (almeno per me, che sono in grado di scegliere regali solo in questo ambito merceologico). Ed è praticamente impossibile uscirne senza aver comprato qualcosa anche per sé. I due euri in più rispetto all'acquisto su internet (quando ci sono) valgono assolutamente il gusto di tornare a comprare un cd in un negozio (io avevo praticamente smesso, da qualche anno), togliere il cellophan appena usciti e ascoltarselo subito in auto. Tutto questo dopo aver dato un'occhiata alle copertine delle ultime novità più interessanti e aver scambiato qualche commento con qualcun altro che alla musica ci tiene.

Domani, sabato 17 aprile,  è il Record Store Day, giornata dedicata in tutto il mondo alla tutela di negozi come questo. Se andate da Black Candy Store domani, troverete un sacco di sconti: vi conviene leggere qui (o qui) e scegliere oculatamente l'orario in cui visitarlo, perché le offerte si alterneranno nell'arco della giornata.

Ma al di là della ricorrenza, il consiglio (per i fiorentini o i visitatori musicofili) è comunque di farci un salto appena avrete tempo. Oltretutto, vista la collocazione in zona semi-centrale, è ben raggiungibile sia con i mezzi che con l'auto.

The world has turned and left me here

I've got an electric guitar
I play my stupid songs
I write these stupid words
and I love every one
waiting there for me.
Yes I do. I do.

"Oh, esce il nuovo degli Weezer finalmente!"

Mentre quelle parole così cariche di entusiasmo uscivano dalla sua bocca non si era curato di osservare lo sguardo dei suoi due interlocutori. Per lui, in quel momento della sua vita, si trattava di una notizia oggettivamente fondamentale: insomma, era il ritorno della band che aveva segnato la sua adolescenza con quel bellissimo album blu senza nome e che dopo il flop commerciale di Pinkerton (che pure a lui era piaciuto) sembrava sparita nel nulla.

Come spesso gli succedeva, sarebbe bastato fare un po' più di attenzione prima di parlare per non fare la solita figura da sfigato. In fondo di uno di quei due ragazzi senza occhiali conosceva bene i gusti musicali: il rock dei gruppi del C.P.I., i Television, robe dark ed elettroniche. Quanto all'altro, non lo aveva mai visto prima ma il suo aspetto ordinario suggeriva ascolti anche più mainstream. Non parlava come un fan di Vasco, comunque: aveva più l'aria del completista di gruppi come gli Smashing Pumpkins che musicalmente comincia a guardarsi un po' attorno e scavare indietro nel tempo con intenti enciclopedici.

Forse tra quei due c'erano più cose in comune di quanto potesse sembrare guardandoli, forse no. Molto probabilmente però entrambi conoscevano del suo gruppo preferito solo la canzone resa famosa dal video in stile Happy Days.
Buffo, a pensarci adesso, ma in quegli anni funzionava ancora così: niente zipponi tirati giù da internet, gli album si compravano quasi alla cieca. I più voraci di novità sceglievano i pochi dischi che si potevano permettere in base alla lettura delle riviste specializzate (che degli Weezer un po' avevano parlato, ma meno di quanto la band californiana meritasse: del resto in Italia la moda del grunge ci aveva messo del tempo per smettere di monopolizzare le copertine, e poi era arrivato a ruota il britpop modaiolo); quelli meno scafati (categoria a cui sembrava appartenere il Pumpkin-boy), se abitavano come tutti loro in provincia e non avevano amici prodighi di consigli e cassettine, si limitavano a farsi ispirare dai singoli trasmessi da Mtv o dalle radio.
Buddy Holly
era un singolo perfetto, di quelli che sicuramente vent'anni dopo avrebbe spopolato nelle serate revival: ma quel video così geniale, dopo averla lanciata, si era in qualche modo mangiata la canzone. Tra quelli che conosceva, praticamente nessuno aveva sentito il bisogno di acquistare o ascoltare l'intero Blue Album (a un paio di amici fidati l'aveva doppiato lui, non riscuotendo l'entusiastica approvazione che si attendeva).

Quell'incontro a mensa non fu l'ultimo. Lui ne era all'oscuro, ma quei due, sempre alla ricerca di cinici tormentoni comuni com'erano, non si erano limitati a rispondere al suo scoppio di smodato entusiasmo con uno sguardo perplesso, ma lo avevano ormai etichettato nelle loro conversazioni come "il tipo degli Weezer". Etichetta che peraltro a lui non sarebbe dispiaciuta, di per sé – se non fosse che il nome di quel gruppo era usato per deriderlo bonariamente. Il senso di quel ghigno che accompagnava la parola WEEZER era pressappoco questo: come si fa a snobbare tanti grupponi passati e presenti ed eleggere come proprio preferito una band di college rock inoffensivo che fa canzoncine sceme "su Happy Days"?

