It’s not our birthday anymore

Moz-Bus 
No, non me ne ero dimenticato. Non avevo scritto ieri, anche se ci avevano pensato tra gli altri Inkiostro e FedEpop (con abbondanza di link per veri fan e non).

Rimedio adesso. Tanto per te cambia niente: non mi avevi invitato alla tua festa, e nemmeno mi conosci. Se mi conoscessi poi sapresti anche che io faccio spesso gli auguri in ritardo, e mi perdoneresti. Uhm, no, probabilmente no.

moz-initiate 
I compleanni "pesanti" sono un appuntamento a cui giungono tutti, prima o poi. Anche io. Anche quelli che stanno leggendo questo post. E anche tu, è incredibile. 50. Il tempo è l’unico livellatore sociale, per festeggiare le cifre tonde (o semplicemente mettere un punto) non serve esser talentuosi, essersi impegnati, aver avuto particolare fortuna in amore o nella vita. Basta essere ancora qui.

Come ho celebrato la serata del tuo compleanno? Come peggio non potevo, forse. In un posto con musica pessima, gente quasi all’altezza della stessa e atmosfera che non potrebbe esser più lontana da quello che sono io, che siamo noi.
Poi mi sono spostato altrove. Ambiente completamente diverso, eppure egualmente inadeguato all’occasione. La stessa, eterna sensazione di essere fuori posto.
 
moz-maladjusted  
Poi sono salito in macchina per tornare a casa, da solo. E finalmente ho fatto partire Years of Refusal. Finalmente.

Sono arrivato a casa, dove mi attendeva un sonno profondo. E stamattina avevo un grosso sorriso stampato sulla faccia, grazie a un sogno fatto appena prima di svegliarmi e ancora ben nitido nella mia mente.
Più tardi mi sono riascoltato un tuo vecchio disco. E ho abbozzato un altro sorriso notando che tra le sue canzoni Last night I dreamt that somebody loved me precede proprio Unhappy Birthday. Guarda caso.

Forse mi sbagliavo. Una serata del genere era il modo migliore per festeggiarti.
Grazie per tutto, e nonostante tutto.

moz-refusal
(Nelle foto: un giovane Morrissey sfacciato e conturbante; una delle sue copertine più vituperate, con un Morrissey più maturo e a mio parere assai tenero e fascinoso; il Morrissey splendido cinquantenne di oggi. Ne volete ancora? Feticisti! Accomodatevi qui.
Il Moz-Bus all’inizio del post è stato creato grazie a questo.)

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Ordinary people discovering extraordinary powers

Questo sogno è breve (più del post che lo descrive), ma me lo voglio segnare perché curioso.

Sono in un cinema (non uno da me conosciuto nella realtà), da solo. Ho deciso all’ultimo minuto di uscire e venirci, non avevo neanche controllato cosa proiettavano le sue 3 sale. Ahimé, dai cartelloni mi accorgo che due sale propongono i 2 cinepanettoni italiani natalizi, Natale a Rio e il film di Aldo Giovanni e Giacomo. Il terzo titolo non lo riconosco, ma a questo punto non ci sono molte speranze che sia un film d’essai, o semplicemente decente.
Mi infilo in una sala a caso, sperando di evitare almeno De Sica & co. Va male: già dall’inizio dei titolo di testa mi sembra di capire che c’è proprio quello. Mi alzo disgustato.

Sto uscendo, per provare a intrufolarmi in una delle altre due sale, quand’ecco che mi ritrovo in tasca l’enorme telecomando di un vecchio televisore che avevo in casa da piccolo – il primo telecomando su cui abbia mai spippolato, in pratica.
Sono a fondo sala, è buio, nessuno mi vede, e mentre lo spettacolo osceno sta partendo decido di compiere un gesto inutile quanto simbolico: rivolgere il telecomando allo schermo gigante e premere il tasto rosso.
Ed ecco il colpo di scena: la proiezione si interrompe, e all’improvviso scende l’oscurità.

Brusio tra il pubblico. Io ho capito che ho una sola cosa da fare: scappare velocemente. Salgo delle scale, mi infilo ad un’altra proiezione senza incrociare alcuna maschera. Qui il film è già iniziato (non ho capito quale sia, ma qualunque cosa a questo punto va bene), ed è difficile trovare posti vuoti e in buona posizione. Mi sembra di averne individuato uno, ma mentre provo a sedermi uno spettatore antipatico me lo impedisce. Allora lo mando a quel paese e taglio la testa al toro, optando per un posto centrale in prima fila.

