«Ho una situazione cubana»

[Uno dà un'occhiata alle prime pagine dei quotidiani online, accosta 2/3 link nudi e crudi, e il post è già fatto.]

Corriere della Sera, 3 marzo 2010
Nessun problema a spiegare il suo contatto: «Balducci era una mia ottima fonte in Vaticano. Mi dette quindici giorni prima la notizia della nomina di Bagnasco. Una volta cenai da lui con monsignor Sandri. Diego Anemone l’ho conosciuto attraverso di lui. Ma sono contatti di lavoro. Mi invitavano alla partita, ma per fortuna io non vado mai. Magari per telefono posso averlo chiamato "tesoro". Ma lo faccio con tutti. Non vorrei passare per…».

+

Repubblica, 3 marzo 2010
"Angelo… Io non ti dico altro. É alto 2 metri, per 97 chili, 33 anni, completamente attivo", spiega il "religioso" a Balducci in un format che si ripete e che varia solo nelle misure. E poi e ancora, ogni due, tre giorni: "Ho una situazione di Napoli". "Ho una situazione cubana". "Ho un tedesco appena arrivato dalla Germania". "Ho due neri". "Ho il calciatore". "Ho uno dell'Abruzzo". "Ho il ballerino Rai"

=

(Non ti ricordi di Chinedu Thomas Ehiem, il corista nigeriano, un eroe dei nostri tempi…)

– – –

Immanuel Casto – Che bella la cappella

Annunci

Crocifissi e rotolini

crucified_madonna
Volevo esprimere un’opinione sfumata sulla questione del crocifisso nei luoghi pubblici; in particolare sulla opinione di tutti i politici italiani in materia.

Per sintetizzare la mia opinione molto sfumata su cosa possono farci i politici con tutti i loro crocifissi citerei, sostituendo l’oggetto, le parole dell’indimenticato ex assessore alla cultura di Firenze Giovanni Gozzini.

(peraltro, con l’utilizzo di oggetti inanimati invece che di escort/trans/ministri a pagamento il piacere può essere simile, ma senza più il pericolo di rapine e ricatti)

«Una componente importante di conoscenza della cultura di questo Paese»

In un certo senso ha ragione il fino ad oggi a me sconosciuto monsignor Coletti (che leggo essere niente meno che "presidente della Commissione episcopale per l’educazione cattolica") a ribadire con forza l’importanza della religione cattolica come parte della cultura italiana, criticando la sacrosanta tendenza del TAR Lazio [1] che sulla base dei principi costituzionali di laicità dello stato e di uguaglianza tra i cittadini annulla una circolare dell’ex ministro piddin-popolare Fioroni (quello che sostiene Franceschini insieme alla Serracchiani, se vi foste dimenticati chi è) ed esclude così i docenti di religione cattolica dalla partecipazione "a pieno titolo" agli scrutini (nel senso che il loro insegnamento non può avere effetti sulla determinazione del credito scolastico).

Voglio dire, basta dare un’occhiata a quella che fino a poche ore fa era la testa della home page di Repubblica:

repubblicacattolica
La terza notizia, quella su Madonna, è pura fuffa da colonna pruriginosa, e il fatto che sia così in alto nella sezione centrale (tra i titoli successivi: un’indagine del Censis sull’importanza delle badanti nelle famiglie italiane, la soluzione della vertenza Innse, la situazione delle entrate fiscali, il caso Aung San Suu Kyi al Consiglio di Sicurezza ONU) si può imputare sopratutto a motivi commerciali: il binomio scandalo+religione fa sempre ascolto e visite.

Quello su cui invece le prime due notizie fanno riflettere, per l’ennesima volta, è l’atteggiamento ambivalente dei  media di riferimento della sinistra "tendenzialmente laica" verso le gerarchie ecclesiastiche: pronti a sottolinearne le posizioni retrograde e illiberali (ma regalando loro al contempo la prima pagina) su laicità e diritti, ma ancor più pronti a tirarli idealmente per la sottana (in mancanza di giacchetta) nei rari casi in cui le stesse, invece di preoccuparsi delle proprie entrate economiche o del controllo totalitario delle coscienze, prendono pubbliche posizioni su questioni internazionali/umanitarie o (soprattutto) contro Berlusconi.
È anche vero che nel caso specifico (la campagna stampa sul Papi-gate partita da qualche mese e proseguita con un martellamento quotidiano e a mio giudizio più che meritorio, ma magari di questo ne riparleremo) ogni arma deve essere lecita, anche il bieco gossip o il ricorso ad alleati discutibili. Soprattutto perché di tutto questo, in Italia, non parla nessun altro. Mentre in altri paesi vanno in onda interviste e speciali, chi segue soltanto i tg italiani rischia di non aver neanche mai sentito nominare Noemi Letizia o Patrizia D’Addario.

Ovviamente, di queste tre notizie, quella che tutti gli altri giornali e tg sparano in apertura oggi è la prima. Però questo screenshot ben rappresenta l’Italia di oggi: un potere clericale enorme sulle istituzioni a difesa dei propri interessi di bottega (e conquistate quelle politiche adesso si passa in scioltezza all’aggressione alla magistratura intera, in pieno stile berlusconiano) e un’egemonia culturale a tutto tondo sui media anche avversi, con una società civile che a sua volta accoglie pubblicamente come verbo indiscutibile i suoi messaggi "morali", a cui nel privato è sostanzialmente indifferente (tra troie di stato tollerate con un sorriso, comportamenti sociali e familiari laici, tette e culi imperanti ovunque).

Del resto, cosa vuoi sperare quando – partendo dall’esperienza quotidiana dei nostri conoscenti, il personale è politico – una grossa percentuale di cittadini continua a dichiararsi cattolica (praticante o no poco importa) e poi per una vita fa regolarmente sesso pre-matrimoniale, extra-matrimoniale, con preservativi, con partner dello stesso sesso (peccatucci del resto lavabili con penitenze di varia intensità, che vanno più o meno dall’Atto di dolore alle fiamme della Geenna)?

Si fa ma non si dice. Sta tutto lì. La scoperta dell’acqua calda, lo so.

– – –

 [1] Coletti è anche l’attuale vescovo di Como (carica in cui è succeduto al qui poco compianto Alessandro Maggiolini, già editorialista ultrareazionario). Senz’altro però non solo non ha grandi competenze giuridiche, ma non sa neanche utilizzare google: ad esempio avrebbe potuto evitare di sparare fregnacce a caso sulla giustizia amministrativa ("ci sarà da chiedersi come mai la competenza su una questione così delicata venga data a un tribunale  amministrativo regionale") semplicemente leggendo, ad esempio qui, che "per le controversie relative ad atti emanati da un atti provenienti da una amministrazione statale avente competenza ultra regionale, la competenza è del Tar Lazio", e lo stesso vale per gli "atti regolamentari generali" (Consiglio di Stato, n. 5902 del 4 ottobre 2006).

Del resto il diritto non esiste mica di per sé, esistono solo "i diritti dei cattolici da salvaguardare dalle derive laiciste".

Solo una cosa

A Beppino Englaro vorrei dire solo una cosa, in questo momento: mi dispiace. Mi dispiace di tutto.

Necrofilia

15:32 Berlusconi: "Eluana potrebbe fare figli"
Berlusconi: "Ogni sforzo per non farla morire. Eluana potrebbe fare figli"

Un tram chiamato vilipendio

bus_no_god_uk"Bocciatura quasi sicura".
Facile profezia, quella del mio commento a caldo al post di Tom della settimana scorsa che dava la notizia dell’importazione anche in Italia della campagna di sensibilizzazione/visibilità per i non credenti, già ospitata sui bus di Stati Uniti, Inghilterra e Spagna.