Lui avrebbe potuto replicare che di inoffensivo in quelle canzoni c'era ben poco; avrebbe potuto spiegare che quei pezzi parlavano della sua vita ed erano per lui assai più devastanti del metallo pesante o del maledettismo delle rockstar morte male, che il sorriso che quei riff portavano istantaneamente sulla sua faccia aveva sempre un retrogusto amaro – un retrogusto di cui non poteva fare a meno, e che dava un senso alla sua esistenza di studente e ascoltatore solitario.

Non ebbe mai occasione di farlo, però. Poi li perse di vista, e anche lui è ormai per loro solo un ricordo lontano.

Gli Weezer li ha poi visti anche dal vivo, diversi anni dopo, in uno di quei festival esteri in cui si è divertito ad andare per un po', dopo esser riuscito finalmente a conoscere gente con gusti simili ai suoi. Un'epopea intensa, quella, anche se breve: il lavoro, la vita e l'amore lo avrebbero presto travolto. Non vede ormai più di un concerto all'anno. Mai fuori dalla sua città.
La piccola frugoletta che adesso cammina nella stanza accanto sta iniziando a modulare qualche suono: ha intenzione di tirarla su proprio con quel disco blu, di cui di recente si è regalato il vinile, in un impeto di nostalgia.

Che poi in realtà adesso gli Weezer quasi non li ascolta più – il poco tempo che può dedicare alla musica finisce assorbito da una specie di elettronica minimale, la sua principale passione da qualche anno (spiegare come ci arrivato è troppo complicato). Oltretutto trova abbastanza imbarazzante l'escalation tamarra di Rivers Cuomo e compagni, nel look e nel suono: e se il penultimo album – quello rosso – si salvava per la presenza di diverse belle canzoni, l'ultimo Raditude lo trova quasi inascoltabile.

Eppure gli (i?) Weezer resteranno sempre una band che gli ha salvato la vita, e ogni tanto ripensa a quegli anni e a quegli ascolti entusiasti con grande dolcezza e malinconia. Si rende conto che non è solo una questione di adolescenza, ma anche di appartenenza: e lui si è sentito sfuggire di mano entrambe – anche se non fino in fondo.

Oggi poi, sull'onda del ricordo improvviso e confuso di quella breve e strana conversazione, gioca ad immaginarsi quali potrebbero esser stati i tortuosi percorsi musicali e non di quei due conoscenti mai più incrociati da dieci anni a questa parte. In particolare si diverte a dipingere nella sua mente le tappe della vita di quello che conosceva meno, il Pumpkin-boy dalla faccia pulita. Nell'innocente fantasia che si trova a sviluppare, adesso quel tipo degli Weezer possiede tutti i dischi: è diventato lui il geek musicale, magari tiene pure un blog. Non ha mai visto un concerto degli Weezer e se ne dispiace; è ora lui a provare, con ridicolo ritardo, quella stessa sensazione di deprimente e insieme orgogliosa alienazione musicale e personale. E senz'altro quelle battute non le rifarebbe più.

Per un attimo, solo per un attimo, gli sembra quasi di invidiarlo.

In the garage, I feel safe,
no one cares about my ways
In the garage where I belong
no one hears me sing this song

Weezer – In The Garage 

L’odore delle pose

Sembra ieri che mi ero rimesso in pari – e invece con le Chronicles of Ponterotto son già rimasto indietro di nuovo.
Ma ci sarà tempo per raccontare dell’esibizione dei København Store e della folle serata con i Chewingum, perché adesso mi preme di segnalare anche a chi passa di qui l’appuntamento di questo sabato.

Quest’anno di live fighi da queste parti se ne sono visti tanti, quindi parlare di concerto di punta della stagione sarebbe in un certo senso ingiusto. Se prendiamo però come metro la notorietà presso il grande pubblico e la statura della carriera, senz’altro stavolta il salto rispetto a tutti gli altri è fortissimo, e quello di Federico Fiumani è il nome che mi fa più impressione vedere a Ponterotto.

Per non parlare della soggezione, visto che ormai l’impegno di mettere una selezione musicale a maggior tasso di new wave e post punk rispetto al solito me lo sono preso, e in qualche modo lo devo onorare.
Ma sapere che nella stessa sera nello stesso posto suonerà il leader dei Diaframma (nella versione “Confidenziale”, in cui presenta i suoi brani più belli in versione acustica)… ecco, se ci penso è subito ansia da prestazione.
Non credo ci sia bisogno di spiegare tropppo il perché, dai. Pensate ai Diaframma. Ad alcuni vecchi post di questo blog. Al mio avatar.
Se siete a distanza affrontabile, siateci.