Purtroppo le cose si mettono male: giungono da fuori voci concitate, è chiaro che si è scoperto in qualche modo il boicottaggio (involontario, ma di cui vado comunque fiero dentro di me) e lo staff del multisala è stato sguinzagliato alla ricerca del colpevole di interruzione di pubblico spettacolo subumano. Mi sono fatto troppo notare qui, con il mio ingresso tardivo. Mi prenderanno, lo so. Non ho modo di fuggire. Purtroppo tra i miei superpoteri, in questo caso, c’è solo il possesso di un telecomando cinefilo.

So come on home

Il sogno fatto la scorsa notte (anzi, in realtà fatto stamani, nei pochi minuti in cui mi sono riaddormentato per un immeritato pisolino extra dopo la prima sveglia) è qualcosa di troppo assurdo, meno male che c’è apposta il blog per appuntarselo ad memoriam.
Se le premesse sono vaghe, la parte del sogno che ricordo è breve ma particolarmente vivida, per quanto riguarda i luoghi e le sensazioni provate. Meno per le persone coinvolte (al solito, incontrerò via via facce random di amici e conoscenti, in mezzo a vari sconosciuti).

In qualche modo, mi capita di arrivare a Parigi e tornare nella casa in cui sono nato. La grande sala è sempre quella, qualche mobile dell’epoca c’è ancora – anche se l’arredamento ha subito qualche momentaneo spostamento a causa dell’evento in programma. La cosa strana non è tanto che nessuno nel sogno parli francese, quanto il fatto che, come tutti quelli che mi conoscono sanno, io NON sono nato a Parigi, anzi non ci sono proprio mai stato. Però nel sogno è tutto normale: sono all’interno del mio ex appartamento (che pare esser tornato/rimasto di proprietà della mia famiglia, ed è davvero quello), ed è pacifico che esso si trovi a Parigi. Nel sogno evidentemente appartengo ad una famiglia straricca che può permettersi di tenere questo immobile sfitto, e siccome c’era bisogno di qualcuno che ospitasse una piccola serata in zona evidentemente mi ero fatto avanti io (pur non essendo coinvolto in alcun modo nell’organizzazione della stessa).

Di quale serata sto parlando? Ovviamente del concerto casalingo dei Franz Ferdinand. Tra me e me, mentre il concerto ha inizio, probabilmente penso qualcosa tipo "Salottolive ci fa una pippa".

Il live non mi impressiona particolarmente, tra l’altro: i Franz Ferdinand (sono proprio loro, mi sembra di riconoscere qualche membro del gruppo – non Alex Kapranos però) suonano pezzi che non conosciamo, probabilmente in anteprima dei dal nuovo album in arrivo. Aggiungete che li suonano acustici – scelta obbligata, vista la location.
Aggiungete che i pochi che li ascoltano (perché come per ogni evento radical chic che si rispetti la maggior parte dei presenti vaga da una stanza all’altra, chiacchierando e fregandosene di ciò che avviene sul palco) se ne stanno davanti al gruppo seduti, senza mostrare particolare entusiasmo.
Insomma, un po’ un pacco ‘sto concerto (e chissà quanto era alto il cachet! e chi l’ha pagato!): tanto che pure io, che in genere presto sempre attenzione ai concerti a cui assisto finché non sono finiti, mi distraggo.

Beh, tutto qua. Dopo non succede molto altro. Se dovessi scrivere una canzone su questo sogno, sarebbe senz’altro più leggera di quella di Manuel Agnelli: per quanto mi riguarda infatti non ho mai riso tanto come al risveglio (rinuncio invece a cercarvi un qualsivoglia significato: quando è troppo è troppo).

– – –

UPDATE: altro che sogno insensato! In questi giorni si sono verificate o sono arrivate alla mia conoscenza tutta una sequenza di coincidenze davvero inquietanti:

1) i Franz Ferdinand suonano in Italia proprio questo venerdì, in data unica a Milano (in realtà l’avevo letto ma senza memorizzare la data, non potevo né mi interessava andarci).

