Always Summer

A stretto giro di posta, ecco il secondo mixtape (vedi post precedente), o come volete chiamarlo. Always Summer è più o meno la seconda parte (più breve: 8 pezzi, poco più di mezzora) di I Feel 00’s (anche qui poche pretese di ricercatezza, atmosfera estiva e classici del primo decennio che non si sa come chiamare), con un po’ di elettronica in meno e di chitarrine in più, oltre a un paio di recuperi di pezzi anni 80 che però quasi neanche te ne accorgi.
Si ascolta in streaming al link sopra oppure cliccando a fondo post. Dura il tempo di una birra in spiaggia. Buon Ferragosto (così, tanto perché mi fa ridere fare degli auguri sul blog per una qualche ricorrenza a caso, dopo una vita).
NB: rispetto al primo mix, stavolta è più difficile indovinare entrambe le cover utilizzate nel collage per la “copertina”. Qualcuno però c’è riuscito, spremetevi le meningi e gli scaffali.

Always Summer
Peter Bjorn And John – Young Folks
Shout Out Louds – Tonight I Have To Leave It
Clap Your Hands Say Yeah – The Skin Of My Yellow Country Teeth
The Housemartins – Happy Hour
Phoenix – Lisztomania
I’m From Barcelona – Always Spring
Talking Heads – This Must Be The Place (Naive Melody)
Arcade Fire – Sprawl II (Mountains Beyond Mountains)

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Alec Ounsworth – Mo Beauty

Alec Ounsworth: Mo Beauty (Anti-/Self, 2009)

Unghie Sulla Lavagna: questo l’effetto provocato dalla voce diAlec Ounsworth, secondo una serissima ricerca Istat, sul 65,77% dei miei conoscenti. Il sottoscritto si colloca nella minoranza che aveva invece a tratti apprezzato i due album dei danzerecci Clap Your Hands Say Yeah. Il che non mi ha impedito (oltre che di passare alla prima persona in questo momento) di scoppiare in una sonora risata alla notizia che il leader della band di Philadelphia si sarebbe ripresentato con un album da solista-songwriter. E Ounsworth, per evitare la bocciatura piena con calcio nel sedere accademico che i pregiudizi generalizzati facevano intravedere, si è impegnato: abbandonando le mire da dancefloor e i facili stilemi Talking Heads, concentrandosi sulla forma canzone, evitando pretenziosi riempitivi strumentali, andando a registrare il disco a New Orleans e riempiendolo di fiati, ritmi e suggestioni locali. In alcuni episodi la rinfrescata generale dà buoni risultati: That Is Not My Home (After Bruegel) “rinnova nella continuità” il Byrne-pop vivace dei CYHSY, mentre Obscene Queen Bee #2 segue strade più mature e riflessive senza (più) risultare stucchevole. Purtroppo, al di là dei fallimenti completi come l’imbarazzante roots-folk di Holy, Holy, Holy Moses (in cui forse la tortura sonora inflittaci serve ad evocare la disperazione post-Katrina), quasi ovunque coesistono nello stesso pezzo momenti assai convincenti – per arrangiamento, uso dello strumento-voce (!), vivacità ritmica – e altri in cui rifanno capolino la stanchezza e irritazione sempre in agguato anche nei dischi della band-madre. Tanto vale quindi considerare Mo Beauty un terzo capitolo della saga CYHSY * (più evoluto e interessante, più riuscito del secondo) e consigliarlo soltanto a chi ne reggeva voce e discontinuità. Gli altri passino pure oltre.

* Ah, i completisti di Ounsworth (cielo, esistono?) sappiano che il nostro, in periodo iper-ispirato, ha debuttato nel 2009 anche con un altro progetto: Flashy Pithon. Il disco si può preascoltare e comprare sul sito del gruppo, e musicalmente siamo a metà tra i vecchi e più ritmati CYHSY e la sua nuova incarnazione folk-cantautorale. Mobbasta però Alec, dacci tregua per un paio d’anni almeno.

myspace

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