E daidaidai che portiamo a casa la serata!

sabato 3 aprile:
Federico Fiumani “Confidenziale” live (+ Dis0rder indie-wave-postpunk djset)
@ Ponterotto, Montelupo Fiorentino (uscita Empoli Est)

(ingr. libero con tess. Arci)


Diaframma – Gennaio (video)

Diaframma – Verde (video)

Not everyone can carry the weight of the world

Parla al telefono con aria stravolta. Si sta sfogando con qualcuno o contro qualcuno in una lingua sconosciuta. Solo una lacrima le solca il viso arrossato, teso, sul punto di crollare. Intorno a lei, il caffè di chi la nota è un po' più amaro.
 
Cammina svogliato su una via trafficata. Abbastanza trafficata per non sentirsi sguardi altrui addosso: eppure ogni tanto è inevitabile che qualcuno incontri drammaticamente il suo, nudo e terribile. Il vuoto che lo riempie turba, ferisce anche gli estranei.
 
Gira inosservata nel reparto detersivi. Quando incontra una giovane coppia, molto più giovane di quanto erano loro due fino a poco tempo fa, deve distogliere lo sguardo prima di scoprirsi a lanciar loro occhiatacce. Maledetta felicità, così dannatamente irrispettosa della sua perdita. Afferra un nuovo prodotto per lucidare i mobili.
 
Il cuore che batte a mille: il suo piccolo se la caverà, ma adesso sta soffrendo. È sconvolta dalla sensazione di impotenza in cui si è improvvisamente ritrovata. Non credeva che avrebbe mai provato un'ansia del genere, che nessuna parola può placare.
 
Guida nel traffico con disciplina. Non ha fretta: tanto lei non c'è più a casa ad aspettarlo.
Ha deciso di evolversi – così ha detto. Lui non ha potuto che prenderne atto.
Si sofferma a guardare l'auto ferma al semaforo accanto alla sua. È dello stesso modello di quella che avevano scelto e pagato insieme.
 
Oggi c'è ginnastica: che palle. Non ha voglia di giocare a calcio. Non ha voglia di sentire ancora una volta gli stessi discorsi stupidi.
Un'ora di tentativi di nascondere il suo imbarazzo, di distogliere la sua attenzione da quella sfrenata vitalità che magnetica la reclama: un'ora che come al solito non finirà mai. Ecco, ci mancava ora anche la sua compagna di banco a raccontarle il battibecco del giorno con il suo ragazzo. Fanculo pure lei. Vorrebbe dissolversi.
 
L'angoscia ha effetti peggiori di quelle terribili medicine. Non erano questa la vita e le speranze che sognava di regalare alla sua famiglia. Sospira, poi cerca di farsi forza osservando il cielo meraviglioso di oggi. Tutto inutile.
 
Un mezzo sorriso le scappa, mentre balla e guarda una delle sue amiche flirtare con quel tipo buffo. Quello che poco prima aveva provato ad attaccar bottone con lei era decisamente più carino. Stasera però vuole solo ballare, ridere, ubriacarsi. Domani vuole stare male solo per i postumi della sbronza: quelli se li sarà cercati e aspettati e meritati lei. Quelli non le spezzeranno il cuore all'improvviso, per uno stupido e inspiegabile capriccio.
 
E ora, che si fa? Si è improvvisamente reso conto del vicolo cieco in cui è finito. L'impossibilità di mettere in atto i suoi piani di fuga lo devasta. In questo momento vorrebbe solo mettersi a gridare, terrorizzare tutto l'ufficio, abbandonare quel posto e quel mestiere che tanto ha amato. Per sempre.
Grazie, il caffè l'ho già preso prima, avviatevi pure voi che magari vi raggiungo dopo.
Torna a fissare i consolanti database aperti nel monitor che ha davanti. L'argine che salva le sue lenti a contatto dall'alluvione.
 
Ha il pianto facile, e quasi sempre si limita a vergognarsi della cosa. A volte però, quando gli capita di incrociare sconosciuti sul cui viso riconosce quella stessa ombra, e che riconoscono la sua, si chiede se le cose sarebbero più facili senza certe convenzioni sociali. Se magari basterebbe fermarsi, guardarsi negli occhi e abbracciarsi silenziosamente per far superare a entrambi quel momento di totale sconforto. Il problema del dolore sul volto degli altri, pensa, è che non puoi mai sapere da dove viene. Quanto è profondo. Se sei degno di condividerlo. Se loro sarebbero in grado di capire e condividere il tuo.
Pensieri che durano un attimo. Il tempo di stropicciarsi gli occhi umidi e recuperare un'espressione presentabile.