Nei giorni successivi all’annuncio della versione italiana della "campagna bus", lanciata dall’UAAR nella Genova del cardinale Bagnasco e dei principali ospedali in mano alla Curia (una città in cui non a caso lo svolgimento del Gay Pride 2009 sta incontrando ostacoli a non finire), sui blog è stato tutto un fiorire di post e alati dibattiti. Molti hanno discusso la traduzione italiana dello slogan ("La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona, è che non ne hai bisogno“), alcuni a causa di una virgola di troppo (a ragione), altri criticando il messaggio, meno diplomatico e neutro rispetto a quello inglese (un più agnostico "there’s probably no god"), e l’opportunità stessa di una campagna pubblicitaria del genere.
Le mie impressioni di fronte ai fiumi d’inchiostro virtuale con cui sono state formulate queste ultime critiche si possono sintetizzare così: fuffa.

bus_no_god_spainSarà la mia naturale repulsione verso la filosofia (a me un dibattito sulle leggi della logica e sui massimi sistemi non pare la questione più urgente dei nostri tempi), ma il punto non è quanto fosse aggressivo lo slogan, o quale utilità avrebbe avuto nell’immediato la sua circolazione. Di questo parlatene pure quanto volete. Per me la questione principale, che assorbe tutto il resto, è quella della visibilità. La visibilità che in Italia non ha chi è ateo, agnostico o semplicemente dubbioso, a fronte di una pervasività sociale e mediatica inaudita dei messaggi e punti di vista religiosi, e nello specifico cattolici. Perché una scritta "Dio non esiste" su un bus per i giornali è una campagna choc, mentre quando leggiamo dichiarazioni come queste da parte degli esponenti vaticani spesso il massimo di critica che si permette la stampa italiana è dar conto del  fatto che "l’Arcigay insorge" (è già tanto che non aggiungano: quei soliti rompicoglioni).

god_no_bus_italyQui il progetto di campagna italiana bocciato. Più sopra, le campagne inglese e spagnola.

Insomma, le chiacchiere stanno a zero: con tutti i suoi difetti la campagna pubblicitaria, che sarebbe stata lanciata regolarmente acquistando i relativi spazi con finanziamenti privati (e non invadendo i notiziari della tv pubblica o le istituzioni che rappresentano tutti gli italiani, come succede per qualsiasi attacco di aerofagia intellettuale di papa e vescovi), sarebbe stata utile per molti: atei, agnostici, indecisi, cittadini laici che professano la religione cattolica o qualunque altra.

Naturalmente però siamo in Italia, e la campagna non s’ha da fare.

Chi ha dato lo stop, nello specifico, è stata la IGPDecaux, concessionaria di pubblicità per l’azienda di trasporti del capoluogo ligure. E non solo: «Noi siamo i concessionari degli spazi pubblicitari dei autobus in tutte le città italiane, l´azienda ha deciso così e questo, anzi, costituirà un precedente, se si dovessero presentare situazioni analoghe».

Il rifiuto è avvenuto in base a due articoli (10 e 46) del codice di autodisciplina pubblicitaria.

Questo l’art.10:
La comunicazione commerciale non deve offendere le convinzioni morali, civili e religiose dei cittadini. Essa deve rispettare la dignità della persona umana in tutte le sue forme ed espressioni.

Quindi affermare che Dio non esiste offende e lede la dignità di chi crede. E naturalmente il contrario non vale. Scusate, mi ero distratto: mi è sfuggita la modifica dell’art.3 della Costituzione italiana (per tacere dei documenti internazionali) in senso orwelliano: "tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, ma alcuni sono più uguali degli altri" (e anche più "sensibili").

Secondo l’art. 46 invece i messaggi pubblicitari su temi di interesse sociale non devono
sfruttare indebitamente la miseria umana nuocendo alla dignità della persona, né ricorrere a richiami scioccanti tali da ingenerare ingiustificatamente allarmismi, sentimenti di paura o di grave turbamento;
colpevolizzare o addossare responsabilità a coloro che non intendano aderire all’appello;
– presentare in modo esagerato il grado o la natura del problema sociale per il quale l’appello viene rivolto;
– sovrastimare lo specifico o potenziale valore del contributo all’iniziativa;
sollecitare i minori ad offerte di denaro.

Anche qui, sarò io di parte: ma questo non è lo slogan dell’UAAR, questo è l’identikit degli spot per l’8 per mille alla Chiesa cattolica! (immagini dei bambini che muoiono di fame per impietosire + finzione che tutti i fondi ottopermille vengano a loro devoluti + sfruttamento della miseria umana a fini di propaganda religiosa)

Fuor di provocazione, evidentemente si ritiene che negare l’esistenza di Dio di fronte a degli italiani credenti provochi in loro "allarmismi, sentimenti di paura o di grave turbamento", anziché una semplice scrollata di spalle. Forse a ragione, visto quanto ad esempio buona parte del popolo italiano si è dimostrato anche in tempi recenti debole e indifeso di fronte alla superstizione (da Vanna Marchi alle madonnine piangenti, dal miracolo di San Gennaro agli astrologi televisivi fino al business in sobrio stile Las Vegas che ruota intorno a Padre Pio). Anche fosse così, io mi rifiuto di arrivare a sostenere che la maggior parte delle persone su questo pianeta non può neanche considerare l’ipotesi di rinunciare alla religione (non ho capito se è più snob la posizione di Leonardo o la mia: ma non importa).

E quindi, morale della favola?
L’UAAR annuncia ricorsi, ma intanto ha comunque già raggiunto un brillante risultato mediatico come associazione, senza spendere un euro.
Diverso il discorso sul fronte laicità. Sono d’accordo solo fino a un certo punto con chi ottimisticamente si ritiene soddisfatto dell’esito di questa vicenda, che avrebbe smascherato il clima di censura e di teocrazia strisciante che affligge il "Bel Paese".

La verità è che in Italia allo scoppio degli scandali non segue mai una correzione di rotta. Lo si vede con i politici corrotti, lo si vede in mille altre cose. Il meccanismo della catarsi qui non funziona: se le cose varcano un certo limite di decenza, il sistema non produce gli anticorpi al fenomeno negativo, che anzi si stabilizza e fissa il limite da cui partire con nuovi attacchi (prima il mantenimento dei simboli religiosi nei luoghi pubblici; poi l’ostacolo alla libera manifestazione di concezioni a-religiose della realtà; what next?)

Per quanto il tentativo dell’UAAR sia stato cosa buona e giusta (così come lo sarà il suo insistere su questo terreno), quel che ho visto io in questa vicenda non è stato un caso di censura che farà riflettere sul rapporto tra senso religioso e libertà individuale: è stato soltanto un’ennesima dimostrazione di forza dell’enorme macchina clericale che tiene in scacco il paese. Lo stop alla campagna-bus, invocato sottotraccia dai vertici della curia genovese nei giorni precedenti e poi incassato dagli stessi con soddisfazione, è stato dato in questo caso dalla concessionaria di pubblicità (che con arroganza ha tenuto a ribadire come si comporterà allo stesso modo anche in altre città): ma al suo posto avrebbe potuto muoversi e porre il suo veto l’Unione dei pubblicitari; o la stessa azienda municipale di trasporti; o i suoi dipendenti (che già avevano annunciato una ridicola obiezione di coscienza!); o il comune di Genova (il sindaco Marta Vincenzi, Pd ex diessina, si era mantenuta neutrale e garantista, ma alla bisogna trovare una parte cattolica della maggioranza che si prestasse a un qualche ricatto politico non sarebbe stato un problema); o qualche altro livello di governo, dalla provincia via via a salire; o un qualche pm zelante.

…insomma, una sorta di principio di sussidiarietà del clericalismo: ci sarà sempre un grado superiore o parallelo di potere in grado di eseguire certi diktat morali più o meno esplicitati.