2) nella stessa città si è svolto nei giorni scorsi il concerto casalingo dei Casino Royale che è apparso proprio oggi online (con un certo clamore, ne ha parlato anche il Corriere), come video di inaugurazione del nuovo progetto di web-tv musicale Pronti al Peggio (e di tutto questo al momento del sogno non sapevo niente).
3) la formula dei mini-concerti ripresi in case o ambienti inusuali e trasmessi sul web ha tra i modelli più famosi i concerts a emporter del noto sito-blog musicale francese La Blogotheque (e nel sogno c’era Parigi).

Ricominciamo

Dottore, stanotte ho dormito pesante e ho sognato molto.
Un altro sogno di quelli avventurosi ambientati in edifici enormi e labirintici – in questo caso un po’ mega-complesso scolastico, un po’ centro commerciale e un po’ base segreta.
Per rendere il sogno più sereno non poteva mancare il cattivo di turno, figuriamoci. Non si sa molto di lui se non che è cattivo e pericoloso.
Il canovaccio del sogno però si discosta dal solito schema "fuga-fuga-fuga", anzi in questo caso prevede un salvataggio: il misterioso avversario, che pure pare conoscere la mia identità ed essere quindi un pericolo anche per me nel caso lo incontrassi, minaccia infatti di rapire o fare del male anche a un bambino non meglio identificato – e di età imprecisata.

Mi mescolo quindi alle persone che popolano questa struttura (e che non sembrano consapevoli del pericolo). All’inizio sono insieme ad un amico – l’unica persona conosciuta del sogno – ma ci dividiamo subito, per esplorare due settori diversi dell’edificio.
Dopo svariate scale, porte e brividi, sembra che abbia esaurito la ricerca. Ma proprio nell’ultima stanza visitata, una specie di aula o piccola sala cinematografica da cui stanno uscendo le ultime persone, noto qualcosa avvolto da una coperta, nei sedili più lontani da dove mi trovo. Mi avvicino, e sotto la coperta appare un neonato, che dorme tranquillo. Chi lo ha mollato lì? E’ stato forse il mio nemico misterioso?

In ogni caso non posso lasciarlo lì abbandonato a se stesso. Prendo in braccio la minuscola creatura, che continuando a dormire si adagia perfettamente sulla mia spalla. Sì, se ne sta beato in braccio a me, che non ero mai riuscito a reggerne uno se non in stile "sacco di patate". E sono proprio io, che non ho mai avuto e al momento continuo a non avere uno straccio di istinto genitoriale, a doverlo portare al sicuro.

Fatto sta che il sogno continua in modo piuttosto confuso. I luoghi continuano a non essermi familiari, e in breve da un luogo "fermo" mi sembra di essere dapprima all’interno di un treno in corsa – da cui non posso quindi scendere – e poi in una nave. Proprio quest’ultima ipotesi si rivela esatta: ma come ci sono finito sopra? E per quanto ho viaggiato? Forse qualcuno (sempre il nemico di cui sopra?) mi ha drogato e lasciato a tradimento su questa nave in rotta per chi sa dove.

Riesco infine a scendere in un porto non troppo affollato: non conosco questo posto. Fa freddo. Salgo su un bus, ma scendo quasi subito, perché mi rendo conto di non sapere dove è diretto. E non riesco a farmi capire da nessuna delle persone che interpello (sia tra i passeggeri del bus, sia tra i rari passanti in cui mi imbatto una volta sceso), né in inglese, né in uno stentato tedesco che provo ad abbozzare. Rispondono con monosillabi in un idioma nordico sconosciuto. A un certo punto ho un’illuminazione, probabilmente dovuta al fatto che l’ultima notizia letta prima di addormentarmi era stata quella del furto della chitarra di Peter Buck avvenuto dopo un concerto ad Helsinki: mi trovo senz’altro nell’estremo nord Europa, in un piccolo villaggio della Finlandia o addirittura in Lapponia.

Il bimbo è sempre abbastanza tranquillo, ma adesso si è svegliato: ha probabilmente fame e sicuramente freddo – forse c’è anche della neve attorno a me, ma questo dottore sinceramente non lo ricordo.