R.E.M. – Talk About The Passion 

Quanto sei bella

Cammina davanti a me. Una ragazza di una bellezza non troppo ricercata, dal look grintoso: stivaletti felpati, gonna abbastanza corta con fuseaux neri sotto e giubbotto sopra, capelli lunghi mossi e finto-spettinati (?); faccia pulita ma non troppo, dai lineamenti regolari.
Cammina davanti a me con andatura che svela la sua sensualità solo a uno sguardo più attento: quello che mi deciderò a concederle dopo, discretamente, per cercare di capire il perché di quel tono di voce, di quella confidenza non richiesta, di quel fastidioso incidente che incrina la tranquillità della mia passeggiata sotto un inaspettato sole invernale.

"Quanto sei bella OOOH!" "OOOH sì, proprio te!".
Sento risuonare i commenti che i due buzzurri rivolgono alla ragazza chiari e feroci nella strada affollata del centro.
Lei tira dritto senza neanche un cenno. Magari non ha neppure sentito. Magari è una di quelle che trae soddisfazione dal riuscire a suscitare in giro commenti da osteria (e in questo caso la volgarità stava solo nel tono e nella gestualità). O magari fa parte di quella che voglio sperare sia ancora una maggioranza tra le donne, quelle che scambierebbero ben volentieri cento commenti ingrifati e coreografici per un complimento galante o un semplice sorriso – anche se non hanno quasi mai la prontezza, e come non capirle, di rispondere a tono allo scaricatore di porno di turno: MA. COME. CAZZO. TI. PERMETTI. MUORI.

Io invece sento bene e provo all’improvviso un forte fastidio – sarà che già non ero di ottimo umore di mio. Da una parte mi vergogno per il genere maschile a cui appartengo; dall’altra mi tornano in mente le sciocchezze sull’esibizionismo e sulla mancata discrezione che ci vengono continuamente propinate quando si parla di Pride e di diritti delle minoranze in genere.
Perché no, mettere in imbarazzo delle estranee soltanto per affermare a gran voce davanti a se stessi o ai propri simili una virilità minacciata dall’educazione non è esibizionismo; è anzi un modello comportamentale permesso, tollerato e di fatto incoraggiato dalla nostra società.

Sarà ingiusto, sarà un atteggiamento snobistico e pure un po’ classista, ma proprio non provo istintivi sentimenti di pietà o vicinanza pasoliniana rispetto all’ignorante che trova nel machismo forzato uno degli pochi momenti di affermazione sociale; questo nonostante sia razionalmente consapevole che in buona parte la responsabilità del perdurare di certi schemi da età della clava è delle istituzioni sociali che dovrebbero contribuire a smussare le tendenze primitive e sviluppare in tutti i cittadini un minimo comune denominatore di rispetto per il prossimo (e per se stessi, perché il velinismo è l’altra faccia della stessa medaglia) (che periodo insopportabilmente lungo e saccente).
Se le passo rapidamente in rassegna, queste istituzioni di "controllo", mi viene da ridere per non piangere. La scuola dell’obbligo, o quel che ne rimane. Le religioni organizzate. La politica. E la principale: la televisione.

Ma mentre dentro di me faccio il sociologo da strapazzo del lunedì i due tizi staranno già omaggiando di bordate di fischi la prossima vittima, colpevole di preferire la luce del sole al burqa.

Everybody wants to be the dj

Qualcuno di voi che non è potuto venire nelle scorse settimane (e magari neanche mai potrà, causa distanza) mi chiede dettagli sulla musica che sto mettendo a Ponterotto. Discorso su cui non mi sono mai soffermato qui finora, anche perché in realtà non c’è – e al momento è giusto che non ci sia – una direzione ben precisa.
Diciamo che gli unici paletti sono: mettere abbastanza cose nuove, mettere abbastanza cose italiane, mettere cose un minimo in tema con i gruppi che di volta in volta si esibiscono (posto che le serate di Ponterotto si basano sulla musica dal vivo e che qui non ci sono certo ambizioni da superstar dj, ma solo la voglia di divertirsi intrattenendo chi aspetta il concerto o resta quando è finito).

Di seguito, un paio di estratti di playlist che sono riuscito a recuperare e che non so se ben rappresentative. 

