Perché no, il distacco da Lost non bastava

"A chi mi incontra per strada e mi chiama Cesare;
a chi ha preso la pioggia, il sole, il vento al Franchi;
a chi ha fatto le vacanze a Folgaria, a Castelrotto e a Cortina;
a chi ha pianto per un rigore sbagliato o per la gioia di Anfield;
a chi ha creduto come me e si è emozionato per una solitaria bandiera viola a una finestra;
a chi ha pensato che, nonostante sbagliassi qualche cambio, ero comunque una persona per bene;
a chi ha saputo capire e apprezzare il significato del silenzio;
a chi ha fatto centinaia di chilometri per dire 'Io c'ero', quelli di Verona, di Torino e che hanno pianto di gioia con noi;
a quelli che ci aspettavano all'aeroporto la notte per cantare 'forza viola';
a chi urlava 'falli correre' e a chi ha corso;
a chi mi diceva, toccandomi ogni volta l'anima, 'Grande Mister, uno di noi oppure 'quando parlo con te è come se parlassi con un parente, fratello, zio cugino, padre non fa differenza.
A tutti, a Firenze con la sua eleganza un po' malinconica, la sua diffidenza e la sua generosità, devo dire solo due cose: grazie e vi porterò sempre nel mio cuore. Cesare
"

Fortunati gli interisti, che vedono andarsene l'idolo Mourinho dopo una stagione di vittorie su tutti i fronti.
Claudio Cesare Prandelli invece se ne va da Firenze dopo 5 anni alla fine della stagione più sfortunata, che pure ha portato (di nuovo) le sue soddisfazioni ma è terminata malissimo.
E tutto per andare a raccogliere, da dopo i mondiali, i cocci di una Nazionale di scarponi e vecchi raccomandati che il pessimo Lippi in Sudafrica porterà a un meritato sfascio. Chissà, magari se le cose fossero andate diversamente, con qualche vittoria in più e qualche atteggiamento supponente in meno dalla società… chissà.

Probabilmente finisce un'epoca di posizioni prestigiose in classifica e ne seguirà una con ambizioni più limitate.
Sicuramente va a cercar fortuna altrove una persona che ci mancherà tantissimo. Il distacco sarà durissimo – mi rendo conto solo adesso, per esempio, che quando questo blog è nato, una vita fa, Prandelli già c'era.

Un'altra stagione finale dalla sceneggiatura pessima.
Grazie anche a te, Cesare.
:-(
 

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Intervallo (Lazio-Bari 0-0)

polverini_portafortuna"Ahò! A' camerati daa Lazzzio, a'sbrigateve, nell'intervallo tutti a firma' a lista Pdl pe' Renata vostra, forza e coraggio! DAJEEE che noartri er trenino dell'amore lo famo arriva' in orario! Cosa? Troppo tardi? Ma che sta' a dì, esclusa? Ma io smòvo mare e monti, ma io faccio ricorsi, pure quell'artro vecchiaccio m'ha promesso che 'na leggiuccia apposta la fa pure per me, disce nun je frega se so' amichetta de quer cacasotto alla Camera, m'ajuta uguale! E se i giudici nun ne vojon sapere je mettiamo a ferro e fuoco la città, abbelliiiii! Come, che disci te? Che nun c'è proprio più nulla da fare, ormai avémo fatto la figura demmerda per colpa d'uno zozzone ch'era andato a magna' a'porchetta e me tocca còre da sola? E vabbe', vor dì che corerò da sola, a me mica nulla me spaventa, eiaeiaallallà! E mar che vada, se pe' sbajo vince quaa'bbburina magnapreti scioperata daafame che nun se la pija manco un beccamorto io qui 'na nuova cariera già ce l'ho assicurata! Ché da Floris ormai me so' brusciata e nun posso tornacce più che me se spetasciono dietro a ride se me ripresento. PANINIIII! Bibbite fresche gelati paniniiii, spescialità der mese PANINO DE'MIJONI (ahahah chefforte so'ppure autoironica, sull'inconveniente proscedurale me'nvento pure er business alimentare e svòrto!). Ahò, forza Lazzziooooooooo! Daje che semo ancora zzerazzero ma me sento che ner secondo tempo 'sti terroni comunisti che hanno eletto quer froscio s'asfartano! Daje che ve porta fortuna Renatona vostra, me sento come tutto l'alone daa fortuna addosso! PANINIIIII!"

1969-2009

viola68-69
Superchi, Rogora, Mancin, Esposito, Ferrante, Brizi, Chiarugi, Merlo, Maraschi, De Sisti, Amarildo (Rizzo dall’80’).
(non utilizzati: Bandoni, Stanzial, Pirovano, Cencetti, Danova, Mariani)
All. Pesaola.

Esattamente 40 anni fa, minuto più minuto meno, la Fiorentina scesa in campo con questa formazione vinceva 2-0 a Torino contro la Juventus nella penultima giornata di campionato, conquistando il suo secondo e ultimo scudetto.

Soltanto due sì, ma guadagnati. E l’orgoglio di non dover rimpiangere gente come Moggi vale più di dieci stellette.

Terapia riparativa?

Ieri sera (poche ore fa per chi scrive) si sono conclusi gli ultimi gironi di Champions League. La Fiorentina (per colpa della terza fascia di sorteggio in cui era inserita) era impegnata nel difficile girone F, con Lione e Bayern Monaco. Non ce l’ha fatta a qualificarsi per il turno successivo: non bastasse la superiorità delle due avversarie, ci hanno messo lo zampino la sfortuna e l’inesperienza a livello europeo della rosa (il doppio vantaggio recuperato dal Lione nella prima partita ha segnato negativamente il cammino nel girone fin dall’inizio).

Nell’ultima partita di stasera è arrivata la prima vittoria su sei partite (in precedenza c’erano stati solo 3 pareggi), nella trasferta rumena in casa della Steaua Bucarest. Quindi ci sarà il paracadute della Uefa.

Ma non è di questo che volevo parlare. Volevo parlare della copertura televisiva fornita alla Champions League dalla RAI, che ne detiene i diritti in chiaro. Alla tv del servizio pubblico per la prima fase spetta solo la possibilità di trasmettere un match per ogni turno: uno dei due che si svolgeva il mercoledì.