Il sogno si conclude con me che mi avvicino a un minuscolo emporio, che pare esser l’unico negozio aperto, sperando nell’ordine che 1) i gestori siano un po’ più gentili e solidali degli altri autoctoni incrociati finora, 2) sappiano due parole due di inglese, 3) abbiano qualcosa da far mangiare/bere al pupo (l’idea di doverlo prima o poi – ORRORE – cambiare per fortuna mi viene in mente solo adesso), e soprattutto 4) mi permettano di fare una telefonata a qualcuno in Italia, che mi venga immediatamente a riprendere.

Ché posso anche capire che tra i mille significati più o meno inconsci e freudiani di questo sogno ci sia la necessità di lasciarsi indietro certe cose e andare avanti rimboccandosi le maniche, ma forse fare il ragazzo padre in questo buco di paese quasi in mezzo alle renne non è esattamente un grande inizio.

Dream on, dream until your dream come true

Terza e ultima parte (da leggersi di seguito alle prime due puntate, se si ha proprio tempo da perdere) per la saga dei sogni ricorrenti (solo miei?).
Qui le trame sbandano definitivamente sul rosa (o sul VM…).
Nei commenti, chi vuole potrà parlare delle sue variazioni su tema, nei limiti della pubblica decenza…

10) Colpo di Fulmine

Finalmente. Bandite la angoscie esistenziali, le insicurezze, i sensi di colpa, le paure. Questo è il sogno che vorreste fare tutte le notti.
Siete al ballo della scuola di un telefilm adolescenziale ammerigano.
Oppure siete al supermercato.
Oppure siete al mare.
Oppure siete in discoteca.
Oppure siete sull’autobus.
Non ha importanza dove siete, fatto sta che ci siete voi e c’è lei, sconosciuta ma facilmente riconoscibile nel suo ruolo: la Persona Giusta. Che vi guarda e subito vi sorride in quel modo inequivocabile che subito smuove la canonica colonia di farfalle nello stomaco (e non solo quella).

Rispetto alla realtà mancano però i consigli degli amici, i dubbi, le esitazioni, i goffi tentativi di conversazione, quelle frasi uscite di bocca da sole e di cui vi vergognate subito dopo, ecc.
Qui è tutto facile, rapido, idilliaco. Basta uno sguardo e siete già uniti per la vita (fino al risveglio, che vi attende pochi secondi dopo). E per la lingua. E se non vi svegliate troppo velocemente, il divertimento aumenta…

Possibili complicazioni possono però sorgere se la persona con cui scatta il Colpo di Fulmine non è una sconosciuta, ma è una di quelle sub #9 o addirittura sub #12 (vedi sotto).

Guai seri poi se l’idillio è interrotto da una presenza inopportuna e il sogno scivola verso la situazione #7.

11) Esperimenti di sessualità provvisoria

Come nel libro di M.B.Bianchi, gay che hanno relazioni etero ed etero che approdano nel mondo rainbow. Non importa se per poco tempo, o per un’esperienza fugace.
Vabbè, non prendiamoci in giro: se siete gay avrete di rado esperienze del primo tipo, molto più spesso sarete invece voi gli aspiranti crocerossini nei confronti di qualche etero apparentemente irreprensibile e impossibile da "convertire".
La boccaccesca storia degli sposini comaschi (coMaschi in tutti i sensi) è nulla rispetto alle rocambolesche avventure erotico-sentimentali che la vostra fervida fantasia può partorire nottetempo.

12) Il vip all’improvviso

Un personaggio a caso, ma veramente a caso della televisione, della politica o dello sport può sempre apparire in uno qualsiasi degli schemi ricorrenti.

Potrete così trovarvi davanti il vip (o semi-vip, o quasi-vip) mentre scappate dai cattivoni (#4). Trovarvelo come compagno di banco o professore (#8). Essere travolti con l*i da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto (#10 o #11). Collaborare per salvare il pianeta Terra (#2).