23/1/10 (primi pezzi – parzialmente a tema Lost – dopo il live degli Eterea PostBong Band)

Mama Cass – Make Your Own Kind Of Music / Eterea Postbong Band – Cavalcata pt.1    
Primal Scream – Kill All Hippies
Battles – Atlas
Julie’s Haircut – Satan Eats Seitan
Soulwax Slowdance
Friendly Fires – White Diamonds
Animal Collective – Summertime Clothes
Musica Per Bambini – Morto Vivo
I Camillas – La Canzone Del Pane
The Calorifer Is Very Hot! – Outside Is Cold For Us
Hot Chip – Take It In
Bad Lieutenant – Sink Or Swim
Pet Shop Boys – Flamboyant
Patrick Wolf – Hard Times
Art Brut – Nag Nag Nag Nag
Pixies – Gouge Away
Dinosaur Jr. – Over It

30/1/10 (primi pezzi dopo il live dei The Calorifer Is Very Hot!)

Okkervil River – Pop Lie
Girls – Lust For Life
The Pains Of Being Pure At Heart – This Love Is Fucking Right
Buzzcocks – You Say You Don’t Love Me
The Wave Pictures – Leave The Scene Behind
The Long Blondes – Giddy Stratospheres
Arctic Monkeys – Cornerstone
Morrissey – Let The Right One Slip In
Kaiser Chiefs – Modern Way
Damien* – Confidants
Trabant – Tonight Party
Bloc Party – Talons
Late  Of The Pier – Bathroom Gurgle
Art Brut – Alcoholics Unanimous
Bob Mould – Stupid Now
Nirvana – Territorial Pissings
R.E.M. – All The Right Friends
Shout Out Louds – Time Left For Love
The Mary Onettes – Puzzles
Jens Lekman – Friday Night At The Drive-In Bingo
Billie The Vision & The Dancers – Summercat
The Hidden Cameras – Underage

Precisazioni:
1) prima del live (quando sono più sobrio), o sul tardi, metto anche roba più tranquilla;
2) sì, in realtà potrei sbracare anche più di così;
3) se avete critiche, presentate pure proposte in loco. Accompagnate da cadeau vari potranno avere più successo.

Non fateci l’abitudine, in ogni caso: ho già svelato anche troppo e il playlistaggio non si ripeterà.

Soulwax – Too Many DJs

– – –

ps. domani ci sono i bravissimi Blake/e/e/e. Non aspettate il mio post di presentazione che come sempre arriverà troppo tardi, organizzatevi per non mancare!
 

Hey you! What’s new? I saw your face

MaxïmoPark_glasgow1
[Disclaimer: questo post, come altri che sono venuti e che verranno, manca drasticamente di attualità. Il mio blog è (anche) un quaderno di ricordi, ergo posto le cose quando voglio; magari se cercate roba fresca non vi interessa]

Per i concerti che si attendono e si vivono come momenti importanti, il passare dei mesi può far sbiadire il ricordo dei particolari o dell’esecuzione più o meno soddisfacente di questo o quel brano (per le scalette sapete bene che questo blog non dimentica e non perdona, come la sposa tarantiniana). Ma certe sensazioni, così come la soddisfazione data dall’esserti preso con la forza quel momento di cui avevi un maledetto bisogno, non svaniscono mai del tutto, e ti restano dentro anche quando non sarai più in grado di descriverle.

E’ il caso del concerto che forse più ho atteso nel 2009 (durante il quale di live ne ho visti tanti, ma di “gruppi della mia vita” ne ho incrociati meno rispetto al 2008). Concerto che ho iniziato a programmare circa un anno fa, e che per me è anche iniziato, inaspettatamente, già nel pomeriggio.

MP_gswLo spazio presentazioni di HMV è abbastanza affollato. Gente della mia età ma anche molto più giovane, com’è normale. Chissà, magari qualcuno di loro ha scoperto come me solo poche ore fa che i Maxïmo Park, che si esibiranno stasera in città, hanno in programma qui un mini-showcase promozionale acustico. Per me non poteva essere altrimenti: fino a poche ore fa in questo posto non ci avevo mai messo piede (né era particolarmente in alto nella mia lista delle mete turistiche da visitare al più presto). Poi invece arrivo, neanche il tempo di orientarsi un minimo e viene fuori che ho appena il tempo di registrarmi all’ostello se non voglio perdermi perdermi la possibilità del goloso “bis” a babbo morto.

Arrivano. Si esibiscono solo in tre, Paul Smith con il chitarrista Duncan Lloyd e il tastierista Lukas Wooller armato di diamonica (in pratica, i tre a cui si devono tutte le canzoni della band); fanno solo due canzoni, ma mi basta. La prima è Questing, Not Coasting – a distanza di tempo, il brano a cui mi sono più attaccato tra quelli di Quicken The Heart. La nuova Books From Boxes. E’ forse in questo momento che scopro di amarla.
La seconda è I Haven’t Seen Her In Ages, il pezzo che chiude il disco nuovo e che non verrà eseguito in serata.