La Fiorentina giocava in contemporanea alla Juventus, e tre sono state le occasioni in cui le due squadre erano impegnate il mercoledì (mentre Roma e Inter giocavano il martedì).
Ecco le scelte della Rai:

1) 17 settembre, primo turno:
Juventus – Zenit San Pietroburgo
Lione – Fiorentina

La Rai trasmette la Juventus. E qui va beh, è il primo turno (però la seconda partita era più equilibrata).

2) 5 novembre, quarto turno:
Real Madrid – Juventus
Fiorentina – Bayern Monaco

Le partite sono entrambe di richiamo. La situazione nel girone Juve prima della partita è: Juve 7 punti, Real Madrid 6, Bate Borisov 2, Zenit 1: insomma, ci si gioca il primo posto, con la qualificazione già in arrivo.
Girone dei viola: Bayern 7 punti, Lione 5, Fiorentina 2, Steaua 1. Per la Fiorentina è un’occasione decisiva per rimettersi in corsa, quindi.
La Rai trasmette la Juventus.

3) ieri, sesto e ultimo turno:
Juventus – Bate Borisov
Steaua Bucarest – Fiorentina

Girone Juve: Juve 11 punti e Real 9 (già qualificate), Zenit 5, Bate Borisov 2.
Girone Fiorentina: Bayern e Lione 11 punti (già qualificate), Fiorentina 3 e Steaua 1 (si giocano il posto in Uefa).

E la Rai per la terza volta trasmette la Juventus, in una partita di nessun interesse tecnico né agonistico.
E a fine partita nessun tesserato viola di presenta davanti alle telecamere Rai. Chissà perché.

L’odio anti-juventino si nutre anche di questi piccoli grandi privilegi (oltre che della boria, dello strapotere economico e politico, delle ruberie di decenni).

A tal proposito, approfitto del post per segnalare una delirante pubblicità sentita sull’emittente fiorentina Radioblu. Lo spot inizia così: "TUO FIGLIO POTREBBE DIVENTARE JUVENTINO!!!"
Il prodotto pubblicizzato (i toni dello speaker ovviamente sono goliardici) è niente meno che l’esilarante iniziativa editoriale delle FIABE VIOLA. Questa l’unica traccia che ne ho trovato su internet:

Campagna per la profilassi antijuventina e degobbizzazione dell’infanzia. Più di metà degli Italiani è tifoso di calcio. Tra questi, ben uno su tre – uno su tre! – tifa Juventus. Un’epidemia che non risparmia nemmeno i bambini! Per proteggere l’infanzia da questo terribile rischio i laboratori Mediapoint hanno selezionato un nuovo vaccino in grado – si spera – di sconfiggere il virus juventino: FIABE VIOLA. Vuoi contribuire anche tu a fermare l’epidemia bianconera? Vuoi dare una mano a salvare tanti bambini che rischiano di diventare gobbi? Aiutali a restare sani Aiutali a restare liberi Aiutali a diventare Viola! IN EDICOLA E LIBRERIA.

E qui sotto un’immagine. Notare il titolo della storia, "La dentiera bianconera". Geni.

fiabeviola
[Qui si scrive e ci si lamenta di cazzate, non vuol dire che non ci si allarmi per gli annunciate modifiche alla Costituzione a colpi di maggioranza]

Bulls on parade

Lo so che arrivo per ultimo, ma del resto seguo pochissimo il carrozzone-Formula1 (se esiste un mondo più distante anche del calcio professionistico da quel che dovrebbe rappresentare la parola "sport", ecco forse è quello).
Avevo già sentito parlare di entrambe in passato, ma solo oggi mi rendo conto dell’esistenza contemporanea delle scuderie Red Bull e Toro Rosso (quest’ultima è la ex Minardi, e ha oggi colto una vittoria storica). Wikipedia spiega il legame tra le due (la scuderia italiana con base a Faenza è una sorta di dependance di quella austriaca e dal nome anglofono), ma del resto il sospetto mi aveva – come dire – sfiorato.

Dai, è ridicolo. Un po’ come se nel campionato italiano di serie A arrivasse anche la Gioventù.

L’Olimpiade è vicina

Non ho intenzione di dedicare troppe parole alle Olimpiadi e alle mille polemiche che le riguardano scoppiate in questi giorni (che non linkerò nemmeno). Spero che questo breve post chiarisca una volta per tutte come la penso.

Chiamatemi ottimista, ma io credo profondamente nell’importanza dello spirito della fiaccola olimpica: i giochi possono essere davvero un’occasione per abbattere virtualmente le frontiere tra tutti i popoli, e per far avanzare ovunque la cultura dei diritti umani.
E’ vero, nell’assegnazione dei giochi ormai vicini potranno essere entrati in gioco anche degli interessi economici, ma ormai cosa importa? Sono sicuro che il grande paese che le ospiterà saprà essere all’altezza dell’onore, e con i suoi grandi mezzi promuoverà attivamente la pace, la libertà di coscienza e la giustizia sociale al suo interno e all’estero.
Per questo sarò senz’altro in prima fila a seguire e ad applaudire le gare di tutti gli sport, anche quelli a me più indigesti: quello che conta è lo spirito dei cinque cerchi.

Insomma, faccio già il conto alla rovescia: in fondo il 2012 è dietro l’angolo.

Schizofrenie calcistiche

Ad memoriam, le ultime sensazioni prima dell’inizio del quarto di finale tra Italia e Spagna fermate al volo su WM.
Offendete pure, se porto male.

«Una cartolina a Milanello»

A freddo, dopo due giorni, ancora non mi sembra vero. Ce l’abbiamo fatta davvero, stavolta.

Alla terza stagione consecutiva in cui la Fiorentina si classifica sul campo tra le prime quattro, finalmente ha raggiunto le qualificazioni della Champions’ League anche ufficialmente. E soprattutto è stato finalmente da esse escluso il Milan, che come molti ricorderanno era stato punito in modo ridicolo per lo scandalo Calciopoli, in cui i suoi dirigenti erano in tutta evidenza ben più coinvolti di quelli viola. Guardare il raffronto tra le classifiche "ufficiali" e virtuali degli ultimi anni da una parte inorgoglisce per la continuità di risultati della gestione Prandelli, dall’altra fa tornare la rabbia per il solito trattamento due pesi e due misure.