I sogni di questo tipo sono senz’altro i più inverosimili e i più esilaranti. Per queste due ragioni sono anche i più raccontati agli amici: li possiamo divertire senza scoprire troppo le nostre debolezze inconscie.
Qui invece io mi autocensuro: non farò neanche un nome, fra tutte le celebrities che hanno popolato i miei sogni più o meno recenti.
Mi sa che è meglio così…

Dream a little dream of me

E proseguiamo con la tassonomia dei sogni ricorrenti.
Se per le situazioni più o meno angosciose descritte nella prima parte qualsiasi psicologo da quattro soldi potrebbe probabilmente fornire delle spiegazioni elementari (insicurezza, paura del futuro, ansie varie), il quadro si complica quando, rispetto ai sogni in cui si è soli contro il destino cinico e baro, entrano in gioco i rapporti interpersonali.
Come nei seguenti casi, in cui dagli scenari thriller e d’azione si passa a quelli comico-drammatici.

7) L’Outing

Attenzione, non coming out: sempre outing dev’essere. E possibilmente traumatico.

Non importa infatti quanto siate proud & open, ci sarà sempre qualcuno al mondo a cui non vi interessa comunicare le vostre preferenze. O da cui non vorreste mai essere sorpresi in certi luoghi, occupazioni o discorsi.
E non importa quanto siano sereni e intimi i vostri rapporti con le persone più care: in questa sadica commedia degli equivoci gran parte di loro non sospetta ancora niente.

Genitori, zii, cugini, colleghi, amici stretti, amici persi di vista, amici di amici che non sopportate, nemici, cassiere della coop, edicolanti, preti, baristi, vicini di casa, compagni di corso o di scuola: vi state facendo il vostro bel sognetto di gay risolto e rilassato e ZAC, ecco che uno a caso fra questi personaggi
a) irrompe in scena proprio mentre vi state cimentando in una gara amatoriale fra drag queen nella vostra discoteca di un Certo Tipo preferita (non chiedetevi cosa ci fanno lì i vostri parenti o amici etero. O cosa ci fate voi in una gara di drag queen. E’ un sogno!);
b) vi saluta mentre state tentando un già delicato approccio con la Persona Giusta di turno appena avvistata;
c) sbucando da dietro l’angolo, si inserisce all’improvviso in una conversazione compromettente che stavate conducendo con qualche vostra fidata conoscenza, con l’aria di chi con uno sguardo ha già capito tutto al volo;
d) vi affronta per un "chiarimento" di cui non c’è in realtà alcun bisogno, visto che – scoprirete – conosce inspiegabilmente e a vostra insaputa l’intera vostra vita sentimental-sessuale.

Tranquilli: generalmente mentre state collassando per l’imbarazzo arriva il salvifico risveglio.

8) "Buongiorno…oggi si interroga!"

E dopo un sogno ricorrente che posso avere in comune solo con l’universo queer, passiamo a una tipologia – come dire – più bipartisan e universale, diffusa (credo) e popolare tra grandi e piccini.
E’ la fifa blu da interrogazione, da esame universitario o da incontro lavorativo importante.
Il tratto in comune tra questi tre appuntamenti è che ovviamente siete del tutto impreparati.
Devo aggiungere qualcosa? Credo che tutti abbiano avuto incubi del genere, anche a distanza di anni (e nelle materie in cui i trascorsi scolastici erano buoni è ancora peggio, perchè alla sensazione di fallimento si aggiunge quella di regresso).

9) A volte ritornano

Capita a tutti, prima o poi, il friend-crossing [ardito neologismo]. Intendo con ciò il trovarsi a gestire un incontro, più o meno casuale, con due o più persone che hanno in comune tra loro soltanto la vostra conoscenza (in contesti diversi).
Nella realtà ne vengono spesso fuori momenti divertenti (se tralasciamo il fatto che l’anello centrale della catena – voi – verrà inevitabilmente messo in mezzo e amichevolmente massacrato).
Nel sogno è tutto più complicato. Anche perchè spesso si rifanno vive persone dal passato.

Potranno spuntare fuori ex partner, ex spasimanti, ex spasimati inutilmente.
Compagni di scuola dalle elementari in su, mai più rivisti.
Gente incontrata in passato chissà dove e quando (al risveglio, vi lambiccherete ancora per mezza giornata tentando di ricordarvene).
Ex amici, con cui avete litigato, con cui vi siete persi di vista senza un motivo preciso o con cui avete tagliato i ponti volutamente perchè facevano parte di un capitolo della vostra vita da chiudere senza rimpianti.