E sotto questo profilo il parallelo con la vicenda Englaro viene naturale (per quanto possa esser corretto il solo avvicinare le due situazioni: la vicenda genovese è una querelle che nasce da una provocazione comunicativa, quella di Eluana una pluridecennale e straziante vicenda umana di abusi e sofferenze). In questo caso ci sono stati tre gradi di giudizio fino alla Cassazione, con ricorsi d’urgenza continui per cercare di bloccare o rallentare l’iter e addirittura conflitti d’attribuzione promossi dalle Camere (!); ci sono state violente campagne d’opinione, con bieco sfruttamento delle storie altrettanto tragiche di decine di altri lungodegenti, utilizzati come paragone; ci sono stati ricorsi sovranazionali infondati perché presentati da associazioni che non rappresentavano che la propria macabra cultura della vita-ad-ogni-costo, oltre la dignità e la volontà; c’è stata una regione (la Lombardia) che ha sistematicamente boicottato la famiglia Englaro, rifiutandosi poi di permettere l’esecuzione della sentenza definitiva (ma se anche l’avesse permessa, sarebbe stato a sua volta arduo trovare nella regione una struttura sanitaria non infestata da medici e operatori "obiettori"); c’è stata, infine, una circolare intimidatoria del ministro della Salute (ora denunciato per violenza privata) che si poneva in contrasto con una sentenza definitiva e minacciava di sanzioni e ritorsioni eventuali cliniche che avessero accolto Eluana per i suoi ultimi giorni (tanto che quella di Udine è stata costretta a fare dietrofront).

Lo Stato, storicamente sorto per far rispettare la legge con la forza, che utilizza questa forza per ribaltare le sentenze. Una cosa che ripugna già in astratto – figuriamoci se si pensa al dolore di Beppino Englaro e dei suoi cari.

Non mi viene un finale decente, per questo post un po’ vomitato. Meglio affidarsi a una canzone.

John Lennon – God 

Il Papa contro Luxuria: «Io ho votato Belen»

Non è che scalpiti per commentare ogni singola uscita di Ratzinger, anzi spesso la grancassa mediatica fornita dai deferenti tg e media di regime alle sue affermazioni deliranti mi fa ribollire il sangue; né in questo caso è stato meno offensivo. Però scusate: che sotto Natale, con tutte le cose di cui preoccuparsi in Italia (la crisi economica mondiale in arrivo, le famiglie che non arrivano alla fine del mese, il rischio di tagli alle fondamentali scuole cattoliche superato anche grazie al provvidenziale intervento del Pd, l’uscita di Natale in Rio), il papa senta il bisogno di attaccare la "teoria del gender" ("è autodistruzione!"), a voi non fa un po’ ridere?
Forse la vittoria di Luxuria, poco interessante a livello politico, a livello sociale ha avuto più risonanza di quanto non sembrasse.

E per la Befana cosa ci attende? "Il Papa ricorda: sì alla calza, ma no al feticismo dei piedi"?

Assassini

L’altro giorno non ho avuto la forza di scriverne, ma adesso lo faccio anch’io. Non si possono semplicemente ignorare queste parole vergognose

"Gli stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come ‘matrimonio’ verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni"

…e quindi è giusto boicottare le proposte di depenalizzazione universale dell’omosessualità.

Nelle foto sotto (rubate ai loro post):

– a sinistra Joseph, classe 1927. Vive a Roma, in uno stato diverso (dicono) dall’Italia. Gode di buona salute ed è libero di vestire con colori sgargianti e prendere quasi quotidianamente posizioni politiche internazionali incoerenti e discriminatorie, senza nessuna reazione da parte di vertici e partiti dello Stato estero di cui pure detta la linea politica interna sui diritti civili.

– a destra Mahmoud e Ayaz. Erano nati nel 1989 e 1987. Sono morti impiccati nel 2005 perché erano omosessuali, in uno di quegli stati che non è giusto mettere alla gogna. Avevano 16 e 18 anni.

paparatzingergayomosessuali_iran

BASTA.

Italian Jesus

bad religionQuante magliette dei Bad Religion simili a questa qui sopra avete visto in giro nella vostra vita ("sfoggiate" ai concerti, al mare, al supermercato)? Io tante.
Leggete cosa è successo a questo ragazzo che ne indossava una a Cagliari lo scorso settembre, nel giorno della visita del papa. Visita con cui Ratzinger ha evidentemente portato in dono al capoluogo sardo (oltre alle consuete fregnacce) la sospensione dei diritti costituzionali.

Alla lettera inviata a Napolitano il presidente della Repubblica non ha ovviamente risposto. Forse scrivere a Greg Graffin e compagni avrebbe dato qualche soddisfazione (almeno morale) in più.
Che schifo.
Che paese di merda.

Bad Religion – American Jesus

Binetti, Veltroni, Concia e la carta (straccia) dei valori

Sarò lungo, ma come al solito su questi argomenti o evito di parlare o sono un fiume in piena. Voglio cercare di mettere un po’ di ordine e raccontare le varie tappe dell’ennesimo inutile polverone seguito all’ennesima "binettata". Nella triste constatazione che non è la prima volta che si svolge questo teatrino mediatico, e nella previsione che non sarà neanche l’ultima.

1.
Qualche giorno fa avevo accolto con un certo disinteresse l’ennesimo pronunciamento del Vaticano contro l’ammissione di omosessuali nei seminari. Prima di tutto trovo che una moratoria sui preti cattolici gay per qualche anno abbia senso, per dare finalmente l’opportunità anche a qualche etero di accedere al sacerdozio. In secondo luogo, se proprio la Chiesa Cattolica ci tiene ad essere discriminatoria in casa propria, chi se ne frega: gli aspiranti preti cattolici omosessuali, pronti a mettersi al servizio di una istituzione che non riconosce alcuna dignità alle loro inclinazioni affettive e si batte per la discriminazione economica, sociale e civile di chi tale orientamento condivide, non suscitano in me alcuna solidarietà.

2.
La successiva intervista al Corriere di Paola Binetti (numeraria Opus Dei, senatrice e iscritta al PD, in questo ordine di priorità) è già più irritante:

«Quindi queste tendenze omosessuali fortemente radicate presuppongono la presenza di un istinto che può risultare incontrollabile. Ecco: da qui scaturisce il rischio pedofilia. Siamo davanti ad un’ emergenza educativa»

…alé, una diffamazione bella e buona verso milioni di persone, senza alcun fondamento scientifico (si può al limite discutere su certi effetti dannosi dell’imposizione del celibato ai preti, ma che tra i pedofili vi sia una maggioranza di omosessuali è una stupidaggine), buttata lì con nonchalance: anche se non è la prima volta che la Binetti esprime impunemente pensieri offensivi e discriminatori verso gli omosessuali, senza nessuna conseguenza politica all’interno del suo partito.

3.
Stavolta, tuttavia, sembra che si scateni il finimondo: il 2 novembre Repubblica titola "Pd, Binetti rischia il processo per le frasi sugli omosessuali". Ecco alcuni stralci dell’articolo:

Ma Andrea Benedino, gay, membro dell’ assemblea nazionale del Pd, ha voluto passare ai fatti e ha "denunciato" la Binetti al partito per «incompatibilità ai sensi dell’ articolo 41 dello statuto e della carta dei valori». Il ricorso di Benedino deve aver spaventato la Binetti che ieri in un lungo comunicato ha chiesto «pubblicamente scusa» e giurato «rispetto assoluto per i gay. Sono stata fraintesa». Però la teodem non ha smentito una sola parola dell’ intervista e ha confermato che la pedofilia può nascere «da gravi problemi affettivi e relazionali qualunque sia l’ orientamento sessuale». E non è bastato a chiudere il caso. Paola Concia attacca ancora: «Le sue tesi sono fuori dal Pd». E i gay non vogliono ritirare il ricorso. La commissione di garanzia si riunisce martedì e troverà sul tavolo la denuncia già consegnata nella sede del Pd.
(…)
Basteranno le scuse della Binetti a cancellare il ricorso? No, a sentire la Concia: «Basta, la misura è colma. Lei non può più stare nel partito».

Grassetti miei, come in tutte le citazioni di questo post.

4.
Oggi
interviene Walter Veltroni, che con una mossa ma-anchista delle sue smentisce e difende allo stesso tempo la Binetti in questo modo:

"Le posizioni del Pd su temi di grande importanza, come l’uguaglianza dei diritti e la lotta a ogni fenomeno discriminatorio come l’omofobia sono chiarissime. A sancirle è la nostra carta dei valori e io stesso ho avuto recentemente occasione di ribadirle intervenendo al Circo Massimo davanti a un mare di persone".

