Osama Bin Madunina

Insomma, Osama Bin Laden è morto, ucciso in un blitz. La notizia, data dal presidente statunitense Barack Obama, ci ha colti tutti di sorpresa stamattina con tanto di photo-leaks del morto in sobrio stile TMZ.
Giustizia è fatta. USA in festa. Mondo occidentale sollevato. Dibattiti sulla pena di morte e sull’opportunità o meno di evitare un processo sotto i riflettori mondiali in stile Saddam Hussein. Timore per le reazioni di Al Qaeda. Servizi sulle mille personalità del fu miliardario saudita. Reportage su come questo personaggio ha cambiato il corso della storia dieci anni fa. Video del covo in cui si nascondeva. Ricostruzioni del blitz decisivo e dei suoi preparativi.  Taroccata la foto diffusa dalla tv pakistana. Il cadavere sarà gettato in mare.
Vorrei evitare di buttarmi sul complottismo a tutti i costi in stile “torri gemelle abbattute dal Pentagono prima dell’autoabbattimento del Pentagono stesso“, però questa notizia sparata così senza prove (e in concomitanza con un fotomontaggio da burletta, anche se fonti USA sostengono di essere in possesso di foto e campioni di DNA) fa un po’ sorridere.
Ma soprattutto fa temere che il giallo sul destino del corpo di Bin Laden, e soprattutto sulla vera identità del cadavere, possa durare ancora a lungo, in un’epoca in cui i sospetti di manipolazione mediatica non risparmiano niente e nessuno.
Perché è inevitabile, ci sarà sempre qualcuno pronto a insinuare il dubbio che si tratti di una messa in scena e che quel corpo appartenga a un signor nessuno.
Qualcuno che tirerà in ballo John Locke e il fumo nero.
Qualcuno che farà due più due e accuserà la CIA di aver nascosto in fondo al mare per oscure motivazioni  la salma di Mike Bongiorno.
Qualcuno infine che – ipotesi più agghiacciante di tutte – sospetterà che in realtà quel morto fosse qualcuno ancora vivo.
Come peraltro suggerisce la nuova immagine che vedete qui sotto, che circola da pochi minuti sulle reti pakistane controllate da Mediaset ed è destinata a impazzare sul web.
Fermate quella nave prima che sia troppo tardi!

Emosessualità, cosa ci vuoi fare?

Interrompiamo momentaneamente le trasmissioni di questo blog per suicidarci (visto? il disagio giovanile c'è davvero! e c'entrano i blog, l'avevo detto!) dopo aver dato un'occhiata a questa cosa comparsa oggi su Repubblica.it (con tanto di richiamo in prima pagina del tutto, test psicologico degno di radiazione dall'albo compreso).
Moda nel look e nelle acconciature, autolesionismo, orientamento sessuale e identità di genere: tutte questioni chiaramente collegate e indistinguibili…

Identità sessuale, ‘emo’ nel segno dell’ambiguità
La bisessualità nell'adolescenza è sempre esistita. Il fenomeno oggi è in aumento, tra gli 11 e i 16 anni sei ragazzi su dieci hanno avuto esperienze omosessuali. E ora gli specialisti si chiedono se sia una moda o un 'modo' di essere. Gli 'Emo' sono il simbolo del cambiamento e dichiarano: "Siamo bisex e bi-curious"
L'ARTICOLO Adolescenti nell'ambiguità. IL TEST Maschio o femmina?

Le 3 slide messe frettolosamente a corredo delle solite due ricerche pressappochiste da pagina di costume sono esilaranti. Tra i pericolosi accessori tipicamente emo-sessuali troviamo addirittura il lettore MP3. Dal paniere ISTAT a segnale allarmante di deviazioni irreparabili senza passare dal via. Ma attenzione (care mamme previdenti all'ascolto) anche alle scarpe Converse ("Coverse" nella grafica) e alle felpe con lo zip! Non parliamo poi di presagi di sciagura imminente come i tatuaggi a forma di farfallina e le cinture con colori sgargianti.

barbie-gaga
Il top comunque si raggiunge con la pagina dedicata alla musica mortifera. Questa qui sopra. Un trionfo del LOL, dalla Barbie-GaGa ai simboletti emo (i miei preriti sono il "Taglio Nelle Vene" e il "Teddy Mutilato"), fino ai Black Eyed Peas (?) inseriti tra gli eroi musicali emo insieme ai Tokio Hotel e alla stessa Lady GaGa (la quale dopo esser stata scambiata per drag queen ed essersi spacciata per ermafrodita, ora mi diventa magicamente "popstar bisex").