2005-06

 
2006-07 

2007-08

2007-08 
Ma ormai non importa più. La fiducia in questo gruppo che avevo espresso un anno fa era evidentemente ben riposta: al termine dell’ennesima stagione straordinaria (vissuta fino in fondo su due fronti, con una sfortunata eliminazione in semifinale Uefa), raccogliendo le forze residue, abbiamo avuto la meglio sul Milan in una volata entusiasmante, con sorpasso rossonero e controsorpasso viola.
E diversamente dalla coppa, per il 4° posto hanno prevalso i migliori.
L’epilogo, a Torino con i granata, è stato l’emblema di una stagione: una partita soffertissima, vinta di misura dopo tanta sfortuna. Qui gli highlights, con alla fine lo straordinario gol di Osvaldo (che già si era messo in luce proprio a Torino con il gol dello storico 3-2 alla Juventus, qui con la radiocronaca di David "quante ce ne hanno rubate" Guetta). [E’ del Guetta anche la citazione nel titolo di questo post]

Una sola cosa avrei desiderato in più, oltre al risultato finale raggiunto: mi sarebbe piaciuto che uno dei gol decisivi delle ultime giornate lo avesse segnato Giampaolo Pazzini. Uno che in campo ha dato sempre tutto e ha spesso interpretato benissimo il suo ruolo, ma senza trovare personalmente la via del gol con continuità – in parte per pura sfortuna, in parte anche per una probabile crisi di crescita. Uno messo spesso in croce abbastanza immeritatamente, a mio parere, e che mi farebbe piacere restasse ancora, per dimostrare quello che vale.

Chi sicuramente se ne andrà (destinazione Atletico Madrid) è invece Tomas Ujfaluši, la cui personalità sicuramente mancherà alla difesa. Vedremo se sarà adeguatamente rimpiazzato. Quel che è certo è che mi mancherà la varietà di pronunce fantasiose del suo nome e cognome: la migliore che ho sentito in questi anni è stata Ucci Falucci.

Speriamo invece che resti Sebastian Frey, uno che sarebbe davvero difficile da sostituire (anche se, dovendo giudicare gli altri portieri di Serie A per le prestazioni sfoderate contro la Fiorentina, questo non sarebbe del tutto vero, visto che metà di loro si è trasformata in Buffon per un giorno…). E che i nuovi arrivi arricchiscano la rosa, mantenendone lo spirito di gruppo attuale.

prandelli– – –

Infine (e ne parlo brevemente perché è una questione che un po’ stona all’interno di questo post, per come va al di là di un traguardo calcistico), il pensiero più grande va a Cesare Prandelli.
Non solo per i risultati che ha portato a questa squadra e a questa città, o per la sua capacità tecnica, educazione e serietà. Ma soprattutto per quel che gli è successo quest’anno; per  la dignità con cui l’ha affrontato; perché infine se da qualche parte nel calcio sono rimasti dei valori sportivi e umani, è sicuramente merito di persone come lui.
E vedere in giro per Firenze cartelloni come questo qui a fianco non può che confermare questa convinzione, e renderci tutti orgogliosi di averlo qui.

Grazie.

L’importante è prenderla bene

scottish_music_no_thanksLo so. La palla è rotonda. L’importante è partecipare. È la dura legge del gol. Il calcio è crudele, e la cinica lotteria dei rigori lo è ancora di più.
In fondo, una semifinale Uefa al rientro in Europa dopo diversi anni non è mica un traguardo da buttar via.
E poi restiamo la squadra italiana che quest’anno è andata più avanti nelle coppe.
E poi si trattava nel caso di specie della coppa più inutile, che avrà peraltro una finale più indegna del solito (visto che la squadra favorita nell’altra semifinale, quella che ha per punta di diamante il Grande Ex con cui ambivamo a batterci nello scontro decisivo, ha fatto molto peggio di noi).
E poi noi usciamo con l’onore delle armi, da trionfatori morali.
E poi insomma, se in 210 minuti di dominio totale del campo non siamo riusciti a segnare neanche un gol agli scozzesi del Rangers di Glasgow è anche un po’ colpa nostra.
E se questi scarponi in gonnella, dopo aver fatto catenaccio per 210 minuti (gli ultimi in 10 uomini), sono riusciti ad essere più lucidi di noi ai rigori, bisogna dargliene atto e ammettere sportivamente la sconfitta.

E infatti l’ho presa bene. Niente trasmissioni lamentose del dopo-partita sulle radio locali, niente servizi televisivi, niente rimpianti per la finale di Manchester mancata.
Mi sono subito cercato altre attività per occupare il resto della mia serata e non pensarci più.

Come prima cosa, come potete notare dall’immagine qui sopra (come al solito, cliccare per ingrandire), ho colto l’occasione per dare una bella pulita all’hard-disc.

Te amo Irina

[Un post nostalgico, provinciale, ma soprattutto – orrore! – tifoso]

Non ricordo precisamente in quale occasione, da ragazzino, sono stato per la prima volta allo stadio a vedere la Fiorentina.
Si trattava, ne sono certo, di una partita amichevole: forse quella di addio al calcio di Giancarlo Antognoni, un mito nel cui culto ero cresciuto, ma che per ragioni anagrafiche non avevo fatto in tempo ad ammirare nei suoi anni d'oro.