Per il leader del Pd è dunque chiaro che singole voci che assumono posizioni diverse da queste non rappresentano l’opinione del partito ma esprimono un parere personale". Nel caso della Binetti, il parere è "sbagliato". Ma Veltroni si dice convinto che "in un grande partito come il nostro non possano esistere ‘reati d’opinione’ o processi per idee che vengono espresse". E si "stupisce" che "su queste dichiarazioni si sia creato una così grande polemica quando era chiara la natura personale delle opinioni espresse, e la posizione complessiva del partito".

Avete letto bene, c’è scritto "reati d’opinione" e "processi per idee".
Non so trovare parole migliori di quelle di Aelred (ma invito a leggere tutto il suo post, peraltro più sintetico del mio) per commentare questa confusione in malafede tra i due diversi piani della libertà di parola (per quanto anche qui si potrebbero aprire molte parentesi, anche dal punto di vista deontologico visto che la Binetti è medico) e delle basi ideologiche comuni che un partito serio dovrebbe (in teoria…) avere e far rispettare dai propri iscritti e quadri:

Peccato che un partito sia, per definizione, il luogo dove ci si ritrova a causa delle proprie idee comuni, dunque dentro un partito è logico che si debbano condividere le idee di fondo; magari non le soluzioni, ma almeno l’analisi dei problemi. Chi ha una visione diversa del mondo e della società non può, ma deve cambiare partito, altrimenti un partito è un autobus dove ognuno sale e scende quando vuole.

5.
Le reazioni all’intervento di Veltroni
: per fortuna Arcigay non accetta questa insufficiente censura verbale (pare si sia attivata anche una qualche commissione disciplinare, ma dopo un simile pronunciamento di Veltroni dubito che arriverà qualche provvedimento punitivo), che sostanzialmente avalla la possibilità dell’esistenza di opinioni gravemente discriminatorie all’interno del Pd e permette alla Binetti di continuare a ricoprire al suo interno un ruolo rilevante a livello nazionale e ripetere frasi del genere a intervalli regolari – l’abbiamo già visto, le prime pagine ospitano le sue offese ai gay (oltre che alla scienza, alla laicità dello Stato e al buonsenso) da anni.

E i pochi personaggi politici gay (e che degli interessi glbt si proclamano difensori) rimasti all’interno del Pd? Andrea Benedino e Sergio Lo Giudice sono usciti con un comunicato che temporeggia, ma non esprime troppa soddisfazione:

(…) Tuttavia non riteniamo sufficiente archiviare la cosa come libera espressione di un’opinione politica personale. Paola Binetti è un’esponente nazionale del PD. Le sue posizioni, per quanto minoritarie ed espresse a titolo personale, additano all’opinione pubblica come potenziali criminali milioni di cittadini. Siamo lieti di sapere – ne eravamo certi – che queste posizioni non corrispondono a  quelle del segretario nazionale. Vogliamo ora sapere dagli organi di garanzia del  PD se la definizione degli omosessuali come potenziali pedofili sia o meno compatibile con quei valori di contrasto alle discriminazioni che abbiamo inserito nei documenti fondativi del partito. (…)

La deputata Pd Anna Paola Concia, invece, se ne esce così:

Grazie a Walter Veltroni, segretario di un partito aperto, democratico, progressista e moderno, che ha ribadito che la posizione di Binetti e’ del tutto personale e non rappresenta il Partito Democratico. Per me la ‘querelle Binetti’ finisce qui’: cosi’ Anna Paola Concia del Pd in una nota.(ANSA)

6.
Invece di commentare ex novo la dichiarazione e la coerenza dell’on.Concia (vedi anche il «Basta, la misura è colma. Lei non può più stare nel partito» di 2-giorni-fa), riporto i miei commenti lasciati nel post del suo blog in cui riporta la dichiarazione di cui sopra.

Questo è il primo, lasciato dopo aver fatto un bel respirone per calmarmi:

>>“Volevo un risultato politico e chiarezza. Per me la “querelle” finisce qui.”<<
Per tutti gli altri gay italiani invece NO (visto che non sono arrivati né risultati politici né tanto meno chiarezza): e penso che alla fine di questa storia chi si debba VERGOGNARE di più di fronte a loro non sia né la Binetti né Veltroni.

Va detto a onore della Concia che il mio commento – nonostante i toni un po’ aggressivi – è stato pubblicato, e ha anche ricevuto risposta:

questo è il giusto ringraziamento a chi come ME ha sollevato con altri il casino…
grazie tante
intanto le segnalo che sono stata IO a far uscire il casino e a provare tutto questo sui giornali.
ma certo, io sono una stronza ho messo solo alla gogna la Binetti
grazie caro
paola

Nei commenti successivi la Concia riceve altre critiche, e ad un altro commento risponde così:

(…)la binetti secondo me è fuori dal partito. punto. (…)Per me il capitolo è chiuso nel senso che politicamente lei è stata censurata. Decideranno i probiviri cosa fare.(…)

Riporto quindi la mia contro-replica, che conclude anche questo lungo post (salvo improbabili sviluppi, come che ne so, quello di una Binetti espulsa o di un Papa Ratzinger che fa comin’out):

I probiviri non faranno nulla. Nel caso non se ne fosse accorta, la Binetti è ancora *dentro* il Pd, per il resto del mondo. Così come c’è sempre rimasta con tutti gli onori dopo tutte le altre volte in cui è uscita con interventi simili. Lieto di essere eventualmente smentito nei prossimi giorni.

Se il partito mantiene la Binetti al suo interno, avallando quindi le sue posizioni, non è che chi è gay o lesbica debba lasciare il partito, ci mancherebbe: sono scelte personali, si fa politica anche per altri motivi e per difendere altre cause. Ma che almeno ci vengano risparmiate queste sceneggiate che non portano MAI a nulla, e che nessuno all’interno del Pd si atteggi a difensore di diritti che evidentemente dal Pd non vengono ritenuti sussistenti, carte dei diritti o no.

Alla gogna, per la cronaca, non ci va la Binetti: ci vanno, ogni volta, migliaia di cittadini italiani da lei umiliati impunemente.

7.
Ognuno si faccia la propria idea. Io credo che ci sia un confine oltre il quale la "lotta dall’interno" sia impossibile oltre che ridicola, e i sospetti di malafede verso chi si propone di portarla avanti diventano troppo forti per non essere esplicitati. E credo che questo confine, con riferimento alle battaglie contro le discriminazioni omofobe all’interno del Pd, sia stato superato già troppe volte.
[Se poi la Binetti a seguito di questa storia venisse davvero espulsa o neutralizzata politicamente una volta per tutte, sono pronto a prendermi tutti gli sfottò del caso]

La rana pazza che strumpallazza

kippenbergerSulla querelle riguardante La Rana Crocifissa di Martin Kippenberger, opera esposta da questa estate nel museo di arte moderna di Bolzano e da subito al centro di forti polemiche, la penso esattamente come Malvino, e come lui ho un’idea precisa sui prossimi sviluppi:

Non c’è da farsi illusione sul come andrà a finire la faccenda, giacché siamo un paese di merda (anche e soprattutto per il ruolo che la Chiesa di Roma – che qui ci offre un bell’esempio a riguardo – ha avuto negli ambiti che non le sarebbero mai dovuti competere): la direttrice del museo, che ha fin qui opposto un coraggioso rifiuto alle già avanzate richieste censorie, sarà costretta a dimettersi e La Rana Crocifissa sarà rimossa.

Devo confessare comunque che leggere titoli degni di un b-movie come questo qui sotto (ma in un servizio dell’allarmato Tg2 mi sembra di aver intravisto anche un "Ratzinger contro la Rana Crocifissa" a 9 colonne) mi fa troppo ridere per prendere la cosa sul serio.