Fine della pacchia. C’è però ancora il momento degli autografi, e io mi metto diligentemente in fila in mezzo a teenager e ventenni autoctoni con una copia dell’edizione speciale di Quicken The Heart, con la copertina rossa anziché dorata. Generalmente evito le edizioni speciali con copertina diversa, in qualche modo mi piace avere il disco “normale”, con la cover che passerà alla “storia”.
Generalmente, in effetti, non chiedo neanche mai gli autografi a nessuno; né prendo un aereo per sentire un concerto. E invece per i Maxïmo Park, che in Italia si sarebbero concessi pochi gorni dopo solo una striminzita data milanese infrasettimanale in una discoteca, sono volato qui con un low cost per vederli a Glasgow, non molto distante da quell’Inghilterra del nord da cui provengono.
Non ho il tempo, ma soprattutto non ho le parole giuste per far capire a Paul Smith e agli altri (a firmare ci sono tutti e cinque) perché *per me* i Maxïmo Park non sono stati in questi anni un gruppo come tanti, nonostante la loro musica sia per molti versi simile a quella di tanti, e quanto sia loro stupidamente grato per quelle canzoni che sono state esaltante, terribile e consolatoria colonna sonora di tanti miei mesi, e quanto tutto ciò capiti ormai così di rado dopo tanti anni di ascolti e di scoperte musicali. Riesco solo a balbettare che sono venuto dall’Italia apposta e che grazie, davvero, grazie.

MaxïmoParkHMV

Il terzo album del quintetto di Newcastle, ora posso ammetterlo anche qui, non ha mantenuto le sue promesse. Forse è solo colpa del troppo amore per il precedente Our Earthly Pleasures – che me li ha fatti sopravvalutare o che mi ha alzato troppo le aspettative, fate voi. Il fatto che abbia dei momenti di stanca non vuol dire però che la voce di Smith e le stilettate di tastiera o chitarra non mi freghino mai, o che l’ascolto sia privo di emozioni.

L’effetto è poi amplificato se Calm la ascolti nel tragitto in treno che unisce le due maggiori città scozzesi attraversando il nulla. Oppure se la sequenza iniziale Wraithlike/The Penultimate Clinch/The Kids Are Sick Again te la spari negli auricolari mentre attraversi di notte da solo il finto ponte di Edimburgo (città deliziosa), con da una parte la città nuova brulicante fino a poche ore prima di vita e di traffico, sotto di te la ferrovia e dall’altra parte la città vecchia, con il castello e le vie medievali del Royal Mile e le scalinate e le salite su cui interpicarsi e le abbazie da spiare da fuori e i negozietti da setacciare.  Roba da accelerarti il cuore. Nothing to look forward to.

MaxïmoPark_glasgow2
Alla O2 Academy della più grigia e londinese Glasgow (londinese per la somiglianza delle vie dello shopping e per la pioggia) i brani da QTH saranno 8, e si confermeranno adatti all’esecuzione live come avevo previsto fin dai primi ascolti. Ci guadagnano in particolare Tanned (un’orgia di synth impazziti) e Let’s Get Clinical (la canzone più sensuale mai prodotta dai MP), i pezzi più “strani” e che su disco in qualche modo ti lasciano più perplesso. L’effetto di the Kids Are Sick Again me lo aspettavo migliore invece.  Wraithlike è un ciclone che finisce senza che neanche me ne sia accorto.

E poi c’è il valore aggiunto di Paul Smith, parliamone: una vera forza della natura. Ricky Wilson dei Kaiser Chiefs o Alex Kapranos dei Franz Ferdinand (per citare due buone live band inglesi della stessa generazione che ho visto, dal repertorio altrettanto vasto e altrettanto/più famoso) al confronto appaiono semplici mestieranti. Smith valorizza la potenza di fuoco impressionante tirata su dai compagni con un carisma e una “cattiveria” glaciale che non gli daresti, guardando il suo aspetto da gentleman un po’ sfigato (vedi il solito cappello che su e giù dal palco non toglie MAI, e nessuno più crede sia una scelta di look…). La voce è potente, calda e proprio come su disco, senza possedere un timbro particolare né forzarla su soluzioni sofisticate, riesce ad accarezzare e a fare male.

Cinque pezzi a testa anche per i primi due album, con la fanbase britannica che reagisce in modo nettamente più folle a quelli dell’esordio A Certain Trigger. Graffiti è l’apertura indiavolata del live; Going Missing e I Want You To Stay grandiose; su Apply some Pressure che chiuderà lo spettacolo pogo in modo forsennato buttando fuori tutto quanto, non solo le parole del ritornello.