I tardi anni 80 mi hanno visto seguire alla radio (il Guetta c'era già da tempo) i tristi campionati della squadra viola dell'epoca, che quando non viaggiava sul filo della retrocessione era destinata a campionati anonimi.
In compenso, la coppa UEFA 1989-90 fu un'avventura incredibile: quella squadra così sofferente in campionato avrebbe davvero meritato la vittoria finale, dopo aver eliminato un allora forte Atletico Madrid al primo turno e poi Sochaux ( forse l'unico avversario a noi inferiore sulla carta), Dinamo Kiex, Auxerre e Werder Brema. Ricordo ancora l'ordine delle avversarie e l'entusiasmo dopo ogni qualificazione (quanto erano belle le coppe senza i gironi, signoramia), il campo gelato di Kiev (la partita andava in tv di pomeriggio: fu probabilmente il mio primo impatto col concetto di fuso orario), Marco Nappi con l'ormai storico numero della foca (una dozzina di metri percorsi mantendendo il possesso di palla con ripetuti colpi di testa; anche se mica sono sicurissimo che lo fece in coppa). E poi il giovane e timido Roberto Baggio, con le sue splendide giocate.
In finale però era arrivata anche la Juventus, che doveva vincere. E lo fece, grazie al solito arbitro compiacente (lo spagnolo Soriano Aladren: nomen omen) e a un'opportuna squalifica del nostro campo che dirottò la finale di ritorno sul feudo bianconero di Avellino.

Ma di tutto questo ho ricordi vividi ma sparuti. La Fiorentina che ho davvero nel cuore è quella degli anni 90, gestione Cecchi Gori.
Furono anni intensi, con ulteriori beffe da parte della giustizia sportiva (anche europea, vedi la squalifica post-Barcellona e la successiva vergogna di Salerno) e una quasi immediata retrocessione, dovuta all'inesperienza nel mondo del calcio della pittoresca dinastia di produttori cinematografici.
Ma arrivarono anche i successi, che furono sudati e meritati. Una Coppa Italia, la Supercoppa italiana strappata a San Siro al Milan campione d'Italia (prima volta in cui prevalse la vincitrice dello scudetto), vittorie prestigiose in Europa.

Anche altri buoni giocatori vestirono la maglia viola negli anni 90: ma tre sono i giocatori simbolo di quella squadra, che nell'inverno 1998 con Trapattoni alla guida lottò anche per lo scudetto.
Tre bandiere, in un'epoca in cui le bandiere già non esistevano più.
Tre campioni di levatura internazionale che rinunciarono a guadagni e a soddisfazioni maggiori per restare più a lungo di quanto tutti avevano previsto a Firenze, una realtà che non aveva i mezzi per vincere e soprattutto in cui vincere non era permesso. Certo, anche una realtà che li coccolava (e a quel disgraziato di Vittorio va dato atto di aver fatto l'impossibile per tenerseli il più possibile, finchè non fu trascinato a fondo dal disastro finanziario del suo gruppo).

Questo post è un omaggio che dovevo a loro.
Per primo a Gabriel Omar Batistuta, il bomber dei record, quello che per me resterà sempre IL centravanti. Un atleta straordinario, che qui abbiamo visto crescere e crearsi dal nulla un bagaglio tecnico immenso (nel '91 quando arrivò era solo uno spilungone dal buon tiro), con l'impegno e il sacrificio. Un attaccante che non tirava mai indietro la gamba e un uomo che ci metteva sempre la faccia; uno che non nascondeva la sua posizione anche se critica nei confronti della proprietà, ma che restava sempre al tempo stesso l'uomo-squadra, la sicurezza. I capricci da bambino viziato dei vari Totti, Adriano e Cassano erano distanti anni luce da lui.

Se ne andò per primo Bati, venduto proprio alla Roma, dove arrivò e guarda caso vinse immediatamente uno scudetto. I soldi ricavati dalla sua cessione, 70 miliardi di lire, finirono nelle casse di una finanziaria del gruppo CG (il baratro era già dietro l'angolo).
In maglia giallorossa segnò anche alla Fiorentina, da gran professionista qual era (un carattere molto diverso da quello di Roberto Baggio, che da juventino si rifiutò di tirare un rigore contro la squadra che lo aveva lanciato…però poi si sarebbe anche girato mezza serie A).

Ma io lo so, nel suo cuore è come se quello scudetto Batigol lo avesse vinto sotto la curva che gli dedicò una statua dorata; in quello stadio zeppo di tifosi in delirio che attesero fino alle 2 di notte il ritorno della squadra che aveva conquistato la Coppa Italia a Bergamo; davanti a quei tifosi che aveva fatto sognare con i suoi gol a Wembley, al Camp Nou e con quel "Te amo Irina, te amo" per la moglie urlato alle telecamere a bordo campo a San Siro, dopo la sua doppietta in Supercoppa (sboronata romantica che credo lo abbia consacrato uomo da sposare presso molte tifose viola e non).

Quando nel 2000 Batistuta se ne andò, la squadra potè non perdersi perchè era rimasto a guidarla, in campo e fuori, un altro campione eccezionale: Manuel Rui Costa. Era impossibile non amare un centrocampista come il Rui Costa degli ultimi anni in viola, con quella continuità, quella personalità, quell'attaccamento alla maglia e quella capacità di accendere il gioco della squadra anche in presenza di compagni di reparto dal tasso tecnico non sempre all'altezza.

Arrivò nel 1994 che era ancora un trequartista discontinuo e un ragazzo bizzoso, che mandava a quel paese il buon Claudio Ranieri che lo faceva maturare a suon di sostituzioni.
Se ne andò nel 2001 – dopo averci regalato una seconda coppa Italia, e stavolta il baratro era davvero vicino – che era diventato un giocatore a tutto campo e un atleta maturo e intelligente. La sua destinazione fu il Milan, squadra in cui era solo una stella tra le tante, ma in cui contribuì a molte vittorie con la sua classe e la sua correttezza all'interno dello spogliatoio. Anche lui trovò altrove lo scudetto che gli spettava, oltre a una Champions League.

Sempre nel 2001, insieme a Rui Costa se ne andò anche il terzo pilastro della Fiorentina degli anni 90, Francesco Toldo. La prima pietra su cui nel 1993 era stata ricostruita la squadra – dopo la prima ingloriosa retrocessione.
Aspetto da gigante buono,
i punti di forza del portierone padovano erano la sicurezza sulle palle alte e la continuità nelle prestazioni. Solo il talento leggermente superiore di Buffon poteva portargli via il posto da titolare in Nazionale. Ma grida vendetta la sua precoce esclusione dal giro azzurro, in cui a mio parere avrebbe dovuto restare. Purtroppo lo hanno penalizzato prima il fatto di giocare in una squadra "non a strisce", poi una volta approdato all'Inter gli infortuni e la scarsa fiducia riposta in lui dagli allenatori. Eppure, dopo quei tre rigori parati nella semifinale a Euro 2000, avrebbe meritato di essere anche lui tra i campioni del mondo di Germania 2006.
Ma il destino aveva deciso diversamente.