(cliccate sullo screenshot per ingrandirlo: lo riporto perché, in un impeto di ingiustificato ottimismo, ho sperato per un momento che – proteste o meno – qualcuno della direzione del giornale si renda conto del trojajo e per decenza elimini dal web tutto quanto -se proprio non può licenziare in tronco "redazione Salute" al completo e ideatori delle slide).

Elio E Le Storie Tese – Omosessualità 

Basìustelel

basiustelel
Premesso che mi scuso per la momentanea deriva Tumblr-LOL di questo blog (ma dovrei? probabilmente è meno fastidiosa dei post chilometrici – che comunque torneranno presto),

premesso che un refuso capita a tutti, e lo screenshot qui sopra è stato catturato poco dopo la pubblicazione e sono sicuro che Libero-News lo correggerà a brevissimo,

premesso che il cretino sono io che ci faccio un post,

…premesso tutto ciò, quello del ritorno dei Baustelle dopo Amen non sarà probabilmente il disco dell’anno (con quel titolo poi… però c’è Pat McCarthy che produce. E c’è presto una data anche a Firenze), ma Basìustel come refuso dell’anno difficilmente troverà avversari.
Non riesco a smettere di ridere, scusate.

(PS. e mi spiace per chi ne è infastidito, ma il tag FAIL ci sta tutto eheh)

«La pipa piace a tanti…»

Perdonate il link a TgCom, ma mi è stato passato e non riesco a non condividerlo.

Più che "spot shock" (?), io direi però che siamo di fronte allo spot antifumo più FAIL di sempre.
Vieni ‘a papà!

Scampati all’ennesima figuraccia. Anzi, no.

Il terribile terremoto che lo scorso 12 gennaio si è abbattuto su Haiti, provocando centinaia di migliaia di vittime e mettendo in ginocchio il poverissimo paese caraibico, si è portato via anche una vittima fiorentina. Si chiamava Guido Galli ed era un funzionario dell’ONU che lavorava dal 2008 ad Haiti presso la missione di peacekeeping "Minusth". Stava partecipando ad una riunione in un albergo che è crollato su se stesso.

Qui il commovente sito commemorativo (via Controradio), pieno di messaggi di affetto provenienti da tutto il mondo, creato dal suo compagno – compagno la cui esistenza, per inciso, risulta a livello di stampa nazionale solo da questa Apcom e dai trafiletti che la riportano, mentre ogni articolo più "corposo" descrive minuziosamente nella biografia ed aneddotica sul defunto soltanto il resto della famiglia, cancellando la persona a lui più vicina. Ma non è il momento di fare polemiche su questo.

Perché c’è purtroppo da registrare uno sfondone ben più clamoroso (a certe censure in questo paese siamo abituati): responsabile è tanto per cambiare La Nazione, che seguendo il trend (molto in voga dopo le tragedie di questo tipo) del lanciare notizie del tipo "persona (ma meglio bimbo o neonato) ritrovata dopo tot giorni viva sotto le macerie", il 14 gennaio lancia questo titolo a tutta pagina

«Solo morte e macerie
Scampato per miracolo al disastro di Haiti»
Guido Galli, fiorentino, superstite della sciagura

Nel link qui sopra potete vedere con i vostri occhi la pagina di giornale e leggere il testo di quella che viene presentata come "intervista", e che consiste in realtà di una sola frase («E’ stato un inferno — ha detto Galli —. Il mio capo e il collega che stava con me sono morti nel crollo del palazzo in cui in quel momento stavamo lavorando»).

Leggere l’intero articolo, che infiocchetta di particolari rassicuranti quella frase – non si sa bene se inventata (e da chi) o se pronunciata da qualcun altro e poi male attribuita -, è semplicemente agghiacciante ("si è salvato, nonostante tutto intorno continuassero a crollare macerie e si levassero grida e immagini di morte"; (…) "non risulterebbe neppure tra i feriti").

Per dovere di chiarezza, ecco il triste seguito (perché prima di tirare ognuno le proprie conclusioni è giusto avere informazioni più complete):
– il 16 gennaio su La Nazione appare un articolo non firmato in cui si dà la notizia che Galli si era salvato era infondata (senza alcun accenno al fatto di aver ampiamente contribuito a diffonderla come giornale), e nonostante il fiorentino non risultasse nelle liste di morti e feriti ancora non si sapeva niente;
– in un articolo del 18 gennaio (non firmato) Galli è segnalato come ufficialmente disperso;
– infine il 19 gennaio ecco la notizia del ritrovamento del corpo (comunicata un giorno prima alla famiglia), con ampio corredo di articoli (con le dovute omissioni di cui sopra).