PapaVsRanaComunque, se proprio la SVP, Ratzinger e i vari media al seguito ci tengono a far pubblicità a questa roba (scultura? installazione?), di fronte all’idea del suddetto Malvino di riprodurla un po’ ovunque non sarò certo io a tirarmi indietro – potete ammirarla infatti all’inizio del post. Oltretutto la povera rana, seppur di rara bruttezza (ma ho pensato che non avrebbe disturbato i miei lettori, già sopravvissuti alla recente visione della mia chiappa), è abbastanza simpatica, ed è una battaglia meritoria proteggerla dalle temute rappresaglie.
Ci sono infatti pericolosi precedenti: Louise Veronica Ciccone, ex cameriera del Michigan, ha pagato caro aver osato irridere lo stesso simbolo religioso in una nota manifestazione gay itinerante: per tornare a una vita tranquilla e sfuggire alle persecuzioni vaticane non ha trovato altra soluzione che rifarsi i connotati.

Post di servizio: Scelta su 5 e 8 per 1000

Ne ho già parlato varie volte, l’ultima qualche mese fa, ma mi ripeto brevemente, perché tra pochi giorni (il 31 luglio 2008) scade il termine per esprimere la propria scelta per il 5 e l’8 Per Mille, per chi ha ricevuto il modello CUD 2008 ma NON ha presentato il 730.

E quindi copio-e-incollo di nuovo:

Consegnare entro il 31 luglio solo la scheda con la scelta, in una normale busta bianca chiusa, che deve recare cognome, nome, codice fiscale del contribuente e la dicitura "SCELTA PER LA DESTINAZIONE DELL’OTTO E DEL CINQUE PER MILLE DELL’IRPEF” secondo una delle seguenti modalità:
– presso qualsiasi ufficio postale ( e anche presso le banche, pare). Il servizio di ricezione è gratuito.
– ad un intermediario fiscale abilitato alla trasmissione telematica (commercialisti, CAF). Gli intermediari hanno facoltà di accettare la scheda e possono chiedere un corrispettivo per il servizio.

(Per chi ha già presentato il 730, non c’è più tempo. Chi invece deve ancora presentare l’UNICO, potrà esprimere con esso la propria scelta)

—–

Sul merito della scelta:

– dell’8 per 1000 già si è detto, l’unico modo per non contribuire in alcun modo a far arrivare parte del gettito IRPEF dei contribuenti alla Chiesa Cattolica è firmare a favore di un’altra chiesa (visto che l’unica alternativa alle confessioni religiose è destinarli allo Stato, che però ne fa arrivare comunque una parte alla C.C. con degli escamotage…). La Chiesa Valdese mi pare un’ottima scelta: è una chiesa piuttosto tollerante e aperta, è a favore di uno stato laico e soprattutto partecipa soltanto alla ripartizione dei fondi distribuiti sulla base delle scelte espresse.

– Per quanto riguarda il 5 per 1000 invece, la scelta è pressoché infinita, ognuno potrà trovare una associazione Onlus meritevole di finanziamento secondo la propria sensibilità e i propri interessi (ricordiamo che non si sborsa niente in più, sono tasse che già paghiamo!). Io ad esempio consiglio l’AGEDO.

Fanno l’orgia sul balcone

repubblica_vaticanaQuesti sono i link ai due articoli, il cui accostamento così bene fotografa quel certo aspetto della politica italiana di cui tanto spesso qui ci siamo occupati..

– – –

Ne approfitto per ricordare, come tutti gli anni, l’importanza di esprimere una scelta di boicottaggio economico alla Chiesa Cattolica nella propria dichiarazione dei redditi – occhio che mancano pochi giorni. Nel sito a cura della Cei (sempre impeccabile nell’educazione delle anime dei fedeli, specie se in veste di contribuenti) ci sono tutte le scadenze.

Attenzione, chi non deve presentare né il 730 né l’Unico può esprimere comunque una scelta sulla destinazione dell’8 Per Mille (e sul 5 Per mille), utilizzando l’apposita scheda allegata al modello CUD che gli è stato consegnato dal proprio datore di lavoro. Copio e incollo dal sito Cei, ovviamente invitando chi legge a fare una scelta opposta a quella ivi suggerita.

Quando e dove consegnare?

1. Consegnare entro il 31 luglio solo la scheda con la scelta, in una normale busta bianca chiusa, che deve recare cognome, nome, codice fiscale del contribuente e la dicitura "SCELTA PER LA DESTINAZIONE DELL’OTTO E DEL CINQUE PER MILLE DELL’IRPEF” secondo una delle seguenti modalità:
– presso qualsiasi ufficio postale. Il servizio di ricezione è gratuito.
– ad un intermediario fiscale abilitato alla trasmissione telematica (commercialisti, CAF). Gli intermediari hanno facoltà di accettare la scheda e possono chiedere un corrispettivo per il servizio.

2. Inoltre è possibile trasmettere la scelta direttamente via internet entro il 31 luglio.   

La bolla

Non è stata affatto una visione facile, quella di Improvvisamente l’inverno scorso.
E non certo a causa del film, che si è rivelato proprio il documentario agile e ironico che mi aspettavo.
Però è stata dura vedersi ripassare davanti agli occhi quasi un anno di dichiarazioni lette con rabbia, di post avviliti, di manifestazioni a cui si è partecipato con convinzione e speranza (nonostante lo scarso ottimismo) e il cui successo è poi stato oscurato dai media.

E così prima di scrivere questo post non ho potuto fare a meno di scorrere l’archivio di questo blog e ripercorrere la stessa vicenda filmata da Luca e Gustav dal mio piccolo, logorroico e acrimonioso punto di vista.

8 febbraio 2007: presentazione del progetto di legge dei Dico.
A me fa abbastanza schifo, ma sostengo l’idea di approvare almeno quello.
Gustav invece comincia insieme al suo compagno Luca ad avere la speranza di vedersi riconosciuti alcuni diritti, dopo anni di amore e di convivenza ignorati dalla legge e dallo Stato, e cerca di coinvolgerlo nella realizzazione di un documentario che testimoni il percorso legislativo di quello che sarebbe un provvedimento storico per l’Italia.

La reazione della Chiesa, e quella della politica ad essa asservita, deprime Luca e Gustav.
Io pure sono annichilito, anche se esprimo un certo ottimismo a lungo termine considerando la disaffezione alla Chiesa degli italiani nella realtà quotidiana.
[Oggi non so se sottoscriverei ancora quel post: l’ennesima squallida campagna elettorale mi ha fatto un po’ perdere le speranze sulla capacità degli italiani di reagire ai bombardamenti mediatici e di non farsi invece plasmare a colpi di slogan e programmi televisivi.]

Fine febbraio: il governo Prodi cade, e come me e molti altri italiani anche Gustav e Luca avanzano il sospetto che il tema delle coppie di fatto c’entri più delle questioni di politica estera su cui è stata votata la sfiducia. La legge sulle coppie di fatto diventa materia parlamentare.
Io nel frattempo ce l’ho un po’ con tutti ma soprattutto con la politica, mi preparo all’appuntamento di Piazza Farnese e penso ad altre possibili forme di protesta.

Marzo e aprile: Gustav e Luca continuano a presidiare la commissione parlamentare e tentano di avvicinare vari politici: Buttiglione dà prova della sua scarsa dimestichezza con la sintassi e la logica, Castelli è affabile ma deciso nel negare qualsiasi apertura, la Binetti sfugge qualsiasi contatto, la ministra Pollastrini è speranzosa e appassionata, la Bindi è inavvicinabile, la Finocchiaro e il presidente della commissione Giustizia Salvi si rifugiano in diplomatici "né insabbiare, né accelerare".
Nel frattempo iniziano a svolgersi nella capitale una serie di manifestazioni sia a favore che contro una legge sulle coppie di fatto: Gustav e Luca presenzieranno a tutte.
Il 10 marzo in piazza Farnese si sono loro e ci sono anch’io. Rivedendo le bandiere e quel palco, ripercorro mentalmente tutti gli interventi e mi commuovo nuovamente ripensando ad alcuni.

– A maggio si fronteggiano lo stesso giorno il Family Day e Coraggio Laico. Ma Gustav e Luca si spingeranno nel frattempo anche ai raduni dei PapaBoys, alle bizzarre commemorazioni di Militia Christi e alle fiaccolate anti-Dico di picchiatori fascisti poco mascherati.