Poi ci sono i piaceri terreni. Girls Who Play Guitars e Our Velocity sono una goduria adrenalinica per le orecchie. Su Books From Boxes non c’è bisogno che racconti nulla, davvero. E l’arrivo sperato ma non preventivato di Parisian Skies e By The Monument mi commuove e annienta definitivamente.

In una scaletta ampiamente soddisfacente (avrei voluto anche The Coast Is Always Changing, Postcard Of A Painting e Your Urge, ma non saprei dire al posto di quali altri pezzi vecchi) c’è spazio verso la fine anche per un inedito (outtake dell’ultimo disco, in seguito bside di Questiong, Not Coasting), eseguito pare spesso: si intitola That Beating Heart, è lenta e non conoscendola è l’unico momento in cui riesco a rifiatare.
Per il resto è un susseguirsi di immagini, entusiasmi e ferite che tornano alla mente senza sosta. Il tutto in mezzo a una bolgia di sconosciuti altrettanto teneramente entusiasti, con i vestiti mezzi zuppi per la pioggia presa per arrivare, con la gambe spossate da un paio di giorni passati in giro a camminare.
Cazzo se lo rifarei mille volte.

Vedere un concerto all’interno di una fuga dalla realtà che gli hai costruito attorno, con vicino a te le persone giuste con cui condividere la propria solitudine, non ha prezzo (in realtà economicamente ce l’ha ed è pure basso, tiè).
Senza contare che la locale O2 Academy, teatrone per concerti fighissimo con galleria e platea, non è esattamente l’equivalente dei Magazzini Generali.

[altre foto a fine post, cliccare per ingrandirle]

– – –

I gruppi di supporto erano stati due. Entrambi hanno voci femminili: questo dice qualcosa sul pubblico e quindi sulla musica dei Maximo Park (non li vedo molto bene gruppi con voce femminile di supporto ai Kaiser Chiefs, per dire).

noisettes
I supporter principali (quelli che poi suoneranno con loro anche in Italia) sono i Noisettes. La cantante è una sorta di Skin dei poveri che vuol fare la panterona à la Grace Jones. Stacco di coscia imperioso, pose da strappona, bella voce esibita pacchianamente. La musica è davvero insignificante: già non mi aveva detto granché quel che avevo ascoltato, ma dal vivo il loro mainstrindie-poprock da sfilata di moda si rivela in tutto il suo fintume. L’ultimo Lenny Kravitz al confronto è da pelle d’oca. Ridateci gli ultimi Garbage, piuttosto.

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I primissimi a esibirsi invece si chiamano Stricken City, di loro al momento del concerto non è ancora uscito neanche un Ep (il mini album Songs About People I Know sarebbe poi uscito nell’estate) ma sono molto più interessanti; le canzoni un po’ stile Orange Juice vs. Siouxsie vs. Metric acquistano più vivacità, la cantante Rebekah Raa tiene bene il palco e dà una lezione di autenticità alla patinata e pettinata frontwoman che l’avrebbe seguita. Mi pare strano che a distanza di mesi di loro non si parli ancora granché, probabilmente non hanno incontrato il favore dei blog e delle webzine “giuste”.

Maxïmo Park setlist

Graffiti
Wraithlike
A Cloud Of Mistery
Our Velocity
I Want You To Stay
The Kids Are Sick Again
In Another World (You Wouldn’t Have Found Me By Now)
Books From Boxes
Going Missing
Let’s Get Clinical
Parisian Skies
Tanned
By The Monument
Calm
Now I’m All Over The Shop
Girls Who Play Guitars
That Beating Heart
Questing, Not Coasting
Apply Some Pressure

Maxïmo Park – Questing, Not Coasting (video)
Maxïmo Park – I Want You To Stay (Live @ The O2 Academy Glasgow 15/05/09)
Maxïmo Park – (gig opening with) Graffiti @ The O2 Academy Glasgow 15/05/09)

 


Maxïmo Park – I Haven’t Seen Her In Ages (acoustic live @ Glasgow HMV)

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Hang the blogger! Hang the blogger!

Avevo accennato, in uno degli ultimi post dello scorso anno, a qualche novità in vista legata a questo blog.
E’ arrivato il momento di annunciarne una.

Su queste pagine ho già parlato più volte di Ponterotto. Per i più distratti: si tratta di un circolo Arci (quello dell’omonima frazione tra Montelupo ed Empoli), rustico quanto accogliente, apparentemente fuori mano ma in realtà facilmente raggiugibile da mezza Toscana (essendo a poche centinaia di metri dall’uscita Empoli Est della Fi-Pi-Li, da Firenze ci si arriva ad esempio  in 20 minuti scarsi di superstrada). Qui, insomma.