In effetti, nessuno di questi tre giocatori è riuscito a vincere il campionato del mondo, pur militando entrambi in squadre che erano tra le favorite.
Un altro punto in comune tra loro è aver vinto tutti uno scudetto in Italia, ma solo una volta allontanatisi da quella Firenze che avevano incantato (finendo in 3 squadre diverse, ma non alla Juventus: non avrebbero potuto).

Sì, perchè l'occasione di questo lungo post è la conquista dello scudetto sul campo (quello 2006 assegnato dalla Telecom non conta) anche da parte di Toldo, con l'Inter.
Un campionato in parte falsato e poco combattuto quello che si sta per concludere, vinto da una società poco simpatica e da un allenatore ancor meno simpatico.
Però io nei giorni scorsi, guardando i festeggiamenti dei nerazzurri, ho subito pensato a Toldo, che pure ora mi pare non esser neanche più titolare fisso, a beneficio dell'ennesimo inutile portiere straniero. Finalmente è riuscito anche lui a conquistare lo scudetto che si meritava e che Firenze non gli ha dato.

E' quasi la chiusura di un cerchio, se aggiungiamo che in questi giorni sono tornati al successo anche i due allenatori simbolo della Fiorentina di quegli anni. Il sempiterno Giovanni Trapattoni è campione d'Austria (quarto paese in cui vince un campionato!), mentre Claudio Ranieri ha compiuto il miracolo di rimettere in corsa per la salvezza un Parma che pareva agonizzante. Sono contento anche per loro.

Nel frattempo a Firenze, dopo una retrocessione+fallimento e una rocambolesca risalita dalla C2, alcune cose non sono cambiate. Stesso trattamento da parte degli arbitri, stessa "equità" da parte della giustizia sportiva, stesso "peso" della società nel Palazzo dei soliti noti.
Ma si va ancora orgogliosamente avanti: la società adesso è solida, c'è un Prandelli che è una garanzia per il futuro, tanti giovani di buone prospettive. Magari l'anno prossimo riusciremo per la terza volta a fare più di 65 punti; magari a questo giro non troveranno una scusa per toglierceli.

Intanto, ora che tutti e tre quei ragazzi hanno trionfato, come tifoso della squadra di cui hanno rappresentato l'anima sento di aver vinto anch'io con loro un piccolo scudetto simbolico.
E sono sicuro che anche quei tre, guardandosi indietro, penseranno per sempre che quel loro scudetto è anche un po' di Firenze.

Doccia fredda per chi?

Pochi minuti fa a Cardiff è stato dato l’annuncio dell’assegnazione degli Europei 2012 a Polonia e Ucraina.
Battute l’altra accoppiata Croazia-Ungheria e l’Italia.

Giusto così: un premio al calcio italiano in questo momento sarebbe stato una vergogna. Un movimento "sportivo" che ha la faccia tosta di non ritirare la propria candidatura dopo tutto quello che è successo solo nell’ultimo anno (ma non temete: l’estate si annuncia foriera di nuovi scandali) si merita che anche il terzo mondo calcistico gli passi avanti.

Pure un europeo giocato nei campetti delle Far Oer sarebbe stato più dignitoso di uno gestito dai soliti Carraro, Matarrese e compagnia bella.

Ah, e la Melandri [*] farebbe bene ad asciugare le lacrime e rallegrarsi piuttosto della notizia. Più cultura sportiva di base e meno kermesse con sprechi annessi, grazie.

[*] Update: no, la Melandri non l’ha presa per niente bene. Ai Tg straparlava di Ucraina come "paese appena entrato nell’Unione Europea"…

Ciao Ciao Ciao Ciao Ciao Ciao Ciao Totti

Nella conferenza stampa-teatrino della vigilia Totti ci aveva tenuto a sottolineare – tra una barza e un’imitazione – che per lui Manchester-Roma, ritorno dei quarti di finale di Champions, era più importante della finale mondiale giocata lo scorso luglio.
 
totti & spalletti prima delle 7 pappine
Un po’ lo capisco: parlava da tifoso, e anche io normalmente mi infervoro di più per la mia squadra che per la nazionale. 
 
Tuttavia, un po’ di spirito patriottico ce l’ho: e la gioia vissuta per quella vittoria mondiale (a cui lui e la sua boria hanno contribuito ben poco) è comunque maggiore del GODIMENTO SFRENATO provato stasera, per una, due, tre, quattro, cinque, sei, sette volte.
O forse chissà, sono solo due cose diverse.

Ah, chissà se Ferguson aspetterà Spalletti e i suoi nel tunnel degli spogliatori per stringere la mano a tutti ahahahahahahahhhhhhhhhhhh

Life is  now.
Facce ride adesso, Francé.
Occhio che a momenti pareggiano.
Oh, comunque se segnano 5 gol nel recupero passano.
Po po po po po po po.
(…)
(Chi vuole unirsi agli sfottò nei commenti è benvenut*)

I veri poveretti

(aka la sterile polemica calcistica del lunedì)


I veri poveretti
sono il signor Guidolin, un allenatore già appartenente alla scuderia GEA che dà lezioni di sportività, e il signor Zamparini, che discetta amabilmente delle abitudini di rumeni e zingarelli.

Penso che Prandelli potrà anche farsi una ragione di non essere più salutato da Guidolin, la cui squadra quest’anno ha già segnato due volte con un avversario a terra (contro Livorno e Catania), ovviamente senza poi nemmeno sognarsi di far segnare l’avversario come risarcimento (questo pretendeva ieri l’allenatore rosanero nei suoi vaneggiamenti isterici).