– A giugno a Roma c’è il partecipatissimo Pride nazionale: ci sono per la prima volta anch’io e ci sono ovviamente Luca e Gustav, insieme a quasi un milione di persone. Tante erano la commozione e il senso di partecipazione provati in Piazza San Giovanni, quanta la rabbia nei giorni successivi nel vedere come quella partecipazione veniva snobbata da tv e giornali, che pure quando si tratta di sparare titoloni morbosi il tema dell’omosessualità lo sfruttano biecamente.

– A luglio la parabola dei Dico volge al termine: arrivano i CUS (che a me sembrano più coerenti, anche se ugualmente insufficienti), ma ovviamente la pausa estiva spegne ogni dibattito sull’argomento.

– A settembre sembrano passati anni: non c’è più spazio per discorsi sulle coppie di fatto nell’agenda politica, le primarie del Pd sono in corso, la fusione di Ds e Margherita pure, e questo tema è tabù (è anche per questo stesso motivo, forse, che a ridosso delle ultime elezioni un film come questo non ha trovato una distribuzione ufficiale neanche di nicchia, nonostante il riconoscimento ottenuto a Berlino: guai a evidenziare la divisione interna al Pd sui "temi etici"; certo, visto com’è andata, il Pd non avrebbe potuto fare molto peggio..)

Tra i punti di forza del film ci sono il montaggio scorrevole e l’autoironia dei due registi-protagonisti.
Quello che viene reso bene, nel film, è l’effetto di uscita dalla bolla, dal guscio protettivo in cui Luca e Gustav (pur consapevolmente) vivevano: la casa nel quartiere romano di sinistra, la routine quotidiana accettata da tutti, l’affetto delle famiglie, il lavoro nell’ambiente mentalmente aperto della tv e del giornalismo.
Ciò che Luca e Gustav vedono nelle piazze degli ultracattolici (e che provoca in loro reazioni diverse: bello anche il modo in cui vengono resi, artificialmente ma non troppo, i contrasti che in una coppia gay sorgono di fronte alla reazione dell’ambiente esterno al loro legame) è un’altra Italia: quella dell’ignoranza e dell’indottrinamento, degli slogan ripetuti che crollano nell’imbarazzo a una richiesta di spiegazioni logiche da parte dell’interlocutore, dell’odio atavico per il diverso (ed è un’Italia che in questi giorni ritroviamo nei pogrom contro i rom).

Dal punto di vista più strettamente politico, al di là del vuoto pneumatico dei Buttiglione e dell’aperto disprezzo dei politici di destra, è l’intervista alla fine gentilmente concessa dalla Binetti ad essere illuminante e a mostrare l’idea forte e irremovibile che c’è dietro al pensiero cattolico.
Un modello con una sua logica, seppur terribile. Il presupposto è che l’omosessualità non è una condizione, ma un vizio, da combattere e non da accettare. La famiglia è quindi una sola, quella tra uomo e donna (implicitamente fertili…); le persone omosessuali non possono né sposarsi, né avere il benché minimo diritto di coppia, perché per loro l’unica scelta è "curarsi" e reprimere il loro orientamento; la concessione di diritti, anche solo simbolici e a "costo zero", alle coppie gay e lesbiche è un rischio per la "famiglia tradizionale", perché "l’esempio dei gay" può nuocere alla sua felicità e capacità di procreare e assicurare la sopravvivenza della nostra società.

tensione Questo modo di pensare è quello con cui si scontrano Luca e Gustav, e quello con cui mi sono scontrato io ieri sera, per l’ennesima volta, in un cinema Colonna piuttosto affollato (considerata l’ampia capienza). Una sensazione terribile, che ho riscontrato anche nelle facce di chi era seduto vicino a me. Anche perché nessuno può dirsi sicuro che si tratti di un modo di pensare recessivo, anzi.

C’è da esser grati a Luca e Gustav per il loro essersi messi in gioco. Il fatto che esistano documentari come questo è positivo. Essi permettono innanzitutto di denunciare anche in giro per il mondo quello che sta succedendo in Italia; consentono inoltre di confrontare le proprie esperienze, come è successo nel dibattito col pubblico seguito alla proiezione, alla presenza di uno dei registi (dibattito in cui ha preso la parola anche un eterosessuale: e al di là di quello che ha detto, è importante che abbia preso la parola e posto le sue domande in una situazione del genere). Se poi si andasse oltre le serate in stile "Ambra Jovinelli" e documentari come questo avessero una distribuzione regolare e passaggi tv, sarebbe anche meglio.

Nonostante la soddisfazione per il film, però, all’uscita dal cinema il groppo in gola è rimasto. Nell’immagine quel che è rimasto del mio bicchiere di carta, nervosamente torturato per tutta la durata del film.

Improvvisamente anche a Firenze

Siamo nel febbraio 2007. Gustav e Luca sono una famiglia, stanno insieme da 8 anni, vivono insieme circondati dall’affetto di amici e parenti. L’unico che finora li ha ignorati li ha ignorati, non li considera una coppia e non riconosce loro nessun diritto è lo Stato.

Quando il governo Prodi presenta il timidissimo disegno di legge sui Dico, si accende in loro la speranza che le cose avrebbero potuto iniziare a cambiare.

Sappiamo tutti com’è andata a finire.


“IMPROVVISAMENTE L’INVERNO SCORSO”  racconta la storia di Luca e Gustav, una coppia che sta insieme da otto anni, e di quello che gli è successo improvvisamente l’inverno scorso, quando un’ondata inaspettata di omofobia ha sconvolto la loro quotidianità.

A Febbraio, dopo mesi di discussioni, il governo Prodi – come da programma – ha presentato una proposta di legge per le unioni civili estesa anche alle coppie omosessuali. e da lì è partita un’offensiva mediatica e politica di proporzioni inaspettate.

Il paese si è così diviso tra chi era a favore dei DiCo (il nome del disegno di legge) e chi gli sparava contro. Dai pulpiti delle chiese e dai salotti televisivi, si è arrivati a livelli parossistici di intolleranza.

Gustav ha cercato di convincere Luca a realizzare un documentario sull’argomento sentendo l’opinione della gente comune, delle associazioni religiose, dei politici di destra e di sinistra (tra gli altri Rocco Buttiglione, Paola Binetti, Barbara Pollastrini, Franco Grillini, Cesare Salvi, etc.) in occasione di manifestazioni e contromanifestazioni varie, e contemporaneamente per mesi e mesi hanno seguito la discussione generale al Senato.

Con un disagio crescente nei due protagonisti, il film registra, non senza ironia, mesi di polemiche sterili, strumentali e attacchi gratuiti.

Quello che ne viene fuori è un quadro poco edificante, e alquanto contraddittorio, del Belpaese.

Quella riportata qui sopra è la sinossi, tratta dal sito ufficiale del documentario che Gustav e Luca hanno realizzato. Non dev’essere stato facile per loro seguire il dibattito in corso, intervistare parlamentari e militanti del Family Day, assistere al fuoco di fila di dichiarazioni umilianti che si è scatenato in quei mesi. Ne è uscito un film già proiettato in varie rassegne internazionali, tra cui il Festival del cinema di Berlino, in cui ha ricevuto una menzione speciale.

loc_improvvisamente Al di là della segnalazione del suddetto sito, che oltre a contenere vari estratti video del film e delle sue proiezioni in giro per il mondo è ricco di altri materiali sulla condizione degli omosessuali in Italia (dai vari progetti di legge a una intera sezione sull’omofobia In Italia, per la gioia della Carfagna e dell’integrazione di cui tanto ciancia), avevo fino ad oggi colpevolmente tralasciato di pubblicizzare il “tour” che il film sta facendo nello Stivale, insieme con i suoi autori (in mancanza, almeno per ora, di una vera e propria distribuzione regolare), con un buon successo di pubblico di città in città ad affiancare quello di critica.

Questo giovedì 22 maggio Improvvisamente l’inverno scorso verrà proiettato al cinema Colonna di Firenze (alle ore 21).

Chi giovedì avesse altri impegni può andare anche a vederlo stasera stessa a Prato, al Terminale (alle ore 21.15, qui addirittura a ingresso gratuito).