Tutta una serie di personaggi che già vi mettono in imbarazzo se li incrociate per strada. Figuriamoci se questi irrompono nelle vostre normali attività, mentre siete circondati dalle persone che frequentate oggi.

Una costante è poi il comportamento di questi individui: il tempo per loro non sembra passato e vi salutano calorosamente, prendendosi una inaspettata confidenza che può essere irritante. Oppure no.
Gli esiti di questo tipo di sogni sono infatti i più imprevedibili in assoluto. Può succedere di tutto.
(Ad esempio, il sogno potrebbe sfociare in uno di quelli che verranno trattati nel prossimo e ultimo post della serie)

(2 – Continua)

Exit light, enter night

La vita è un sogno o i sogni aiutano a postare meglio?


Può esservi argomento meno interessante per i lettori della propria attività onirica (per lo meno: quel che se ne ricorda al risveglio)? Credo di no.
(Ma scriverci sopra post è gratis, a differenza del consulto di terapisti e psicologi vari, e quindi lo faccio).

Anche per aprire un dibattito, se vi va.
A volte mi chiedo infatti se anche agli altri succede di ritrovarsi così spesso, una volta tra le braccia di Morfeo, in situazioni standard che si ripetono negli anni, con piccole variazioni ogni volta; e di sentirsi come i protagonisti di tanti film di genere, in cui si sa già dove si andrà a parare (a volte ci si rende addirittura conto di essere dentro a un sogno, in pieno stile Nightmare).

Vediamo un po’ se riesco a ricordarmeli tutti, questi sogni ricorrenti dai canovacci neanche troppo originali.
Le possibili motivazioni inconscie e cause scatenanti sono spesso evidenti. Se comunque la psicologa di Marzullo passasse di qui e volesse illuminarmi, è ben accetta.

Non fatevi spaventare da quelle di questa prima (?) tornata: in realtà ormai mi muovo all’interno di queste trame con una certa disinvoltura (è chiaro poi che i sogni più tranquilli difficilmente restano impressi nella memoria come quelli agitati).

1) Panic Room

Forse la più inquietante (anche al risveglio) tra le situazioni-incubo.
La location infatti non è un luogo immaginario e avventuroso, bensì la vostra casa, la cameretta in cui vi sentivate tanto al sicuro, un luogo di lavoro. Uno spazio intimo e sicuro, che improvvisamente viene violato.

Sapete che i ladri sono lì fuori; anche se non si vede o sente nessuno, percepite la loro presenza. E per quanto possiate sprangare porte e terrazze, loro troveranno una qualche apertura da cui passare.
Non sapete chi sono, cosa vogliono, se intendono anche farvi del male o se si limiteranno a portare via tutto. Quel che è certo è che provate rabbia, spavento, angoscia.
Vi sentirete abbandonati da vicini e forze dell’ordine, che non intervengono. Anzi vi ignorano. Oppure semplicemente nel cast di questo sogno non esistono proprio.

Se foste un imprenditore padano leghista (dev’essere un sogno a loro familiare questo) avreste già la soluzione a portata di mano, sotto forma di carabina. Invece le soluzioni a vostra disposizione sono soltanto: a) scappare via, abbandonando tutto; b) portare in salvo i vostri familiari e gli effetti personali più cari; c) adottare soluzioni geniali come rinchiudere i felloni dentro una stanza e poi gridare aiuto. Più forte possibile.

1-bis) Variante-Esorcista

Il pericolo non è costituito da persone, ma da una fonte sovrannaturale di vario genere.
Situazione ancor più drammatica: servono nervi saldi, forse potete sconfiggere Il Male con la sola vostra forza interiore.
Altrimenti, cercate di ricordarvi tutti gli horror visti in passato, per trarre frutto dall’esperienza di spettatore.

2) La catastrofe naturale

Dimenticate i film estivi di Canale 5, con i loro ridicoli effetti speciali e quelle trame di contorno talmente sempre uguali a se stesse che il riderne spezza la tensione (genitori e figli che si riavvicinano, eroi che rischiano la pelle per salvare la propria bella, scienziati nerd che strillano del pericolo dall’inizio del film come novelle Cassandre e che nessuno si fila, fino all’irreparabile).