E penso che Mutu, se anche avesse visto Guana inciampare mentre perdeva la palla (ed é probabile), abbia fatto benissimo a proseguire la sua azione da manuale del calcio e a segnare.
E’ stato da tempo stabilito che é solo compito del’arbitro interrompere il gioco per gli infortuni gravi. Sarebbe davvero l’ora di finirla con la prassi per cui, quando non si riesce a contrastare o in subordine azzoppare l’avversario, ci si butta in terra in preda a finti infortuni per stoppare le azioni pericolose, facendo leva su un presunto senso di fair play (e di colpa) tutto italiano…per poi rialzarsi subito una volta raggiunto lo scopo (abitudine questa che mi disgusta tanto quanto la pseudo-sportività pelosa di uno Spalletti che sprona la sua squadra a segnare 7 volte agli avversari ridotti in dieci per poi farsi ben inquadrare dalle telecamere mentre all’uscita stringe la mano a tutti con aria contrita).

Tra l’altro, l’infortunio di Guana era talmente grave che il difensore del Palermo é rimasto in campo fino al 94′. Almeno avrebbe potuto recitare fino in fondo e farsi sostituire uscendo in barella, così la sceneggiata del patetico Guidolin avrebbe raccolto qualche applauso e attestato di solidarietà in più tra gli opinionisti da quattro soldi.

Raciti chi?

…e dopo un turno di stop ecco, come previsto, il colpo di spugna. Tra ieri e oggi, tornano in campo tutti.
Come se questo campionato non fosse già stato abbastanza falsato dalle penalizzazioni iniziali, invece di fermare tutto per due mesi /tre mesi/tutto l’anno (finchè la sicurezza non è garantita ovunque), si ricomincia in ordine sparso.
Su neanche la metà dei campi di A e di B gli stadi saranno pieni dei soli tifosi di casa. Le altre squadre giocheranno a porte chiuse, per due mesi/tre mesi/tutto il campionato. Non importa se il comportamento del loro pubblico è sempre stato esemplare (Empoli, Udinese, Chievo) e non è mai stato causa di sospensione di un derby.

Ah, però aspetta, se la Juve e le romane erano già sistemate, ci rimettevano ancora le milanesi. Quindi ecco l’ennesima deroga in extremis, visto che i diritti di un tifoso meneghino contano più di quelli del resto d’Italia: ingresso possibile a San Siro per gli abbonati. Anche per i motorini?


Poi dice che uno non parla di calcio. Di cosa si dovrebbe parlare, dei presidenti cafoni, che invece di chiedere un fermo più lungo del campionato per poi ripartire tutti con pari chances si sono accodati al "rigiocare subito e senza regole" di Matarrese?
Dei giocatori, che invece di ribellarsi come categoria a questa palese ingiustizia (dal punto di vista sportivo) timbrano il cartellino per poi accomodarsi alla milionaria cassa?

UPDATE post-partita: (vista in tv, come sempre): però pare che chi ha i biglietti omaggio in tribuna vip ci possa entrare lo stesso…

UPDATE serale: i tifosi della Roma si distinguono sempre per lo stile.

«Si rischia di rompere il giocattolo»

E ancora:

"I morti del sistema calcistico purtroppo fanno parte di questo grandissimo movimento che le forze dell’ordine ancora non riescono a controllare"

"Noi siamo addolorati, ma lo spettacolo deve continuare. La Fiat non è che per rilanciarsi ha dovuto fermare le macchine. Ecco, noi vogliamo copiare il rilancio che ha avuto la Fiat"

"Il calcio non si deve mai chiudere. E’ la regola principale: questa è un’industria che paga i suoi prezzi"

Perle di saggezza dal dinosauro Antonio Matarrese, tornato trionfalmente dall’estate scorsa alla presidenza della Lega (la sua intervista non è stata accolta benissimo: ma c’è da scommettere che quando se ne andrà lui tornerà Carraro, in un riciclo infinito).

Sulla questione calcio & violenza potrebbero bastare queste citazioni ad esprimere il mio pessimismo sulla possibilità di un vero cambio di rotta.
Me lo ricordo il caso di Vincenzo Spagnolo, il tifoso del Genoa accoltellato a morte nel 1995 in occasione di una partita col Milan: campionato fermo per una settimana, aria di repulisti e di cambio di rotta. Sono passati 12 anni e la situazione la vediamo tutti.
Per Antonino Currò, tifoso del Messina ucciso da una bomba carta nel 2001 durante un derby di serie B col Catania, ci si limitò al cordoglio generale. In fondo, lasciò le penne in una partita di B.
Per non parlare dei morti dei campionati minori: il minuto di silenzio su tutti i campi è il massimo traguardo per loro, altro che pelose sottoscrizioni del Tg5 per i parenti superstiti o Tg1 fatto slittare per mandare in onda i funerali in diretta (mentre fuori dalla Chiesa si svolge senza intoppi la processione patronale, naturalmente).

Stavolta il clamore è massimo: la vittima è un poliziotto. Quindi le giornate di stop saranno addirittura due. Più, forse, altre due a porte chiuse in tutti gli stadi. Più le inevitabili squalifiche per il Catania. Più la fine delle deroghe generalizzate alla legge Pisanu. Più, lo spero, il divieto di trasferte per tutti almeno fino a fine campionato (spiacente per il 20% di veri tifosi che saranno costretti alla tv, ma è ormai chiaro che il restante 80% di chi viaggia al seguito delle squadre di calcio è teppaglia che devasta treni, autogrill e infine quegli stadi in cui spesso pretende di entrare senza biglietto: sarebbe ora che questi signori ricevessero un bel calcio nel culo).
 
Io, tifoso da poltrona ma sfegatato, che ho seguito la mia squadra ogni settimana anche in C2 e che ho continuato ostinatamente a tifare anche dopo il -19 gentile omaggio di Moggi, Guido Rossi & Procura di Napoli, ieri del calcio non ho certo sentito la mancanza.
Vedremo se i pochi Pancalli avranno la meglio sui troppi Matarrese. Dubito.

[Da leggere: questo post (ma anche i successivi) di Francesco Costa sui fatti di Catania]

«Nipote da parte di…»

Quando uno coi post a punti ci prende gusto, è finita.