Solo il 20 gennaio appare, nella cronaca di Firenze, un articolo di scuse del giornalista che aveva firmato l’articolo bufala con il virgolettato falso che ha probabilmente illuso, se non la famiglia che aveva fonti più dirette, tanti conoscenti della vittima.
Ecco le sue giustificazioni:

"La frase attribuita a Galli mi è stata riferita nel corso di decine di telefonate di controllo.
Con una quarantina di persone sono riuscito a parlare, altre utenze invece non erano raggiungibili. Poi ho controllato se c’erano siti internet che ne parlavano, siti locali di giornali in lingua italiana. E’ stato un lavoro di ricerca e di verifica lungo e difficile nel corso del quale mi è stata riferita quella frase attribuita al funzionario italiano scampato al terremoto: in realtà non era stata pronunciata dal nostro concittadino, ma da un altro dipendente delle Nazioni Unite, fortunatamente e realmente scampato al disastro. Ma questo l’ho potuto sapere solo un giorno e mezzo più tardi.
Per scrupolo, comunque non avevo scritto nulla della vicenda fino a quando – in nottata – la notizia che Guido era salvo ci è stata confermata dalla famiglia, informata al riguardo da organi ufficiali, famiglia che ha aggiunto anche altri particolari di cui era venuta a conoscenza e che coincidevano con le informazioni da me raccolte.
"

Personalmente comprendo le difficoltà di comunicazione in un contesto simile, e prendo atto che certi errori possono verificarsi e che la notizia rivelatasi poi fasulla è stata almeno data dopo aver effettuato un riscontro con quello che al momento sapevano la famiglia e le autorità. Ma continuo a ritenere abbastanza vergognosa la pratica di imbastire articoli a tutta pagina che per puri scopi sensazionalistici "vendono" storie a lieto fine con interviste rassicuranti, quando l’intero articolo è montato attorno a un breve virgolettato che non si è ottenuto di persona né evidentemente controllato a sufficienza.

Potrei aggiungere molte altre osservazioni su come da un foglietto provinciale come La Nazione (sempre più tristemente ridotto al binomio cronaca sportiva + alimentatore dell’agenda politico-culturale delle destre) mi aspetti questo e altro. Ma mi limiterò a dire che a mio modesto parere questo comportamento, se non si chiama sciacallaggio, di certo non è nemmeno giornalismo.

Scrivere questo post è stato sgradevole, sotto vari punti di vista, e lo sarà probabilmente anche leggerlo; ma certe nefandezze non devono passare sotto silenzio, e mi sembrava giusto fare la mia piccola parte perché più persone possibili sapessero.

Star 69

Certe chicche non possono restare confinate ai social network. Tipo l’ennesima immensa, colossale, impareggiabile figura di cacca de Il Giornale meno credibile del mondo:


Volantino Br alla sede del Giornale: se lo sono scritto da soli
E’ stato lo stesso destinatario delle minacce, un giornalista collaboratore della sede genovese del Giornale, a scrivere il presunto volantino delle Brigate Rosse recapitato in redazione. Lo hanno accertato gli agenti della Digos di Genova che hanno denunciato l’uomo per simulazione di reato e procurato allarme, come spiega l’Ansa.
La lettera minatoria, scritta a mano e con una stella a cinque punte, era stata rinvenuta la settimana scorsa sotto la porta d’ingresso della redazione genovese del quotidiano.
(…continua) [via colas]

E pensare che tutti sospettavano una cellula formata dai temibili parcheggiatori di auto sui marciapiedi o da "gli extracomunitari che bivaccano nella zona. Indisturbati".

Che poi uno preso dala curiosità si mette a spippolare su googlenews, e scopre che quelli de Il Giornale si erano pure lamentati perché per giorni nessuno li aveva cagati (quando si dice avere una credibilità tra i colleghi):
L’agenzia Apcom «batte» la notizia alle 17.26 di ieri: «Lettera minatoria a giornalisti redazione genovese del Giornale. Stella a cinque punte, per gli articoli sulla Valbisagno». Cinque giorni dopo il primo articolo uscito sul caso, è anche la prima agenzia a dare la notizia. Nessuno dei colleghi se n’era accorto prima che un volantino con minacce di morte a Francesco Guzzardi e in genere contro l’intera redazione era stato consegnato alla nostra sede.

In realtà la solidarietà degli altri quotidiani è trasversale, visto che sempre stando a googlenews pochissimi quotidiani (solo il Secolo XIX di Genova e il Messaggero tra i più importanti) hanno parlato della poracciata, almeno fino ad oggi.
Forse più che solidarietà è volontà di non infierire.

Star 69