Dimenticate tutto questo. Quel maremoto che sta per abbattersi sulla città in cui vi trovate (o sul mondo intero, perchè no?), quei crateri che si aprono nel terreno, quel tornado che sta per spazzare via anche voi sono VERI. E senza pause pubblicitarie a salvarvi.
It’s the end of the world as we know it!

3) Il Labirinto

Il prototipo del sogno di avventura.
Chi da piccolo ha letto troppi libro-game capiterà spesso in questa situazione.
Per qualche misterioso motivo è necessario introdursi in uno di questi luoghi inespugnabili (antichi palazzi o castelli, caverne, fortezze, grattacieli); in alternativa, siete prigionieri dentro e dovete uscirne.

Gli ostacoli lungo il percorso sono assemblati in maniera random: in una stanza dovrete sconfiggere classici mostri della tradizione fantasy; in un’altra superare un antifurto a raggi infrarossi o aprire una cassaforte, neanche foste Diabolik; in un’altra dovrete interagire con qualcuno.
Immancabili le pareti su cui arrampicarsi, i bivi su cui andare in crisi, le stanze buie stile "galleria dell’orrore al luna-park".
La variante soprannaturale di cui al punto #1-bis può naturalmente presentarsi anche qui.

La caratteristica principale di questa situazione è che generalmente, oltre che costituire il sogno principale, può presentarsi abbinata ad altra tipologia di sogno, precedendola o seguendola.
E devo confessare che, crescendo, l’adrenalina che il momento-labirinto provoca è quasi piacevole (è quasi un gioco di ruolo dal vivo, in fondo).

4) Il Fuggitivo

Altra situazione altamente adrenalinica. Generalmente è il sequel delle situazioni #1 o #3.
Dovete scappare da qualcuno in particolare (una volta abbandonata la Casa o il Labirinto), ma molto più spesso dovete nascondervi da TUTTI, perchè ricercati, braccati: siete voi il pericolo pubblico numero uno.
I mezzi a disposizione però sono pochi. Soldi in tasca non ne avete, quindi pedalare, anzi correre, ché manco la bici avete!
Generalmente l’ambientazione del sogno-fuga può essere in spazi aperti (campi, foreste, montagne) o in città.
Nel primo caso vi muoverete sicuramente in un ambiente sconosciuto, e ci saranno da macinare diversi chilometri (ma non preoccupatevi: in sogno non si fatica nè si suda).
Nel secondo caso, è possibile che possiate contare su una conoscenza del territorio maggiore di quella del nemico.

Un consiglio: raggiungere un posto in cui rifugiarvi per far calmare le acque, come la casa di qualche conoscente fidato. O una casa qualsiasi, basta riuscire a introdursi. E basta che all’interno non si riveli poi un Labirinto, sennò finite diritti al punto #3 e vi incasinate ancora di più.

4-bis) Variante-Visitors

Chi vuole stanarvi non sono le autorità ufficiali, ma degli indegni invasori/usurpatori di vario tipo.
Unitevi a qualche cellula di resistenza e fate trionfare il bene!

5) Rallenty

Si tratta di un drammatico momento che può presentarsi a complicare ognuna delle 4 situazioni di cui sopra.
Dovete correre, volete correre per scappare da qualcosa o raggiungere qualcos’altro, ma niente da fare: le gambe non reggono, non avete forza.

Ma non è che cadrete in terra esanimi: la corsa proseguirà al rallentatore, come nella ripresa dello sprint finale di uno sportivo.
Manca solo Chariots Of Fire in sottofondo.
L’incubo a più alto tasso di frustrazione, senza dubbio.

6) Mi chiamo Kent. Clark Kent

A chiudere la sezione dedicata ai sogni d’azione, uno fighissimo: SI VOLA!
Oh, a me questo sogno capita spesso – non ho mai negato di avere la testa fra le nuvole.
Ormai ho anche affinato la tecnica: mentre le prime volte ero spaesato e non riuscivo a controllare il mio potere, adesso riesco a salire e scendere di altezza, cambiare direzione e regolare la velocità di crociera con la massima disinvoltura.
Vi potrei spiegare il tutto nei dettagli, ma mica sono scemo.

Inutile dire che la comparsa di questo potere speciale è una vera manna dal cielo (per l’appunto) nelle situazioni #2 e #4.


(1 – Continua, forse)