1. Una delle notizie più sconvolgenti della scorsa settimana riguarda una nota attrice frociarola italo-turca che, mantenendo sempre una certa coerenza, ha decisamente fatto carriera (io al tg l’avevo immediatamente riconosciuta da quella voce così aggraziata).

2. Sui simpatici striscioni e cori del "Fascio Pride" romano di sabato scorso (qui e qui altri elenchi di amenità varie che hanno allietato la piazza) preferisco non soffermarmi, per evitare di farmi il sangue amaro inutilmente.
Mi limito a cercare il lato comico anche dove non c’è, citando lo slogan che mi ha fatto più tenerezza:

"Prodi trema…è tornata la balena!" (militanti Dc)


3. La nuova edizione di Libero in partenza stasera su Raidue potrà fare anche schifo (è un programma che ho sempre trovato pessimo e inutile, tra l’altro) ma è comunque degna di nota per il solo fatto di ospitare nel cast fisso dieci ex ragazze di Non è la Rai.
Sul Daveblog è già partito il delirio revival.

4. Lo spazio bar sport velenoso: per la cronaca, mentre le oneste Inter e Roma furoreggiano incontrastate, è ancora viola il quarto posto della classifica VERA di Serie A.
In ogni caso la zona salvezza è alle porte, forza e coraggio. Il mio obiettivo personale sarebbe riprendere Milan e Lazio entro fine campionato, ma eventualemente ci riserviamo di bastonarli l’anno prossimo, partendo tutti da zero punti.

5. Quello di cui più mi preme parlare però è una notizia che mi ha molto rattristato, di cui ho letto solo sul QN cartaceo (che citava Panorama) e che googlando su internet praticamente non si riscontra (spero quindi si tratti di una bufala o di un semplice rumour non confermato: chi sa qualcosa, parli).
A qualche giorno dalla morte del mitico Philippe Noiret, De Laurentiis vorrebbe dar vita a un remake di Amici Miei, con questo cast:

il Perozzi < Massimo Ghini
il conte Mascetti < Claudio Bisio
l’architetto Melandri < Fabio De Luigi
il professor Sassaroli < Christian De Sica
(il Necchi < non riportato)

No comment.
Qualcuno fermi questo scempio: non rubateci l’anima (cit.).

Let’s do the T.A.R. Warp again

L’ultimo&sup1; (?) vergognoso e tragicomico atto di Calciopoli è andato in scena ieri sera.

Le premesse: viene annunciato che il verdetto della commissione arbitrale – che ricordiamo ha avuto quasi un mese per stilare la sentenza – sarà reso noto alle 17,30, dopo la chiusura della Borsa (2 tra le squadre coinvolte sono quotate).

ore 18,00: Nessuna notizia. Più tardi si fa sapere che la decisione verrà comunicata alle ore 21.

ore 20,30: la copertura mediatica è totalmente assente (pare che l’unica televisione a coprire l’elenco sia Sky). Del resto, Juventus e Milan non hanno molto da perdere ormai. Il Tg1 si chiude ripetendo che l’Ora X è alle 21.
Mi sintonizzo su Radioblu. C’è il Guetta già in onda da ore col suo Pentasport in edizione extended. Sta già male; io con lui.

ore 21,00: mentre mi preparo per uscire sperando di saperne qualcosa al più presto, continua l’agonia del Guetta, che in ordine sparso pubblicizza orgogliosamente il proprio blog, riceve le telefonate dei tifosi, intervista giornalisti sportivi (uno dei quali, che di lavoro segue la Fiorentina, ignorava che le tre giornate di squalifica del campo erano state congelate e non tolte…andiamo bene).

ore 21,10: ancora niente. Il Guetta non gliela fa più. Si mette a straparlare della televisione italiana, dell’amoralità del gioco dei pacchi e dello show della Clerici. Commenta il caso Gardini-Luxuria a colpi di qualunquismo spicciolo (sfancula entrambe, oltretutto attribuendo erroneamente a Luxuria la frase "mi sono sentita violentata" pronunciata dalla Gardini).
Nel frattempo continuano le telefonate dei tanti tifosi sulla spina. Il popolo viola è unito e trepidante in attesa di una "sentenza" che sarebbe comunque stata iniqua.
Si sa, le cose con la Fiorentina funzionano così.

ore 21,15: l’inviato da Roma comunica che l’oracolo arriverà intorno alle 21,30-22.
Da indiscrezioni pare che si stia ancora decidendo. Proprio così: dopo averci lavorato (?) per quasi un mese, comunicano un orario per la comunicazione di sentenze che non hanno ancora deciso.
Sembra che la posizione che più divide gli arbitri tra loro sia proprio quella della Fiorentina: ti pareva.

ore 21,30: stanno iniziando ORA a scrivere le sentenze. No comment.

ore 22.00: sono ormai uscito di casa, seguendo gli sviluppi di questo psicodramma dall’autoradio. La decisione arriverà a momenti, dicono.

ore 22.05: devo allontanarmi dalla radio per qualche minuto. Il terrore di non sentire la notizia in diretta.

ore 22,10: macchè, ancora niente.

ore 22,35: un’Ansa e poi l’annuncio ufficiale gelano Firenze.

Nessuno sconto al Milan, che resta a -8 (ma già gli era stata lasciata la Champion’s, che si vergognino in silenzio).
8 punti scontati alla Lazio, a cui resta un -3 (del resto è provata solo una violazione dell’art.1 sulla slealtà sportiva. Se si considera che la Reggina ha un -15 per sei violazioni analoghe, torna).
8 punti scontati ala Juve (che ai primi due posti di B ci sarebbe arrivata lo stesso, peraltro)
Sconto di ben 4 punti alla Fiorentina, a cui resta un bel -15.
L’ennesimo capolavoro di acrobazia giuridica (ma pochi si aspettavano sentenze che avessero un qualche senso: dal processo davanti alla CAF l’intero sistema della giustizia sportiva è andato irrimediabilmente a puttane). La ridicola accusa di illecito sportivo (art.6) nei confronti dei dirigenti viola per Lecce-Parma cade, ma è rimpiazzata al volo da un bella responsabilità ex art.9 (la società si sarebbe avvantaggiata degli illeciti di terzi: De Santis, Bergamo e Mazzini).