C’è da aggiungere altro? Questi due ragazzi hanno compiuto il difficile sforzo di mettere in piazza la loro frustrazione e la loro discriminazione, con grande autoironia e forza d’animo.

Spesso ci chiediamo cosa si può fare per i diritti civili e per quelli degli omosessuali in particolare, di fronte al presente quadro politico. Ecco, andare a vedere un film come questo, portarci più persone possibili, parlarne in giro, è sicuramente un inizio.

Tutta la vita davanti

Oggi lei dovrebbe avere circa 13 anni. Anche se non potrà mai dimenticare quel che le è successo 2 anni fa, spero vivamente che adesso se la passi un po’ meglio.

Quanto a qualcun altro, chissà se nel suo cuore in realtà sperava che Dio non esistesse. Perché se Dio e l’Inferno esistono come ce li raccontava, oggi è il suo momento.

L’aglietto/1

[Ovvero: consolarsi con poco, ma davvero poco. Continua, forse. ]

A differenza di Ferrara, che ha ammesso la "catastrofe", penso che quello della sua lista sia stato un successo straordinario. È vero, quasi la metà del personale del suo Foglio si è sentito moralmente in dovere di sostenere l’amico e boss Giulianone (sul sito del quotidiano era apparso poco prima delle elezioni un articolo con le dichiarazioni di voto dei vari giornalisti e collaboratori; non riporto il link perché questo blog attua scrupolosamente da tempo immemore una moratoria sui link al Foglio).
Però anche sommando i voti portati in dote dalle loro famiglie al completo, raggiungere quasi lo 0,3% dei voti validi mica era così facile.

Soprattutto se si pensa a quanti lettori ha Il Foglio.

(Dis)giunti al termine

"Vede i titoli di coda nella Casa e nella Libertà."

È finalmente giunta al termine questa orribile campagna elettorale, estenuante pure per chi come me ha cercato di seguirla non troppo assiduamente.

Un ultimo post prima delle elezioni volevo scriverlo da tempo, ma non riuscirei mai a organizzare tutte le cose da dire in un discorso organico. Perciò vado di post a punti:

1) Previsioni: sono nere, nel senso del colore politico che prevarrà.
Fin dalla caduta del governo Prodi ho cominciato a prendere confidenza con l’idea di altri cinque anni di Berlusconi al governo. Non ho mai creduto ai vari sondaggi di Repubblica sulla fantomatica rimonta di Veltroni che si sono susseguiti in questi mesi, che mi sono parsi una serie di tristi tentativi di profezia autoavverante.
La vittoria di Pdl+Lega alla Camera (ove il premio di maggioranza è nazionale) la vedo certa e larga. Vedremo se sarò sbugiardato e se davvero "they could".
Al Senato la legge elettorale è imprevedibile, ma anche qui credo poco alle rimonte nelle varie regioni "in bilico".

L’Unione al governo ha dato purtroppo il peggio, e nel paese reale non a tutti i suoi ex elettori basta una ennesima campagna elettorale piena di promesse, di retorica e di evocazione del fantasma-Berlusconi per tornare indietro e rimangiarsi il "mai più".

Dall’altra parte della barricata, io il tanto decantato e auspicato astensionismo di destra non lo vedo. E non vedo perché chi ha votato Berlusconi e Fini l’altra volta debba a questo giro scegliere le loro copie sbiadite, Veltroni e il Pd-Dc (inutilmente il primo ha più volte insistito negli ultimi giorni nel rivolgersi esplicitamente all’elettorato di An, che a mio parere se moderato e antiberlusconiano finirà a votare Udc, e se più missino seguirà la Santanché e la sua "destra del fare").

Ah, poi c’è il voto all’estero, che "ci salvò" alle ultime elezioni. Nel 2006 l’Unione si aggiudicò la maggioranza dei seggi disponibili perché i partiti della Cdl con scarsa lungimiranza si erano presentati divisi, nonostante una prevalenza totale dei voti di centrodestra. Stavolta quasi ovunque la sfida sarà sopratutto fra le liste di Pd (da solo, spesso con la concorrenza di SA e in Europa anche con quella di IDV) e Pdl (l’Udc va da solo). Difficile bissare il discreto successo dell’altra volta.

2) Speranze: non ne ho. Certo, se il Pdl non ottenesse una larga maggioranza in entrambe le camere starei più tranquillo.

3) Per chi me lo volesse chiedere: sì, ieri ho ascoltato stralci delle ultime conferenze stampa, e in particolare ho seguito tutte le ultime disgraziate, patetiche uscite di Berlusconi. L’effetto che hanno avuto in altri in me non c’è stato. Da queste parti non è in arrivo nessun post con conversioni dell’ultimo minuto sulla via di Damasco, con annunci di voto al Pd come reazione alla spazzatura mediatica e politica prodotta dal Cavaliere e da tutti i suoi sgherri. Anzi, non riporto nessuna delle perle prodotte. Tanto probabilmente potrò rifarmi nei prossimi mesi.

4) E veniamo ai motivi del non voto al Pd (che poi sarebbero anche i motivi di un’astensione, se non fosse che – pur rispettando chi fa questa scelta –  mi trovo a disagio con l’idea di non far sentire in qualche modo anche la mia voce).
Ho già espresso la mia posizione diffusamente nei commenti (i miei sono fra i primi) a questa lunga e interessante discussione su Tom, incentrata soprattutto sulla scelta davanti alla quale si trovano gli omosessuali (votare ancora controvoglia il Pd che li ha presi in giro e umiliati per anni e promette di continuare a farlo, nella speranza di battere il Pdl, oppure no). Sarebbe giusto riportarla qui in modo più organico, ma chi legge questo blog da un po’ di tempo non avrà bisogno che mi dilunghi troppo.

Non mi è piaciuto fin dall’inizio il progetto centrista del Pd, né il finto "dialogo tra le diverse culture" (che in realtà prevede sempre la prevalenza su tutta la linea delle posizioni della corrente teodem su tutte le questioni etiche).
Non mi sono piaciute le candidature presentate, né il processo che ha portato ad esse.
Non mi è piaciuta la campagna elettorale, né soprattutto quello che c’è stato prima (che io non dimentico). Non mi sono piaciuti i comportamenti tenuti in tutti questi anni (al governo e non) dai vertici storici dei due partiti che al Pd hanno dato vita e dai nuovi leader, personaggi e personaggetti della nuova formazione politica (e le delusioni sembrano non finire mai). E attenzione: le colpe non stanno nella Binetti o nei teodem, ma in alto nei leader che li hanno imposti e tollerati e in basso nella base che non si è mai davvero ribellata a tutto ciò (perché questo è quello che offre il convento, perché bisogna spazzare via i partitini, perché il nuovo).
 
Non mi sono piaciute le dichiarazioni che ho dovuto subite sulla mia pelle insieme a tanti altri cittadini e cittadine di serie B, ma soprattutto le gravi omissioni sul piano legislativo, programmatico, politico-culturale.

Il mio voltare le spalle al Pd è una scelta (soggettiva, sofferta, meditata e insieme rabbiosa) che guarda al passato ma anche al futuro che ci potrebbe essere: anche se sono consapevole in primo luogo che la sonora sconfitta che il Pd meriterebbe probabilmente non ci sarà, in secondo luogo che se anche ci fosse non indurrebbe i suoi vertici a cambiare rotta.
Veltroni e tutti gli altri hanno fatto la scelta più facile: rincorrere il pensiero dominante invece di stimolare in esso dei cambiamenti, adottare una versione più cool della demagogia berlusconiana, spostare l’asse politico dell’intero quadro costituzionale verso il centro-destra. Guadagnando forse così più elettori di quelli che hanno perso o non hanno mai guadagnato (tra i quali mi annovero). Auguri.

5) Il fatto che un partito (sedicente) di centrosinistra rinunci in partenza a combattere per la mia uguaglianza con tutti gli altri potrebbe già essere un buon motivo per non votarlo. Ma non è che invece il Pd da tutti gli altri punti di vista brilli. O meglio: in quasi nessun campo il Pd ha una posizione comune, una posizione ufficiale. In fondo è un partito appena nato: magari alle prossime elezioni ce l’avrà. Vedremo.
Qui le cambiali in bianco non si fanno più.