Hang the blogger! Hang the blogger!
Da qualche anno, più o meno dal periodo in cui questo blog esiste, Ponterotto il sabato trasforma la sala adiacente al circolo in un locale per concerti: bevute a prezzi onesti, pesci di gommapiuma, palloncini e comode poltrone per rilassarsi e ascoltare buon musica.
La programmazione ha sempre regalato i live di piccoli gruppi alt-pop provenienti da tutta Italia: quelle band "di mezzo", dalla notorietà già nazionale ma ancora di nicchia, che nel circondario, ma anche a Firenze (dove si privilegiano le cover band e la "musica d’autore"), non trovano a tutt’oggi quasi nessuno spazio per suonare (discorso già affrontato qui).
Concerti tutti gratuiti, offerti tutti i sabati e con l’obiettivo di mantenere una certa qualità e coerenza nelle scelte (la polivalente etichetta "indie" potrebbe in questo caso tornare comoda, se ormai non fosse sempre un po’ imbarazzante tirarla fuori). Qualcosa di più unico che raro da queste parti – e uno come me non si poteva che affezionare a un posto del genere.

Alcuni dei nomi visti qui sono approdati a platee un po’ più grandi, altri sono rimasti negli stessi giri, pur facendosi in seguito apprezzare ancor di più.
Tra i tanti (questo elenco non è completo), sono passati a Ponterotto Beatrice Antolini e The Niro, København Store e Gonzo 48k, Port Royal e Canadians, Amycanbe e Comaneci, Fake P e My Awesome Mixtape, Le Man Avec Les Lunettes e Chewingum, Bud Spencer Blues Explosion e X-Mary. Si sono viste anche alcune band straniere (gli svedesi Stars in Coma, i francesi Cyann & Ben, la norvegese Soda Fountain Rag, gli svedesi Mixtapes & Cellmates).
Senza dimenticare naturalmente i beniamini di casa Annie Hall, di cui si parla nel post precedente.

E’ con estremo piacere quindi che procedo a questa doppia segnalazione.

A) Prima di tutto, dopo la manciata di serate tra novembre e dicembre (con Annie Hall, Damien*, El Cijo e alcuni gruppi della zona) la programmazione da questo sabato riparte spedita.

Sabato 9 genHang the blogger! Hang the blogger!naio si inizia con i Jules not Jude.
Ponterotto, provincia di Brescia? I Jules Not Jude sono un po’ i "nipotini" dei concittadini Annie Hall e Le Man Avec Les Lunettes; ancora una volta pop sospeso tra indiepop contemporaneo e richiami beatlesiani (nel loro caso evidenti fin dal nome scelto). La loro unica uscita è l’Ep Clouds of Fish (qui potete ascoltarne tre pezzi), il cui titolo è peraltro adattissimo a Ponterotto e ai suoi pesci volanti colorati.
Per approfondire, oltre all’ascolto qui c’è una recensione, qui un’intervista.

Nelle settimane successive, arriveranno tra gli altri i già da me visti e apprezzatissimi Eterea PostBong Band con il loro electro-funk-caos (sabato 23 gennaio), i The Calorifer Is Very Hot! freschi di nuovo disco (un gradito ritorno, sabato 30 gennaio), i quotati indie-folkers psichedelici Blake/e/e/e (sabato 6 febbraio).

Tenete d’occhio sito, myspace e pagina lastfm di Ponterotto per gli aggiornamenti (non so se io riuscirò a scriverne sempre qui).

B) last but not least: c’è già stata qualche prova nelle prime serate, e a questo punto mi sento di "ufficializzarlo" (…) qui.
Djset è una parola grossa, ma ecco, la musica prima e dopo i concerti (intanto questo sabato, poi anche in seguito con una certa regolarità, senza escludere eventuali "ospiti" più bravi) la metterà il sottoscritto, cercando di indovinare qualche canzone che dica qualcosa (anche) di voi e della vostra vita.

Volete farmi una richiesta per mail e scoprire con quale scusa ve la nego?
Volete ubriacarvi e molestarmi chiedendomi il raggae?
Vi piace la musica dal vivo, mi leggete dalla Toscana e volete venire a salutarmi?
Siete stalker disinteressati alla musica ma curiosi di vedere la mia brutta faccia?

Tutte ottime ragioni per presenziare.

Insomma,
sabato 9 gennaio @ Ponterotto: Jules Not Jude live + Dis:Order djset (nome provvisorio? che imbarazzo)

The Smiths – Panic