Finisce così: 15 punti in meno&sup2; senza alcun illecito. Per gli altri, penalità ridicole (tranne la B per la Juve di Moggi).
Nonostante Della Valle ne esca senza la più grave macchia dell’illecito, la società sta valutando un eventuale ricorso al TAR.
I tifosi lo chiedono a gran voce. Anche io lo auspico.

Gli svantaggi ci sarebbero:
altri 3 punti sicuri di penalizzazine per violazione clausola compromissoria (ma ci resterebbe lo sconto di un punto. Che culo!)
sconfitta al 99%, il T.A.R. del Lazio e il Consiglio di Stato non daranno mai torto a FIGC e CONI.
rischio di esclusioni dalle Coppe europee nei prossimi anni.
si può ottenere ben poco, anche in caso di vittoria.
Un risarcimento economico, forse.
La restituzione dei punti? Solo se la sentenza definitiva (Cons.Stato) arrivasse entro giugno (figuriamoci).

Una battaglia contro i mulini a vento, quindi. Io sono pronto.

&sup1; In attesa delle ultime pronunce arbitrali su Reggina e Arezzo, attese nei prossimi giorni, che però non dovrebbero portare grandi cambiamenti.
Per le puntate precedenti, vedi l’archivio, sotto la categoria sport. Anche se di sport c’è ben poco in questa storia.

&sup2; In realtà sono 45 punti: ci sono da aggiungere i 30 punti scalati dalla classifica finale dello scorso campionato (inflitti a noi come a Lazio e Milan) che ci hanno escluso dalle coppe.
La cifra di 30 punti, guarda caso, ha permesso al Milan di mantenere il suo posto in Champion’s per un punto.

Campionesse del mondo! Campionesse del mondo! Campionesse del mondo!

Oggi l’Italia ha vinto per la prima volta nella storia la Federation Cup di tennis – ovvero la Davis al femminile – battendo in finale, in trasferta, la squadra belga della fortissima Justine Henin per 3-2 (decisivo il doppio).

Complimenti alle singolariste Francesca Schiavone, Flavia Pennetta (che ieri mi sono scoperto ad ammirare in tv mentre vendeva cara la pelle contro la numero 2 del mondo Henin), Mara Santangelo (che oggi ha sostituito con successo la Pennetta infortunata) e alla doppista Roberta Vinci.
Come commentare? Come si dice in questi casi, belle e brave tutte!

E’ un traguardo meritato per un movimento (quello femminile) che in Italia ha sfornato negli ultimi anni molte giocatrici di alto livello (il paragone coi maschietti è impietoso). Peccato che ancora nessuna sia diventata una top ten…ma il futuro del tennis italiano oggi è ancora più rosa!

Riconciliarsi con il calcio

Sì, sembrerebbe impossibile allo stato attuale delle cose.
E invece ci si può provare leggendo questo esilarante post di Antonio (e non perdetevi la prima puntata, pubblicata l’anno scorso).

Late Summer Wishlist

[Sì, sono tornato.
Problemi tecnici in via di risoluzione.
Aprire Bloglines e poi richiuderlo dopo aver scoperto centinaia di feeds arretrati, solo di blog.
Ok, calma e sangue freddo.]


Cara estate, non sei stata poi così terribile come temevo. A parte – s’intende – le sessioni di pioggia e freddo polare sistematicamente coincidenti coi pochi giorni in cui ero libero.
E a parte i mille problemi informatico-telematico-telefonici, che da ora in poi spero mi tormentino un po’ meno (ma ormai non mi illudo più).

Sì cara estate, sei stata tutto sommato più piacevole e sorprendente del previsto, per varie ragioni che non sto qui a riportare. Anche se l’unica vacanza che mi sono preso è stata quella forzata dal blog.

Adesso però ti prego, cara estate, per finire davvero in bellezza PORTATI VIA CON TE PER SEMPRE:

1) I cappellini del Papa. Visto che le nostre orecchie lo devono ascoltare, per lo meno che siano risparmiati gli occhi. Nell’ultima esibizione col look Ciccone-western alla Don’T Tell Me non si poteva vedere.

2) L’omofobia, a Torre del Lago e non.

3) Mammucari. In qualunque sua incarnazione televisiva.

4) Il Festivalbar, ormai da anni alla frutta ma quest’anno più che mai. Fare zapping e incappare nella Chiabotto che presenta i Muse NON fa bene alla salute.

5) L’Happy Hour di Ligabue. Visto che siamo già quasi dentro l’autunno, che almeno la Vodafone ci faccia la grazia di cambiare polpettone pubblicitario (non è detto che non si vada a peggiorare, lo so).
Con questo pezzo Ligabue ha ridefinito il concetto di cantautore rock bollito, avvicinandosi ai livelli di Vasco.

6) Le dichiarazioni dello stesso Vasco, che dopo aver invaso l’etere per anni e anni concedendo Senza Parole, Rewind, Vita Spericolata, Come Stai e chissà quante altre per massicce campagne pubblicitarie, adesso va su tutti i giornali per annunciare il primo sdegnoso rifiuto all’utilizzo di una sua canzone, "per rispetto delle emozioni dei fan". Mah.

7) Le dichiarazioni dei nazionali francesi di calcio che dal 9 luglio scorso ci insegnano la sportività e la correttezza. Avete avuto la vostra rivincita sul campo, adesso tacete, rosicate in silenzio e ci rivediamo tra 4 anni.

8) Le residue illusioni di una giustizia sportiva che segua un qualche criterio logico. E via anche un po’ di punti di penalizzazione della Fiorentina. Tutti colpevoli, nessun colpevole? Che siano allora sconti di pena e indulti per tutti (bleah).

9) Gli Amici di Bloody Mary e le loro velleità artistiche. Visto che l’inquietante e luciferino Unan1mous ha dimostrato che la collaudata formula "sangue, lacrime & rvm" funziona anche senza alcuna sovrastruttura, che ci vengano almeno risparmiate esibizioni imbarazzanti di canto e ballo.
Fateli scannare e basta come moderni gladiatori, tanto è questo ciò che tira.