6) Il mio voto conta, ma allo steso tempo il mio voto non conta.
Se per il voto alla Camera (che non ritengo assolutamente in bilico) ho l’imbarazzo della scelta sulle modalità con cui esprimere la mia protesta (anche partiti come il PS e la SA non sono affatto riusciti a conquistare il mio sostegno entusiasta: per quanto quelli posso riuscire a votarli), al Senato probabilmente avrò in Toscana una sola possibilità di voto relativamente "utile", cioè quello al partito che potrà concorrere a limitare i seggi spettanti al Pdl.
Tutto il mio rispetto va in ogni caso a chi non ce la fa ad esprimere una preferenza con una legge elettorale così insulsa e squallida, ratificando scelte fatte dagli apparati di partito senza alcuna possibilità di esprimere opinioni e preferenze personali.

7) Per tutti quelli che da domani "è stato per colpa tua":
Ma anche tua.

Maratona blogger per Grillini (Moratoria sulla cicoria)

Nel corso di questa campagna elettorale giunta quasi al termine lo scrivere post sulla politica, ma anche il commentare quelli altrui, mi è costata una certa sofferenza: per questo, nonostante la mia logorrea sia ancora al suo posto, ce ne sono stati pochissimi (di post e di commenti sull’argomento), specie rispetto al passato.
E non so se dopo questo ce ne saranno altri, prima del voto. Però ci tengo a unirmi anche io in extremis alla maratona dei blogger glbt portata avanti nella giornata di oggi 10 aprile dall’aggregatore GayToday a sostegno della candidatura a sindaco di Roma di Franco Grillini.

Se la scelta che dovrò fare a livello nazionale sarà in ogni caso anche per me, come per molti altri, causa di mal di stomaco e ansia, se abitassi a Roma e dovessi quindi votare anche per le elezioni amministrative non avrei alcun dubbio, almeno per il primo turno.
La sciagurata candidatura "di ritorno" di Rutelli, un personaggio politico che a livello nazionale dopo aver fallito come leader di coalizione si è riciclato come oltranzista clericale all’interno prima della Margherita e poi del Pd ed è tra i maggior responsabili della caratterizzazione di quest’ultimo partito in senso confessionale e centrista, grida infatti vendetta. Così come grida vendetta l’accordo che  la Sinistra, l’Arcobaleno & friends hanno prontamente stretto con il Pd per sostenerlo, digerendo velocemente la scelta di uno come lui.

A mio parere, di fronte alla ricandidatura del sindaco che negò il patrocinio comunale al World Pride del 2000, che promette un intero mandato in posizione genuflessa davanti ai vicini di casa di Oltretevere, che ha introdotto e imposto la Binetti e i teodem tutti nella scena politica italiana, che davvero non si capisce in cosa si differenzi dal suo avversario Alemanno, dovrebbero dare un segnale forte non solo tutte le persone *non eterosessuali* direttamente da lui discriminati e danneggiati (attuando finalmente quella conta da sempre vagheggiata e mai messa in pratica, per le divisioni intestine del "movimento"), ma anche tutti i cittadini romani a cui stanno a cuore la laicità dello Stato e delle istituzioni.

E il segnale forte potrebbe essere il voto per Franco Grillini, candidato singolo per il piccolo Partito Socialista. Uno storico attivista gay che nella sua carriera prima movimentista e poi politica ha sì commesso vari errori (e io stesso in passato l’ho criticato più volte), ma ha sempre messo la faccia in tutte le battaglie svoltesi in Italia negli ultimi decenni per la laicità, per i diritti delle donne e degli omosessuali.
Grillini non ha ovviamente alcuna speranza di elezione. Tuttavia un suo risultato importante al primo turno, risultato a cui ricordo che è possibile contribuire anche grazie al voto disgiunto (sostengono Grillini non solo la quasi totalità del movimento glbt romano e italiano, ma anche vari esponenti e candidati dello stesso Pd!), darebbe la misura di quanto la "base" della ormai dissolta Unione sia stanca di certe facce, di certi metodi decisionali e di una certa visione politica.

Mi fermo qui, e segnalo i post di altri blogger (romani e non) che hanno aderito alla maratona pro-Grillini e che hanno parlato anche più nello specifico della situazione romana e delle motivazioni di un voto per Grillini: Querelle(s), Anelli Di Fumo, Cristiana Alicata, Elfo Bruno, Andrea Maccarrone (e qui ne sono segnalati molti altri).

Invito tutti gli elettori al Comune di Roma che passassero di qui a riflettere sulla possibilità di esprimere questa scelta – e ovviamente li invito a far riflettere a loro volta i propri conoscenti nella capitale.

Pro-death

La vicenda del suicidio del dottor Ermanno Rossi è davvero triste, di per sé e nei suoi sviluppi  mediatici.
Il ginecologo di Genova era indagato per la violazione della legge 194 in relazione ad aborti che si sarebbero svolti durante il periodo permesso, ma fuori delle strutture pubbliche.

ferrara_abortoDi fronte alla morte di una persona (una persona vera, non un ammasso di cellule) sarebbe forse meglio evitare qualsiasi giudizio, e lasciar lavorare gli inquirenti nel silenzio.

E’ pur vero però che questo è un paese in cui chi ha avviato le indagini su questa serie di presunte violazioni ha ben pensato di dare all’inchiesta un nome simpatico e neutro come "Operazione Erode".

E soprattutto questo è un paese in cui il solito terrorista del giornalismo Ferrara si è subito gettato nella mischia a cadavere ancora caldo affiggendo nel capoluogo ligure manifesti di buon gusto come quello qui accanto (qui una veloce spiegazione delle assurdità racchiuse in sole sei parole).

[Le uscite di Ferrara, della sua lista e del suo "giornale" finanziato con soldi pubblici andrebbero ignorate, lo so: ma quando come in Italia certe campagne nazistoidi vengono prese sul serio dai media e dalla società e non irrise da tutti come meriterebbero è difficile non incazzarsi, ogni tanto. ]

E allora forse qualcosa si può e si deve dire su questa storia, cercando di evitare giudizi sulla persona del defunto, sulle sue eventuali responsabilità penali, sulla sua coerenza e sulla sua onestà (sostenuta da vari commenti a questo post, scritti da persone che affermano di averlo conosciuto).

Si possono rimarcare i fatti: cioè che nei due principali ospedali pubblici di Genova (Gaslini e Galliera), in uno dei quali lavorava il dottor Rossi, le interruzioni di gravidanza non si possono praticare, perché sono in mano alla Curia e lì vige l’obiezione di coscienza generalizzata.

E come succede ormai in molte delle principali città italiane, a una donna che compie la difficile scelta di abortire – perché non ce la fa ad affrontare la gravidanza, perché vuole proteggere il suo posto di lavoro e il futuro dei suoi bambini veri, per fatti suoi, in definitiva – spesso rimane una sola possibilità: spostarsi in una clinica privata, dove potrà abortire a pagamento e di nascosto dallo sguardo di Dio e della società . Spesso (molte inchieste ormai lo hanno dimostrato) grazie a quegli stessi dottori che nelle strutture pubbliche obiettano, per convinta ipocrisia o perché costretti dall’impossibilità di far carriera da non obiettori.

Che poi fosse così anche nel caso di specie, non è ancora accertato e chissà se lo sarà mai. Il dottor Rossi non è più qui per difendersi, purtroppo. Secondo il segretario della Cei Betori la causa della sua morte è la "mentalità abortista senza confini".
Io invece non mi arrogo il diritto di spiegare il suo gesto drammatico: ma se proprio ci sono dei responsabili esterni, per me stanno soprattutto negli avvoltoi come Betori, Bagnasco e Ferrara, nel Movimento per la Vita (quella cellulare, non quella umana), nella politica che incoraggia e foraggia questo sistema, nel clima che si respira nella sanità italiana grazie a tutta questa bella gente.